Hostaria Verona: le osterie di Guccini trovano la loro rivincita nel cuore di Verona

Hostaria Verona: le osterie di Guccini trovano la loro rivincita nel cuore di Verona

“Sono ancora aperte come un tempo le osterie di fuori porta…” cantava Francesco Guccini, nel 1974, nella “Canzone delle osterie di fuori porta”.

E’ un pezzo musicale che ci consegna il Guccini intimista dell’album “Stanze di vita quotidiana”.

Leggendo il programma di Hostaria Veronada venerdì 12 a domenica 14 ottobre, in centro storico – ti viene naturale pensare al più colto dei cantautori italiani.

E alla sua passione per il vino con gli amici, le chitarre e le canzoni.

A me sono venuti in mente sia Francesco Guccini che la “Ostaria delle Dame”. Quel locale di Bologna dove il cantautore modenese suonava e cantava i suoi pezzi nei primi anni settanta.

“Canzone delle osterie di fuori porta” fu la prima canzone di Guccini che ascoltai, a 17 anni. Era il 1974.

Fu amore al primo ascolto. Guccini esprimeva l’intimità, la rabbia, l’amore deluso, i sogni, l’utopia tradita di un’intera generazione.

Francesco-Guccini

Francesco Guccini negli anni settanta

 

L’OSTARIA DELLE DAME DI BOLOGNA

Ricordo lo stupore della signorina della SIP (la società dei telefoni di allora) quando all’apparecchio chiesi il numero della “Ostaria delle Dame”. “Intende osteria?”, mi chiese. Poi rischiò lo svenimento quando lesse: “Oh, mio Dio! Ostaria con la A”.

Chiamai quel pomeriggio la Ostaria delle Dame di Bologna, ma la trovai chiusa.

La andai pure a cercare, alcuni mattini dopo, complice un amico ferroviere della linea (allora molto lenta) Verona-Bologna. Non sapevo che la Ostaria delle Dame apriva la sera e tirava tardi.

Ritrovare la parola Ostaria in Hostaria Verona mi fa, così, emozionare. E mi ricorda, grazie alla mia passione per Francesco Guccini, quello che scrissi nel 1979 su un oscuro settimanale veronese, “Qui Verona”.

Proponevo, a fine anni settanta, di portare il vino Valpolicella (di qualità) in piazza, fra la gente.

Era una proposta alquanto bizzarra, a quel tempo. Era nata dal fatto che io, giornalista, riuscivo a bere vino eccellente a margine dei lavori del Comitato del Palio del Recioto, a Negrar. Mentre in osteria si beveva vino rapido e di qualità contenuta.

 

HOSTARIA VERONA E LA LETTERA D’AMORE DI GUCCINI
“Canzone delle osterie di fuori porta” è una lettera. Una lettera che diventa canzone, snodandosi sul filo dei ricordi.

Guccini la scrive a una donna che ha amato – un amore interrotto a metà – e alla quale racconta la sua vita quotidiana. Quelle stanze di vita quotidiana che ci piace condividere con le persone speciali: i cassetti con dentro i nostri ricordi.

Sono ancora aperte come un tempo le osterie di fuori porta,
ma la gente che ci andava a bere fuori o dentro è tutta morta:
qualcuno è andato per età, qualcuno perché già dottore
e insegue una maturità, si è sposato, fa carriera ed è una morte un po’ peggiore…

Cadon come foglie o gli ubriachi sulle strade che hanno scelto,
delle rabbie antiche non rimane che una frase o qualche gesto,
non so se scusano il passato per giovinezza o per errore,
non so se ancora desto in loro, se mi incontrano per forza, la curiosità o il timore

Poi Francesco Guccini, animato da quel vino che “muove i ricordi”, ha il coraggio di raccontare alla donna amata il suo vuoto quotidiano.

Le racconta le piccole cose di ogni mattina, con una vita che ha scarso senso senza di lei.

Io ora mi alzo tardi tutti i giorni, tiro sempre a far mattino,
le carte poi il caffè della stazione per neutralizzare il vino,
ma non ho scuse da portare, non dico più d’esser poeta,
non ho utopie da realizzare: stare a letto il giorno dopo è forse l’unica mia meta…

Si alza sempre lenta come un tempo l’alba magica in collina,
ma non provo più quando la guardo quello che provavo prima.
Ladri e profeti di futuro mi hanno portato via parecchio,
il giorno è sempre un po’ più oscuro, sarà forse perché è storia, sarà forse perché invecchio…

Sono andato a controllare il disco in vinile con la canzone di Guccini. Mi sono accorto che “Canzone delle osterie di fuori porta” il cantautore modenese l’ha scritta che aveva… 33 anni.

Invecchiato a 33 anni? L’affermazione del poeta di Pàvana stupisce. Ma non sorprende, dato che nello stesso disco – in un’altra canzone – ci ricorda che “io appena giovane sono invecchiato”.

Il “male di vivere” di Guccini si esprime intenso nei versi successivi:
Sono più famoso che in quel tempo quando tu mi conoscevi,
non più amici, ho un pubblico che ascolta le canzoni in cui credevi
e forse ridono di me, ma in fondo ho la coscienza pura,
non rider tu se dico questo, ride chi ha nel cuore l’odio e nella mente la paura…

Ma non devi credere che questo abbia cambiato la mia vita,
è una cosa piccola di ieri che domani è già finita.
Son sempre qui a vivermi addosso, ho dai miei giorni quanto basta,
ho dalla gloria quel che posso, cioè qualcosa che andrà presto, quasi come i soldi in tasca…

Poi Guccini lancia la sua sciabolata finale con l’ammissione che no, la sua vita non ha più molti voli di speranza adesso:
Non lo crederesti ho quasi chiuso tutti gli usci all’avventura,
non perché metterò la testa a posto, ma per noia o per paura.
Non passo notti disperate su quel che ho fatto o quel che ho avuto:
le cose andate sono andate ed ho per unico rimorso le occasioni che ho perduto…

Da buon lettore di Leopardi e del filosofo Schopenhauer, Guccini non pensa alla fine della vita. Non lo pensa anche se la notte
– il buio in cui tutti finiremo – torna spesso nelle sue canzoni.

Francesco Guccini -

Francesco Guccini in una foto di alcuni anni fa

La “Canzone delle osterie di fuori porta” si chiude con un filo sottile di consolazione.

Il bicchiere di vino, bevuto fra amici e con chi ha il coraggio ancora delle proprie idee, è una sottile rivincita.

E’ la vittoria rispetto a chi si è sputtanato vendendosi al migliore offerente. O cadendo nel niente del disimpegno. O, peggio, nell’odio nei confronti dei “diversi”.

Sono ancora aperte come un tempo le osterie di fuori porta,
ma la gente che ci andava a bere fuori o dentro è tutta morta:
qualcuno è andato per formarsi, chi per seguire la ragione,
chi perché stanco di giocare, bere il vino, sputtanarsi ed è una morte un po’ peggiore…

E’ motivo di malinconia il pensare che le osterie di fuori porta ora sono chiuse.

Ne so qualcosa, dato che sono nato proprio nella “osteria della Elda”, fuori porta, in lungadige Attiraglio, a Verona. Un’osteria che è stata chiusa a fine anni cinquanta.

Quelle mitiche osterie non esistono più. Ma l’incontrarsi a bere vino, in modo consapevole e senza stravizi, è ancora possibile fra le vie di una città come Verona.

Ci pensavo lo scorso anno, in piazza dei Signori, quando sono andato a trovare lo stand dell’amico Eugenio Morini, della cantina ILATIUM di Mezzane di Sotto (Verona). Una delle cantine di Hostaria Verona.

Le osterie di fuori porta di Guccini ora con Hostaria Verona sono diventate un fenomeno culturale. Con migliaia di calici colti e raffinati.

E pensare che negli anni settanta eravamo solo un centinaio ai concerti del Maestrone, ad ascoltare quella sua canzone. Per poi andare a infilarci in qualche osteria che stava per chiudere.

Quando in via Roma, dove abito, scende la notte sugli stand di Hostaria Verona non posso non pensare ai tanti giovani che alzano i calici e che fanno festa.

C’è oggi un modo diverso di festeggiare, rispetto agli ordinari bicchieri di vino della mia osteria natale.

Ecco che riandando alle emozioni della festa in “hostaria”, quella lettera d’amore di Francesco Guccini, a una donna che mai gli rispose, diventa un manifesto quasi profetico.

E’ il manifesto che dal pessimismo della sconfitta riporta alla dolcezza dell’incontro.

Maurizio Corte
@cortemf
www.corte.media

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Le canzoni di Francesco Guccini all’Ostaria delle Dame di Bologna sono disponibili su Amazon attraverso questo link affiliato al sito Verona Wine Love: L’OSTARIA DELLE DAME

FRANCESCO GUCCINI: “CANZONE DELLE OSTERIE DI FUORI PORTA” (DAL VIVO A BOLOGNA NEL 1984)

 

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