Si dovrà rinunciare ai “numeri”, ma si punterà maggiormente alla qualità. Non è detto che sarà un turismo di nicchia, ma riguarderà piccoli gruppi di persone che cercano il contatto con la natura e la scoperta delle eccellenze di un territorio, magari non troppo lontano da casa.

L’attuale emergenza sanitaria causata dal Coronavirus ha registrato un drammatico stop dell’economia, mostrando segni di sofferenza sui mercati.

Nonostante il periodo non dia segnali di ripresa nell’immediato, non arrendersi è la chiave da seguire.

Sarebbe un grave errore non sfruttare il momento a proprio favore. Il lockdown che stiamo vivendo, non va valutato per forza in modo negativo.

Prima della chiusura, il focus: la personalizzazione

Prima della chiusura definitiva, il settore del turismo stava mostrando dei cambiamenti interessanti sul tipo di domanda. Più richieste Taylor Made, personalizzate, basate su esperienze uniche memorabili.

Il turismo e l’enoturismo si stavano accostando sempre di più all’impresa enogastronomica. Attraverso, ad esempio, la vendemmia interattiva, lo show cooking e le degustazioni sensoriali.

I dati di ENIT

L‘Enit (Ente Nazionale Italiano per il Turismo) aveva promosso l’Italia come il main player a livello mondiale per numero di presenze turistiche.

Anche i dati evidenziavano un legame molto significativo tra turismo e settore agroalimentare.

Si segnalava che 1 turista su 4 sceglieva l’Italia non solo per le attrazioni turistiche, ma per accostare al proprio soggiorno a degustazioni di prodotti tipici.

Dove mangiare, la prima ricerca in assoluto registrata da 4 viaggiatori su 10, tra le informazioni reperite tramite App durante il viaggio.

Comunicazioni ad hoc talvolta anche inconsapevolmente del settore alimentare, negli ultimi 10-15 anni hanno aiutato la conferma di questo panorama, creando così un binomio perfetto con il turismo.

La giustificazione: l’unicità territoriale del luogo d’origine. Degustare un bicchiere di vino è diventato con il tempo, un viaggio sensoriale.

La ripartenza: segmenti di nicchia di qualità contrapposti al turismo di massa

Attualmente abbiamo ancora a che fare con il Coronavirus, e ne avremo ancora per un po’, ma in un modo o nell’altro si dovrà ripartire. Tutti siamo in attesa di porre la parola fine alla quarantena, che il Governo dia il via libera.

Ci si domanda come sarà il futuro. Per il momento ancora nessuna indicazione precisa, se non la conferma di regole severe legate alla sicurezza e alle regole igienico-sanitarie.

Questo non vuol dire però che, nel frattempo, non ci si possa preparare e organizzare alla ripartenza.

Il Made in Italy: rimane la chiave su cui puntare

All’inizio dell’epidemia, quando il Coronavirus non era diffuso, in Italia e si temeva il crollo del turismo, la rete diffondeva contenuti digitali volti all’esaltazione delle bellezze del Bel Paese.

Il ritorno alla territorialità nostrana continuerà ad essere la chiave sulla quale puntare, anche dopo la fine della quarantena.

Sarà proprio il fattore di “italianità” la carta vincente da sfoggiare.

Secondo l’Osservatorio del Vinitaly, il vino italiano è sempre più spesso accostato al Marchio Made in Italy, prima ancora di art design e moda, associato a parole come cultura, identità, territorialità ed eleganza.

La notorietà riscontrata la si deve soprattutto al suo essere italiano, recepita positiva al 68%. Dati interessanti da sfruttare.

Un ulteriore elemento che caratterizzerà il post Covid-19, sarà quello di chiedere agli italiani di viaggiare in Italia. Non vedremo nell’immediato i turisti stranieri.

Virus e disponibilità economica permettendo, quest’anno l’Italia sarà degli italiani.

Un’opportunità potrebbe sbocciare dalla necessità di non poter uscire dai confini.

I prodotti enogastronomici sono estremamente importanti nel turismo, perché vanno ad evocare ricordi positivi nella mente del turista, risvegliando emozioni positive che incideranno sulla scelta di future esperienze.

 

Turismo del vino

Il territorio veronese offre numerose possibilità per una vacanza all’insegna dell’enoturismo con percorsi da fare a piedi e in bicicletta

 

 

Il territorio veronese ha tutte le carte in regola per l’enoturismo

Il territorio veronese le carte in regola le ha e non ha nulla da invidiare ad altre regioni d’Italia.

10 i consorzi di Tutela del Vino DOC e DOCG. 11 le denominazioni DOC, 5 quelle DOCG. 34.000, gli ettari coltivati a vite. I vini veronesi non hanno da temere la concorrenza.

Prima della pandemia accedeva, secondo i dati della Camera di Commercio di Verona nel 2018, un trend positivo con 17,7 milioni di presenze, confermando la città come la 2°provincia veneta per flussi turistici, dopo Venezia, la 4° nella graduatoria delle province italiane maggiormente scelte dai turisti stranieri.

Sempre nello stesso anno, l’export veronese registrava 984,4 milioni di euro, anche a dimostrazione della reciproca connessione dei due settori.

Nel 2019 il territorio della Valpolicella è stato tra i territori italiani più premiati: 350 milioni di euro è il giro d’affari registrato.

*Sono dati riportati nella mia tesi di Laurea Magistrale.

Rete tra turismo e settore enogastronomico

Questo momento non è fatto per compiangere i bei tempi degli introiti delle stagioni passate, ma per essere utilizzato. Siamo tutti d’accordo che quest’annata sarà un’eccezione, ma dobbiamo trasformarla in una eccezionale.

Come?

Attraverso formazione e autovalutazioni, volte a dimostrare l’unicità territoriale e aziendale.

Il bicchiere non è mezzo vuoto, se mai è in attesa di essere riempito.
Questo è lo spirito giusto per affrontare questo stallo obbligatorio, come un punto di forza a favore e non un vento che soffia contro.

Il periodo che stiamo vivendo ci sta mettendo a dura prova, tutto si è fermato, non è un problema di pochi ma di molti, è universale.

Ci sono però due settori che possono lavorare insieme per rialzarsi.
In particolare, quello enogastromico e il settore dell’hospitality: il turismo.

Ad oggi il vino si è conquistato una dimensione di tipo suggestiva, diventando un simbolo culturale. Un ruolo d’eccellenza, che si traduce in forte marcatore del territorio.

La costante richiesta di conoscenza attorno al prodotto enogastronomico, come i tanti corsi di degustazione, abbinamento, l’avvento di nuove enoteche, osterie, wine bar, ne sono la prova.

Il ritrovato interesse delle radici, per la zona di provenienza, una maggiore sensibilità per gli aspetti antropologici e la dimensione estetico-sensoriale vanno ad intrecciarsi all’appagamento del palato.

Una valenza comunicativa-economica in grado di diffondere identità, l’essenza di un luogo con le sue tradizioni, fino a rendere l’ambiente appetibile meta turistica.

Le cantine possono raccontarci il territorio. Non si sta chiedendo di stravolgere il proprio asset.

Il turismo rurale, del benessere e del gusto: le city breaks

Negli ultimi anni la scala dei bisogni del tempo libero ha subìto forti mutamenti, e si è assistito ad una crescita veloce di turismi cosiddetti “alternativi”, come quello rurale, del benessere, del gusto, facendo emergere nuovi trend.

I viaggi sono più brevi ma frequenti. La progressiva richiesta di “consumo culturale territoriale” ha aiutato la diffusione di un nuovo fenomeno in rapida espansione, come city breaks, fughe veloci alla scoperta di città e dei suoi sapori tipici, ma anche vacanze lampo, per evadere la quotidianità̀.

Si sviluppano processi turistici di globalizzazione, e al tempo stesso si rivalutano risorse locali e piccole realtà. Se da una parte si “industrializza”, dall’altra si promuovono i segmenti di nicchia, e il territorio, a sua volta è un’attrattiva turistica

Leggi anche: Turismo del vino: cantine, zone e percorsi di Verona e provincia

 

Gusto e sapori

Il vino e la gastronomia locali, con prodotti d’eccellenza, sono l’offerta per il turista alla ricerca dei sapori e del contatto con i produttori

 

 

Winescapes cibo e cultura le nuove richieste

I prodotti enogastronomici possono essere fortemente impiegati come strumento per differenziare in un mercato sempre più competitivo e saturo di offerte. Sono diventati componenti cruciali per il settore dei viaggi.

Le imprese devono intraprendere la strada enoturistica, iniziare a costruire «esperienze», come winescapes.

Varietà̀ di servizi offerti, abbinati ad altri elementi come ad esempio l’architettura, la cultura, il cibo, attività̀ legate ai processi produttivi, è la leva giusta sulla quale puntare.

Una degustazione enogastronomica, attraverso l’uso dei 5 sensi, equivale ad andare a levigare sulla memoria del viaggiatore. Un’offerta di tipo esperienziale, seppur occasionale è in grado di lasciare una maggiore conoscenza per chi la vive.

I viaggiatori del dopo Coronavirus sceglieranno attività semplici, rilassanti, piuttosto di hotel stellati.

Se già si confermava il trend per una preferenza all’acquisto di esperienze turistiche non ci sarà uno stravolgimento di decisioni. In quanto, le esperienze di viaggio aiutano a ridurre lo stress della vita.

Il prodotto enogastronomico è diventato un canale capace suscitare emozioni, la degustazione è solo l’ultimo tassello. Si deve partire da una narrazione memorabile, dalla propria storia.

Una buona offerta turistica, capace di integrare elementi enogastronomici locali, garantisce un impatto positivo non solo sul viaggiatore ma anche sullo sviluppo della destinazione stessa, poiché́ se ne influenza l’immagine.

Le componenti simboliche ed emotive che scaturiscono da cibo e vino possono, attraverso il coinvolgimento dei 5 sensi, evocare ricordi cognitivi, emotivi e fisici.

Questo non vuol dire che ogni pasto della propria vita debba essere per forza un ricordo speciale, ma la connessione con il viaggio rende indimenticabile l’attività̀ culinaria.

Questo meccanismo innesca tutta una serie di fattori favorevoli nel turista che è maggiormente propenso a diffondere un passaparola positivo del luogo.

Allo stesso modo per la scelta di soggiorni futuri, pur cambiando destinazione, le emozioni già̀ provate torneranno nella ricerca di ambienti capaci di suscitargli sentimenti simili a quelli già̀ collaudati.

Chi sperimenta la cucina locale dimostra un più̀ elevato attaccamento alla location, poiché́ ritorna il forte legame culturale territoriale.

Leggi anche: Come cambierà la ristorazione dopo il Coronavirus?

 

Il turismo del post Covid19

Si prediligeranno vacanze nelle seconde case, verso destinazioni più naturalistiche, lontane dagli assembramenti. Si tornerà a parlare di turismo, ma quello di tipo esperienziale.

Viaggi brevi, volti a favorire la conoscenza del territorio, da combinare a visite culturali.

Tutto dipenderà dai tempi e dalle decisioni del Governo.
Molte persone avranno paura a viaggiare, ma chi ha sempre viaggiato non smetterà di farlo, come successe dopo gli attacchi terroristici.

Pur di riassaggiare questa libertà tanto sospirata, gli italiani saranno disposti a scendere a qualsiasi tipo di compromesso. Nessuno andrà a cercare luoghi affollati. Tutto pur di stare lontano dal contagio.

Sarà un turismo alla ricerca della sicurezza, di tipo slow a km zero.

La voglia di passeggiate all’aria aperta, di riassaporare il tempo perduto, di degustare quei momenti di spensieratezza perduti a causa del lockdown, prevarrà sul resto. Le belle giornate di sole non fermeranno il turismo.

Forse inizialmente ci sarà timore, ma il bel tempo ci farà uscire, anche visto i troppi giorni chiusi dentro.

Ecco perché verranno favoriti i filoni detti di nicchia, non per forza di lusso. Come destinazioni meno “famose”, ma ricche di cultura e storia.

Luoghi tranquilli immersi nella natura distanti ma vicini, dove degustare perché no un calice di vino, davanti ad un tramonto.

 

Articolo a cura di Nicole Rossignoli
Accompagnatrice turistica freelance.
Appassionata di viaggi e di Food&Wine
Web reporter per VeronaWineLove.com

* Tesi di Laurea Magistrale in lingue per la comunicazione commerciale dal titolo: “Il vino italiano: fiore all’occhiello e simbolo di prestigio da diffondere nella “rete”. Caso studio: Great Wine Capitals e il concorso Best of Wine Tourism indetto dalla Camera di Commercio di Verona. Relatrice Prof. Marta Ugolini dell’Università degli Studi di Verona. I dati sono stati reperiti durante il tirocinio svolto all’ufficio del Turismo della Camera di Commercio di Verona, durante la preparazione del Best of Wine Tourism.

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