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La Pizza: orgoglio italiano dalle origini millenarie. Scopri la storia della pizza dal periodo Neolitico fino ai nostri giorni

La Pizza: orgoglio italiano dalle origini millenarie. Scopri la storia della pizza dal periodo Neolitico fino ai nostri giorni

La pizza è davvero uno dei simboli più importanti del nostro Paese in tutto il mondo; la sua è una favola che affonda le radici in una storia millenaria che per qualcuno risale addirittura al Neolitico.

Ma quando è nata la pizza? Qual è la sua storia? Oggi lo scopriremo insieme.

 

Le origini della pizza

ricetta pizza e vini veronesi. La pizza con il vino Bardolino Chiaretto Doc

 

Torniamo all’alba dei tempi, per essere più precisi durante il Neolitico.

L’uomo aveva appena padroneggiato l’uso del fuoco e, di conseguenza, iniziavano a comparire le prime (seppur semplici e appunto primitive) tecniche di cottura.

Tra le più importanti troviamo la cottura su pietra ed è proprio qui che possiamo collocare il primo  vero e proprio passo della nostra storia.

 

Pizza e Vicino Oriente

Artigiani egiziani durante la preparazione del pane

Alcuni artigiani egiziani durante la preparazione del pane

Con la nascita e la rapida diffusione delle prime tecniche dell’agricoltura e la scoperta della cottura sulla pietra, gli uomini del Vicino Oriente non tardarono a capire che l’unione di queste 2 scoperte rappresentava uno dei metodi più efficaci per la produzione di pane azimo e polente a base di cereali.

Ma la scoperta più importante la si deve agli Egizi.

Furono proprio loro infatti, seppur senza esserne consapevoli, a gettare le basi della panificazione, introducendo il lievito nella preparazione di pane, focacce e della pizza “antica”.

 

La storia della pizza e Roma

Mosaico dell'antica Roma

Un mosaico dell’antica Roma; salta all’occhio il disco di pane

 

Inventato il pane, le origini della pizza vera e propria si spostano nell’antica Roma.

I contadini dell’epoca, incrociando tra loro i vari tipi di farro allora conosciuti, diedero vita alla farina (“far” in latino significa proprio farro).

 

Impastando poi la farina con chicchi di frumento, sale e erbe aromatiche e dando a questa pasta la tipica, e per noi familiare, forma rotonda, diedero vita alla prima focaccia della storia.

 

Le origini della pizza tonda, o meglio, della focaccia farcita, si devono quindi agli antichi romani che, utilizzando il calore della cenere, erano soliti cuocere questi dischi di pane, utilizzati poi per racchiudere e condire le più diverse e gustose pietanze dell’epoca.

Mancano però numerosi ingredienti per arrivare alla pizza che tutt’oggi conosciamo, amiamo e gustiamo.

 

Contadino romano durante la lavorazione del farro

Un basso rilievo che raffigura un contadino romano intento a lavorare il farro

La parola pizza: un termine di origine Longobarda

 

Uno di questi è il vero e proprio termine pizza.

Fin’ora abbiamo infatti abbiamo utilizzato termini come pane, focaccia e polenta.

Il termine pizza quando è stato coniato per la prima volta? Da dove viene?

Nel VII dopo Cristo, con l’arrivo in Italia dei Longobardi, inizia a circolare un nuovo vocabolo gotico-longobardo: “bizzo”, talvolta detto “pizzo”. In tedesco “bizzen”. Ovvero morso.

Ci siamo quasi.
Da morso a boccone, da pezzo di pane a focaccia la sineddoche a catena è servita.

 

Affresco di una cucina tipica del 1300

Una tipica cucina del 1300

Verso l’anno Mille si trovano infatti i primi documenti ufficiali col termine “pizza”.

Come in uno datato 1195 e redatto a Penne, in Abruzzo. O quelli della Curia Romana del 1300, dove si parla di “pizis” e “pissas” riferendosi ad alcuni tipici prodotti da forno, di quel periodo, nel centro-sud della penisola. Abruzzo e Molise su tutti seguiti da Napoli.

Ci stiamo avvicinando sempre di più.

 

Finalmente la pizza arriva a Napoli

Nel 1535, finalmente, nella sua “Descrizione dei luoghi antichi di Napoli”, il poeta e saggista Benedetto Di Falco dice che la “focaccia, in Napoletano, è detta pizza”.

È ufficiale, nemmeno in Campania l’evoluzione della pizza si è mai fermata, tanto meno quella della tradizione.

 

Un esempio? La tipica schiacciata di farina di frumento, impastata con aglio, strutto e sale grosso che nonostante l’avvento della pizza nel ‘500 incontra il favore delle famiglie povere del Meridione.

In breve tempo però lo strutto viene sostituito dall’olio d’oliva, aprendo la via a ingredienti come formaggi e riscoprendo l’uso delle erbe aromatiche.

È così che, all’alba del XVII secolo fa la sua prima apparizione la pizza “alla Mastunicola” (in dialetto napoletano, del maestro Nicola), una ricetta dall’intenso profumo di basilico.

 

Il pomodoro dalle Americhe

 

L’impasto c’è, il formaggio e il basilico ci sono, all’appello manca solo una cosa: il pomodoro.

È solo nel 1600 che la pizza moderna inizia a prender forma. Pasta per pane cotta in forni a legna, condita con aglio, strutto e sale grosso, oppure, nella versione più “ricca”, con caciocavallo e basilico.

Con la scoperta dell’America, poi, arriva il pomodoro anche in Italia e tutto prende un sapore diverso.

Ma si dovrà aspettare il 1700 prima che il pomodoro abbandoni il suo ruolo di pianta ornamentale (considerata anche afrodisiaca), abbracciando così la sua vocazione culinaria.

Il pomodoro fu dapprima usato in cucina come salsa cotta con un po’ di sale e basilico, mentre più tardi qualcuno ebbe l’intuizione di utilizzarlo, inventando, così senza volerlo, la pizza come la conosciamo oggi.

Pur senza mozzarella, che invece completa questa storia solo nel 1800. Lo stesso secolo in cui, ormai, la pizza è diffusissima nel popolino, ma non solo.

 

La “reale” pizza napoletana

La regina Margherita e l'omonima pizza

Nemmeno i reali riuscirono a sottrarsi al gusto e al profumo della pizza

 

La prima ricetta della pizza come la conosciamo oggi è riportata in un trattato dato alle stampe a Napoli nel 1858, che descrive il modo in cui in quegli anni si prepara la “vera pizza napoletana”.

Francesco De Bourcard in “Usi e costumi di Napoli e contorni descritti e dipinti” arriva perfino a citare una sorta di pizza Margherita ante litteram, con mozzarella e basilico.

Il pomodoro, poi, è ancora opzionale, mentre per i condimenti, si legge, si può usare “quel che vi viene in testa”.

Si arriva all’approvazione ufficiale della pizza nel 1889, in occasione della visita a Napoli degli allora sovrani d’Italia re Umberto I e la regina Margherita.

Questo è davvero un capitolo prezioso per la storia della pizza e, forse, quello più conosciuto.

Durante la passeggiata nella città campana, i regnanti furono accolti da Raffaele Esposito.

Cosiderato il miglior pizzaiolo dell’epoca, che realizzò per loro tre pizze classiche: la pizza alla Mastunicola (strutto, formaggio, basilico), la pizza alla Marinara (pomodoro, aglio, olio, origano) e la pizza pomodoro e mozzarella (pomodoro, olio, mozzarella, origano), realizzata in onore della regina Margherita ed i cui colori richiamavano intenzionalmente il tricolore italiano.

La sovrana apprezzò così tanto quest’ultima da volerne ringraziare ed elogiare l’artefice per iscritto.

E l’unico modo per contraccambiare il gesto da parte del pizzaiolo fu quello di dare il nome della regina alla sua creazione culinaria: “Pizza Margherita”.

 

Prima l’Italia, ora il Mondo: la pizza come fenomeno globale

Tra Ottocento e Novecento, parlare di pizza è ormai cosa normalissima. E nel tempo ne nascono varianti di qualsiasi genere, per tutti i gusti.

La seconda ondata di diffusione, ad ogni modo, si ha dopo la Seconda Guerra Mondiale.

La pizza esce dai confini del meridione d’Italia per sbarcare al nord e col boom industriale nel triangolo Milano, Torino e Genova migliaia di emigranti si spostano con le loro famiglie con i modi, gli usi e costumi a loro pertinenti.

Negli anni Sessanta, poi, le pizzerie arrivano praticamente in tutto il Paese. E nel giro di qualche anno, in tutto il mondo.

Dalla Cina al Medio Oriente, dall’Europa dell’est all’America del sud.

Tutti non sanno più farne a meno. E, giustamente, è da non poco in campo la candidatura dell’arte dei pizzaioli napoletani come patrimonio dell’umanità dell’Unesco.

Difficile immaginare un riconoscimento diverso per un piatto con una storia del genere.


Articolo a cura di
Andrea Braga

In bicicletta lungo la Strada dei Vini e dei Sapori del Garda: 6 percorsi tra Sirmione, Salò e le colline della Valtènesi. Scopri gli itinerari

In bicicletta lungo la Strada dei Vini e dei Sapori del Garda: 6 percorsi tra Sirmione, Salò e le colline della Valtènesi. Scopri gli itinerari

La Strada dei Vini e dei Sapori del Garda si snoda lungo le rive del lago, da Sirmione a Limone, sponda bresciana del Lago di Garda.

I percorsi per bicicletta o mountainbike che ti proponiamo oggi sono stati messi a punto dall’associazione Strada dei Vini e dei Sapori del Garda.

Pensati per chi ama la tranquillità delle colline dell’entroterra Gardesano, sono tutti percorsi immersi nella natura: passano per vigneti, oliveti, campi e boschi. E non presentano particolari difficoltà.

Per chi si è attrezzato con un navigatore satellitare, sul sito La Strada dei Vini e dei Sapori del Garda è presente anche la versione gpx scaricabile gratuitamente. Per ogni percorso, vi inseriamo qui il link alla pagina, con tutte le specifiche del singolo bike-tour.

Inoltre, lungo la Strada dei Vini e dei Sapori del Garda, sono molte le cantine presenti e hai dunque la possibilità di goderti un buon bicchiere di vino direttamente in cantina.

I percorsi sono 6 e spaziano da Sirmione a Salò alle colline dell’entroterra, dove si producono i famosi vini D.O.C.: Garda Classico, Lugana e San Martino della Battaglia.

Ti ricordo la possibilità di arrivare da Verona a Sirmione o a Salò anche con il traghetto, oltre che con l’auto.

 

1. SIRMIONE – LUGANA

vigneto del vino Lugana - veronawinelove

Un vigneto per la produzione di uve per i vini Lugana Doc

 

Inizio e fine del percorso è la penisola di Sirmione, che può essere raggiunta anche in battello dalla parte veronese del Lago di Garda.

Il percorso è un bel giro su due ruote tra i vigneti del vino Lugana.

Si parte da Sirmione in direzione San Martino della Battaglia, dove vi consigliamo una sosta alla Torre, eretta per onorare la memoria di re Vittorio Emanuele II e di quanti hanno combattuto per l’indipendenza e l’Unità d’Italia nelle Campagne dal 1848 al 1870

Il percorso prosegue per Pozzolengo e poi, attraverso le vigne raggiungiamo il lago a Punta Gro. Qui è possibile fare una sosta e fare il bagno, prima di proseguire sulla pista ciclabile e rientrare a Sirmione.

Il tragitto non presenta particolari difficoltà.

Lunghezza: 32 km
Tempo: 2,5 ore circa
Grado di difficoltà: facile

Vedi mappa percorso

 

2. BEDIZZOLE – VALTÈNESI

Castello di Drugolo

Il castello di Drugolo è situato nella Valtènesi, in provincia di Brescia

 

Il paese di Bedizzole dista circa 10 km dalla riva del lago di Garda ed è immerso nelle colline della Valtènesi.

Lontano dal turismo del lago, tra la quiete della campagna, questo percorso è una rilassante gita in bicicletta.

Il percorso inizia al Duomo di Bedizzole. Da qui ci muoviamo in direzione di Cantrina. Su una splendida via ciclabile raggiungiamo Sedana, fiancheggiando il fiume Chiese.

Da qui parte una strada bianca che ci porta a Castel Drugolo, imponente struttura del 14° secolo, oggi proprietà privata.

Si prosegue poi per stradine secondarie fino ai comuni di Carzago Riviera e Terzago.

Qui occorre fare attenzione perché, un tratto di 500 m dopo il cimitero, è da percorrere contromano.

Si passa poi per Burago e per Mocasina, da cui una piccola pista ciclabile ci riporta  al paese di Bedizzole.

Lunghezza: 30 km
Tempo medio percorso: 2,5 – 3 ore circa
Grado di difficoltà: facile per MTB

Vedi mappa percorso

 

3. DESENZANO – LONATO – SALO’

Cicloturismo sul Lago di Garda

Cicloturismo sul Lago di Garda: scorci su Salò 

 

Il percorso si snoda nel cuore panoramico della Valtènesi e percorre per lunghi tratti la bella ciclabile che collega Lonato a Salò.

Tuttavia, per questo percorso è richiesto un minimo di preparazione fisica, dal momento che la ciclabile è un continuo saliscendi con dislivelli fino a 650 m.

I meravigliosi scorci sul lago ripagano però lo sforzo.

La pista ciclabile evita di attraversare i centri abitati, ma vi consigliamo qualche deviazione per ammirare la zona.

Il Castello di Padenghe sul Garda, Polpenazze e a Puegnago sono poco lontani dalla ciclabile.

Raggiunti i laghetti di Sovenigo comincia una discesa verso la Villa di Salò e da qui si prosegue su di una ciclabile fino al centro di Salò, che merita una visita.

Il ritorno può essere fatto con il traghetto.

Lunghezza: 44 km
Tempo medio percorso: 4-5 ore
Grado di difficoltà: media

Vedi mappa percorso

 

4. SALO’ –  ROCCA DI MANERBA

Moniga del Garda - Lago di Garda - Agenzia Corte&Media - Photo Dreamstime

Veduta di Moniga del Garda

Partendo dal lungolago di Salò percorriamo una nuova pista ciclabile che ci conduce, tra gli uliveti, sulle colline di San Felice, Manerba e Moniga del Garda. 

Sul percorso incontriamo la Rocca di Manerba, imponente rupe che in passato fu luogo di culto, castello e covo di briganti.

Lo sguardo sulle acque lacustri cambia a ogni curva, ma l’ultimo tratto del percorso è mozzafiato.

Questa è la valle che conduce alla baia di Salò.

Per l‘arrivo e la partenza da Salò si può, tra l‘altro, utilizzare il traghetto.

Lunghezza: 33 km
Tempo medio percorso: 3,5 – 4 ore circa
Grado di difficoltà: facile per MTB

Vedi mappa percorso

 

5. TREMOSINE – CORNA VECCHIA

In bicicletta sul Lago di garda

In bicicletta sul Lago di Garda: vista da Tremosine. Con questo percorso si raggiunge Tremalzo, un must per gli amanti di mountainbike

 

Questo percorso, suggestivo e non troppo difficile per mountaibiker, si snoda attraverso vecchie strade militari sulle montagne bresciane, a Tremosine, sopra la riva nord-ovest del Lago di Garda.

Il nostro giro comincia a Vesio, un paesino all‘inizio della Valle di Bondo. Da qui parte una vecchia strada militare che sale fino a Tremalzo, montagna cult per tutti i mountainbiker.

Dopo un primo tratto comincia una lenta salita verso il Passo Nota.

Giunti a Passo Nota, si incontra, oltre al rifugio, anche un pezzo di storia della regione Lombardia: un cannone originale della prima guerra mondiale ricorda che qui passava la linea del fronte tra italiani e austriaci.

La parte finale del percorso comincia con una breve salita su strada sterrata verso il cimitero di guerra.

La vecchia strada militare, interrotta da tunnel, si snoda prima lungo il versante del Monte Traversole, Corna Vecchia e Corno Nero e poi ridiscende in molti tornanti per Vesio, punto di partenza del nostro giro.

Lunghezza: 19 km
Tempo medio percorso: 3,5 ore
Grado di difficoltà: solo per MTB

Vedi mappa percorso

 

6. SALO’- SERNIGA

In bicicletta sul Garda

In bicicletta sul Garda bresciano: la baia di Salò

 

Questo percorso è un breve tragitto intorno al Monte San Bartolomeo a Salò, molto panoramico e non troppo difficile per mountainbiker.

Può essere percorso per quasi tutto l‘anno.

Si parte dal porto: il primo tratto in salita percorre la trafficata Gardesana.

La strada prosegue poi in molti tornanti verso l’alto in direzione Serniga.

Un sentierino conduce dalla strada al punto panoramico di Corna Busarola, dove si possono ammirare le ripide pareti rocciose che precipitano nella Valle Sabbia.

Torniamo poi sulla strada principale e, giunti al paesino di Gazzane imbocchiamo una bella pista sterrata.

Giunti a Trebiolo una piccola strada ci riporta velocemente in discesa a Salò.

Lunghezza: 16,5 km
Tempo medio percorso: 2,5 – 3 ore circa
Grado di difficoltà: solo per MTB

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Per chi ama le due ruote, il Lago di Garda offre percorsi di diverse tipologie e difficoltà: ti ricordo la Ciclabile di Limone, che collega Capo Reamol al confine con Riva del Garda.

Sono itinerari percorribili sia d’estate sia d’inverno: per maggiori informazioni ti consigliamo di contattare il nostro partner Bike Experience di Fabio Boeti e Allmost MTB di Francesco Trentini e scegliere con loro il percorso che più incontra i vostri desideri.

Foto di copertina: Limone sul Garda, Gianni Crestani ph

Lago di Garda e vini Bardolino e Lugana

Enoturismo e bicicletta: scopri i vini del lago di Garda

Se ami il buon vino, una gita in bicicletta può prevedere anche una sosta in una delle tante cantine che si trovano lungo il tragitto.

La zona di Peschiera, insieme a Sirmione, è la patria del vino Lugana.

L’altra sponda del lago si caratterizza invece per la produzione dei vini Bardolino e del Bardolino Chiaretto, il vino rosa dell’estate.

Senza dimenticare lo spumante Garda Doc, altro bianco molto amato. E, alle spalle del lago, i vini Custoza.

 

Enoturismo - Turismo del Vino - Enogastronomia

Rimani informato sul mondo del turismo del vino sul Lago di Garda, a Verona e in Italia sul Magazine Verona Wine Love

Se vuoi saperne di più sul lago di Garda e i suoi vini, leggi la GUIDA TURISTICA AL LAGO DI GARDA proposta da Verona Wine Love.

Articolo a cura di Sara Soliman

 

 

IL LAGO DI GARDA: GUIDA AI PERCORSI 

COME RAGGIUNGERE VERONA E IL LAGO DI GARDA CON I MEZZI PUBBLICI

 

Consigli di abbinamento vino-cibo per il pranzo di Natale. Leggi i suggerimenti del sommelier AIS Gianpaolo Breda

Consigli di abbinamento vino-cibo per il pranzo di Natale. Leggi i suggerimenti del sommelier AIS Gianpaolo Breda

Dicembre, si sa, è un mese di pranzi e cene. Cene di lavoro, cene con gli amici, pranzi e cene di famiglia. Ma soprattutto c’è il pranzo di Natale.

A me piace curarlo personalmente, nella tranquillità di casa. E credo sia così per la maggior parte degli italiani.

Dall’antipasto al dessert, carne o pesce.

Ho chiesto a Gianpaolo Breda, dell’ AIS (Associazione Italiana Sommelier), qualche consiglio per portare in tavola il vino adatto.

 

Delegato provinciale AIS Veneto - Gianpaolo Breda

Gianpaolo Breda – Delegato provinciale AIS Veneto

 

Gianpaolo, partiamo con il tipico pranzo natalizio veronese: per antipasto un assortimento di salumi e sottaceti, poi un primo piatto di tortellini di carne o lasagne alle bolognese e un secondo piatto di carne bollita con salsa pearà.
Quali vini abbinare?

Ci sono due o tre cose da cui il sommelier fugge a gambe levate e una di queste sono i sottaceti: il limone, l’aceto o le sensazioni eccessivamente amare possono rendere impossibile un abbinamento con il vino.

Ricominciamo da capo e pensiamo ad un bel tagliere di affettati misti (senza sottaceti), magari con della sopressa veneta e qualche fettina di prosciutto veneto berico-euganeo.

Qui ci abbiniamo uno spumante metodo classico del territorio, Lessini Durello 36 mesi sui lieviti: porta pulizia al palato e sicuramente un momento di festa.

Continuerei con la delicatezza di un Bianco di Custoza per i tortelli di carne.

La lasagna invece è più esigente, cerco nel vino freschezza e anche un po’ di tannino, quindi un rosso giovane di medio corpo, ad esempio un Bardolino Classico del 2018.

La carne bollita è spesso servita con il cotechino la lingua e salsa pearà, qui proporrei un Valpolicella Classico Superiore 2017, per avere un po’ di morbidezza in più va bene anche un Valpolicella Classico Superiore Ripasso 2016.

Per la scelta delle etichette puoi consultare Vinetia la guida AIS dei migliori vini del Veneto.

 

Abbinamento vino e carne

Per scegliere un vino rosso dobbiamo considerare corpo, morbidezza ed evoluzione del vino

 

 

Cosa mi dici sulle temperature di servizio? 

Il pranzo natalizio è un appuntamento imperdibile per proporre ad amici e parenti qualche buona bottiglia che teniamo in serbo con tanta cura, ma attenzione alla temperatura di servizio perché possiamo rovinare il profilo sensoriale di un vino solo servendolo alla temperatura sbagliata.

Lo spumante vive di freschezze (acidità) e la bassa temperatura le esalta, quindi gestiamolo intorno ai 4-6°C, i bianchi giovani intorno agli 8-10°C per i rossi va bene i 16-18°C. 

 

La carne rossa, si sa, richiama un vino scuro. Ma anche qui dobbiamo fare le opportune differenze, giusto?

Sfatiamo il luogo comune che con la carne si abbina sempre il vino rosso e con il pesce il vino bianco, usciamo da questo impasse perché le varianti sul carattere dei vini permettono grandi variazioni sul tema.

Tornando a noi, certo se penso ad una succulenta costata di manzo alla griglia ma anche ad un filetto alla Voronoff, un vino rosso diventa un ottimo compagno di viaggio, ma quale rosso? Abbinare a caso un vino solo perché è rosso è sbagliato.

Per questi abbinamenti nel vino dovrò cercare il corpo, la morbidezza e l’evoluzione e perché no, magari anche un po’ di eleganza.

Giusto per giocare in casa un Amarone della Valpolicella potrebbe fare al caso nostro.

 

E con un menù vegetariano? Ad esempio torte salate alle verdure e formaggi, una crema di zucca, un risotto alle verdure…

Hai toccato un tema decisamente interessante, il mondo vegetariano necessita di molta attenzione nella proposta dei vini perché i piatti sono spesso delicati, ed il vino può facilmente sovrastarli.

Un’ottima proposta potrebbe ricalcare il mondo dei delicati vini rosati italiani del Garda o del Salento oppure giocare sull’aspetto aromatico e fresco di alcuni bianchi giovani dell’Alto Adige come il Valle d’Isarco Sylvaner o il Südtirol Kerner.

Il primo lo abbinerei alla torta salata il secondo alla crema di zucca.

Per il risotto alle verdure va bene un Lison Classico, giusto per non dimenticare il nostro bistrattato Tocai.. ops! ex Tocai.

 

Passiamo ai dolci. Pandoro o panettone: meglio le bollicine o il passito? 

Personalmente tengo i passiti per le torte di mandorle, le frolle con caramello e noci o i classici cantucci toscani e zaleti veneziani.

Il panettone e il pandoro sono invece un’altra cosa, sono i più famosi dolci di Natale ed essendo delicati, a pasta lievitata con una nota di grassezza dovuta alla presenza del burro e una piacevole fragranza e aromaticità, la scelta del vino si sposta verso uno spumante dolce aromatico dotato di una bella freschezza e poco alcolico.

Per esempio un Colli Euganei Fior d’Arancio Spumante o un Moscato d’Asti Spumante, costano molto meno di uno Champagne e ci daranno più soddisfazione nell’abbinamento. 

 

>> Leggi anche Vino spumante a Natale

>> Scopri Gli spumanti di Verona

 

Abbinamento pandoro e vino

Pandoro o panettone: la scelta perfetta è un vino spumante aromatico, fresco e poco alcolico

 

 

E per chi ama il cioccolato? So che alcune preparazioni a base di cacao mettono in difficoltà il sommelier. È vero?

La barretta di cioccolato fondente, soprattutto se ha un’alta percentuale di cacao, va abbinata semplicemente ad un distillato (andrei su un Rum Reserva Soleras di almeno 15 anni).

Se pensiamo invece ad un dessert a base di cacao, ad esempio un tortino di cioccolato con cuore fondente o meglio ancora una sachertorte in stile viennese, allora ce la possiamo fare.

La scelta ricadrà in un vino dolce passito rosso di grande persistenza le cui morbidezze e tannino si fondono all’intensità gustativa del dessert lasciando al palato piacere e armonia di sapori.

Un vino adatto a questo scopo, rimanendo nella provincia scaligera, è il Recioto della Valpolicella oppure uscendo dalla zona il Raboso Piave passito, il Colli di Conegliano Refrontolo passito o ancora il Sagrantino di Montefalco passito. Provare per credere.

 

E tu, come passerai il Natale? E quale quale sarà il tuo abbinamento (sicuramente perfetto) per il pranzo tipico veneziano?

Sara, ho la mamma cuoca che da più di cinquant’anni sta dietro ai fornelli e a Natale riunisce la famiglia.

Secondo te posso farmi mancare i tortelli ripieni di magro di manzo in brodo e magari il cappone arrosto con ripieno e il cotechino?

Per il dolce invece, oltre al pandoro servito con un po’ di crema di zabaione, prepareremo i biscotti tipici di Venezia, i zaleti e i bussolai.

Con i vini mi divertirò ad aprire “le bottiglie delle mie emozioni”.

Aprirò uno Champagne Perrier Jouet Gran Brut per sentire l’eco delle terre lontane dei cugini francesi, un terroir unico da sempre invidiato.

A seguire un Riesling Trocken 2014 della Mosella di Markus Molitor perché nella sua semplicità ha un sorso voluttuoso che contiene morbidezza, freschezza, mineralità e aromaticità.

A seguire un Torgiano Rosso Riserva Vigna Monticchio 2004 Lungarotti perché è il vino che mi ha fatto innamorare, una sorta di “battesimo” nel mondo dell’AIS.

Per finire un canadese Vidal Icewine Inniskillin 2013 perché mi è sempre piaciuta la piacevole leggiadria del sorso e la freschezza che solo i vini del ghiaccio sanno dare. 

 

Benissimo, grazie per i tuoi preziosi consigli. E Buon Natale!

Buon Natale a tutti e Buone Feste!

 

>> Info per i nuovi corsi AIS da gennaio in tutte le province del Veneto su https://www.aisveneto.it/corsi.htm

 

Articolo a cura di Sara Soliman
redazione@veronawinelove.com

Pizza in teglia alla Romana, pizza al lavarello e i vini da abbinare

Pizza in teglia alla Romana, pizza al lavarello e i vini da abbinare

Scopriamo insieme due ricette di pizza al pesce da abbinare a vini freschi di qualità

Con l’arrivo dei primi caldi estivi anche nel mondo della pizza è necessario adattarsi andando a calibrare per bene ingredienti fondamentali per l’impasto, primo fra tutti l’acqua.

Nonostante possa sembrare la solita frase ripetuta più e più volte in estate, non è tanto il caldo ma “è proprio l’umidità che ci frega”.

Con l’innalzarsi dell’umidità è necessario, se non fondamentale, prestare particolare attenzione alla quantità d’acqua utilizzata nell’impasto.

Se dovessimo utilizzare la stessa quantità d’acqua della nostra tipica ricetta in questi giorni così caldi e afosi, il risultato finale sarebbe tutt’altro che soddisfacente.

L’impasto risulterebbe molto appiccicoso e difficile da lavorare, mettendo a dura prova la nostra abilità e, soprattutto, la nostra pazienza.

È per questo che, con questa breve premessa riguardante l’acqua nell’impasto, ho deciso di trattare 2 diversi argomenti legati all’acqua

Un nuovo impasto: Pizza in teglia alla Romana

Pizza in teglia alla romana

Pizza in teglia alla romana appena stesa

Il primo argomento che voglio trattare è un nuovo tipo di impasto, molto particolare e, a parer mio, più versatile rispetto al “classico” impasto per la pizza.

Cari wine lovers: l’impasto per la Pizza in teglia alla romana.

Ecco cosa ci servirà:

  • 750 gr di farina
  • 450 g di acqua
  • 50 gr di olio extra vergine d’oliva
  • 25 gr di lievito
  • 15 gr di sale
  • 10 gr di malto

 

Durante la preparazione di questo impasto ci sono 2 punti fondamentali da osservare: che l’acqua sia molto fredda e che il sale venga aggiungo a circa metà della preparazione dell’impasto.

Nella nostra tipica impastatrice a spirale uniamo tutti gli ingredienti ad eccezione del sale, ed impastiamo per circa 6 minuti a velocità 1.

Una volta passati 6 minuti, aggiungiamo il sale e aumentiamo la velocità da 1 a 2.
Lasciamo quindi riposare per circa 20 minuti a temperatura ambiente.

Spezzettiamo il nostro impasto in pezzi di circa 1200/1300 gr per le tipiche teglie 40×60 cm.

Lasciamo quindi riposare per altri 20 minuti, nel frattempo ungiamo con l’olio le nostre teglie e iniziamo a stendere il nostro impasto, cercando di distribuirlo in maniera uniforme all’interno della nostra teglia.

Copriamo dunque le teglie con un canovaccio umido e lasciamo riposare per circa 60 minuti, dopo di che inforniamo a 240° C

A differenza dell’impasto per la pizza è facile notare come quest’impasto presenti una percentuale di acqua maggiore, che si aggira infatti intorno all’80%.

Caratteristiche fondamentali di questo impasto, una volta cotto, sono 2: la croccantezza e l’alveolatura, dovuta all’alta quantità di acqua nell’impasto.

Pizza d’estate: ricette leggere e gustose

E ora passiamo alla parte più “godereccia” di questo articolo: le ricette.

Entrambe le ricette che vi porto oggi sono state pensate e influenzate dal caldo estivo di questi giorni.

La prima è una Pizza in teglia alla romana con crema di melanzane, salmone marinato, zenzero e limone.

La seconda è una ricetta che ha come protagonista il pesce lavarello, conosciuto anche come coregone, pesce di acqua dolce molto diffuso nel Lago di Garda.

Questo salmonide, unito ad uno degli ingredienti simbolo della cucina pugliese cioè le cime di rapa, andrà a comporre la Pizza con lavarello al forno e crema di cime di rapa.

Pizza in teglia con Salmone

Il gustoso sapore del salmone incontra la croccantezza della pizza in teglia

Partiamo con la ricetta della Pizza in teglia alla romana. Ecco cosa ci servirà:

  • 5 cubetti di pizza in teglia alla romana larghi circa 5 cm
  • 320 gr di crema di melanzane
  • 240 gr di salmone marinato
  • 20 gr di zenzero candito

Per la crema di melanzane:

  • 1500 gr di melanzane
  • 80 gr di olio extra vergine d’oliva
  • 20 gr di olio aromatizzato all’aglio
  • Sale

Per il salmone in marinatura con limone e zenzero:

  • 100 gr di salmone fresco
  • 35 gr di sale
  • 25 gr di zucchero
  • Zenzero fresco
  • Scorza di limone non trattato

Per la crema di melanzane: laviamo e mondiamo le melanzane, cuociamole intere nel forno a microonde.
Sbucciamole e frulliamone la polpa con il resto degli ingredienti.

Per il salmone in marinatura con limone e zenzero: squamiamo il pesce, sfilettiamolo e togliamo le lische. Mettiamo i filetti di salmone in un sacchetto di plastica (vanno benissimo i sacchetti per freezer oppure quelli per il sottovuoto), coprendoli con sale e zucchero.

Lasciamolo marinare per almeno 24 ore, quindi laviamolo per bene in acqua e asciughiamolo con cura.
Aromatizziamolo in superficie con dello zenzero e con la scorza di limone grattugiati, poi tagliamolo a fettine sottili.

Per la pizza: cuociamo l’impasto come nella ricetta base (vedi all’inizio di quest’articolo), a metà cottura aggiungiamo dei pezzettini di mozzarella.

A cottura ultimata farciamo con la crema di melanzane e con le fettine di salmone, guarnendo se vi va con dello zenzero fresco tritato e dei ciuffetti di insalata valeriana.

Per quanto riguarda i vini, con questa pizza si sposano perfettamente dei vini bianchi quali un Soave Classico DOC (gradevole e intenso al naso, caratterizzato in particolare dal sentore fruttato di pera, cui si aggiungono leggere sfumature agrumate e lievi ricordi di frutta tropicale.

La bocca segue le orme del naso, risultando armoniosa, delicata e di buona persistenza).

Perfetto anche un Pinot Grigio DOC (che al naso si esprime con sentori di frutti tropicali, note di fiori bianchi e cenni minerali. Al palato si presenta fresco, equilibrato e di media persistenza) o anche un Lugana DOC (Giallo paglierino con intensi riflessi dorati.

Ricco e aromatico al naso, caratterizzato dal richiamo alla pesca gialla, che viene impreziosito da sfumature di vaniglia e mandorla. La bocca ricalca l’olfattiva, dimostrandosi equilibrata e di buona persistenza).

L’incontro tra il Lago di Garda e la Puglia: Lavarello e Cime di Rapa

Lavarello al cartoccio

La tipica ricetta gardesana: lavarello al cartoccio

 

Passiamo ora alla nostra Pizza con lavarello al forno e crema di cime di rapa. Ecco cosa ci servirà:

  • 500 gr di crema di cime di rapa
  • 400 gr di polpa di lavarello al forno
  • Per il lavarello al forno:
  • 2 lavarelli di circa 200 gr ciascuno
  • Olio extra vergine d’oliva q.b.
  • Sale
  • Pepe
  • Timo
  • Maggiorana
  • Rosmarino

 

Per la crema di cime di rapa:

  • 300 gr di cime di rapa
  • 20 gr di olio aromatizzato all’aglio
  • 10 gr di olio extra vergine d’oliva

 

Per il lavarello al forno: in una pirofila coperta on della carta forno adagiamo i nostri lavarelli già squamati ed eviscerati.
Insaporiamoli all’interno con sale, pepe e gli altri aromi.

Cospargiamoli poi con un filo d’olio d’oliva e inforniamo per circa 20 minuti a 200° C.

Una volta cotti, spolpiamoli per bene, cercando di eliminare tutte le lische e mettiamo la polpa in una ciotola per utilizzarla in un secondo momento.

Per la crema di cime di rapa: laviamo le cime di rapa e facciamole stufare in un tegame con i due tipi d’olio. A cottura ultimata frulliamole fino a ottenere una crema liscia e omogenea.

Cuociamo la nostra base per pizza condendola con poca mozzarella o, se volete assaporare alla perfezione i gusti del lavarello e della crema di cime di rapa, con un leggero filo d’olio extra vergine d’oliva.

Una volta ultimata la cottura, facciamo raffreddare.

Se avremo messo solo l’olio, preparando quindi una focaccia invece che una pizza, ci si pone davanti una scelta interessante.

Possiamo, da una parte, farcire la nostra focaccia normalmente, come faremmo in caso di mozzarella, aggiungendo a freddo prima la crema di cime di rapa e poi la polpa di lavarello al forno.

Se vogliamo però essere un po’ innovativi, possiamo tagliare la nostra focaccia a metà e farcirla con uno strato di crema di cime di rapa e con il lavarello, per poi chiuderla e avere così una gustosissima focaccia farcita.

Come per la Pizza in teglia alla romana, anche qui i vini perfetti sono essenzialmente bianchi o rosati, verteremo dunque sul già citato Pinot Grigio DOC, spaziando anche su un Pinot Bianco DOC (Giallo paglierino con riflessi verdognoli.

Si esprime al naso in maniera delicata e floreale, ricordando la frutta a polpa bianca e i profumi di crosta di pane. È delicato anche all’assaggio, ma anche sapido e fresco. Buona la persistenza).

Perfetto anche un più particolare Pinot Grigio Rosato DOC (Ramato, tendente al rosa.

Al naso si presenta fine ed elegante; si esprime con sentori pera e fragoline di bosco e note di fiori secchi. Al palato si rivela fresco e di ottima sapidità. Equilibrato).

Ora lascio a voi la possibilità di cimentarvi con gli ingredienti che vi ho suggerito. Sarà la vostra voglia di assaggiare queste due nuove ricette sulla pizza che tanto ispira e rallegra gli animi.

Buona pizza a tutti!

Articolo a cura di Andrea Braga
Blogger e pizzaiolo
Mi trovate alla Pizzeria Fontanella di Castiglione Delle Stiviere (Mantova)

Weekend in Lessinia, fra il ponte di Veja e le cascate di Molina. Tra spumante Durello e vini Valpolicella

Weekend in Lessinia, fra il ponte di Veja e le cascate di Molina. Tra spumante Durello e vini Valpolicella

Per questo weekend di metà luglio vi consigliamo una puntata sull’altopiano veronese della Lessinia, per sconfinare nella zona del vino Valpolicella. Due i luoghi da visitare: il ponte di Veja (comune di Sant’Anna d’Alfaedo) le Cascate di Molina (comune di Fumane).

Si tratta di due luoghi celebri e simbolici per i monti Lessini, di una bellezza naturale che non può mai annoiare.

Conoscere la Lessinia

La Lessinia è un altopiano che fa parte delle Prealpi Venete.

È formata da valli che dagli alti pascoli scendono e si spiegano a ventaglio verso Verona e la pianura. Da ovest a est vi sono le valli di Fumane, di Marano e di Negrar (che insieme formano la Valpolicella).

Poi vi sono la Valle Pantena (in breve Valpantena), la Val Squaranto, la Valle di Mezzane, la Val d’Illasi e le valli Tramigna, d’Alpone, di Chiampo e dell’Agno.

Sono valli che prendono per lo più il nome dai corsi d’acqua, soprattutto torrenti, della zona.

Le alture della Lessinia a ovest fanno parte delle Prealpi Venete, con cime comprese tra 1500 e 1800 metri, mentre il Gruppo del Carega a nordest supera i 2200 metri. La fascia centrale della Lessinia è compresa tra i 1000 e i 1300 metri.

Il territorio della Lessinia fa parte della provincia di Verona e in parte delle province di Vicenza e di Trento.


Il ponte di Veja

Il ponte di Veja (nella foto), nel comune di Sant’Anna d’Alfaedo, è un arco naturale di circa quaranta metri, il più importante monumento geologico della Lessinia, oltre che sito archeologico di straordinario fascino.

Questo luogo ha affascinato molti artisti e letterati nel corso della storia, in particolare il pittore Mantegna, che lo riprodusse nei celebri affreschi della Camera degli sposi del Palazzo Ducale di Mantova. Le grotte ai lati del ponte erano abitate in epoca preistorica.

Le ricerche, iniziate negli anni 30 del Novecento, hanno riportato alla luce una grande quantità di manufatti, in particolare strumenti basati sulla lavorazione delle selci.


Parco delle Cascate di Molina


Molina
 (Fumane), a pochi chilometri dal Ponte di Veja, è un antico borgo di epoca medioevale, noto soprattutto per il Parco delle cascate del torrente Progno.

Qui i visitatori sono accolti in una spettacolare oasi naturalistica costituita da piccoli laghetti, cascate e cascatelle.

La conoscenza della ricca vegetazione può essere approfondita con una visita al Museo botanico, nel centro abitato di Molina, dove si trova un’esposizione di piante della zona, con una sezione dedicata alle specie protette.

Molina prende il nome dai numerosi mulini che in passato erano in funzione nella zona, grazie alla forza dell’acqua.

Recentemente è stato ristrutturato il Mulin de Lorenzo, dotato in origine di due ruote per la macinazione dei cereali e per la follatura della lana.

Sempre all’interno del Parco delle cascate, è possibile visitare la malga costruita nel 1879, dove i soci portavano il latte e lo lavoravano a turno. Ora l’edificio è stato ristrutturato e viene usato con scopi didattici.

Lessinia: i vini

Quando si parla di Lessinia, non si può non citare lo spumante Lessini Durello. Le cantine della Lessinia consigliate da Verona Wine Love si trovano a pochi chilometri dall’itinerario qui proposto.

E’ bene telefonare e verificare gli orari apertura per fare assaggi o acquistare dell’eccellente spumante, oppure del vino Soave.

Per chi si sposta nel Comune di Fumane, con le Cascate di Molina, non manca la possibilità di attingere alle cantine del vino Valpolicella.

Lo spumante Lessini Durello e Monti Lessini

Lo spumante Lessini Durello e lo spumante Monti Lessini vengono prodotti nelle vallate dell’altopiano della Lessinia, tra le province di Verona e di Vicenza.

La parte di territorio che riguarda Verona, vede compresi l’alta Val d’Illasi, la Valle del fiume Tramigna e i comuni a nord della Val d’Alpone.

La parte di produzione dello spumante Lessini Durello Doc e del Monti Lessini Doc che riguarda Vicenza comprende le vallate del Chiampo, del Leogra e dell’Agno.

Lo spumante berico-veronese ha quindi due distinte identità: lo spumante “Lessini Durello” (metodo italiano) e il “Monti Lessini” (metodo classico).

Lo spumante Lessini Durello ha in sostanza un’anima e due denominazioni.

Quella che produce gli spumanti Lessini Durello e Monte Lessini è una una zona dove i terreni, tutti collinari, sono soprattutto di origine vulcanica con tufi basaltici.

Più dei terreni, per questa zona a denominazione di origine controllata dello spumante Lessini Durello e del Monti Lessini, a fare la differenza sono le caratteristiche del vitigno autoctono da cui si ottiene lo spumante, ovvero la Durella.

Articolo a cura di Nicola Albi

LESSINIA

VALPOLICELLA

 

 

Ricette pesce: canocchie, gamberoni e coda di rospo. Con i vini Lugana e Soave

Ricette pesce: canocchie, gamberoni e coda di rospo. Con i vini Lugana e Soave

Un’idea dalla categoria “ricette pesce”? Dal ricettario di cucina semplice e contadina traggo oggi un menù a base di pesce che non è proprio per poverelli. Lo so.

Penso, però, che come si faceva una volta con il vestito della festa, sia giusto concedersi qualche “lusso” nel fine settimana.

Specie quando il tempo fa il capriccioso.

Come antipasto consiglio “canòce” (canocchie in italiano) e gamberoni cotti a vapore.

Il vapore ci consente di fargli conservare tutto il sapore.

Nella pentola a vapore metto qualche goccia di limone così che canocchie e gamberoni si profumino durante la cottura.

Mi piace servirli con zucchine fresche tagliate a bastoncino e scottate qualche minuto in acqua, con salsa di soia e qualche foglia di alloro.

Dopo un paio di minuti dal bollore le scolo e le passo veloce sotto l’acqua fredda così che mantengano la croccantezza e il colore verde. Condisco le zucchine con dell’olio extravergine di oliva e una macinata di pepe misto.

 

Filetti di coda di rospo con arancio e timo -Laura Baccaro- Ricette di Pesce

Ricette di pesce. Filetti di coda di rospo con arancio e timo

 

Ricette di pesce: coda di rospo all’arancio e timo

Come secondo piatto, dopo le canocchie e i gamberoni, eccoti la coda di rospo all’arancio e timo.

Come la si cucina? Si prende una coda di rospo freschissima dal proprio pescatore di fiducia e ci si fa preparare un paio di filetti.
Se invece sappiamo cavarcela in cucina, i filetti – con il giusto coltello – possiamo prepararceli noi.

Preparati i filetti, da una parte comincio con lo spremere un paio di arance. Le filtro così che il succo resti limpido.

Metto da parte anche un mezzo bicchiere di vino bianco secco. Un Custoza direi che è l’ideale.

Prendo una padella antiaderente con il fondo bello spesso. La ungo con un filo d’olio e due fettine di burro freschissimo.

Passo veloce le code di rospo nella farina tipo 0. Oppure nella farina di riso se ho ospiti con problemi di celiachia; o che sono intolleranti al frumento.

Quando l’olio soffrigge, metto i filetti di coda di rospo nella pentola. Li faccio cuocere in modo che si formi la crosticina da entrambe le parti dei filetti.

Verso sui filetti di coda di rospo il succo d’arancio. Lo faccio raccogliere e sfumo con il vino bianco Custoza.

Aggiungo qualche fetta di arancia anche per decorazione.

Porti quindi i filetti di coda di rospo sino alla fine della cottura, muovendoli piano in modo che la crosticina si mantenga.

Quando è i filetti di coda di rospo sono cotti, li tolgo dalla pentola e li metto in un piatto da portata.

Guarnisco il tutto con timo fresco e pepe bianco.

A parte ho già pronta una bella insalatina fresca di stagione con alcuni carciofi. E’ l’accompagnamento ideale di questo piatto.

Non servo dolci per questo tipo di pranzo.

Soprattutto se si mangia pesce, se proprio voglio finire con un dessert preferisco preparare un  sorbetto con del Prosecco o uno spumante di qualità.

Che vino abbino ai filetti di coda di rospo? Ho solo l’imbarazzo della scelta.

Con una ricetta di pesce di questo tipo può andare un vino Custoza fresco. Un Lugana non troppo fruttato. Oppure un vino Soave.

Laura Baccaro
Psicologa e Criminologa / Food blogger della cucina contadina