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GIASSARE E MALGHE IN LESSINIA

Il territorio dell’alta Lessinia si caratterizza per la presenza diffusa delle malghe, forma di utilizzo fondiario costituita da pascoli, aree boscate ed edifici funzionali alla pratica d’alpeggio estivo.

Alpeggio che, per secoli, ha regolato con tempi, usanze e azioni la vita di montagna.

In tali aree sono presenti oltre centoventi malghe (l’intero territorio ne conta centoventicinque).

L’arte di fare il formaggio in malga è quasi del tutto scomparsa ed oggi il latte munto viene trasportato nei caseifici industriali per la lavorazione con i macchinari.

I formaggi della Lessinia hanno però assunto un’importanza crescente nell’ambito dei prodotti rurali, andando a pregiarsi della Denominazione di Origine Protetta (DOP).

Nelle malghe (in foto Malga Coe) troviamo:

la pozza di abbeveraggio, piccolo bacino artificiale presente in tutto l’altopiano (normalmente in corrispondenza di piccoli impluvi naturali).

La pozza veniva impermeabilizzata con dell’argilla per contenere l’acqua utile al bestiame durante la stagione dell’alpeggio;

le stalle, erette in pietra ricavata dai più vicini affioramenti;

il baito di montagna, ove avvenivano le operazioni di creazione del formaggio e degli altri prodotti caseari. 

Il baito aveva poi un soppalco, dove i malgari dormivano durante l’alpeggio;

– la casàra, fabbricato eretto per la stagionatura dei formaggi (non presente in tutte le malghe)

– la giassàra, cavità artificiale scavata nei pressi di una pozza e ricoperta da una struttura in pietra.

Le giàssare venivano costruite per contenere il ghiaccio tagliato dalla superficie della vicina pozza e isolato in lastre durante la stagione invernale.
(in foto: Giassàra Grietz)

Durante la stagione dell’alpeggio il ghiaccio era utilizzato dai malgari sia per conservare gli alimenti, ma soprattutto per la produzione del burro.

(Archivio Parco Naturale Regionale della Lessinia)

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