Il nuovo Bollettino Enit conferma quanto il Bel Paese sia una meta importante del turismo internazionale. Una tecnica di comunicazione come lo Storytelling potrebbe aiutare la ripresa.

“Una popolazione grande quanto l’Europa vorrebbe venire in Italia”. 

Questo il titolo che apre il testo dell’agenzia Nazionale del Turismo e che fa ben sperare al Bel Paese una ripresa turistica. 

Nonostante le regole ferree e i protocolli antivirus, i turisti non sembrano propensi alla rinuncia delle proprie vacanze. 

Segnali positivi giungono, anche grazie alle nuove disposizioni legate all’apertura delle frontiere regionali e alla ripresa di alcuni voli interni ed internazionali.

A quanto pare secondo i dati, il turista fuori confine non è spaventato dall’Italia. 

Uno scorcio del lago di Garda

Il porto desolato di Bardolino sul Lago di Garda, foto di Cesarino Consolini

A fine maggio sono state oltre 753,7mila le citazioni inerenti al viaggio nel Bel Paese:

  • 50 mila comparse online sul web;
  • 703,7 mila quelle provenienti dai social che sono state in grado di produrre 207,1 milioni di interazioni. 

Mentre diminuisce progressivamente lo spazio del tema Covid-19 sui principali quotidiani europei e americani, l’Italia spopola online con 618 mila reazioni di gradimento.

Il trend dell’epidemia non è più l’unico interesse tra le ricerche web inerenti al Bel Paese e 300 milioni di persone si interrogano sulla ripartenza.

L’Italia che riparte

L’Italia che riparte è sempre più un tema ricorrente e che attrae chi si sta organizzando le vacanze.

Nonostante un’estate alle porte con la convivenza del virus, molti viaggiatori non sembrano aver abbandonato l’idea di viaggiare.

Molte le sensazioni positive dal web. Per i viaggiatori l’Italia non spaventa, anzi è vista come un Paese: 

  • Covid free 
  • Iper monitorato
  • Luogo rassicurante 

Nonostante il Bel Paese sia una  tra le prime mete turistiche scelte, a livello mondiale il calo delle presenze straniere si sente e non poco.

Da inizio anno 2020 alla fine di aprile il volume d’affari per arrivi aeroportuali è diminuito del 64,5%. Lo scenario attuale non è del tutto roseo, ma ci sono anche buone premesse all’orizzonte.

Nel monitoraggio di Enit la speranza che le perdite si possano arretrare è elevata, grazie alla stabilizzazione delle prenotazioni dal 1° giugno al 12° luglio. 

Un ciclo di webdinar organizzati da Mibact, Turismè, sono in corso in questi giorni. La strada della promozione dell’Italia non si ferma, anzi continua ad essere battuta senza freni.

Nonostante le belle iniziative e le aperture regionali, si aspetta con ansia anche l’apertura dei confini e il ritorno dei turisti stranieri.

Siamo passati velocemente da un Paese che accusava i colpi dell’overturismo, ad uno desolato che risente dell’assenza delle presenze.

Non sei d’accordo con me che ci vorrebbe una via di mezzo?

Gli aiuti tardano ad arrivare ma la stagione bussa incalzante, senza concederci nemmeno troppe soddisfazioni.

Per ora i nostri paesaggi sono ancora desolati, le città vuote. Il che rende i territori tutti per noi, ma non è la stessa cosa poterli condividere.

Non so voi, ma io la mia bella Verona la preferivo gremita di gente. Non so il perché, ma sento la mancanza del vociare di turisti nelle piazze. 

Manerba sul Garda

Manerba sul Garda, foto di Nicole Rossignoli

 

Le carte in regola ci sono, mancano solo i turisti

Le carte in regola ci sono, la sicurezza c’è.

Nelle ultime settimane siamo stati bombardati di regole e protocolli, l’Italia è scalpitante sulle griglia di partenza, ha fatto i compiti per casa ed è pronta a partire.

Dispositivi di sicurezza, gel igienizzante, mascherine, distanziamento sociale, tutte le precauzioni sono state prese.

La nostra penisola è pronta ad accogliere, forse anche meglio di altri paesi. 

Ma dove sono i turisti? Ci si interroga come si potrebbe aiutare il Bel Paese a rialzarsi a ricominciare.

Come attirare i viaggiatori? Come possono muoversi gli operatori del turismo? 

La risposta ci viene data proprio da Enit, con i dati sopra riportati. Dobbiamo ripartire dagli studi dell’Ente Nazionale del Turismo, in particolare da dove hanno viaggiato le interazioni in questo periodo. 

L’Agenzia Nazionale suggerisce che mentre l’Italia era in lockdown il web gridava a gran voce Made in Italy.

Il nostro Paese non ha bisogno di rifarsi il trucco e l’immagine, perchè la sua fama precede il suo nome. I turisti amano già profondamente la nostra penisola.

Allora che cosa manca?

 

Cosa serve per attrarre i viaggiatori?

pizza

Il Made in Italy e l’italianità potrebbero essere d’aiuto alla ripresa. Del resto le interazioni sui social tifano per il Made in Italy. Foto di Nicole Rossignoli


Manca il Made in Italy
. Manca l’artigianalità, il lavoro, gli italiani con il loro modo di essere e il gesticolare per farsi capire, il calore dei gesti. Manca il nostro essere coloriti e buffi allo stesso tempo, manca l’italianità. 

Mi riferisco in particolare modo alle storie di artigiani, ai prodotti di eccellenza, alle tecniche taylormade che ci rendono famosi nel mondo e allo stesso tempo orgogliosi.

Inutile che stiamo qui a raccontarcela, perché l’attrazione migliore dell’Italia siamo noi. 

Italo Calvino ha scritto:

“Il racconto è un’operazione sulla durata, un incantesimo che agisce sullo scorrere del tempo, contraendolo o dilatandolo.” 

E aveva ragione, perché il racconto dura nel tempo, ci resta dentro, si imprime dentro sotto pelle.

Hai mai sentito parlare di storytelling?

Si tratta di una tecnica nota e molto efficace di comunicazione per le imprese.

Il termine è formato da due parole di lingua inglese: story e telling. Letteralmente significa: “raccontando una storia”.

Secondo il vocabolario dell’enciclopedia Treccani lo storytelling è “l’arte di scrivere o raccontare storie catturando l’attenzione e l’interesse del pubblico.”

Persuadere raccontando, questa è la chiave giusta.

Le storie sono essenziali nella vita di ciascuno, tanto da aiutare a definire la natura dell’umanità.

Fin dall’antichità si è utilizzata la narrativa, attraverso l’uso di miti, leggende e racconti popolari per condividere saggezza, conoscenza e cultura.

La narrazione non ha smesso di certo di esistere, ma è onnipresente nella nella quotidianità, basti pensare al testo di una canzone, ad un sogno. Non esiste vita senza storia. 

Solo che oggi, in chiave più moderna, basta una tastiera e un po’ di fantasia.

Il racconto è lo strumento che attuo per organizzare un pensiero e preservarne i ricordi. Lo si può condividere nel mondo dei social. 

La partita la si gioca in casa e il campo è la rete del web. Per attirare i turisti serve fare anche storytelling.

In un Paese dove le tradizioni familiari hanno dato vita a gran parte delle nostre imprese, il turista le deve conoscere, lo si deve invogliare a venire in Italia.

Il nostro patrimonio culturale è dato anche da questo.

Il viaggiatore che finora ha potuto viaggiare solo online a causa del Covid, deve assaggiare dallo schermo la nostra penisola.

Deve aver voglia di divorarne i contenuti, perché deve volerla assaporare dal vivo. E ce l’ha detto lui che finora se l’è già cercata online, la nostra Italia. 

Ma come si fa lo storytelling? 

Se hai pazienza di leggere le prossime righe te lo racconto. Non pensare che serva essere un mago del web, serve dimestichezza e ti devi armare anche di tanta pazienza.

Si tratta però di una tecnica che ha bisogno di tempo e dedizione, perché se non ne hai, se sei un tipo piuttosto sbrigativo che vuole i risultati subito lascia perdere.

Se vuoi noi possiamo aiutarti. Ciò che conta è che ci sia qualità di contenuti. 

Saranno immagini e video a raccontare, con le didascalie di narrazione, l’autobiografia, i ricordi, il territorio della tua struttura.

Deve scaturire curiosità a chi osserva i contenuti, ma anche far emozionare. Aggiungerei anche un briciolo di fantasia, quella non basta mai e ci distingue dagli altri.

Se già fai marketing, questa attività può essere accessoria a quello che già fai.

Da un punto di vista imprenditoriale, si sa che non sia semplice invogliare all’acquisto, i consumatori sono più attenti alla qualità dell’offerta e bombardati sempre di più di contenuti digitali, tanto da rendere la scelta sempre più complicata del previsto. 

I troppi stimoli ai quali si è esposti ogni giorno catturano l’attenzione, tanto da mettere in dubbio i pensieri e da dover talvolta ricontestualizzare valori e idee. 

Ecco perchè costruire un piano strategico di Storytelling, da un punto di vista aziendale può essere utile per una certa continuità, coerenza di comunicazione e ad essere più vicini all’ospite, affinché si vada a creare un rapporto di fiducia duraturo nel tempo. Dipende tutto da quale è l’obiettivo prefissato. 

Che cosa vuoi fare? Cosa vuoi raggiungere? 

Vuoi incrementare la generazione di contatti? Vuoi fidelizzare il cliente o migliorare l’esperienza? 

Lo Storytelling serve a trovare quell’appiglio emotivo che suggerisca al potenziale cliente: “Potresti essere tu”. 

L’importante è utilizzare un linguaggio semplice, chiaro e comprensibile. Facebok, Instagram e Blog possono essere dei mezzi utili di cui avvalersi.

Abbiamo visto che se non siamo diventati del tutto pazzi in questo periodo, ed è stato anche grazie ad Internet. Ci pensi ad una quarantena senza web? Avremmo dovuto utilizzare i piccioni viaggiatori per comunicare con zii nonni e congiunti.

Il mondo digitale è stato la nostra ancora di salvezza per non farci sentire soli. Siamo tutti sempre più connessi. Anche i dati Enit l’hanno confermato.  

I consumatori si connettono sempre più ai social media, condividono storie personali, vengono influenzati dai canali digitali, acquistano, comunicano, condividono contenuti, reperiscono informazioni. 

L’e-commerce è cresciuto notevolmente, hai letto il mio articolo “Vino, turismo e media: uno sguardo al futuro”?

Se non l’hai ancora fatto dai un’occhiata, ti racconto di quanto sia cresciuto il mondo digitale in questo periodo.

Da un punto di vista del settore del marketing, il web è un “mondo difficile da controllare” e il classico modello di marketing basato sul controllo e sulla prevedibilità non è più praticabile.

Comunicazione ai tempi dei social

L’emergere dei social ha richiesto un cambiamento fondamentale delle pratiche di comunicazione.

Si consideri ad esempio come lo storytelling dei consumatori di esperienze, condivisione di contenuti e opinioni personali possa stravolgere completamente l’identità di un brand.

L’utilizzo dei canali digital evidenzia che i racconti di viaggio online hanno il potente ruolo di essere in grado di influenzare un numero consistente di futuri visitatori, che si muovono alla ricerca di informazioni. Il settore del turismo è sensibile ai canali social.

Si deve fare storytelling perché mette al centro l’emozione, più che le caratteristiche del prodotto stesso.

Ricorda che le immagini sono più efficaci di qualsiasi altro mezzo. Basti pensare che un video di circa un minuto ha la stessa efficacia comunicativa di circa 1,8 milioni di parole.

Si stima che i contenuti multimediali ricoprano ad oggi il 79% del traffico dati globale, e tuttora sono i più condivisi sui social media. 

Quello che puoi fare è portare il turista nel film della tua azienda e indorare la pillola con la trama. 

I vigneti del Lugana sul Garda

I vigneti del Lugana sul Garda, foto di Nicole Rossignoli

La narrazione al servizio del settore enogastronomico

Rifletto su come una tecnica del genere potrebbe risultare interessante e proficua nel settore enogastronomico, a come l’elemento vino potrebbe essere narrato, al legame con il territorio d’origine.

Diventerebbe allora un racconto di cultura, da gustare e degustare. 

Del resto davanti ad un bicchiere di vino si sta involontariamente trattando anche di storie di lavoro, di professionalità, di qualità, di eccellenza, si stringono intese e si perpetuano tradizioni.

In definitiva, dietro ogni botte e per ogni bottiglia si nasconde un mondo da raccontare. 

Tanti possono essere i modi da utilizzare per attirare possibili acquirenti, questa è solo una delle tecniche che si possono utilizzare.

Non esiste una ricetta magica e standard per tutti, ma qualche suggerimento utile credo che non guasti mai. 

I vigneti del Lugana e l'assenza di turismo

I vigneti del Lugana sul Garda e l’assenza di turismo, foto di Nicole Rossignoli

La filiera del turismo si è fermata e ciò ha causato tanti guai a molti settori, forse non si immaginava nemmeno quanti.

Del resto è quando abbiamo a che fare con la sua assenza che ci rendiamo conto dell’importanza di qualcosa.

Ora che lo abbiamo capito facciamo ripartire questa macchina con tutti i mezzi possibili che abbiamo, perchè l’Italia è un paese meraviglioso se lo possiamo condividere e non tenercelo tutto per noi.

 

Articolo a cura di Nicole Rossignoli
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Nicole Rossignoli è un’accompagnatrice turistica free-lance e si occupa di food&wine tour
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