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I vini veronesi e le loro radici nel territorio

I vini veronesi e le loro radici nel territorio, dalla Valpolicella a Soave e al lago di Garda

Pubblicato il 3 Aprile 2018

C’è qualcosa di magico in un vigneto di collina. Camminando tra i filari si respira il ritmico ascendere dei passi che portano a creare vini di qualità.

C’è invece qualcosa di misterioso nel vigneto di pianura, dove i contadini misurano lenti i passi, grappolo per grappolo, filare per filare. E il vino ha la quieta lentezza di quell’andatura.

LA VIGNA, AUSTERA E AUTOREVOLE

“Lasciami povera che ti farò ricco”, amava ripetere Alessio Corte, mio nonno, maestro coloritore, che aveva le radici in montagna e il cuore nella campagna.

Alessio si riferiva alla vigna e alla sua autorevole austerità: i tralci tagliati senza lasciarne qualche pezzo in più; le erbe tolte al terreno per far respirare la vite; la magnificenza di una semplicità che dona un frutto nobile: l’uva. E dall’uva, il vino.

IL VINO E IL SUO TERRITORIO

Con questo blog – “Verona Wine Love” – vogliamo entrare nel mondo magico dei vigneti di collina; nel mistero dei vigneti di pianura. E soprattutto capire quale prodigio trasformi gli acini in vino, in profumi, odori, sapori e sentimenti.

UN CALICE DI VINO IN COMPAGNIA

Ci piace immaginare di essere qui, alla macchina da scrivere, seduti a un tavolaccio di legno, all’ombra di una pergola, nella campagna veronese. E mentre lo sguardo ci porta di tanto in tanto a scrutare il paesaggio, ci piace pensarci a sorseggiare un calice di vino rosso, corposo e sincero; o un bianco che rimanda l’impasto di aromi e sali minerali.

Maurizio Corte