Sugli scaffali della grande distribuzione il 2018 l’aumento delle vendite dei vini a denominazione controllata, di quelli a marchio del distributore e i tipici delle regioni, con uve autoctone. Fra i vini più venduti nelle grandi catene non figurano, però, Valpolicella, Soave, Bardolino o Lugana, che sono molto apprezzati nelle enoteche e sulle tavole di ristoranti e trattorie.

Aumentano le vendite di vini Doc, ma c’è una preoccupazione da parte dei principali buyer del vino, che parteciperanno all’evento “Gdo Buyers’ Club” organizzato da Veronafiere per Vinitaly: l’aumento dei prezzi dovuto alla cattiva vendemmia del 2017, mediamente in calo del 21% da Nord a Sud, secondo i dati raccolti dalla Unione Europea.

Il 2017 ha fatto registrare un boom dei vini tipici delle regioni, che dovrebbe ripetersi anche nel corso di quest’anno. Ecco i vini preferiti nelle diverse catene della grande distribuzione organizzata: Capetta del Piemonte, Montecchio dalla Toscana, Terre de Trinci dall’Umbria (Gruppo Pam); Vermentino dalla Sardegna, Gewurztraminer dal Trentino Alto Adige, Pignoletto da Emilia Romagna (Conad); Primitivo dalla Puglia, Pecorino e Passerina da Marche e Abruzzo e Prosecco (Italy Discount); Chianti, Vermentino e Prosecco (Coop Italia).

Fra i vini più venduti nella grande distribuzione, come si può notare, non vi sono il vino Valpolicella, il Soave e il Lugana. Sono vini di qualità – basti pensare all’Amarone o al Valpolicella Ripasso – che sono molto apprezzati all’estero e che in Italia trovano ampio interesse nelle enoteche e sulle tavole dei ristoranti, trattorie e winebar.

Per quanto riguarda i listini, gli operatori ricordano che da qualche anno le catene della grande distribuzione stanno operando un doveroso recupero di valore dei vini venduti, con un prezzo medio che aumenta anno dopo anno.

La ricerca IRI per Vinitaly evidenzia che le bottiglie da 0,75 si sono vendute nel 2017 con un prezzo medio di 4,32 euro al litro (quindi vicino ai 5 euro nella bottiglia da 0,75 cl) con un aumento del 2,3% sull’anno precedente.

“L’aumento dei prezzi di vendita potrebbe portare ad una riduzione degli acquisti”, dichiara Francesco Scarcelli di Coop Italia. “Si rischia anche che l’aumento concesso all’acquisto si traduca in spinta promozionale andando ulteriormente a svalorizzare il prodotto: l’invito che facciamo alle cantine è quello di essere flessibili, cercando di proporre listini sempre più in linea con il valore reale del prodotto”.

E’ comunque un dato di fatto che vini di valore, come il Valpolicella, il Soave, il vino Lugana hanno un valore intrinseco, frutto di costi di produzione legati proprio alla loro qualità, che non consente di scendere sotto certi prezzi. Pena il depauperare un patrimonio che tutto il mondo ci invidia.

 

 

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