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Borghi storici più belli del Veneto. Scopri le bellezze medievali per le tue gite in Veneto

Borghi storici più belli del Veneto. Scopri le bellezze medievali per le tue gite in Veneto

Il Veneto è un territorio ricco di storia, tradizioni e arte. Vanta la presenza di numerosi borghi storici medievali e molti sono conosciuti come borghi più belli d’Italia.

Antichi manieri e imponenti mura di cinta circondano piccoli centri storici dove il turista ha l’occasione di poter fare un salto nel passato.

I borghi del Veneto si trovano in scenari geografici diversi tra loro: paesaggi collinari o alpini, circondati da vitigni o lungo le coste del lago.

Allora, vediamo insieme i borghi storici medievali più belli della regione Veneto.

 

Arquà Petrarca: bandiera arancione del Turing Club e uno de “I Borghi più Belli d’Italia”

 

borgo di Arquà Petrarca

 

Arquà Petrarca è un borgo medievale che si trova a 26 km da Padova, immerso nel verde dei Colli Euganei.

La sua storia e lo stesso nome sono legati al poeta Francesco Petrarca, che negli ultimi anni della propria vita volle stabilire la sua residenza proprio ad Arquà Petrarca.

Infatti, qui si può visitare la casa di Petrarca in via Valleselle, ancora immersa nel verde e contornata dagli orti di un tempo.

Altro monumento legato alla memoria del poeta del Canzoniere è la Tomba del Petrarca, un’arca in marmo rosso di Verona, posta sul sagrato della chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta.

Chiesa che nei secoli fu più volte rimaneggiata, e al suo interno spicca l’altare centrale, proveniente dall’Eremo del Monte Rua, opera di Francesco Rizzi.

Un’altra chiesa di particolare interesse è l’Oratorio della SS. Trinità, d’aspetto romanico, ad unica navata e con il tetto a capanna, inoltre, il tempio custodisce  opere d’arte, fra cui tracce di affreschi.

All’esterno della chiesa si trova la Loggia dei Vicari, realizzata in pietra locale. Era il luogo preposto alle riunioni e alla risoluzione dei problemi tra i capifamiglia ed i Vicari.

Un ultimo luogo legato al poeta è la Fontana del Petrarca, che esisteva già prima del suo al borgo medievale, alla quale egli era solito andare ad attingere l’acqua.

Nel borgo alto di Arquà Petrarca invece, si trova Palazzo Contarini, realizzato in stile gotico veneziano del XV secolo e l’osteria “Del Guerriero”, ormai abbandonata.

Arquà Petrarca possiede un patrimonio storico e naturalistico inestimabile, infatti è considerato uno dei borghi più belli d’Italia e ha ricevuto il riconoscimento della Bandiera Arancione da parte del Touring Club Italiano, un marchio di qualità turistico-ambientale.

Il borgo medievale è anche conosciuto dal punto di vista enologico, infatti la sua produzione di vini spazia dal rosso dei Colli Euganei, ai vini dolci da uve Moscato di vario ceppo.

Arquà Petrarca è conosciuta anche per la produzione di olio e fa parte dell’Associazione Nazionale Città dell’Olio.

Un prodotto tipico da provare è la giuggiola, frutto ottimo per confetture, dolci e liquori.

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Borghetto: tra “I Borghi più Belli d’Italia”

 

Borghetto

 

Borghetto è un borgo medievale che si trova in provincia di Verona, a 30 km dalla città scaligera. Fa parte, come frazione, del comune di Valeggio sul Mincio.

La sua posizione geografica sul corso d’acqua tra Mantova e Verona ne ha fatto da sempre un luogo di passaggio e di confine, un villaggio di mulini che ad oggi è ancora molto apprezzato sia da turisti italiani che stranieri.

Domina la scena del borgo il Ponte Visconteo, diga fortificata, realizzata nell’arco di due anni a partire dal 1393 su ordine di Gian Galeazzo Visconti.

Altrettanto punto di interesse è il Castello scaligero con la sua Torre Tonda, situato sulla collina nella vicina Valeggio sul Mincio.

Il Ponte Visconteo e il Castello Scaligero, all’epoca del loro massimo splendore, facevano parte di un unico complesso difensivo fortificato, le due strutture erano infatti collegate da due cortine merlate.

L’incuria e le guerre però non hanno saputo conservare intatto il patrimonio, nonostante ciò è stato riaperto un sentiero che scende dal castello lungo la collina fino al ponte-diga.

Da non perdere un assaggio dei tortellini di Valeggio, conosciuti anche con il nome di “nodo d’amore”.

Il tortellino di Valeggio è infatti il protagonista della “Festa del Nodo d’Amore”, manifestazione enogastronomica che si tiene ogni anno il terzo martedì di giugno.

Non può mancare una visita al vicino Parco Giardino Sigurtà, aperto alle visite da marzo a novembre e situato a Valeggio sul Mincio.

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Cittadella e le sue Porte verso le città venete: cosa vedere

 

borgo di Cittadella

 

Cittadella si trova a nord di Padova ed è l’unico borgo in Europa a pianta ellittica, dove è possibile percorrere l’antico camminamento di ronda, lungo 1660 metri.

La cinta muraria fu costruita nel 1220 dal comune di Padova per proteggersi dalla minaccia di Treviso.

Il punto di inizio del camminamento delle mura di Cittadella è porta Bassano, dove si trova la biglietteria.

Quattro sono le porte che si aprono in corrispondenza dei punti cardinali, rivolte verso le città limitrofe: Treviso, Padova, Vicenza e Bassano.

Al punto d’arrivo del camminamento di ronda si trova la mole della Torre di Malta, ora sede del Museo Archeologico e punto panoramico su tutta Cittadella.

Passeggiando si può osservare il Palazzo Municipale o Palazzo della Loggia, edificio in stile gotico con un portico al piano terra che ospita gli stemmi dei podestà ed un leone di San Marco in pietra.

Durante il camminamento di ronda si può visitare anche la Parrocchiale dei Ss. Prosdocimo e Donato, edificio di origine cinquecentesca, oggi dalle forme neoclassiche.

Per le informazioni utili sulle mura di Cittadella visita il sito dell’ufficio turistico.

A Cittadella non mancano le tradizioni enogastronomiche. La polenta fa da padrona in tutte le sue versioni, gialla, bianca e persino dolce, con la torta chiamata “La Polentina di Cittadella”.

Assieme alla polenta non possono mancare “gli osei” e vari tipi di cacciagione.

 

Marostica, la città degli scacchi. Cosa vedere

 

Marostica

 

Marostica è un borgo medievale che si trova in provincia di Vicenza, città murata adagiata sulla fascia pedemontana.

Deve il suo aspetto fortificato alla dinastia degli Scaligeri che nel XIV secolo hanno fatto costruire il castello superiore sul colle Pausolino, il castello inferiore e la cerchia muraria di collegamento.

Tra gli edifici di interesse ci sono appunto i due castelli di Marostica. Il Castello inferiore risale al 1312 e con i suoi merli, la pianta rettangolare e il mastio costituisce un esempio di architettura militare.

Anche il Castello superiore risale al 1312, è di forma quadrata, con quattro torresini ai lati e una torre al centro.

Un tempo il maniero era dotato di un pozzo, tutt’oggi visibile nel cortile interno, di una chiesa e di un affascinante mulino a vento.

I due castelli sono collegati dalla cinta muraria che scendendo lungo il versante collinare disegna con il proprio perimetro una forma pentagonale.

Da vedere anche il Doglione, detto anche Rocca di Mezzo, che risale al medioevo e nel XIII secolo ebbe la funzione di casello daziario per le merci in entrata o di passaggio a Marostica.

Marostica è celebre in tutta Italia anche per la partita a scacchi, dove le pedine sono interpretate da personaggi viventi. È uno spettacolo folcloristico in costume di ambientazione storica, che si ripete ogni due anni il secondo fine settimana di settembre.

Nel mese di maggio Marostica ospita la Festa della Ciliegia di Marostica Igp., una ciliegia rossa e polposa.

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Montagnana: tra i “Borghi più Belli d’Italia”

 

Montagnana

 

Anche Montagnana sorge nel cuore della pianura padana, a 16 km dai Colli Euganei e 56 km da Padova.

La cittadina di Montagnana è protetta da una cinta di mura tardo-medievale realizzata verso la metà del Trecento per opera dei Carraresi, signori di Padova, spinti dalla necessità di contrastare il potere degli Scaligeri di Verona su quest’area.

Le mura, alte fino a 8 metri e spesse fino a 1 metro, con merlature di tipo guelfo, proteggono il borgo di Montagnana.

Inoltre, ben 24 torri scandiscono la cinta muraria, lunga 2 km. Tutt’intorno, in passato, vi era un ampio fossato oggi trasformato in una distesa verde.

Uno degli accessi principali al borgo si trova in corrispondenza della Rocca degli Alberi, una pittoresca struttura difensiva medievale.

Ancora più imponente è il Castello di San Zeno, opposto alla rocca. È possente con le sue alte mura e il Mastio che sfiora i 40 metri di altezza. Oggi ospita il Museo Civico “Antonio Giacomelli”, la biblioteca civile e il Centro Studi sui Castelli.

A dominare il centro di Montagnana c’è il Duomo, affacciato alla piazza principale, eretto tra il 1431 e il 1502. Le linee sono tardo-gotiche ma riportano modifiche del tardo Rinascimento.

Sulla stessa piazza si trova Palazzo Valeri e l’antico Monte di Pietà. Proseguendo in via Matteotti ci si imbatte nel palazzo Magnavin-Foratti, in stile gotico-veneziano.

Uscendo da Porta Padova ci si trova di fronte a Villa Pisani, capolavoro del Palladio, decorata dalle sculture di Alessandro Vittoria.  La villa è tra i beni patrimonio dell’umanità dell’UNESCO.

Montagnana è anche conosciuta per la Festa del prosciutto crudo dolce che si tiene nel mese di maggio e il Wine Festival di giugno.

 

Soave: il Castello, il borgo e il vino Soave

 

Soave

 

Ai piedi dei Monti Lessini sorge Soave, borgo medievale dominato dal castello e circondato da mura merlate alla ghibellina, scandite da 24 torri.

Il castello scaligero è una struttura militare realizzata nel medioevo, costituita da un mastio circondato da tre cortili e dalle mura, che scivolano lungo il monte e circondano il centro di Soave.

Addentrandosi nel borgo di Soave si trovano il Palazzo di Giustizia del XIV secolo e il Palazzo Scaligero del XIV secolo, oggi sede municipale.

Tra le chiese spicca il Santuario di Santa Maria della Bassanella, all’interno del quale sono presenti degli affreschi del XIV secolo.

La chiesa principale del centro è la Parrocchiale di San Lorenzo, mentre lungo la salita al castello si trova la Chiesa di Santa Maria dei Domenicani.

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Visitando Soave non può mancare una visita ad una cantina, con una degustazione dei vini locali, il Soave il Recioto.

A Soave, la terza domenica di settembre c’è la Fiera dell’Uva che festeggia il momento della vendemmia.

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Agricoltura e territorio: i muretti a secco (“marogne”) patrimonio immateriale dell’umanità per l’Unesco. Scopri dove trovarli nel Veronese

Agricoltura e territorio: i muretti a secco (“marogne”) patrimonio immateriale dell’umanità per l’Unesco. Scopri dove trovarli nel Veronese

Il termine marogne, con cui si indicano i muretti a secco, significa in italiano “un informe mucchio di sassi”.

Sono loro a caratterizzare i paesaggi, l’ambiente e il territorio di Lessinia, Valpolicella e zona di Soave.

Lungi dall’essere un mucchio di sassi, le marogne sono invece frutto di conoscenze costruttive che si tramandano da secoli.

La loro costruzione richiedeva accuratezza e precisione: il muretto, se fatto a regola d’arte, riusciva a contenere le spinte del terreno nei periodi piovosi drenando l’acqua in eccesso e adattandosi col tempo alla morfologia del terreno nei punti più critici.

Simbolo del territorio agricolo veronese, e realizzati in perfetta armonia con l’ambiente, le marogne sono l’emblema di un rapporto equilibrato tra uomo e natura.

È questo il motivo per cui sono state riconosciute dall’Unesco come patrimonio culturale immateriale dell’umanità.

 

Lessinia, le marogne

Lessinia. Raro caso della contemporanea presenza di due tipi di muretti di confine. Foto di Marco Malvezzi
Lessinia, Soave, Valpolicella: dove trovare le “marogne” in provincia di Verona

I muretti a secco sono terrazzamenti che da secoli disegnano il paesaggio delle colline veronesi della Valpolicella, di Soave e della Lessinia. La loro funzione è quella di rendere il terreno più sicuro, evitando il dilavamento dell’acqua. Necessitano però di continua manutenzione.
Un’iniziativa di sensibilizzazione si è tenuta lo scorso sabato 9 novembre nella sala civica di Avesa (Verona), dove si è tenuta la conferenza dal titolo: “Il territorio terrazzato veronese. Segni del paesaggio e cura delle marogne”.
L’ assessore ai Rapporti con l’Unesco Francesca Toffali ha sottolineato come i muretti a secco “siano espressione dell’identità e dell’unicità del territorio in cui sono stati realizzati.”
Infatti, i muretti a secco non sono uguali in tutto il territorio veronese: i materiali utilizzati, le tecniche e le forme del muretto stesso fanno sì che un muretto a secco costruito a Soave sia diverso da uno della Lessinia.
Questo perché “una specifica marogna è espressione di quell’ambiente e di quella comunità. Per questa ragione, l’arte della costruzione dei muretti a secco è stata riconosciuta come patrimonio immateriale dell’umanità”, precisa l’assessoreToffali.
“Oggi come in passato i terrazzamenti vengono realizzati con le mani e sono il segno identificativo del nostro territorio agricolo”. sottolinea l’assessoreToffali.
“L’idea di patrocinare e sostenere questa iniziativa – sostiene Elisa Dalle Pezze, presidente della 2ª Circoscrizione – nasce dal fatto che il nostro territorio è ampiamente collinare, quindi ricco di marogne. A questo si aggiunge la volontà di coinvolgere la comunità nel prendersi cura di un grande patrimonio e fare in modo che anche i privati contribuiscano al mantenimento del paesaggio”.
Anche Avesa offre la possibilità di vedere i muretti a secco: visita Villa Scopoli e i muretti a secco conservati nel giardino.
Anche Riccardo Stevanoni (dell’associazione Civiltà delle Marogne) il fatto che “Le marogne caratterizzano tutto il Veronese. Sono frutto di una pratica virtuosa presente in tutte le valli veronesi che ha portato a costruire muretti e terrazzamenti diversi, a seconda delle pietre presenti nel territorio e delle competenze condivise in quell’area.
Questo fatto determina che lo stesso muro non possa essere costruito in luoghi diversi”.
 

[caption id="attachment_48390" align="aligncenter" width="800"]Valpolicella - marogne - muretti a secco - Agenzia Corte&Media - Photo Dreamstime Scorcio della Valpolicella (Photo Dreamstime)

Le “marogne” (muretti a secco) portatrici di biodiversità

Le marogne, oltre ad avere il compito di frenare il dilavamento e rendere il terreno più sicuro, sono portatrici di biodiversità.

Grazie al sole, nella stagione fredda questi muri diventano collettori solari: ne hanno bisogno sia le viti sia gli olivi, che hanno un apparato radicale molto delicato.

Un terrazzamento a secco in collina è praticamente “un condominio di diversi insetti” che trovano ricovero nel muro mantenendo l’equilibrio ecologico.

Tutelare una marogna è dunque tutelare la biodiversità. Sono tante le specie vegetali e animali che popolano le pietre dei muri.

Muschi, felci, licheni (preziosi indicatori di qualità dell’aria), e poi ancora la rara Campanula Petrea, lombrichi, millepiedi, aracnidi, insetti e persino qualche ghiro in letargo.

Soave - marogne - muretti a secco - Agenzia Corte&Media - Photo Dreamstime

Scorcio della campagna a viti della zona di Soave (Photo Dreamstime)

 

Muretti a secco in Italia: dal Veneto alla Liguria, dalla Puglia all’Alto Adige sono patrimonio culturale dei popoli

Le “marogne” del Veneto, in particolare della Valpolicella, Lessinia e Soave sorreggono i vigneti di collina e i campi di ulivi. Anche in Liguria o in Alto Adige i terrazzamenti sorreggono i vigneti.

In Puglia i muretti a secco circondano invece gli ulivi secolari.

E sono uno dei tratti distintivi di tanti paesaggi rurali dell’Italia. Un’altra prova dunque di come i valori dell’agricoltura siano riconosciuti come parte integrante del patrimonio culturale dei popoli.

Ma patrimonio sono anche i prodotti agroalimentari, i paesaggi e le tradizioni, perché caratterizzano la nostra storia e la nostra cultura.

Non è un caso quindi che, dei 9 elementi italiani riconosciuti dall’Unesco patrimonio immateriale dell’umanità, ben 4 appartengano al patrimonio rurale e agroalimentare.

Di qui l’importanza di investire nella valorizzazione, anche a livello internazionale, delle produzioni agroalimentari ed enoturistiche che riguardano la nostra bella terra.

 

Scopri la Lessinia con la guida di Verona Wine Love

Marogne della Lessinia, muretti a secco

Articolo a cura di Sara Soliman

Turismo del vino: Soave, i suoi vini, la sua cultura e il suo paesaggio sono patrimonio agricolo di rilevanza mondiale

Turismo del vino, la “Strada del Vino Soave” merita da oggi una visita in più. Alla scoperta delle bellezze naturali, delle testimonianze storiche e artistiche, delle coltivazioni e dei vini Soave abbinati alla cucina tipica.

Il paesaggio viticolo e il vino Soave sono infatti da qualche giorno patrimonio dell’umanità per l’agricoltura. È il primo caso in Italia legato alla viticoltura.

Nei mesi scorsi quello di Soave era stato riconosciuto Primo Paesaggio Storico Rurale Italiano.

La designazione del paesaggio viticolo e del vino Soave quali patrimonio dell’umanità per l’agricoltura è stato il comitato scientifico della Fao (Food and agricolture organization), ente dell’ONU.

Lo stesso riconoscimento ha ottenuto il sistema di produzione dell’uva nella Valle di Jowzan in Iran.

Il Soave diventa così il 53° sito mondiale riconosciuto come patrimonio dell’umanità dell’agricoltura secondo il programma Giahs dopo un percorso di 10 anni.

L’obiettivo di diventare patrimonio dell’umanità per l’agricoltura è stato raggiunto grazie al lavoro del Consorzio Tutela Vino Soave.

Il tutto è stato accompagnato da studi, pubblicazioni e altri riconoscimenti, come quello di Primo Paesaggio Storico Rurale Italiano.

 

 

TURISMO DEL VINO: IL VINO SOAVE E IL PAESAGGIO VITICOLO
Grazie a questo riconoscimento sono tutelati come patrimonio dell’umanità i tratti distintivi del territorio del Soave: la pergola veronese, il sistema delle sistemazioni idrauliche fatto di muretti a secco e terrazzamenti (riconosciuti tra l’altro dall’Unesco come patrimonio immateriale).

E sono riconosciuti anche l’appassimento delle uve, il Recioto di Soave e l’organizzazione sociale fatta dai 3 mila viticoltori riuniti in una cooperazione virtuosa.

Gente che ogni giorno con fatica coltivao le uve che crescono sui suoli vulcanici e calcarei della denominazione di origine controllata del Soave.

Si tratta di valori e tradizioni centenari, tramandati di generazione in generazione.

Valori e tradizioni della zona del Soave che oggi sono ancora vivi; e sono portati avanti dai giovani che si stanno affacciando su questo mondo.

Le colline e terrazzamenti di Soave, secondo il gruppo consultivo scientifico Giahs riunitosi a Roma per la designazione, rappresentano uno dei sistemi agricoli meglio conservati di valore storico del Veneto.

La produzione della vite e del vino nella zona di Soave risale all’epoca dell’Impero romano.

Il “sistema agricolo Soave, osserva la Fao, ha mantenuto i metodi tradizionali per la coltivazione dell’uva Garganega ed è riuscito a garantire una fonte di reddito sostenibile per l’intera catena di produzione: viticoltori, produttori di vino e imbottigliatori, anche durante i periodi più difficili.

Nonostante siano costituiti da piccoli o piccolissimi terreni, i vigneti hanno inoltre lasciato il segno nei mercati del vino altamente competitivi grazie al forte senso di cooperazione ed  innovazione del Consorzio di Tutela del Vino Soave.

 

Castello di Soave - Turismo del Vino - Enoturismo - Verona Wine Love

Turismo del vino: il Castello di Soave, patrimonio culturale di un territorio a vocazione enoturistica

 

CONSORZIO DI TUTELA DEL VINO SOAVE
“È una grande, grandissima soddisfazione”, è la reazione di Sandro Gini, presidente del Consorzio Tutela Vino Soave. “Quello di Soave viene collocato tra i più importanti sistemi agricoli e vitivinicoli al mondo. Questo grazie allala sua capacità di mantenere tradizioni centenarie, pur nell’innovazione che deve contraddistinguere un sistema produttivo moderno, efficiente e capace di produrre reddito”.

“Soave diventa esempio per l’intera umanità”, sottolinea Gini. “E di questo non possiamo che essere felici”.

Il lavoro verso il riconoscimento della Fao ha avuto inizio nel 2006 con la pubblicazione di “Un paesaggio Soave” che prima di tutti ha riconosciuto come valore intrinseco tutti quegli elementi distintivi (e di identità) di un territorio che da più di 200 anni è dedito alla viticoltura.

Nel 2015 vi è stata l’edizione di “origine, stile e valori” che ha posto le basi al lavoro coordinato dal Consorzio di Tutela del Vino Soave. E che ha portato al riconoscimento di Soave come Primo Paesaggio Storico Rurale Italiano. Infine la scrittura della candidatura Giahs.

“Il riconoscimento non è un traguardo ma un punto di partenza”, annuncia Aldo Lorenzoni, direttore del Consorzio di Tutela del Vino Soave, “fatto dai tanti progetti che stiamo impostando per la conservazione dinamica di questo sito che è considerato unico al mondo”.

“Tutto il sistema produttivo, attraverso questi progetti”, fa notare il direttore Lorenzoni, “sta andando nella stessa direzione, fatta di sostenibilità e di fiducia nel futuro”.

 

SOAVE E IL TURISMO DEL VINO
Il riconoscimento del paesaggio viticolo e del vino Soave come patrimonio dell’umanità per l’agricoltura valorizza ancor di più una zona che ha anche una vocazione enoturistica.

Il turismo del vino, nella zona del Soave, consente ai visitatori di entrare in contatto con un paesaggio unico, con testimonianze di arte e di storia.

I visitatori possono conoscere e gustare da vicino la produzione dei vini Soave, accompagnata dalla cucina tipica del territorio.

Nell’ambito delle “strade del vino”, la “Strada del Vino Soave” merita allora una visita dedicata, alla scoperta delle bellezze naturali, storiche e culturali di un territorio che ora è patrimonio dell’umanità.

Un turismo del vino – anche a Soave – proposto e vissuto in un quadro di sostenibilità ambientale e di rispetto delle tradizioni e della cultura.

 

Articolo a cura di Nicola Albi

TURISMO DEL VINO: SOAVE, FRA CULTURA E STORIA (Borghi d’Italia – Tv2000)

Mete lago di Garda: giro a piedi (o in bicicletta) a Garda, da Punta San Vigilio alla collina. Natura, cultura e i vini del lago: dal Garda Doc al Lugana al Chiaretto

Mete lago di Garda: giro a piedi (o in bicicletta) a Garda, da Punta San Vigilio alla collina. Natura, cultura e i vini del lago: dal Garda Doc al Lugana al Chiaretto

Il comune di Garda dà il nome al più grande lago d’Italia. Ha origini antichissime.

La zona di Garda era abitata fin dall’epoca preistorica, come testimoniano i ritrovamenti archeologici. Merita di soggiornarvi per la mitezza del clima, le ottime proposte enogastronomiche e alcuni scorci di paesaggio – fra lago e collina – da togliere il fiato.

Garda significa tranquillità, ottima cucina, vini eccellenti. E la possibilità di godere di un clima mite che concilia con la quiete interiore.

Se ti trovi a Garda per un evento, per una vacanza o per un periodo di relax, eccoti consigliato un percorso a piedi, proposto dall’iniziativa CollineVeronesi e che noi di Verona Wine love abbiamo sperimentato e rielaborato per te.

Il percorso a piedi è quello dalle rive di Garda, sul’omonimo lago, e si snoda partendo da Punta San Vigilio verso Monte Brè, Monte Luppia e Sorte.

 

Garda - lago di Garda - Punta San Viglio - Verona - enoturismo

Mete lago di Garda: Punta San Vigilio a Garda, il comune che dà il nome al più grande lago italiano (foto da Wikipedia)

 

Garda: percorso a piedi da Punta San Vigilio a Monte Brè, Monte Luppia e Sorte

Parcheggiata l’auto in in locolità San Vigilio percorri a piedi un breve tratto di strada asfaltata in direzione Garda.

Dopo qualche centinaio di metri prendi lo sterrato a sinistra che conduce in località Castei. In questo punto partono: il sentiero 41 del CAI che porta fino a Torri, il Percorso del Pellegrino che prosegue fino a Malcesine ed il Sentiero delle incisioni rupestri che sale sul Monte Luppia .

Costeggiato l’uliveto sali lungo la strada sterrata, qui si aprono stupendi panorami sul golfo di Garda. Giunti ad uno spiazzo in loc. Castei, la vista spazia su punta San Vigilio e Baia delle Sirene.

Più a nord, sulla sponda bresciana dal lago, si innalza l’inconfondibile sagoma del Monte Pizzocolo (naso di Napoleone), alle nostre spalle il Monte Brè caratterizzato da rocce strapiombanti e vegetazione mediterranea.

Continua a salire (tralasciando una deviazione secondaria) e immettiti su un tratto di sentiero cementato.

Al bivio (dove è presente un grande cipresso abbattuto dal vento) prendi il sentiero a destra fiancheggiando un gigantesco carpino nero che dà il nome a questo luogo, località Carpene.

Salendo lungo il sentiero delle incisioni rupestri, si possonno osservare la grande roccia lisciata dal ghiacciaio, detta delle Griselle, con graffiti di antiche imbarcazioni e stilizzazioni umane, e, più in alto, la roccia dei Cavalieri, su cui sono stati incisi 12 uomini a cavallo.

Continua a salire fino ad un bivio e gira a destra dirigendoci verso Monte Bré. Il sentiero qui si fa pianeggiante, sino ad un piccolo bivio, al quale tenendo la sinistra, continua fino in cima a Monte Brè. Da qui si gode una vista mozzafiato sulla sottostante Punta San Vigilio.

Il sentiero questo punto si biforca e le indicazioni sul terreno non sono molto chiare.

Prosegui sul sentierino di destra, fino ad una radura. Attraversate le rocce levigate dal ghiacciaio, vai a sinistra e poco dopo a destra.

Di nuovo un bivio contraddistinto da un segno rosso-blu-rosso su un albero, al quale si va a destra in salita.

Alla successiva biforcazione prendi la sinistra seguendo le indicazioni del percorso delle Incisioni rupestri (2b), che coincidono con i segnali CAI.

Giungi così in un grande prato arido sulla cima della collina. È il punto più elevato del percorso (416 m), Monte Luppia.

Scendendo a destra si entra nel bosco e dopo qualche minuto la mulattiera che proviene dal Monte Luppia si innesta sullo sterrato CAI.

Si scende sempre dritti e fino a un rudere sulla nostra sinistra costruito con i “selesi”, sassi arrotondati di di origine morenica.

Proseguendo dritti arriviamo alla contrada la Sorte. Svolta a sinistra, lungo la strada pianeggiante asfaltata, e arrivi in loc. Brè. Prosegui dritto fino a un bivio e scendi poi a destra lungo la strada sterrata.

Al pozzo tieni la sinistra e continua dritto. Sulla sinistra continua scendere (il sentiero si fa più stretto e sassoso) e, tenendo la destra al bivio ripercorri in discesa il primo tratto dell’itinerario fatto in partenza.

Dopo l’uliveto, una piccola deviazione sulla destra nel bosco, ti permette di raggiungere più in fretta San Vigilio attraversando un uliveto con alberi secolari.

 

Caratteristiche del percorso:
540 metri
attenzione durante le giornate di pioggia poichè le rocce, lisciate dal ghiacciaio, diventano molto scivolose
sterrato
utte le stagioni.

 

Lago di Garda - Monte Luppia - Garda - enoturismo

Veduta del lago di Garda dal Monte Luppia. Il percorso a piedi da Punta San Vigilio e ritorno è lungo una decina di km

 

Garda, zona del lago di Garda adatta a passeggiate, in bici e all’enoturismo

Garda è un luogo ideale per passeggiate lungo il lago e per giri a piedi sulle colline della zona.

E’ il comune noto per i vini Bardolino, a cominciare dal Chiaretto Bardolino, e per lo spumante Garda Doc. Senza dimenticare il vino Lugana, altro bianco molto apprezzato.

E, alle spalle del lago, i vini Custoza.

Scopri le CANTINE DELLO SPUMANTE GARDA DOC

Scopri le CANTINE DEL VINO LUGANA

Scopri le CANTINE DEL VINO CUSTOZA

Se vuoi scoprire il lago di Garda, visita la GUIDA TURISTICA AL LAGO DI GARDA e ai suoi vini, proposta da Verona Wine Love.

 

Spumante Garda Doc a Vinitaly and The City - 2019

Spumante Garda Doc. I vini di questa denominazione si affiancano agli eccellenti e noti vini Chiaretto Bardolino e Lugana. Alle spalle del lago c’è però anche la serie di vini Custoza

 

Garda Doc, lo spumante con il nome del lago di Garda

Denominazione riconosciuta nel 1996, oggi la Doc Garda ha lo scopo di valorizzare le varietà di 10 denominazioni dell’area gardesana, tra la Lombardia e il Veneto.

Per inseguire questo obiettivo ha scelto come tipologia centrale per la promozione del territorio la Denominazione Garda Doc Spumante.

La superficie vitata è pari a 31.000 ettari, la maggior parte dei quali coltivati in provincia di Verona (27.889) mentre i rimanenti 3.211 ettari si dividono tra le province di Mantova e Brescia.

La Doc Garda comprende gli interi territori delle denominazioni: Valtènesi, San Martino della Battaglia, Lugana, Colli Mantovani, Custoza, Bardolino, Valdadige, Valpolicella, Durello e Soave.

“L’enologia, elemento trainante dell’economia e del turismo locale, non poteva esimersi da questo ruolo”, fa notare il Consorzio di tutela del Garda Doc.

“E si è assunta, nel tempo, la responsabilità di essere nel mondo uno dei migliori biglietti da visita per la sua area di produzione”.

“Questa sensibilità si è accompagnata alla capacità dei produttori”, sottolinea il Consorzio Garda Doc, “di interpretare le esigenze del consumatore moderno”.

In che modo? Sposando le sue filosofie di consumo, tra cui l’attenzione alle bollicine da degustare a tutto pasto o in un momento come l’aperitivo, icona contemporanea dell’Italian Style.

“Questo nuovo orizzonte”, fa notare il Consorzio Garda Doc, “è maturato in un contesto di attenzione all’ambiente e valorizzazione del patrimonio paesaggistico locale”.

Il lago di Garda, con le sue bellezze naturalistiche e culturali, si specchia dunque in una produzione vinicola di qualità, con un vino, il Garda Doc, attento a valorizzare l’enogastronomia e le qualità del suo territorio.

 

Lago di Garda: percorsi in bicicletta

Se desideri girare in bicicletta nella zona del lago di Garda, ti consigliamo di contattare il nostro partner Bike Experience di Fabio Boeti e scegliere con lui il percorso che più incontra i tuoi desideri.

Qui trovi intanto un articolo dal nostro Magazine su alcune piste ciclabili del lago di Garda: IN BICLETTA SUL LAGO DI GARDA

Eccoti di seguito una serie di link alle pagine di Verona Wine Love, con informazioni utili per arrivare a Bardolino e per gustarti i suoi vini di alta qualità.

IL LAGO DI GARDA: GUIDA AI PERCORSI 

COME RAGGIUNGERE VERONA E IL LAGO DI GARDA CON I MEZZI PUBBLICI

Articolo a cura di Sara Soliman

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Enoturismo: visita i Castelli del lago di Garda della sponda veronese, trentina e bresciana. E scopri i vini del territorio

Enoturismo: visita i Castelli del lago di Garda della sponda veronese, trentina e bresciana. E scopri i vini del territorio

Le sponde del lago di Garda si caratterizzano per la presenza di numerosi castelli, che sono testimonianza delle storia e delle dominazioni di questi territori.

Ho pensato a un ipotetico tour che parte da Lazise e si conclude a Peschiera, entrambe sulla sponda veronese del lago di Garda, e che attraversa in ordine le province di Verona, Trento e Brescia, in uno splendido giro intorno al lago di Garda, il lago più grande d’Italia.

È un giro lungo ma meraviglioso e può essere fatto in auto o in moto, che rende più agevole il percorso nei giorni di traffico intenso.

Le terre collinari sopra le rive del Garda godono di un clima che si presta alla coltivazione di vigneti e ulivi: sono zone note infatti per la produzione di ottimi vini e olio d’oliva.

 

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Lago di Garda al tramonto. Foto di Mauro Magagna

 

 

Il Garda veronese: i castelli di Lazise, Torri, Malcesine

Già prima di entrare nel borgo di Lazise si vede il suo castello e la cinta muraria che circonda il paese. I cittadini di Lazise innalzarono le prime fortificazioni già nel IX secolo, ricostruite nei secoli seguenti dal Comune di Verona.

 
Dell’originario borgo fortificato e del castello molti elementi risultano oggi danneggiati. Rimane la cinta muraria, le cui porte permettono l’entrata al borgo. A Lazise è oggi la Dogana Veneta l’edificio che più rappresenta il paese e la sua storia.

 

Castello Lazise

Castello di Lazise (Verona) e cinta muraria

 

Proseguendo verso nord arriviamo a Bardolino, con il suo castello del IX secolo, del quale resta ben poco da vedere. Due porte d’accesso e la torre sul lungolago (o almeno ciò che ne rimane).

Proseguiamo per Garda e poi per Torri del Benaco, il cui Castello Scaligero risale agli ultimi anni della dominazione degli Scaligeri, signori di Verona (XIII-XIV secolo).

Il paese era all’epoca circondato da mura, di cui facevano parte anche le torri della fortezza.

In caso di attacco, gli assediati potevano fuggire attraverso dei cunicoli sotterranei, in parte ancora esistenti, che partivano dal castello.

Nel 1983 venne inaugurato il Museo del Castello Scaligero, che ospita alcune testimonianze della cultura locale e dell’Alto Garda in generale.

 

Castello di Torri del Benaco

Castello di Torri del Benaco (Verona) con la caratteristica limonaia

 

L’ultimo comune della provincia di Verona prima di arrivare in Trentino è Malcesine. La vista panoramica dal mastio del castello ripagherà pienamente il lungo viaggio e i numerosi scalini affrontati.

Ai piani inferiori si può seguire un percorso ben segnalato fra gli alloggi delle guardie, il camminamento e il Museo di storia naturale, ideato con un approccio multimediale e ospitato nelle stanze della rocca.

Salendo ai piani superiori si può visitare un’ampia sala usata anche per i matrimoni, oltre alla ex polveriera austriaca. Questa stanza è oggi dedicata al celebre letterato J.W. Goethe e ai suoi racconti dei viaggi in Italia.

 

castelli del garda

Castello di Malcesine (Verona): dal camminamento e dalla torre offre una splendida vista a picco sul Garda

 

Sulla torre principale, oltre a godere del panorama mozzafiato, si può vedere da vicino la Campana Comunale, risalente 1442.

Il castello di Malcesine è aperto alle visite da fine febbraio a inizio novembre.

>> Scopri il Garda veronese nella guida di Verona Wine Love.

 

Enoturismo: vini Bardolino, Chiaretto di Bardolino e Garda DOC

In queste zone del lago di Garda si produce il rosso Bardolino e il vino Chiaretto di Bardolino, il vino dell’estate.

I comuni coinvolti nella produzione del vino Bardolino sono 16, distribuiti in due zone ben distinte. Quella più antica, che produce il Bardolino Classico Doc, comprende tutto il territorio dei comuni di Bardolino e Garda e in parte quello di Lazise, Cavaion, Costermano e Affi.

La zona del Bardolino Doc, delineata nel 1968, comprende invece in tutto o in parte i comuni di Torri del Benaco, Caprino, Rivoli, Pastrengo, Bussolengo, Castelnuovo del Garda, Sona, Peschiera del Garda, Sommacampagna e Valeggio sul Mincio.

 

chiaretto di Bardolino

Vino Chiaretto di Bardolino alla Dogana Venete durante l’anteprima del Chiaretto di marzo 2019

 

Il Chiaretto Bardolino, versione rosa del Bardolino Doc, è un vino che si ottiene attraverso la vinificazione “in rosa” delle uve.

Il metodo prevede il contatto del mosto con le bucce per un periodo breve. Il risultato è un vino dal colore rosa brillante, le cui sfumature di intensità variano dal cerasuolo al rosato più tenue.

Le 10 zone di produzione del Garda DOC, tra Veneto e Lombardia, sono: Valtenesi, San Martino della Battaglia, Lugana, Colli Mantovani, Custoza, Bardolino, Valpolicella, Valdadige, Durello e Soave.

>> Per saperne di più visita la sezione sui vini del Garda DOC

 

Il Garda trentino: Riva del Garda e il castello di Arco

Dopo Malcesine, entriamo in provincia di Trento e incontriamo prima Nago, Torbole e poi Riva del Garda, splendida cittadina situata nella punta più a nord del Lago di Garda.

Riva del Garda merita di per sé una visita, per i tanti monumenti, piazze, ville e palazzi storici. Ma per visitare un primo castello in questa zona dobbiamo giungere ad Arco.

 

Castello di Arco-lago di Garda Trentino

Castello di Arco, Garda trentino

 

Il Castello di Arco è uno dei manieri più rinomati e suggestivi dell’arco alpino. Il nome stesso di Arco deriva da arx, che significa fortezza.

Reperti archeologici, trovati in diverse epoche sulla rupe dove è situato il castello, attestano presenze più antiche rispetto all’epoca medievale.

È uno dei castelli più raffigurati del Trentino, fra cui l’acquerello famosissimo di Albrecht Dürer “Le Val D’Arco – Fenediger Klausen”, ora conservato al museo del Louvre a Parigi.

Il Castello è visitabile anche all’interno ed è raggiungibile con una passeggiata in leggera salita tra gli ulivi dal borgo di Arco.

Dalla rupe si può poi ammirare uno splendido panorama sulla conca del basso Sarca fino al Lago di Garda.

>> Scopri il Garda Trentino nella guida di Verona Wine Love.

 

Il Garda bresciano: i castelli di Moniga, Lonato e di Sirmione

Dopo aver attraversato Riva del Garda si entra in territorio bresciano con Limone, Campione d’Italia, Grgagnano, Toscolano Maderno, Salò, Manerba e Moniga, incontriamo il primo castello del Garda bresciano: il castello di Moniga.

 

Castello di Moniga sul Lago di Garda

Castello di Moniga (Brescia) sul Lago di Garda

 

Il Castello di Moniga è uno dei classici esempi di costruzione avvenuta nel decimo secolo durante le invasioni degli Ungari.

A salutare il turista che giunga dalla strada costiera del lago è la cinta muraria, dotata di bei merli ghibellini.

Agli angoli della cinta muraria sono presenti quattro torri rotonde mentre nella metà dei lati sono visibili tre torri semicircolari.

Anche la vista sul Lago è molto bella, permettendo di scorgere la penisola di Sirmione. Le mura racchiudono il piccolo borgo che si snoda attraverso quattro file di case, tutt’oggi abitate e al quale si accede attraverso strette viuzze.

Proseguendo incontriamo il paese di Lonato. Il suo castello si presenta come una delle più imponenti fortezze di tutta la Lombardia, ma le sue origini sono piuttosto oscure.
 

Sembra però che il castello abbia una storia simile a quella dei vari castelli della zona del Basso Garda. Probabile fortilizio durante il periodo dell’Impero Romano, utilizzato come rifugio durante le invasioni barbariche, la Rocca non venne abbandonata e grazie alla sua posizione strategica a guardia della più importante via di comunicazione alto padana, venne fortificata sempre più negli anni fino a divenire una vera e propria cittadella militare.

 
Percorrendo il cammino di ronda, si può godere di uno spettacolare panorama del lago di Garda. Ulteriori informazioni per visite al sito del Castello di Lonato.
 
 

 

Castello di Lonato in provincia di Brescia

Castelli del Garda Bresciano: Castello o Rocca di Lonato

 

Ripartiamo da Lonato e, in breve, raggiungiamo Sirmione. Notiamo subito il castello, bagnato su tutti e quattro i lati dal lago, una caratteristica che lo rende fiabesco e suggestivo.

Sirmione è uno dei posti più caratteristici della zona del lago di Garda.

Da sempre conteso e rivendicato dai veneti, faceva parte dei possedimenti veronesi in epoca antica e molte strutture e costruzioni lo testimoniano, avendo una tipica estrazione e decorazione veneziana.

 

Castello di Sirmione sul Lago di Garda

Castello di Sirmione sul Lago di Garda. Foto di Diego Bonacina

 

Sirmione sembra una piccola isola galleggiante sul lago di Garda. Il suo nome deriva infatti dal greco syrma, che significa “coda”, “striscia”, proprio perché sorge sull’acqua, leggermente staccato dal resto della terraferma.

Suggestiva è l’entrata nel paese, strutturata come un ponte levatoio che crea un passaggio nell’arcata tra le altissime mura del castello, all’interno del quale sorge il caratteristico borgo, strutturato come un borgo medioevale, con archi e vicoletti chiusi al traffico.

Il castello scaligero di Sirmione è uno dei castelli meglio conservati d’Italia, grazie anche al fatto di essere circondato dall’acqua.

L’acqua fungeva infatti da deterrente naturale contro i nemici, impedendo loro di accedere all’interno del castello.

È possibile accedere alle ronde di camminamento percorrendo una lunga scalinata formata da 146 gradini. Da lì la vista sul Garda è spettacolare.

Da Sirmione il nostro tour continua per Peschiera e da lì rientriamo Lazise.

 

Enoturismo: il vino Lugana, i vini della Valtenesi e il Garda DOC

Il Garda bresciano è noto per la produzione del vino Lugana, del vino Chiaretto ottenuto dalle uve groppello, dei vini della Valtenesi e del Garda DOC.

Le 10 zone di produzione del Garda DOC, tra Veneto e Lombardia, sono: Valtenesi, San Martino della Battaglia, Lugana, Colli Mantovani, Custoza, Bardolino, Valpolicella, Valdadige, Durello e Soave.

 

Degustazione vino Lugana - Lago di Garda - Verona

Degustazione vino Lugana durante l’evento a Villa Aurelia, Roma. Foto Consorzio Tutela Lugana DOC

 

Per un approfondimento e per conoscere i percorsi alla scoperta dei vini bresciani leggi la sezione sulle Strade del Garda DOC.

>> Scopri la pagina delle Strade del Vino nella provincia di Verona

>> Scopri la guida turistica di Verona Wine Love sul lago di Garda: troverai tante informazioni utili su percorsi consigliati, cicloturismo e camminate.

 

Articolo a cura di Sara Soliman
Team VeronaWineLove.com
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Bardolino: uno sguardo alla storia con le Ville Venete del centro e del lungolago

Bardolino: uno sguardo alla storia con le Ville Venete del centro e del lungolago

A Bardolino sono presenti ben tredici Ville Venete, residenze nobiliari costruite durante il dominio della Repubblica di Venezia tra la fine del XV secolo e il XIX secolo.

Queste dimore storiche non sono visitabili all’interno e comunque, passeggiando per Bardolino, non si può fare a meno di ammirare la bellezza delle loro forme e i loro rigogliosi giardini.

Alcune si affacciano sul lago come la nota Villa delle Rose o Villa Bottagisio Carrara con il suo ampio parco aperto al pubblico.

Quest’ultima è di proprietà del comune di Bardolino: ristrutturata di recente è sede di conferenze in occasione della Festa del Vino o del Vinitaly, il Salone Internazionale del Vino e Distillati di Verona.

Le Ville Venete s’inserivano in passato all’interno di grandi proprietà agricole. La villa, che si trovava al centro della proprietà, era spesso la residenza dei proprietari, luogo di rappresentanza e di villeggiatura estiva.

Intorno c’erano le barchesse, edifici rurali di servizio: cucine, abitazioni dei contadini, stalle e cantine.

 

Villa Terzi-Cristanini o Villa delle Rose

Questa dimora signorile si trova nel lungolago Bardolino-Garda, ed è nota come Villa delle Rose in quanto circondata da un bel giardino ricco di piante, siepi e viali di rose.

 

Bardolino, ville venete

Villa delle Rose: signorile dimora sul lungolago di Bardolino

 

L’edificio si sviluppa in più parti: la parte fronte lago corrisponde alla casa padronale, ha una facciata semplice con aperture a trifora ed una a bifora, di carattere gotico.

In cima, una gronda sormontata da merli a coda di rondine conferisce un carattere difensivo all’edificio.

All’interno sono presenti numerosi affreschi e decorazioni settecentesche.

 

Villa Guerrieri-Rizzardi-Loredan

Sempre nel lungolago, e nelle vicinanze del porto, troviamo Villa Guerrieri-Rizzardi-Loredan che si estende da via San Martino fino al lago.

Nella parte orientale del complesso, dall’Ottocento fino pochi anni fa, si trovava l’azienda vinicola delle famiglie Guerrieri e Rizzardi, proprietarie della villa.

Le antiche cantine della struttura, dopo lavori di ristrutturazione, sono oggi sede di “Borgo Bardolino”, una suggestiva corte che ospita negozi e ristoranti. Dal 2016 è accessibile al pubblico.

 

Villa Rizzardi

Bardolino, Borgo Bardolino: suggestiva corte ricavata nel 2016 dal restauro delle vecchie cantine

 

La parte di villa che guarda il lago era quella padronale, mentre la parte lungo via San Martino era destinata ai locali di servizio.

L’attuale fisionomia è attribuibile ai restauri avvenuti nell’Ottocento, ma le mura originarie raccontano di almeno tre dimore gentilizie costruite tra il Quattrocento e il Cinquecento, come dimostra l’elegante loggia cinquecentesca.

Sul lato meridionale, la villa vanta un ampio giardino.

 

Villa Giuliari Gianfilippi Canestrari Campostrini

A pochi passi da Villa Guerrieri Rizzardi, in Piazza Matteotti, troviamo villa Giuliari-Revedin, Gianfilippi Canestrari Campostrini.

È un edificio del XIX secolo, situato nella parte meridionale della baia di Bardolino.

Villa Giuliari Gianfilippi è una villa che di notevole ha soltanto il parco, disteso lungo il lago, accanto al parco dei Bottagisio.

Secondo G.B.Simeoni (Guida del Garda) il giardino di questa villa sarebbe stato in origine disegnato dal Bagnara per incarico della marchesa Teresa Ginafilippi Canestrari .

Anche questo palazzo ha subito importanti opere di restauro nell’Ottocento, tra cui la costruzione di un porticato su cui poggia un balcone che dà sulla piazza.

Nell’atrio si trova un’epigrafe che ricorda la visita dello zar Alessandro I di Russia, nel 1882.

 


Villa Bottagisio Carrara

Ad oggi proprietà del comune di Bardolino, fu originariamente una villa privata, e subì dal 1600 ai primi del ‘900 modifiche ed ampliamenti.

 

Villa Carrara Bottagisio

Villa Carrara Bottagisio durante il Vinitaly and The City (foto di repertorio)

 

L’edificio, che conserva al suo interno decorazioni pittoriche di valore, ha subito un restauro nel 2007 su iniziativa del Comune di Bardolino.

Dal 2012 la villa ospita la biblioteca comunale di Bardolino ed è sede di conferenze in occasione della Festa del Vino, del Vinitaly o di altre manifestazioni cittadine.

Spostandoci dal centro paese non mancano altre ville: alcune sono a Calmasino, altre a Cisano o verso il vicino paese di Garda.

 

> Se vuoi maggiori informazioni leggi la pagina Bardolino Cultura.

 

 

Enoturismo: i vini rossi del lago di Garda

Se ami il buon vino, una visita a Bardolino può prevedere anche una sosta in una delle tante cantine che si trovano in questa zona.

Il territorio di Bardolino si caratterizza per la produzione dei vini Bardolino e del Bardolino Chiaretto, il vino rosa dell’estate.

L’inizio di Novembre è invece il mese del Vino Novello.

> Leggi, tra i percorsi consigliati a Bardolino, la Strada del Vino Bardolino.

 

enoturismo sul lago di Garda

Nel periodo estivo le cantine organizzano piccoli-nic o cene in vigna. Per rimanere sempre informato segui il Magazine di Verona WIne Love dedicato al Turismo del Vino

 

Leggi anche: Il Vino Novello di Bardolino: scopri come si ottiene e i consigli della Sommelier Antonella per degustarlo al meglio

Leggi anche: Bardolino: Museo del Vino della Cantina Zeni, un viaggio tra i “profumi” del vino

Scopri le CANTINE DEL VINO BARDOLINO E DEL BARDOLINO CHIARETTO

Se vuoi saperne di più sul lago di Garda e i suoi vini, leggi la GUIDA TURISTICA AL LAGO DI GARDA  proposta da Verona Wine Love.

Articolo a cura di Sara Soliman