Guida Slow Wine “I Migliori 100 Vini Rosa d’Italia” presentata a Vinitaly 2019. L’esperienza della degustazione dei “vini rosa”

Guida Slow Wine “I Migliori 100 Vini Rosa d’Italia” presentata a Vinitaly 2019. L’esperienza della degustazione dei “vini rosa”

In anteprima a Vinitaly la guida Slow Wine “I migliori 100 Vini Rosa d’Italia”. Con  impianto saldo, chiari intenti e alcune conclusioni.

Secondo Giancarlo Gariglio, vice curatore della guida, quella dei vini rosa è “una tipologia di vini bistrattata”.

La guida Slow Wine I Migliori 100 Vini d'Italia, presentata a Vinitaly 2019

La guida Slow Wine “I Migliori 100 Vini Rosa d’Italia”, presentata a Vinitaly 2019

Intesa dai produttori come un completamento di gamma e dai consumatori come la bottiglia da abbinare al pesce in estate.

In Italia, ancora una tipologia di nicchia. E i dati lo confermano: la produzione italiana si attesta intorno al 10% del mercato mondiale, il consumo nazionale è al 4%.

Di fronte ad una crescita imponente del settore, soprattutto negli USA, dove domina l’export dalla Francia, la guida intende “dare un piccolo contributo alla rinascita dei vini rosa italiani”.

Attraverso la promozione di prodotti e produttori.

 

“I Migliori 100 Vini Rosa d’Italia”: i principi della guida

Tre i principi che fanno da architettura alla guida Slow Wine.

  • Introdurre la grande varietà dei vitigni autoctoni italiani da cui si ottengono vini rosa
  • Mostrare la ricca gamma cromatica delle sfumature del vino rosa. Una tradizione e una particolarità da tutelare
  • Approfondire i terroir storici italiani di produzione.

Così Gariglio motiva questo ultimo aspetto.

“In Italia quasi tutte le regioni producono vino rosa. Ci sono però sei territori che hanno fatto del vino rosa la loro tradizione.

E hanno realizzato a questo proposito un importante discorso di valorizzazione e di tutela”.

Si tratta di Castel del Monte Rosato (Puglia), Cerasuolo d’Abruzzo (Abruzzo), Chiaretto di Bardolino (Veneto), Cirò Rosato (Calabria), Salice Salentino Rosato (Puglia) e Valtènesi Chiaretto (Lombardia).

 

Perché parlare di “vini rosa”

Novità della guida Slow Wine, la scelta di parlare di “vini rosa”, e non di “rosati”, nome più comunemente usato.

Spiega Fabio Giavedoni, primo curatore, che il termine “rosato” è inadeguato per due motivi.

Innanzitutto, perché crea confusione di tipo lessicale: tutto quanto è rosa, macchine, cravatte, calzini, viene definito tale.

Così non per il vino, dove per definire un colore si utilizza un termine che non è il nome del colore.

Inoltre, per analogia, chiamando “rosati” i vini rosa, bisognerebbe ad esempio chiamare i vini rossi “rossati”.

Il secondo motivo riguarda invece l’intera produzione di vini rosa in Italia. Giavedoni imposta così il problema: “Ci sono regioni dove storicamente il vino di colore rosa viene definito in etichetta Rosato”.

Ma esistono anche regioni dove il vino rosa ha una diversa denominazione: ad esempio, Chiaretto, Cerasuolo, Cirò.

“Definire tutta la produzione di vini rosa con un termine che è soltanto una parte del tutto significa escludere in sostanza ogni altra denominazione”, conclude Giavedoni.

 

L’importanza del colore nei “vini rosa”

Ma torniamo a parlare di colore.

Produrre un vino rosa significa estrarre colore dalle uve rosse, in maniera più o meno prolungata nel tempo.

Il colore è poi anche il fil rouge di questa degustazione.

I vini sono infatti serviti in sequenza cromatica, dal rosa più tenue al più intenso.

Degustazione cromatica, dal rosa più tenue al più intenso, durante la presentazione della Guida Slow Wine I Migliori 100 Vini d'Italia, a Vinitaly 2019

Degustazione cromatica, dal rosa più tenue al più intenso, durante la presentazione della Guida “I Migliori 100 Vini Rosa d’Italia”

 

Si parte con il Chiaretto, che bene si accorda con le situazioni cromatiche più tenui.

Tre i Chiaretti in degustazione:

  • Bardolino Chiaretto 2018, dell’Azienda Agricola Le Fraghe
  • Bardolino Chiaretto 2018, di Giovanna Tantini
  • Valtènesi Il Chiaretto 2018, dell’Azienda Agricola Pasini San Giovanni

Lo stesso termine Chiaretto viene utilizzato in due vicine zone vitinivinicole, quella veneta (Bardolino) e quella lombarda (Valtènesi) del Lago di Garda.

Con una sostanziale differenza: nella zona veneta è la Corvina il vitigno più utilizzato. Dall’altra parte del lago, sul versante bresciano, la Corvina viene invece sostituita dal Groppello.

Caratteristiche diverse, ma con una tradizione enologica molto simile.

Il terzo territorio rappresentato è la Puglia. Il vino in degustazione è il Castel Del Monte Bombino Nero Pungirosa 2018, dell’Azienda Agricola Rivera.

A dispetto del nome del vitigno, il Bombino Nero, il vino che ne deriva è anch’esso di un rosa molto tenue, poco distante dai precedenti Chiaretti.

Il viaggio tra i migliori 100 vini rosa d’Italia porta in Calabria. Con il Gaglioppo in purezza, vitigno da cui si ottiene il Cirò Rosato, dalla consistente svolta cromatica.

Il vino in degustazione è il Cirò Rosato 2018 di Librandi, di grande freschezza e ammirevole fragranza.

I Vini Rosa più intensi in degustazione alla presentazione della Guida Slow Wine I Migliori 100 Vini Rosa d'Italia

I vini rosa più intensi della degustazione

Un rosa salmone che non nasconde le caratterizzanti sfumature aranciate.

Dal Cirò Rosato rosa salmone all’intensa tonalità corallo del Salice Salentino Rosato Le Pozzelle 2018 dell’Azienda Agricola Candido, il sesto vino in degustazione, prodotto con uve di Negroamaro e Malvasia.

Un’azienda premiata anche perché si inserisce nella storia e nelle tradizioni enologiche del Salento.

Con gli ultimi due assaggi si entra nell’universo dei Cerasuoli, il punto di arrivo della sequenza cromatica.

Un modo più tenue di bere vini che hanno struttura e consistenza quasi uguale ai rossi.

I due Cerasuoli in degustazione sono il Cerasuolo d’Abruzzo 2018 di Torre dei Beati e il Cerasuolo d’Abruzzo Piè delle Vigne, annata 2010, di Cataldi Madonna.

 

Le conclusioni della guida Slow Wine “I Migliori 100 Vini d’Italia”

Il colore è dunque, secondo i due curatori della guida I Migliori 100 Vini Rosa d’Italia, il segno di una diversità di uvaggi e di vini che va mantenuta.

Non si tratta solo di un fattore estetico ma è un elemento che influenza anche l’aspetto “tattile”, la “fisicità” finale del vino.

Orientarsi tra uvaggi e vini, trovando per ciascuno la giusta tonalità, è compito arduo e difficile. Soprattutto nel campo dei vini rosati.

La soluzione non può tuttavia essere univoca: ogni azienda dovrà cercare la propria strada, la tonalità più adatta per ciascuna etichetta in produzione.

Dovrà inoltre tenere conto di territorialità, tipicità e tradizione, per realizzare un prodotto che non confonda il consumatore.

Senza dimenticare però che ci si presenta sul mercato innanzitutto come un’unica, grande famiglia di prodotti, in cui trovano spazio peculiarità e differenze legate alle diverse denominazioni.

Questi i suggerimenti della Guida Slow Wine I Migliori 100 Vini Rosa d’Italia per condurre a una crescita del consumo dei vini rosa nel territorio italiano.

All’interno di un mercato che ha grandi potenzialità di crescita, dove l’Italia può mostrare la sua biodiversità, così grande da far impallidire qualsiasi altra nazione, e l’enorme varietà dei suoi vitigni.

Leggi anche la pagina dove si parla del vino rosa Chiaretto di Bardolino

Leggi la pagina sulle CANTINE DEI VINI BARDOLINO


Cecilia Bay

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La Cultura del Vino nel Rinascimento e nel XXI secolo. Il Coppiere di un tempo, attento a vini e veleni, è diventato il Sommelier professionista di oggi

La Cultura del Vino nel Rinascimento e nel XXI secolo. Il Coppiere di un tempo, attento a vini e veleni, è diventato il Sommelier professionista di oggi

Cosa spinge gli winelovers di tutto il mondo a concentrarsi nella bella Verona per assaporare e degustare?

Come può il vino muovere così tante persone? Dove va ricercata l’origine di questo potere di persuasione intrinseco del vino?

In questi giorni tutti gli appassionati del vino, gli specialisti del settore e i veri e propri intenditori, si trovano nella città di Romeo e Giuletta per il consueto appuntamento annuale firmato Vinitaly.

Vinitaly è il salone internazionale dei vini e dei distillati.

Non solo il quartiere fieristico di Veronafiere, ma anche le strade e le piazze di Verona si affollano di winelovers grazie al fuori salone del vino, Vinitaly in the City.

Insomma, una serie di eventi, presentazioni e degustazioni caratterizzano una settimana che ha un solo protagonista, il vino.

Polifenoli, tannini, decantazione e barrique. Questi tra i termini più pronunciati – ci avrai fatto caso – quando si parla di vino e, più in generale, di vinificazione.

Scopriamo allora insieme alcuni aspetti legati alla cultura del vino.

 

banchetto rinascimentale

Banchetto rinascimentale. Fondamentale il ruolo del vino nelle cene e nei pranzi dell’epoca, come testimoniano gli scritti sui banchetti nelle case nobiliari

 

Alle radici della cultura del vino: l’Opera Nova di Eustachio Celebrino

Una testimonianza fondamentale per conoscere le origini che si celano dietro al fenomeno del vino è l’opera di Eustachio Celebrino, intitolata Opera Nova.

In questo testo datato 1525, possiamo già notare la presenza del vino.

E’ un vino che si distacca in modo netto dal vino che oggi troviamo sulle nostre tavole.

Era il coppiere a prendersi la responsabilità del servizio delle bevande durante i banchetti rinascimentali.

Si curava innanzitutto della scelta dei vini, del loro servizio e, secondo gli usi dell’epoca, il corretto modo di annacquarli secondo i gusti del signore.

La scelta del vino, il suo servizio e il suo consumo, nel Rinascimento come oggi, rappresentavano un aspetto fondamentale e di grande importanza in relazione ai banchetti e alle cerimonie.

Già in epoca rinascimentale era presente e necessaria la volontà di abbinare una determinata qualità di vino a determinati tipi di pietanze.

Lo scalco Domenico Romoli, detto Panonto, fornisce nell’opera La singolar dottrina una dettagliata descrizione del coppiere.

Chi è il coppiere per Panonto? “Egli, oltre la galanteria della sua persona, bada esser tutto fede, giovane e non vecchio, disposto e non sgarbato, non guercio né cieco, mezzano e non troppo picciolo né troppo grande”.

Questa figura conviviale richiedeva un’assoluta fiducia da parte del nobile che organizzava il banchetto.

 

Paolo Veronese, le nozze di Cana - vino nel Rinascimento

“Nozze di Cana”, opera di Paolo Caliari, detto il Veronese (Verona, 1528 – Venezia, 19 aprile 1588). Il Veronese è stato un pittore del Rinascimento. Qui il vino è rappresentato richiamando le Nozze di Cana del Vangelo

 

Il servizio del vino, la paura del veleno e l’uso di calici e coppe

La preoccupazione che qualche rivale potesse avvelenare il signore, era molto diffusa durante il Rinascimento.

Durante il servizio del vino, era infatti pratica comune quella di usare calici e coppe d’argento per prevenire, scongiurare e rendere inefficace ogni tipo di veleno.

Sulle tavole rinascimentali erano inoltre presenti dei veri e propri talismani.

Erano molto spesso oggetti preziosi provenienti dall’allora misterioso Oriente.

Questi talismani, chiamati anche contravveleni, non erano altro che denti di pescecane, corna di narvalo (che all’epoca rappresentava il corno del mistico unicorno) e tazze di porcellana spesso provenienti dalla Cina.

 

Il coppiere, una specie di sommelier del Rinascimento. Primo obiettivo, in quel caso, era evitare l'avvelenamento

Il coppiere, una sorta di Sommelier del Rinascimento. Primo obiettivo, in quel caso, era evitare l’avvelenamento

 

Dal coppiere del Rinascimento al Sommelier dei nostri giorni

Sono chiare quindi le differenze tra la cultura del vino nel Rinascimento e la cultura del vino dei nostri giorni.

Quell’odierna cultura del vino che spinge i numerosissimi winelovers che visiteranno la bella Verona durante il salone di Vinitaly.

La figura del coppiere si è evoluta in quella del sommelier, centrale e  fondamentale per l’universo dell’enologia e della gastronomia.

È il sommelier che lavorando con il cuoco decide abbinamenti e di conseguenza quali vini proporre ai clienti.

È infatti importante ricordare che, grazie ad un buon vino, aromi, sapori e profumi risultano ancor più esaltati, prestando maggior attenzione e dando ancor più importanza alla materia prima: il cibo.

Andrea Braga

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Vino italiano in Cina e Oriente. Vinitaly alla conquista del mercato del vino nel Far East con la piattaforma “Wine To Asia”. L’iniziativa B2B dal 2020

Vino italiano in Cina e Oriente. Vinitaly alla conquista del mercato del vino nel Far East con la piattaforma “Wine To Asia”. L’iniziativa B2B dal 2020

Veronafiere al mercato del vino in Oriente con la piattaforma web Wine To Asia.

“La domanda globale di vino dell’Asia Orientale vale 6,45 miliardi di euro di import. Ed è prossima all’aggancio del Nord America che somma 6,95 miliardi di euro”, spiega Maurizio Danese, presidente di Veronafiere.

Partner unico di Veronafiere è la Shenzhen Taoshow Culture & Media, società che fa parte della Pacco Communication Group Ltd con sede a Shenzhen.

Wine To Asia è la nuova piattaforma multicanale di Veronafiere, creata attraverso una società di cui Veronafiere detiene la quota di maggioranza.

La società partner Shenzhen Taoshow Culture & Media è attiva anche a Beijing, Chengdu, Xi’an e Shanghai.

L’iniziativa, in programma nel 2020, è stata presentata a conclusione di Vinitaly 2019.

 

Vinitaly 2019 - salone del vino e dei distillati - Verona - interno 1

 

Vinitaly e Veronafiere al mercato del vino in Oriente: giro d’affari di 6,45 miliardi di euro

«Il Far East è un’area da presidiare e per la quale abbiamo creato un’iniziativa permanente, come previsto dal nostro piano industriale, dopo oltre vent’anni di attività continuativa”, spiega Maurizio Danese, presidente di Veronafiere.

Nella corsa al vino, l’Asia Orientale sta facendo gara a sé con un balzo a valore negli ultimi dieci anni del 227%: undici volte in più rispetto ai mercati Ue e quasi il quadruplo sull’area geoeconomica nordamericana.

La città scelta per la nuova iniziativa – Shenzen – è una delle aree più dinamiche della Cina. E’ il crocevia della Guangdong-Hong Kong-Macao Greater Bay Area che conta oltre 100 milioni di abitanti.

“Shenzhen ha il più alto tasso di crescita economica in Cina negli ultimi venti anni e sono presenti il 30% degli importatori totali di vino”, sottolinea Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere.

“Inoltre, Shenzen è la terza città per importanza economica dopo Pechino e Shanghai ed è considerata la città dell’innovazione e della comunicazione digitale”, fa notare Mantovani.

Vinitaly è il brand forte del vino italiano in Cina, un marchio riconosciuto su cui stiamo costruendo un modello di stile tutto italiano di promozione in Asia”, sottolinea il direttore generale di Veronafiere.

L’evento è B2B“, spiega Mantovani. “Prevede nella fase di start up la presenza di 400 espositori. E si configura fin da subito con un respiro internazionale”.

La società prescelta per l’accordo è stata fondata nel 2009.

Shenzhen Taoshow Culture & Media si occupa di strategie online e offline di promozione in Cina nei settori wine&food e lifestyle.

Collabora con Veronafiere-Vinitaly già da sei anni.

Con Veronafiere promuove il fuori salone di Chengdu e i road show promozionali e culturali nelle città di prima e seconda fascia della Cina.

“Stiamo lavorando con Veronafiere dal 2014”, evidenzia Alan Hung, Ceo di Shenzhen Pacco Cultural Communication Co., Ltd.

“Siamo partiti da Chengdu con il fuori salone, la più antica manifestazione dedicata ai vini e ai distillati in Cina e luogo simbolo della distribuzione che punta ad esaltare il segmento dei fine wine”, spiega Alan Hung.

“Abbiamo contribuito ad ampliare il presidio di Vinitaly attraverso l’attività di roadshow in città di prima e seconda fascia“, Alan Hung. “Questa lunga collaborazione ci ha permesso di conoscerci bene. E raggiungere oggi questo accordo con l’obiettivo di cogliere nuove opportunità per il settore vitivinicolo sia in Cina che in Asia. Si tratta di mercati con la maggiore crescita potenziale al mondo”.

Pacco Group Ltd è co-organizzatore, inoltre, di CFDF-China Food & Drink Fair e organizzatore del TAO Show, il fuori salone del vino di Chengdu, due tra le più importanti manifestazioni b2b su vino e spiriti in Cina.

Nel comparto wine ha una rete di contatti di oltre 60 mila produttori internazionali, importatori e distributori cinesi.

Tra i partner e i clienti, anche Agenzia Ice, Vinexpo, JamesSuckling.com, Rhône Valley, Bordeaux Wine School, French Dairy Inter Branch Organization.

Leggi anche l’articolo sulle Importazioni di vino in Cina

 

Vinitaly 2019, Salone Internazionale dei Vini e Distillati

 

Verona e la Cina: wine & food, ma anche turismo e stagione lirica areniana

Un’operazione – quella di Wine to Asia – a cui plaude anche il sindaco di Verona, Federico Sboarina: “Verona è stato il primo comune italiano a stipulare un gemellaggio con la città cinese di Hangzhou. Il tutto su un palcoscenico incredibile come quello della Via della Seta”.

“Il rapporto con la Cina deve essere culturale. Ma devono anche crescere gli scambi in ambito commerciale, soprattutto nel settore vitivinicolo dove possediamo ora un nuovo importante asset come Wine To Asia, primi in Italia”, spiega il sindaco di Verona.

“Insieme alla Fiera e alle categorie economiche del territorio dobbiamo lavorare per mettere in rete fin da subito tutte le eccellenze che possono interessare al mercato cinese. Non soltanto quelle agroalimentari”, sottolinea il sindaco di Verona, Sboarina. “Penso ad esempio all’offerta turistica o a quella della stagione lirica in Arena”. 

Il mercato del vino in Cina e in Estremo Oriente è di particolare interesse, quindi. Non solo per quanto movimenta d’affari di per sé: quasi 6,5 miliardi di euro.

Quel mercato è importante anche per le relazioni commerciali che consente di avviare. Dall’enoturismo nella provincia di Verona e nelle zone d’Italia più vocate, al turismo d’arte.

Senza dimenticare l’importanza della stagione lirica all’Arena di Verona.

 

Leggi anche l’articolo su Vinitaly e la promozione di vino in Cina

*** Foto © Veronafiere_Foto Ennevi

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A guide to “Top 100 Italian wines and winemakers of 2019”. The presentation at Vinitaly 2019

A guide to “Top 100 Italian wines and winemakers of 2019”. The presentation at Vinitaly 2019

“Top 100 Italian wines and winemakers of 2019”. This is the guide’s title presented at Vinitaly, the international wine exibition in Verona.

“Traditional values as drinkability, respect for the territory, craftsmanship and beyond”, underlines Luciano Ferraro, “are the guiding principles of the Top 100 Italian wines and winemakers of 2019”.

200 winemakers selected by Luca Gardini, sommelier, and Luciano Ferraro, managing editor of Corriere della Sera and author of divini.corriere.com.

The first part presents 100 wines for under 15 euros, and 100 more are proposed in the second part as best wines in the market.

Quality is key: it needs to be communicated and demonstrated”, Luca Gardini starts this way the book launch at Vinitaly 2019 on Monday 8th.

From small businesses to major companies, all focusing on quality.

In this regard, Priscilla Incisa della Rocchetta “the princess” of the legendary Sassicaia of Tenuta San Guido, is the best winemaker of the year.

An interpretation of the territory of Bolgheri, the main player in the success of this wine.

A wine that came about thanks to the intuition of Mario Incisa della Rocchetta, who created it on the Bordeaux model and then turned it into iconic wine.

First prize as traditional winemaker is Stefano Antonucci.

The visionary and eclectic owner of Santa Barbara teared up a little hearing the news.

Many ideas, technology and respect for the earth, these are the foundations on with Santa Barbara builds its work in the vineyard and the wine making process.

His purpose? Developing the great native grapes Verdicchio and Montepulciano and creating wines with originality and strong personality.

Moreover, the presence of Bruno Vespa, “Loyal to Corriere della Sera since he was a child”, highlights how the guide is built on sound basis.

It goes beyond trends, it is genuine.

 

Amarone Valpolicella

 

A guide to become well-informed, enlightened consumers

Winelovers can find in this guide a way to become well-informed, enlightened consumers.

“There is no good or bad wine, but wines making the difference” claims Luciano Ferraro shortly after, introducing Dietrich Ceolan, owner of Tenuta Ceo.

Best young winemaker, in his thirties, he support natural processes so as to grow grapes suitable for the production of great wines in South Tyrol’s Unterland.

Finally, the best foreign winemakers’s award goes to Willi Schaefer.

It’s a small family winery that dates back to the year 1121.

They produce exclusively Riesling, because this grape variety is qualitatively the best that thrives on the Graach’s sites.

Ferraro and Gardini with such knowledge and passion tell about tales of wines, tales of winemakers.

Behind each bottle produced, of course, there are people: workers and artists.

Poetically, in describing the brilliant salmon color of the newest member of the Ferrari family Giulio Ferrari Rosé, Luciano Ferraro thinks about the Alpenglow.

The pinkish color of the Alps visible after sunset or before sunrise.

And it is only in this way that the excellence of Italian wineries can move closer to people.

The guide will be on the newsstand together with Corriere della Sera for two months.

In addition, a final section concerning selected oils, beers and spirits is restated in this edition.

Martina Zanetti

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Enoturismo, il Veneto terza regione per il turismo in cantina. Dallo studio di Vinitaly indicazioni utili sulle cantine aperte ai turisti del vino

Enoturismo, il Veneto terza regione per il turismo in cantina. Dallo studio di Vinitaly indicazioni utili sulle cantine aperte ai turisti del vino

Il Veneto terza regione in Italia per afflusso di enoturisti.

Il Veneto è però la seconda regione preferita come destinazione di chi ha in mente di fare una vacanza legata al vino e alla visita in cantina.

Questo dimostra le potenzialità che il movimento per il turismo del vino possiede per portare visitatori e clienti nelle aziende vinicole.

Non a caso, anche in Veneto, le iniziative legate alle “cantine aperte” alla degustazione di vini hanno sempre grande successo.

I cittadini veneti, da parte loro, si dimostrano conoscitori attenti di etichette e denominazioni, oltre che appassionati enoturisti.

Sfatato il mito del consumo di vino in Veneto, insomma, che è inferiore a quello nazionale.

È questo lo spaccato regionale che emerge dall’indagine Mercato Italia, gli Italiani e il vino realizzata da Vinitaly con l’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor.

L’indagine è stata presentata a Vinitaly, il salone internazionale dedicato al vino e ai distillati.

La ricerca traccia il profilo dell’approccio al vino e dello stato di salute del mercato interno italiano, primo Paese produttore al mondo.

 

Vinitaly 2019 - consumo di vino in Italia - turismo del vino - enoturismo - Verona

Degustazione di vini a Vinitaly 2019. Il turismo in Italia e nel Veneto può sviluppare le potenzialità legate alle cantine aperte agli enoturisti e ai visitatori

 

I veneti e il consumo di vino: attenti alla qualità più che alla quantità

A sorpresa, i veneti che bevono vino sono in media meno degli italiani (84% rispetto all’88%).

Anche per volumi consumati, i veneti non sono affatto superiori.

Tuttavia, il winelover veneto conosce più a fondo il vino rispetto ai connazionali: se in Italia è 1 su 4 a dichiarare una discreta conoscenza del mondo del vino in Veneto è al 31%.

Il consumatore veneto dichiara poi di scegliere il criterio denominazioni (29% contro il 21% italiano) al momento dell’acquisto.

In Veneto si bevono meno vini rossi rispetto al resto della Penisola. In linea i vini bianchi con il consumo nazionale.

In gran spolvero gli spumanti, più consumati rispetto al campione nazionale.

Inutile menzionare lo spritz, che in regione conquista 6 punti percentuali in più rispetto alla media italiana.

Del resto, il mixato per eccellenza ha superato da tempo le calme acque della Laguna affermandosi ovunque.

Dalle Alpi allo Ionio, lo spritz è il re del fuori casa (e dell’aperitivo). E’ ormai un vero e proprio rito di iniziazione al vino per i palati più giovani.

 

Vinitaly 2019 - questionario Nomisma sul consumo di vino in Italia - vino e valori

 

Consumo di vino, valori e sentimenti. I dati utili per l’enoturismo

Vi è un aspetto dell’indagine di Vinitaly con l’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor che merita di essere osservato. E’ quello legato ai valori e agli stili di vita di chi beve vino.

I dati su quei valori e stili di vita consentono di trarre utili indicazioni per la politica sull’enoturismo, a cui ha fatto riferimento di recente anche il ministro delle Politiche Agricole e del Turismo, Centinaio.

Sull’enoturismo, va ricordato, proprio Centinaio ha firmato un decreto che contiene le Linee Guida per le cantine e le aziende vinicole che vogliono fare turismo del vino.

Cosa ci dice la ricerca di Vinitaly?

Il vino è associato a questi aggettivi:

  • tradizione
  • eleganza
  • arte e cultura
  • amore e romanticismo

Su questi valori e sentimenti sbaraglia i superalcolici e la birra.

La birra vince invece su tutti quando si parla di relax, amicizia e convivialità, semplicità e quotidianità.

La birra batte il vino quando al consumatore si parla di divertimento e allegria; e di monotonia. E’ alla pari con il vino quando si parla di benessere e formalità.

I superalcolici vincono quando al consumatore di bevande alcoliche si parla di divertimento e allegria, status symbol, formalità e monotonia.

Da queste indicazioni – nell’associazione fra aggettivi e vino da parte del consumatore di bevande alcoliche – possiamo trarre alcune conclusioni utili per le cantine che puntano sull’enoturismo.

Un’offerta di turismo del vino si caratterizza quando richiama la tradizione: il racconto della storia, degli usi e costumi dell’azienda vinicola.

Il turismo del vino attrae per il collegamento del vino all’arte e alla cultura.

Qui possiamo intendere il dato sia come collegamento con le bellezze storiche e artistiche del territorio dove si trovano le cantine. E sia come riferimento alla cultura del vino e ad una narrazione che ricomprenda vino, arte e storia.

Vi è poi l’amore e il romanticismo. Il turismo in cantina e nell’azienda vinicola – con le iniziative delle “cantine aperte” – va proposto anche nel quadro dei sentimenti, perché il vino bene si sposa con gli affetti per le persone più care e con le atmosfere romantiche.

 

Vinitaly 2019 - questionario Nomisma sul consumo di vino in Italia - turismo del vino - enoturismo

 

 

Cantine aperte, turismo e degustazione dei vini. Le potenzialità del Veneto

L’interesse dei veneti per le vacanze a tema vino vede oltre 1 veneto su 4 (26% contro il 23% italiano) ad aver fatto una vacanza in cantina.

A sua volta il territorio regionale veneto è protagonista delle vacanze enologiche non solo tra i suoi abitanti.

Il Veneto è infatti la terza regione preferita dagli italiani per fare turismo del vino. Il Veneto viene dopo Toscana, prima in classifica, e Piemonte. 

Il Veneto viene poi come seconda regione (24% contro il 27% della Toscana) dove un consumatore di vino vorrebbe fare una vacanza in cantina.

Questo conferma l’appeal che la regione del Veneto ha verso i turisti del vino.

E le potenzialità che la stessa Verona – grazie all’Amarone Valpolicella, al Soave, al Lugana e al Bardolino – ha nell’attrarre enoturisti con la sua offerta di vini e di cantine di qualità

Il turismo in Italia e nel Veneto ha grandi potenzialità sul fronte delle cantine aperte alla degustazione dei vini, ai visitatori interessati a tradizione storia arte e cultura, agli winelovers e ai turisti del vino.

Come dimostra il successo delle iniziative del movimento turismo vino.

Se il 23% degli italiani ha già fatto una vacanza nelle terre del vino, il 5% lo ha invece in programma, entro un anno. Mentre per il 26% è un’idea, non ancora programmata.

Quest’ultimo dato mette in evidenza come la comunicazione – fatta in modo adeguato – sia la strada giusta per le cantine aperte al turismo del vino. E agli appassionati di vini, cultura, arte e tradizione.

Leggi anche L’ENOTURISMO A VERONA: LA GUIDA DI VERONA WINE LOVE con percorsi e consigli utili

Leggi anche CANTINE E VINI DI VERONA

Leggi anche l’articolo sul Decreto sull’Enoturismo

Maurizio Corte
@cortemf
www.corte.media

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Vinitaly 2019 ha chiuso con 125 mila presenze e +3% di top buyer. E’ il salone del vino a Verona più grande di sempre

Vinitaly 2019 ha chiuso con 125 mila presenze e +3% di top buyer. E’ il salone del vino a Verona più grande di sempre

La 53ª edizione del Vinitaly, il Salone Internazionale dei Vini e Distillati di Verona ha chiuso i battenti.

Sono 125 mila le presenze registrate in questi giorni al Vinitaly, da 145 nazioni, in linea con l’edizione precedente.

Sono aumentati del 3% i buyer esteri accreditati, con 33 mila presenze.

I dati attestano l’interesse crescente degli operatori verso una manifestazione diventata un punto di riferimento del comparto vitivinicolo.

Commenta, il presidente di Veronafiere, Maurizio Danese: “Il ruolo guida di Vinitaly per il sistema vitivinicolo è stato confermato dall’attenzione istituzionale, con la visita del presidente del Consiglio, dei due vicepremier, del presidente del Senato, del ministro delle Politiche agricole e del Turismo, e a livello europeo con il commissario per l’Agricoltura”.

 

Vinitaly: 4600 aziende per il salone del vino più grande di sempre

“È stato il Vinitaly più grande di sempre, con 4.600 aziende, 130 in più dell’anno scorso, e 100mila metri quadrati espositivi netti; ma da domani saremo già al lavoro per migliorare ancora”, commenta Danese, presidente di Veronafiere.

Sottolinea Danese: “Continua la focalizzazione sulla selezione di visitatori verso una presenza sempre più professionale e internazionale. A riprova, sono aumentate di 20 mila, per un totale di 80 mila, le presenze di winelover al fuori salone di Vinitaly and the City”.

 

Vinitaly 2019 - the guide to the international wine event in Verona - April 2019 - AA

 

L’aspetto internazionale di Vinitaly 2019: 3% in più di top buyer

“Una delle cifre anche di questa edizione di Vinitay è stata di sicuro l’internazionalità, con l’ulteriore incremento del 3% dei top buyer presenti tra i padiglioni”, spiega Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere.

E aggiunge: “Merito delle ulteriori risorse investite sull’attività di incoming, con la selezione e gli inviti da 50 paesi target e la collaborazione con Agenzia ICE”.

Il presidente Danese precisa: “Dopo quella in Brasile, abbiamo lanciato la nuova piattaforma di promozione Wine To Asia attiva dal 2020 in Cina, a Shenzhen”.

 

Vinitaly 2019: in crescita gli operatori da Usa, Germania, Regno Unito e Cina

Nella top five delle provenienze degli operatori primeggiano gli Stati Uniti (+2% sul 2018), seguiti da Germania (+4%), Regno Unito (+9%), Cina (+3%) e Canada (+18%).

Su questo fronte molte bene il Giappone (+11%): un risultato che, sommato agli altri registrati dal Far East, supporta la scelta di Veronafiere di creare un nuovo strumento di promozione permanente dedicato all’Asia.

 

Un salone del vino sempre più digital

“Questo è stato anche un Vinitaly sempre più digital e connesso”, spiega il direttore generale Mantovani. “Un Vinitaly che ha certificato la centralità nella nostra community globale della Directory online in nove lingue che conta più di 4.500 aziende e 18mila vini (aumentati del 20%) e ha registrato oltre 1 milione di visite nelle ultime due settimane, senza dimenticare il debutto della geolocalizzazione nei padiglioni, per facilitare l’incontro tra domanda e offerta».  

E ancora il dg Mantovani: “Vinitaly Directory, la business guide online in 9 lingue, supera le 18mila etichette (+20%). Boom di visite del portale: in due settimane oltre 1 milione di pagine visualizzate”.

 

Vinitaly and The City - fuori salone del vino a Verona per winelovers

 

Vinitaly and The City, il fuorisalone del Vinitaly e le altre manifestazioni

A Vinitaly and the City 80 mila appassionati e winelover tra Verona (70 mila) e i tre borghi storici della provincia: Bardolino, Valeggio sul Mincio e Soave (in tutto 10 mila presenze).

Ad integrare e ampliare l’offerta di Vinitaly, si sono svolte come ogni anno in contemporanea Sol&Agrifood, la manifestazione di Veronafiere sull’agroalimentare di qualità ed Enolitech, rassegna su accessori e tecnologie per la filiera oleicola e vitivinicola.

Quest’anno si è affiancata anche Vinitaly Design  che ha proposto prodotti e accessori che completano l’offerta legata alla promozione del vino e all’esperienza sensoriale.

Un panorama di proposte che vanno dall’oggettistica per la degustazione e il servizio, agli arredi per cantine, enoteche e ristoranti, sino al packaging personalizzato.

Questa edizione del Vinitaly, Salone Internazionale del Vino e Distillati di Verona, è da considerarsi la più grande di sempre.

Nei quattro giorni della manifestazione sono stati presenti 4.600 aziende espositrici (130 in più dello scorso anno) da 35 nazioni su 100mila metri quadrati netti espositivi.

La 54ª edizione di Vinitaly è in programma dal 19 al 22 aprile 2020.

Nicola Albi

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