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PERCORSI CONSIGLIATI

PONTE DI VEJA – CASCATE DI MOLINA

Ponte di Veja (foto di Francesco Vinco)

Si tratta di due luoghi celebri e simbolici per i monti Lessini, di una bellezza naturale che non può mai annoiare. Il ponte di Veja, nel comune di Sant’Anna d’Alfaedo, è un arco naturale di circa quaranta metri, il più importante monumento geologico della Lessinia, oltre che sito archeologico di straordinario fascino.

Questo luogo ha affascinato molti artisti e letterati nel corso della storia, in particolare il pittore Mantegna, che lo riprodusse nei celebri affreschi della Camera degli sposi del Palazzo Ducale di Mantova.

Le grotte ai lati del ponte erano abitate in epoca preistorica. Le ricerche, iniziate negli anni 30 del Novecento, hanno riportato alla luce una grande quantità di manufatti, in particolare strumenti basati sulla lavorazione delle selci.

Molina (Fumane), a pochi chilometri dal Ponte di Veja, è un antico borgo di epoca medioevale, noto soprattutto per Parco delle cascate del torrente Progno. Qui i visitatori sono accolti in una spettacolare oasi naturalistica costituita da piccoli laghetti, cascate e cascatelle.

La conoscenza della ricca vegetazione può essere approfondita con una visita al Museo botanico, nel centro abitato di Molina, dove si trova un’esposizione di piante della zona, con una sezione dedicata alle specie protette.

Molina prende il nome dai numerosi mulini che in passato erano in funzione nella zona, grazie alla forza dell’acqua. Recentemente è stato ristrutturato il Mulin de Lorenzo, dotato in origine di due ruote per la macinazione dei cereali e per la follatura della lana.

Sempre all’interno del Parco delle cascate, è possibile visitare la malga costruita nel 1879, dove i soci portavano il latte e lo lavoravano a turno. Ora l’edificio è stato ristrutturato e viene usato con scopi didattici.

GIASSARE E MALGHE IN LESSINIA

Malga Coe, Passo Coe (foto di Francesco Vinco)

 

Il territorio dell’alta Lessinia si caratterizza per la presenza diffusa delle malghe, forma di utilizzo fondiario costituita da pascoli, aree boscate ed edifici funzionali alla pratica d’alpeggio estivo che per secoli ha regolato con tempi, usanze e azioni la vita di montagna.

In tali aree sono presenti oltre centoventi malghe (l’intero territorio ne conta centoventicinque, delle quali centoventuno in questa area altimetrica). L’arte di fare il formaggio in malga è quasi del tutto scomparsa ed oggi il latte munto viene trasportato nei caseifici industriali per la lavorazione con i macchinari.

I formaggi della Lessinia hanno però assunto un’importanza crescente nell’ambito dei prodotti rurali, andando a pregiarsi della Denominazione di Origine Protetta.

Nelle malghe possiamo trovare: la pozza di abbeveraggio, piccolo bacino artificiale presente in tutto l’altopiano e normalmente in corrispondenza di piccoli impluvi naturali, impermeabilizzato con dell’argilla per contenere preziosa acqua utile al bestiame durante la stagione dell’alpeggio; le stalle, erette in pietra ricavata dai più vicini affioramenti; il baito di montagna, ove avvenivano le operazioni di creazione del formaggio e degli altri prodotti caseari.

Il baito aveva poi un soppalco, dove i malgari dormivano durante l’alpeggio; vi era inoltre la casàra, fabbricato eretto per la stagionatura dei formaggi (non presente in tutte le malghe) e la giassàra, cavità artificiale scavata nei pressi di una pozza e ricoperta da una struttura in pietra talvolta interrata, costruita per contenere il ghiaccio che veniva tagliato dalla superficie della vicina pozza e riposto in lastre ben isolate durante la stagione invernale.

Durante la stagione dell’alpeggio il ghiaccio era utilizzato dai malgari sia per conservare gli alimenti, ma soprattutto per la produzione del burro.
(Archivio Parco Naturale Regionale della Lessinia)

 

PARCO NATURALE DELLA LESSINIA

Castelberto (Foto di Mauro Magagna)

Il Parco Naturale Regionale della Lessinia è stato istituito nel 1990, con lo scopo di proteggere il patrimonio naturalistico, storico edetnico di questo territorio montano. Si estende per diecimila ettari sull’altopiano superiore dei Monti Lessini, fino alle pendici delle Piccole Dolomiti, tra i 1’200 e 1’800 metri sul livello del mare.

È una zona di antichissime origini, ricca di fossili e di insediamenti preistorici. Qui si possono ammirare fenomeni naturali e carsici di vario genere. Il Ponte di Veja, nel territorio di Sant’Anna d’Alfaedo, è un imponente arco naturale di roccia, di circa quaranta metri.

La Spluga della Preta, abisso carsico tra i più profondi d’Italia, si trova sempre nel comune di Sant’Anna d’Alfaedo, ma dall’altra parte del centro abitato, vicino al Corno d’Aquilio.

Più a est, nel comune di Velo Veronese, si trova il Covolo di Camposilvano, grandissima cavità naturale nata da un crollo, dalla forma di un quarto di sfera irregolare. Fa parte di un percorso di visita legato al Museo Geopaleontologico, ma l’accesso al suo interno è vietato per motivi di sicurezza.

Continuando verso est, si incontra l’eccezionale sito archeologico della Pesciara di Bolca (Vestenanova), dove sono stati scoperti fossili risalenti a circa 50 milioni di anni fa, in ottimo stato di conservazione.

La parte più settentrionale dell’altopiano è caratterizzata dalle innumerevoli testimonianze della prima guerra mondiale, con trincee e gallerie che facevano parte di un sistema difensivo lungo oltre 30 chilometri.

Anche in questa zona non mancano gioielli della natura come le foreste dei Folignani, di Giazza e della Valdadige, il Corno d’Aquilio, le cascate di Molina. 

RIFUGIO DARDO E FAGGIO MONUMENTALE

Faggio monumentale (foto di Francesco Vinco)

Il rifugio Dardo si trova a pochi chilometri da Erbezzo, sulla strada che conduce a Castelberto.

Il Dardo (1385 mt s.l.m.) è un piccolo angolo di paradiso dove degustare i piatti e i sapori tipici della Lessinia. Qui colori, profumi e silenzi si mescolano regalando ai visitatori un panorama mozzafiato. 

Immerso tra i pascoli e le malghe dell’alta Lessinia custodisce, nelle sue vicinanze, gli ultimi faggi ultracentenari che una volta ricoprivano questi luoghi.

Anticamente il popolo dei Cimbri, che erano boscaioli di origine bavarese, dopo essersi insediati su queste terre, lavoravano le foreste per produrre carbone.

 

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