Gli spostamenti per le vacanze e il tempo libero subiscono dei cambiamenti. Mezzi propri e riscoperta di luoghi vicino a casa (provincia, regione e stato) sono le opzioni più considerate da un recente questionario

Dopo il recente periodo di isolamento si rende evidente la necessità di capire come risollevarci. Chi dal punto di vista economico, chi fisicamente e chi psicologicamente.

Con l’arrivo della bella stagione lo sguardo punta verso quella luce che illumina la fine del tunnel. Abbiamo bisogno di pensieri positivi, di entrare in contatto con la natura e con i suoi elementi.

Così le prospettive si focalizzano sul come, dove e quando trascorrere le prossime ferie.

Una cosa è certa: non prenderemo aerei di lungo raggio in quanto molti voli, per esempio per gli Stati Uniti, sono fermi fino ad autunno inoltrato. Noi europei, inoltre, non saremo accettati nelle aree Covid-free.

Tantomeno protemo andare in crocere da migliaia di passeggeri o viaggiare low-cost, su jet e bus.

Non potremo permetterci nemmeno gli standard del passato: le strutture di qualità non abbasseranno i prezzi e noi avremo meno risorse a disposizione dopo mesi di cassa integrazione o bonus partite IVA.

Ora sappiamo quello che non possiamo fare ma, diamine, cerchiamo di costruirci un orizzonte per non impazzire.

I dati del turismo nazionale

Una scommessa, quella sul turismo, che ha numerosi punti interrogativi.

Anche dopo la spiazzante dichiarazione di Ursula Von Der Layer “Non prenotate le vacanze estive”, che gelò il comparto del turismo europeo, la necessità di scommettere sul futuro è alta.

Gli esperti valutano che l’estate del 2020 sarà degli italiani in Italia. Un mercato, quello interno, che potrebbe salvare le sorti di molte attività ricettive nazionali.

Nel 2019, su 430 milioni di pernottamenti, 220 milioni erano di cittadini tricolori: significa più della metà. Un mercato che vale, con riferimento al 2019, 270 miliardi di Euro, il 15% del Pil.

Quindi l’estate del 2020 saà l’estate del “turismo di prossimità”. Questo è il concetto anticipato anche dal direttore del gruppo (volutamente non uso la parola Task force) di esperti, Vittorio Colao, scelti dal premier Giuseppe Conte per uscire dalla crisi determinata dall’emergenza Coronavirus e entrare nella Fase 2.

Il concetto è questo: trovare posti dove passare le vacanze o il tempo libero raggiungibili in auto.

Si delineano dunque tre possibilità: rimanere entro i confini regionali, viaggiare in Italia senza restrizioni e possibilità di uscire dall’Italia. Quindi l’Europa come territorio più ampio.

Secondo alcuni ci sarà un “effetto cocooning” (letteralmente “fare bozzolo”) ovvero visitare luoghi vicini e percepiti come sicuri.

Il paradosso è che le località poco turistiche hanno poche strutture e altre città, vedi Venezia, ne hanno troppe e abituate ad accogliere grandi gruppi di stranieri.

Ci sarà la necessità di ampliare i servizi riservati alla clientela, “Come proporre la cena privata con cameriere dedicato o fare la colazione direttamente in camera. Con charme e sicurezza”, come afferma Alain Bullo del Londra Palace di Venezia.

 

Turismo del vino e gastronomia

Il turista quest’anno, secondo un’indagine, sceglierà una meta prossima alla propria provincia o regione (foto della Val d’Adige da pixabay.com)

 

Indagine dell’Università degli Studi di Sassari

Un esempio di come il Covid-19 cambierà il modo di viaggiare degli italiani proviene da un’indagine del docente di Markteting Giacomo del Chiappa in collaborazione con l’associazione Pro-Muovere e Federalberghi Sardegna.

Al campione di italiani (per ora 3.516 in quanto l’indagine è ancora in corso) è stato sottoposto un questionario che, tra le domande, c’era quella su dove pensavano di trascorrere le vacanze.

Il 58,90% ha risposto nella “regione di residenza” con la valutazione “probabile” o “molto probabile”, il 54,66% “fuori dalla regione, ma in Italia”. Il 18,43% ha risposto “in un Paese straniero”.

Il docente pensa che i dati siano da tenere sotto controllo durante le prossime settimane. “In questo scenario – aggiunge il professore – il turismo di prossimità attrarrà ancor più interesse e la gente cercherà luoghi sicuri, non affollati e relativamente vicini che però garantiscano un cambio di scenografia”.

Per quanto riguarda i mezzi di trasporto il docente aggiunge: “Ci sposteremo soprattutto in macchina o comunque con mezzi autonomi, come i camper. Preferiremo le strutture che consentiranno l’immersione protetta della socialità”.

Ne consegue che i punti di riflessione sono due:

  1. Gli operatori sapranno reagire alla crisi e proporre agli ospiti nuove opzioni?
  2. Gli italiani avranno la possibilità economica di permettersi una vacanza?

Resta il fatto che il turismo di prossimità sarà di short-break, pochi giorni attaccati al fine settimana.

Una cosa è certa: la ricerca è quella di un luogo dove ci siano poche limitazioni e il contatto con altre persone sia limitato, il più possibile, a familiari e conoscenti.

La Vacanza 2020 si preannuncia tutta da pensare.

 

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Valpolicella (Verona), terra di enoturismo. Foto di Mauro Magagna

 

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Articolo a cura di Nicola Albi
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