Al Cibus di Parma, il salone internazionale dell’alimentazione (7-10 maggio 2018), arriva la più grande esposizione sul “Made in Italy rubato”.

Il “Made in Italy rubato” presenta le novità scovate nei diversi continenti che saranno smascherate nel cuore della “food valley” italiana: dai formaggi ai salumi, dalla pasta alle conserve, dall’olio al mondo del vino.

L’iniziativa è di Filiera Italia, la nuova realtà associativa che unisce, per la prima volta, la produzione agricola e l’industria alimentare italiane per far crescere il Paese difendendo l’eccellenza, l’unicità e l’autenticità del modello agroalimentare italiano.

La prima battaglia di Filiera Italia è rivolta alla difesa delle eccellenze alimentari nazionali sui mercati esteri dove si è assistito a un proliferare di attacchi, dall’italian sounding al sistema di etichettatura con i “traffic lights”.

Soci promotori di Filiera Italia sono Coldiretti, Ferrero, Inalca-Cremonini e Consorzio Casalasco (Pomì e De Rica) e ancora Bonifiche Ferraresi, Ocrim, Farchioni Olii, Cirio agricola, Donna Fugata, Maccarese, OL.Ma, Giorgio Tesi Group, Terre Moretti (Bellavista) e Amenduni.


L’ITALIAN SOUNDING DEL CIBO ITALIANO CONTRAFFATTO

Italian sounding – come rileva Coldiretti – è quel fenomeno che consiste nell’utilizzo di denominazioni geografiche, immagini e marchi che evocano l’Italia in prodotti che però di Made in Italy non hanno proprio nulla.

Una pratica che – come evidenzia Coldiretti – colpisce soprattutto i formaggi (con in testa alla classifica il Parmigiano Reggiano, il Grana Padano, la mozzarella, il provolone, il gorgonzola, il pecorino romano, l’Asiano e la fontina) e i salumi più prestigiosi come il prosciutto San Daniele e la mortadella.

Non vengono risparmiati – dal cibo italiano “rubato” con l’Italian sounding – nemmeno l’olio extravergine di oliva, le conserve, i prodotti ortofrutticoli (come il pomodoro San Marzano) e la pasta di grano duro.

La maggior parte delle imitazioni – faceva notare Coldiretti – si concentra dall’altra parte dell’Oceano Atlantico.

Stati Uniti – in testa alla classifica – e Sud America sono tra i Paesi che più di tutti producono e commercializzano falsi Made in Italy. Ma si tratta di una pratica diffusa anche in Australia, Canada, Sud America, Thailandia, Corea, Russia e, persino, tra i Paesi dell’Unione Europea.

Coldiretti ha da parte sua rilevato parecchi prodotti alimentari contraffatti anche in Germania, Paesi Bassi, Croazia, Ungheria, Spagna e Romania, nonostante la protezione comunitaria dei prodotti italiani Dop e Igp.

L’iniziativa di Cibus, con Filiera Italiana, contro il cibo Made in Italy “rubato” è utile anche per il mondo vinicolo.

Lo stesso vino Valpolicella o il vino Bardolino vengono taroccati, utilizzando l’Italian sounding del vino, proponendo un vino che con l’eccellenza della vinicoltura della Valpolicella non ha nulla a che fare.

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