Gli stranieri guardano all’Italia. Invitiamoli al turismo esperenziale con lo Storytelling

Gli stranieri guardano all’Italia. Invitiamoli al turismo esperenziale con lo Storytelling

Il nuovo Bollettino Enit conferma quanto il Bel Paese sia una meta importante del turismo internazionale. Una tecnica di comunicazione come lo Storytelling potrebbe aiutare la ripresa.

“Una popolazione grande quanto l’Europa vorrebbe venire in Italia”. 

Questo il titolo che apre il testo dell’agenzia Nazionale del Turismo e che fa ben sperare al Bel Paese una ripresa turistica. 

Nonostante le regole ferree e i protocolli antivirus, i turisti non sembrano propensi alla rinuncia delle proprie vacanze. 

Segnali positivi giungono, anche grazie alle nuove disposizioni legate all’apertura delle frontiere regionali e alla ripresa di alcuni voli interni ed internazionali.

A quanto pare secondo i dati, il turista fuori confine non è spaventato dall’Italia. 

Uno scorcio del lago di Garda

Il porto desolato di Bardolino sul Lago di Garda, foto di Cesarino Consolini

A fine maggio sono state oltre 753,7mila le citazioni inerenti al viaggio nel Bel Paese:

  • 50 mila comparse online sul web;
  • 703,7 mila quelle provenienti dai social che sono state in grado di produrre 207,1 milioni di interazioni. 

Mentre diminuisce progressivamente lo spazio del tema Covid-19 sui principali quotidiani europei e americani, l’Italia spopola online con 618 mila reazioni di gradimento.

Il trend dell’epidemia non è più l’unico interesse tra le ricerche web inerenti al Bel Paese e 300 milioni di persone si interrogano sulla ripartenza.

L’Italia che riparte

L’Italia che riparte è sempre più un tema ricorrente e che attrae chi si sta organizzando le vacanze.

Nonostante un’estate alle porte con la convivenza del virus, molti viaggiatori non sembrano aver abbandonato l’idea di viaggiare.

Molte le sensazioni positive dal web. Per i viaggiatori l’Italia non spaventa, anzi è vista come un Paese: 

  • Covid free 
  • Iper monitorato
  • Luogo rassicurante 

Nonostante il Bel Paese sia una  tra le prime mete turistiche scelte, a livello mondiale il calo delle presenze straniere si sente e non poco.

Da inizio anno 2020 alla fine di aprile il volume d’affari per arrivi aeroportuali è diminuito del 64,5%. Lo scenario attuale non è del tutto roseo, ma ci sono anche buone premesse all’orizzonte.

Nel monitoraggio di Enit la speranza che le perdite si possano arretrare è elevata, grazie alla stabilizzazione delle prenotazioni dal 1° giugno al 12° luglio. 

Un ciclo di webdinar organizzati da Mibact, Turismè, sono in corso in questi giorni. La strada della promozione dell’Italia non si ferma, anzi continua ad essere battuta senza freni.

Nonostante le belle iniziative e le aperture regionali, si aspetta con ansia anche l’apertura dei confini e il ritorno dei turisti stranieri.

Siamo passati velocemente da un Paese che accusava i colpi dell’overturismo, ad uno desolato che risente dell’assenza delle presenze.

Non sei d’accordo con me che ci vorrebbe una via di mezzo?

Gli aiuti tardano ad arrivare ma la stagione bussa incalzante, senza concederci nemmeno troppe soddisfazioni.

Per ora i nostri paesaggi sono ancora desolati, le città vuote. Il che rende i territori tutti per noi, ma non è la stessa cosa poterli condividere.

Non so voi, ma io la mia bella Verona la preferivo gremita di gente. Non so il perché, ma sento la mancanza del vociare di turisti nelle piazze. 

Manerba sul Garda

Manerba sul Garda, foto di Nicole Rossignoli

 

Le carte in regola ci sono, mancano solo i turisti

Le carte in regola ci sono, la sicurezza c’è.

Nelle ultime settimane siamo stati bombardati di regole e protocolli, l’Italia è scalpitante sulle griglia di partenza, ha fatto i compiti per casa ed è pronta a partire.

Dispositivi di sicurezza, gel igienizzante, mascherine, distanziamento sociale, tutte le precauzioni sono state prese.

La nostra penisola è pronta ad accogliere, forse anche meglio di altri paesi. 

Ma dove sono i turisti? Ci si interroga come si potrebbe aiutare il Bel Paese a rialzarsi a ricominciare.

Come attirare i viaggiatori? Come possono muoversi gli operatori del turismo? 

La risposta ci viene data proprio da Enit, con i dati sopra riportati. Dobbiamo ripartire dagli studi dell’Ente Nazionale del Turismo, in particolare da dove hanno viaggiato le interazioni in questo periodo. 

L’Agenzia Nazionale suggerisce che mentre l’Italia era in lockdown il web gridava a gran voce Made in Italy.

Il nostro Paese non ha bisogno di rifarsi il trucco e l’immagine, perchè la sua fama precede il suo nome. I turisti amano già profondamente la nostra penisola.

Allora che cosa manca?

 

Cosa serve per attrarre i viaggiatori?

pizza

Il Made in Italy e l’italianità potrebbero essere d’aiuto alla ripresa. Del resto le interazioni sui social tifano per il Made in Italy. Foto di Nicole Rossignoli


Manca il Made in Italy
. Manca l’artigianalità, il lavoro, gli italiani con il loro modo di essere e il gesticolare per farsi capire, il calore dei gesti. Manca il nostro essere coloriti e buffi allo stesso tempo, manca l’italianità. 

Mi riferisco in particolare modo alle storie di artigiani, ai prodotti di eccellenza, alle tecniche taylormade che ci rendono famosi nel mondo e allo stesso tempo orgogliosi.

Inutile che stiamo qui a raccontarcela, perché l’attrazione migliore dell’Italia siamo noi. 

Italo Calvino ha scritto:

“Il racconto è un’operazione sulla durata, un incantesimo che agisce sullo scorrere del tempo, contraendolo o dilatandolo.” 

E aveva ragione, perché il racconto dura nel tempo, ci resta dentro, si imprime dentro sotto pelle.

Hai mai sentito parlare di storytelling?

Si tratta di una tecnica nota e molto efficace di comunicazione per le imprese.

Il termine è formato da due parole di lingua inglese: story e telling. Letteralmente significa: “raccontando una storia”.

Secondo il vocabolario dell’enciclopedia Treccani lo storytelling è “l’arte di scrivere o raccontare storie catturando l’attenzione e l’interesse del pubblico.”

Persuadere raccontando, questa è la chiave giusta.

Le storie sono essenziali nella vita di ciascuno, tanto da aiutare a definire la natura dell’umanità.

Fin dall’antichità si è utilizzata la narrativa, attraverso l’uso di miti, leggende e racconti popolari per condividere saggezza, conoscenza e cultura.

La narrazione non ha smesso di certo di esistere, ma è onnipresente nella nella quotidianità, basti pensare al testo di una canzone, ad un sogno. Non esiste vita senza storia. 

Solo che oggi, in chiave più moderna, basta una tastiera e un po’ di fantasia.

Il racconto è lo strumento che attuo per organizzare un pensiero e preservarne i ricordi. Lo si può condividere nel mondo dei social. 

La partita la si gioca in casa e il campo è la rete del web. Per attirare i turisti serve fare anche storytelling.

In un Paese dove le tradizioni familiari hanno dato vita a gran parte delle nostre imprese, il turista le deve conoscere, lo si deve invogliare a venire in Italia.

Il nostro patrimonio culturale è dato anche da questo.

Il viaggiatore che finora ha potuto viaggiare solo online a causa del Covid, deve assaggiare dallo schermo la nostra penisola.

Deve aver voglia di divorarne i contenuti, perché deve volerla assaporare dal vivo. E ce l’ha detto lui che finora se l’è già cercata online, la nostra Italia. 

Ma come si fa lo storytelling? 

Se hai pazienza di leggere le prossime righe te lo racconto. Non pensare che serva essere un mago del web, serve dimestichezza e ti devi armare anche di tanta pazienza.

Si tratta però di una tecnica che ha bisogno di tempo e dedizione, perché se non ne hai, se sei un tipo piuttosto sbrigativo che vuole i risultati subito lascia perdere.

Se vuoi noi possiamo aiutarti. Ciò che conta è che ci sia qualità di contenuti. 

Saranno immagini e video a raccontare, con le didascalie di narrazione, l’autobiografia, i ricordi, il territorio della tua struttura.

Deve scaturire curiosità a chi osserva i contenuti, ma anche far emozionare. Aggiungerei anche un briciolo di fantasia, quella non basta mai e ci distingue dagli altri.

Se già fai marketing, questa attività può essere accessoria a quello che già fai.

Da un punto di vista imprenditoriale, si sa che non sia semplice invogliare all’acquisto, i consumatori sono più attenti alla qualità dell’offerta e bombardati sempre di più di contenuti digitali, tanto da rendere la scelta sempre più complicata del previsto. 

I troppi stimoli ai quali si è esposti ogni giorno catturano l’attenzione, tanto da mettere in dubbio i pensieri e da dover talvolta ricontestualizzare valori e idee. 

Ecco perchè costruire un piano strategico di Storytelling, da un punto di vista aziendale può essere utile per una certa continuità, coerenza di comunicazione e ad essere più vicini all’ospite, affinché si vada a creare un rapporto di fiducia duraturo nel tempo. Dipende tutto da quale è l’obiettivo prefissato. 

Che cosa vuoi fare? Cosa vuoi raggiungere? 

Vuoi incrementare la generazione di contatti? Vuoi fidelizzare il cliente o migliorare l’esperienza? 

Lo Storytelling serve a trovare quell’appiglio emotivo che suggerisca al potenziale cliente: “Potresti essere tu”. 

L’importante è utilizzare un linguaggio semplice, chiaro e comprensibile. Facebok, Instagram e Blog possono essere dei mezzi utili di cui avvalersi.

Abbiamo visto che se non siamo diventati del tutto pazzi in questo periodo, ed è stato anche grazie ad Internet. Ci pensi ad una quarantena senza web? Avremmo dovuto utilizzare i piccioni viaggiatori per comunicare con zii nonni e congiunti.

Il mondo digitale è stato la nostra ancora di salvezza per non farci sentire soli. Siamo tutti sempre più connessi. Anche i dati Enit l’hanno confermato.  

I consumatori si connettono sempre più ai social media, condividono storie personali, vengono influenzati dai canali digitali, acquistano, comunicano, condividono contenuti, reperiscono informazioni. 

L’e-commerce è cresciuto notevolmente, hai letto il mio articolo “Vino, turismo e media: uno sguardo al futuro”?

Se non l’hai ancora fatto dai un’occhiata, ti racconto di quanto sia cresciuto il mondo digitale in questo periodo.

Da un punto di vista del settore del marketing, il web è un “mondo difficile da controllare” e il classico modello di marketing basato sul controllo e sulla prevedibilità non è più praticabile.

Comunicazione ai tempi dei social

L’emergere dei social ha richiesto un cambiamento fondamentale delle pratiche di comunicazione.

Si consideri ad esempio come lo storytelling dei consumatori di esperienze, condivisione di contenuti e opinioni personali possa stravolgere completamente l’identità di un brand.

L’utilizzo dei canali digital evidenzia che i racconti di viaggio online hanno il potente ruolo di essere in grado di influenzare un numero consistente di futuri visitatori, che si muovono alla ricerca di informazioni. Il settore del turismo è sensibile ai canali social.

Si deve fare storytelling perché mette al centro l’emozione, più che le caratteristiche del prodotto stesso.

Ricorda che le immagini sono più efficaci di qualsiasi altro mezzo. Basti pensare che un video di circa un minuto ha la stessa efficacia comunicativa di circa 1,8 milioni di parole.

Si stima che i contenuti multimediali ricoprano ad oggi il 79% del traffico dati globale, e tuttora sono i più condivisi sui social media. 

Quello che puoi fare è portare il turista nel film della tua azienda e indorare la pillola con la trama. 

I vigneti del Lugana sul Garda

I vigneti del Lugana sul Garda, foto di Nicole Rossignoli

La narrazione al servizio del settore enogastronomico

Rifletto su come una tecnica del genere potrebbe risultare interessante e proficua nel settore enogastronomico, a come l’elemento vino potrebbe essere narrato, al legame con il territorio d’origine.

Diventerebbe allora un racconto di cultura, da gustare e degustare. 

Del resto davanti ad un bicchiere di vino si sta involontariamente trattando anche di storie di lavoro, di professionalità, di qualità, di eccellenza, si stringono intese e si perpetuano tradizioni.

In definitiva, dietro ogni botte e per ogni bottiglia si nasconde un mondo da raccontare. 

Tanti possono essere i modi da utilizzare per attirare possibili acquirenti, questa è solo una delle tecniche che si possono utilizzare.

Non esiste una ricetta magica e standard per tutti, ma qualche suggerimento utile credo che non guasti mai. 

I vigneti del Lugana e l'assenza di turismo

I vigneti del Lugana sul Garda e l’assenza di turismo, foto di Nicole Rossignoli

La filiera del turismo si è fermata e ciò ha causato tanti guai a molti settori, forse non si immaginava nemmeno quanti.

Del resto è quando abbiamo a che fare con la sua assenza che ci rendiamo conto dell’importanza di qualcosa.

Ora che lo abbiamo capito facciamo ripartire questa macchina con tutti i mezzi possibili che abbiamo, perchè l’Italia è un paese meraviglioso se lo possiamo condividere e non tenercelo tutto per noi.

 

Articolo a cura di Nicole Rossignoli
veronawinelove.com
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Nicole Rossignoli è un’accompagnatrice turistica free-lance e si occupa di food&wine tour
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Sito Web per cantine e agriturismi: quali caratteristiche deve avere? Scopri come ottenere visibilità e attrarre clienti

Sito Web per cantine e agriturismi: quali caratteristiche deve avere? Scopri come ottenere visibilità e attrarre clienti

Il sito web è il cuore della tua attività di marketing in quanto ti rappresenta e ti permette di essere raggiungibile da potenziali clienti.

Avere un buon sito, per una attività che vende in tutta Italia o anche all’estero, è oggi di fondamentale importanza.

Abbiamo visto in questo periodo di quarantena come, grazie alla presenza online di una attività, sia possibile farsi raggiungere dai clienti e ricevere ordini.

Ad oggi tuttavia sono ancora molte le realtà che non hanno un sito web ottimizzato per smartphone o che addirittura non hanno un sito.

Dal momento che la maggior parte degli enoturisti si informa sul web, è essenziale essere presenti con un sito che consideri tutti i criteri richiesti dai motori di ricerca.

Perché sul web non basta esserci, bisogna esserci in modo adeguato.

 

enoturismo

Sito web per cantine e agriturismi: scopri alcuni suggerimenti per ottenere visibilità e aumentare i contatti

 

Requisiti di un buon sito Internet: 11 requisiti essenziali

In questo articolo provo a stillare un elenco di quelli che sono i requisiti di un sito web efficiente.

Prova a verificare se il sito web della tua cantina va bene così com’è o se invece, in base ai tuoi obiettivi, deve essere migliorato.

Troverai inoltre alcuni aspetti da evidenziare nel caso in cui la tua azienda vitivinicola o agriturismo si occupi anche di ospitalità.

Un sito web efficace deve:

  1. Essere responsive, ossia ottimizzato anche per i dispositivi mobili (tablet e smartphone), dal momenti che oggi il traffico mobile rappresenta quasi il 90% del traffico web.
  2. Essere semplice e veloce, ossia di facile consultazione e piacevole navigazione, per evitare il rischio di perdere l’utente. Un’ottimo strumento per impostare dei siti è Word Press.
  3. Essere ricco di contenuti. Per migliorare il posizionamento del tuo sito web è necessario puntare su contenuti di qualità. I motori di ricerca come Google premiano chi scrive contenuti originali e capaci di rispondere alle domande degli utenti.
  4. Avere immagini di qualità, professionali e veritiere. Se nei i social media è normale condividere immagine scattate con lo smartphone, nel sito web farlo è impensabile. L’immagine anche se di qualità, mancherebbe in profondità e brillantezza.
  5. Avere un blog: raccontare della propria attività, dell’ultimo evento, della storia della tua cantina sul blog è un ottimo modo per acquisire importanza online e di conseguenza aumentare il traffico al tuo sito web. Inoltre il blog ti permette di incontrare la domanda dell’utente al momento del bisogno e dunque di aumentare le vendite.
  6. Essere costruito in ottica SEO (Search Engine Optimizazion): i testi inseriti sul tuo sito devono essere ottimizzati utilizzando le parole chiave del tuo settore di attività.
    La stessa cosa vale per il tuo per il tuo blog aziendale.
  7. Essere aggiornato: il sito web non è qualcosa di statico, deve essere sempre aggiornato con gli ultimi eventi e notizie sull’azienda. Ciò denota professionalità. Anche questo invece è talvolta un aspetto trascurato: trovare promozioni natalizie in piena estate non lascia una buona impressione!
  8. Essere in più lingue. O almeno in lingua inglese, dal momento che è una lingua capita in ogni parte del mondo o quasi. Ciò ti permette di raggiungere e crescere anche a livello internazionale.
  9. Il sito in multilingue è, inoltre, tra le linee guida stabilite nel nuovo decreto ministeriale sull’enoturismo. La prenotazione del soggiorno o della visita in cantina deve essere fatta preferibilmente tramite internet.
  10. Contenere l’E-Commerce: non è fondamentale ma sicuramente aiuta a incrementare le vendite. La gestione dell’e-commerce non va però sottovalutata e va progettata se l’azienda ha del personale da dedicarvi.
  11. Presentare i titolari: ultimo aspetto, ma non per importanza. È buona cosa creare una sezione del sito con la foto del titolare e della sua famiglia, soprattutto se si punta a instaurare un rapporto diretto col cliente. A chi arriverà in cantina sembrerà già di conoscervi.

 

Enoturismo e gastronomia

Se ti occupi di ospitalità legata al mondo del vino e dei prodotti locali evidenzia le tue peculiarità e ciò che ti contraddistingue, tanto nei servizi quanto nel prodotto

Come comunicare se ti occupi di ospitalità legata all’enoturismo 

Se la tua azienda si occupa anche di ospitalità è particolarmente importante inoltre:

  1. Inserire una mappa della tua proprietà e del territorio circostante, quest’ultima meglio ancora se scaricabile.
  2. Raccontare il territorio: il turista del vino non cerca solo vino ma vuole conoscere anche ciò che il territorio offre. Di solito è un amante della cultura, della natura ed è alla ricerca di emozioni d ricordare. Vuole conoscere cosa c’é dietro la bottiglia di vino.
  3. Potresti inserire nel sito qualche pacchetto che comprende percorsi particolari in grado di fargli vivere quell’emozione in più rispetto al classico giro turistico. Ricorda che la personalizzazione è importante, in ogni settore di offerta.
  4. Inserire contatti utili: numeri di telefono di associazioni di noleggio di biciclette, per esempio. O di qualche associazione turistica in grado di dare informazioni approfondite sul territorio.
  5. Inserire servizi aggiuntivi quali la presenza di wi-fi, di aree destinate ai bambini, specificare se gli animali sono ben accetti, se sono in corso manifestazioni nelle vicinanze e altre informazioni utili al cliente.

Leggi le linee guida del D.M. sull’Enoturismo del 7 marzo 2019

Blog per siti web e per e-commerce: come aumentare le vendite

 

Cosa significa avere una buona strategia di web marketing

Significa non lasciare nulla al caso e affidarsi a persone che si occupano di marketing perché è il loro lavoro, lo studiano, si aggiornano, sanno come funziona il mercato e il mondo di Internet. Conoscono le regole del web come tu conosci la tua terra e i tuoi vitigni.

Il web marketing riguarda tutte quelle competenze che sono necessarie per costruire un buon sito web.

Ma non solo: si occupa dell’approccio ai social, della scrittura migliore per il web, che non è la stessa che funziona sulla carta stampata.

Con qualche accorgimento tecnico e con l’ottimizzazione in ottica SEO potrai ottenere un buon posizionamento online.

Inoltre, impostare un’attività di stesura testi ottimizzati SEO anche per il tuo blog aziendale (testi che siano utili ai tuoi potenziali clienti) è un ottimo modo per acquisire importanza online e di conseguenza aumentare il traffico al tuo sito web.

Una delle tecniche più importanti al fine di ottenere un alto posizionamento sui motori di ricerca è la creazione di contenuti SEO friendly.

Scrivere testi SEO friendly significa saper combinare un’ottima scrittura (col rispetto di regole grammaticali e della scrittura per web) alle pratiche di ottimizzazione per i motori di ricerca.

Avere al tuo fianco un’agenzia web è una cosa importante.

Possiamo aiutarti a valorizzare la tua azienda e il tuo territorio, a far conoscere la tua passione e cosa ti contraddistingue e a far crescere il tuo brand attraverso efficaci strategie di wine-marketing.

Se sei interessato a migliorare il tuo sito web e la tua strategia di marketing contattaci.

 

Articolo a cura di Sara Soliman
veronawinelove@gmail.com

*** Sara Soliman fa parte di Studio AEsse Communication, agenzia web veronese. Dal 2016 si occupa di copywriting e di web marketing per le PMI. 

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L’aperitivo in quarantena corre sul web. Ecco chi lo propone e come partecipare all’#aperichat

L’aperitivo in quarantena corre sul web. Ecco chi lo propone e come partecipare all’#aperichat

Secondo il decreto ministeriale, la quarantena proseguirà ancora per un po’, ciò nonostante gli italiani si stanno ingegnando a non perdere la speranza.
Chi fa pilates il mattino, chi segue Webinar e Meeting tramite App, chi si laurea, chi lavora attraverso lo smartworking, e poi c’è chi la sera non rinuncia al proprio calice di vino con l’Aperichat.

Se l’isolamento sociale è diventato la nuova parola d’ordine, e il lockdown ha completamente stravolto le nostre abitudini, sembra che ci sia un appuntamento fisso al quale non si possa proprio rinunciare: l’aperitivo. Nessun invito a trasgredire alla legge, il Rendez-vous è in rete.

Aperichat in rete: quale piattaforma utilizzare

Una nuova moda sta dilagando, quella di condividere drink e brindisi davanti allo schermo attraverso App e piattaforme Web, per incontrarsi con amici e parenti in occasione di un Apericena. L’intento: cercare di mettere un po’ di normalità ad una situazione tutt’altro che normale e mantenere le proprie consuetudini.

Tante sono le modalità che si possono adottare dal proprio smartphone, come video-chiamate con WhatsApp, applicazione di messaggistica istantanea in grado di connettere fino a 4 persone tramite chiamate di gruppo.

Oppure è possibile utilizzare Messanger, l’App di Facebook. Anche le App non mancano, come HouseParty, in grado di creare stanze virtuali con massimo 8 partecipanti, per la condivisione di chat e chiamate senza dover “chiedere il permesso” per entrare nella room.

La piattaforma cresciuta maggiormente in questo momento però, è sicuramente Zoom.

Si può utilizzare sia dal proprio telefono che tramite Pc. L’utilizzo molto semplice, le ha permesso di diffondersi molto facilmente.

Nata come una società di servizi di teleconferenza nel 2011 per video incontri aziendali, oggi questa piattaforma cloud permette un massimo di 1000 partecipanti e di avere fino a 49 video sullo schermo. È possibile perfino creare una sorta di room e “sale d’attesa”.

Esistono sia una versione a pagamento che una gratuita e quest’ultima è più che sufficiente per il brindisi dallo schermo con gli amici.

 

Coronavirus

Il lockdown ha cambiato e cambierà le nostre abitudini. L’#aperichat è diventato virale. Online tante iniziative nel rispetto delle norme vigenti (foto di unsplash.com)

 

 

I consigli degli esperti per l’#aperichat

Tornando all’aperitivo ormai l’hastag  #aperichat è già virale sui social e tante sono anche le dirette su Instagram. I tavolini del bar sono stati sostituiti da divano e comodità di casa, un po’ di patatine e crostini non resta che stappare la bottiglia giusta.

Finalmente i social possono rivendicare la loro vera natura: accorciare le distanze e rompere il circolo vizioso della solitudine. Se si cercano suggerimenti su cosa scegliere, non mancano nemmeno i consigli giusti, basta affidarsi all’occhio clinico dell’esperto.

Infatti, ai tempi del Coronavirus anche moltissimi sommelier si danno appuntamento online. Non potendo servirsi delle tradizionali degustazioni, in molti stanno ricorrendo al Web come opzione alternativa.

#Wineagainstvirus, è l’hastag coniato dai professionisti del settore enologico, attraverso post ad hoc con i nomi dei vini consumati.

L’Associazione Sommellerie Professionale Italiana ha lanciato il movimento già virale Aspi At home, una vera e propria aula virtuale per una degustazione video-guidata a distanza. Video-racconti per parlare di vino, cantine, territori e suggerimenti di abbinamenti da provare anche a casa.

Sono moltissimi gli appuntamenti ogni giorno legati al mondo del vino, tanti gli winelovers e gli wineblogger che diffondono contenuti a base di vino nella rete.

AIS Veneto, Associazione Italiana Sommelier Veneto, ogni mercoledì alle 19 condivide in diretta l’aperitivo su Instagram con #aperitivoconAISveneto, per bere qualcosa in compagnia di esperti e aziende vitivinicole. Anche con AIS, Associazione Italiana Sommelier, la degustazione è social.

Relatori nazionali e internazionali si incontrano tre volte la settimana con video-degustazioni pubblicate sui canali di Facebook e YouTube ad onorare le grandi etichette Made in Italy.

Il loro Hastag: #ladistanzanoncidivide. Non solo convivialità, ma anche momenti di formazione sulla piattaforma didattica, indirizzati a chi stava intraprendendo i corsi di primo e secondo livello per la professione di Sommelier.

Il distanziamento sociale non ferma nemmeno FISAR, Federazione Italiana Sommelier Albergatori Ristoratori, che con Zoom fa anche le visite in cantina addirittura fino a Montelpulciano, in Toscana.

Da Nord a Sud, dal Trentino Alto-Adige fino all’Umbria, non mancano tappe di questo Tour digitale di passeggiate in vigna comodamente da casa.

ONAV, l’Organizzazione Nazionale Assaggiatori di Vino, ha pensato invece di lanciare un contest ai propri soci: #lavignaciunisce e #lacantinaciunisce, per inondare la rete dei social network di immagini inerenti alle attività in cantina da rallegrare il Web.

Un’altra associazione che ha deciso anch’essa di non fermarsi è WSET, Wine & Spirit Education Trust, che continua le sue Online Classroom anche dal lockdown.

#Aprounbuonvino, è l’invito lanciato da UIV, Unione Italiana Vini, per aiutare i produttori di vino a diffondere messaggi positivi, fornendo momenti di socialità a distanza.

Sul sito, anche il decalogo su come imbastire un ottimo brindisi e un post avvincente.

La crisi sanitaria, nonostante tutto, fa emergere la parte migliore di noi stessi, per diffondere grande forza a non mollare.

 

Aperichat

Aperichat: #distantimauniti, è la rete a tessere le relazioni. Tanti gli hastag e le iniziative per diffondere benessere, almeno virtualment (Foto di Yuliya Apanasenka)

 

I Millenials continuano a movimentare la rete, anche dalla quarantena

Questo fenomeno virale del brindisi online coinvolge un po’ tutte le generazioni. Sono però soprattutto i Millenials nuovamente ad essere i più social.

Da “bamboccioni”, a quelli che non hanno mai perso la speranza, abituati già prima a vivere di incertezze, addestrati a reiventarsi.

In particolare, si fa riferimento alla generazione tra i 25 e 35 anni, la prima nella storia che in età adulta abbia domestichezza con la tecnologia e conosca in modo spontaneo il mondo digitale. Forse la stessa che risente maggiormente della crisi economica in corso, la seconda in 10 anni, ma già avvezza a ripartire da zero.

Partiti sfidando la sorte in barba alle regole, tutti a fare festa nelle strade, da #Milanononsiferma, piano piano la follia si è calmata, eccome si è calmata trasformandosi in: è meglio stare a casa.

E quando il proprio smartphone diventa l’unica via d’uscita, il cambio di direzione è per forza repentino. Gli abbracci, i nonni vicini, gli amici, la famiglia i grandi valori non hanno più a che fare con quanti like e followers riceve il proprio post.

La rotta è stata invertita e l’aperitivo non lo si fa più per vanto, per essere più cool. Si brinda dallo schermo, ma per essere più vicini per davvero, a chi è lontano.

 

Le statistiche dell’Osservatorio Giovani e Futuro di MTV: i giovani sono positivi sulla ripartenza

Secondo una ricerca condotta da l’Osservatorio Giovani e Futuro di MTV, sui giovani in età compresa tra i 16 e i 30 anni, la quotidianità reale e virtuale sono quasi arrivate a coincidere, e prevale, in generale, grande ottimismo.

Sono positivi sulla ripartenza, e diffondono la loro visione ottimistica in rete, per dare forza anche alle altre generazioni.

Un gran numero di intervistati, circa il 36% in questo periodo di crisi diffusa, ha riscoperto l’importanza delle relazioni, quelle alle quali prima non dava importanza.

L’81% ha sostituito la messaggistica istantanea con le videochat, il 44% predilige condividere maggiormente contenuti divertenti con gli amici e anche sui social.

Interessante, il dato del 10%, che sceglie di partecipare ad eventi online anche legati alla formazione.

A quanto pare i Millenials stanno crescendo, e lo stanno facendo dalla rete. Non solo brindisi e momenti ludici, ma anche cultura e digital class.

Si evidenzia però, che l’aperitivo 4.0 non è un’invenzione dovuta alla quarantena da Coronavirus, semmai un’esaltazione di questo periodo.

Secondo la ricerca condotta nel 2018 da FleishmanHillard-Omnicom per Group Italia sulla presenza sui social del vino italiano, si rileva una crescita complessiva di oltre il 650%, con riferimento ai 5 anni precedenti e su Facebook 3,3 milioni di like alle pagine che riguardano il vino.

Su Instagram ci sono 2 milioni di foto e video inerenti al settore vitivinicolo, 344 mila su YouTube. Più della metà dei Millenials intervistati indicava una preferenza per l’aperitivo fatto in casa, come forma di relax in un luogo tranquillo dove poter invitare gli amici.

La parola d’ordine dunque, è sempre stata sharing, anche prima della pandemia. Instagram e Facebook erano già i protagonisti.

La rete ci tiene compagnia: #distantimauniti

Le piazze sono vuote, ma è la rete a tessere le relazioni, tanti gli hastag e le iniziative per diffondere benessere almeno virtualmente.

#IoRestoaLeggere, #ioleggoacasa i tag lanciati dalla ricca offerta culturale, fruibile da casa organizzata dal MIBACT, il Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo.

Molti anche i corsi seguiti, soprattutto quelli dedicati al mindset, insegnamenti volti allo sviluppo della propria capacità di resilienza e adattabilità.

La tecnologia sta dimostrando di essere sempre più un’alleata positiva in questo periodo difficile. Queste iniziative tengono compagnia e danno un po’ di spensieratezza, ma soprattutto sono utili a lasciare accesi i riflettori sull’eccellenza italiana del vino nostrano, in un momento critico anche per l’economia.

Una buona occasione per aiutare i produttori e diffondere l’enoturismo anche dal Web.

Nuovamente la rete si intreccia con le nostre vite, mai come ora è la giusta carta da sfoggiare, che sia per il nostro business o per un momento leggero come un aperichat.

Il mondo digitale è sempre più importante, come il filo corretto da seguire per ricrearsi. #Distantimauniti.

Leggi anche: Come cambierà la ristorazione dopo il Coronavirus?

 

Articolo a cura di Nicole Rossignoli
veronawinelove.com
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Nicole Rossignoli è un’accompagnatrice turistica free-lance: si occupa di food&wine tour
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Wine&food tourism: ecco chi è il turista enogastronomico e che cosa cerca. Strategie  e consigli per le aziende enogastronomiche

Wine&food tourism: ecco chi è il turista enogastronomico e che cosa cerca. Strategie e consigli per le aziende enogastronomiche

Sai che il wine&food tourism in Italia è un settore sempre più in crescita? Di anno in anno aumentano infatti gli wine&food lover, che cercano esperienze sempre più coinvolgenti.

Se possiedi o lavori in un’azienda wine&food, saprai anche però che si tratta di un mercato frammentato. Come te esistono una moltitudine di altri produttori, alcuni di grandi dimensioni, altri di nicchia.

Come distinguerti e far sì che il turista visiti la tua azienda?


L’identikit del turista wine&food: conoscerlo per strutturare un’efficace visita in azienda

 

Gustare un buon calice di vino o assaggiare un prodotto tipico nel luogo dove viene prodotto lo rende un’esperienza unica.

Proporre un percorso di wine&food tourism nella tua azienda ti permette di distinguerti e fidelizzare la tua clientela, di creare un rapporto personale con gli wine & food lover che incontri.

Accogliere in modo ben riuscito i turisti della tua azienda significa renderli soddisfatti dell’esperienza. Questo non solo aumenta le visite ma anche induce i visitatori a tornare e ad acquistare i prodotti degustati, quando ripensano all’esperienza vissuta.

I turisti enogastronomici amano visitare mercati agricoli.

Prediligono prodotti tipici, visitano aziende vinicole e birrifici e partecipano volentieri ad eventi enogastronomici.

Sono turisti “coinvolti”: fotografano i piatti che mangiano, raccontano la propria esperienza sui social network e spendono di più per cibo e bevande.

Inoltre, acquistano di preferenza souvenir enogastronomici. E’ un modo di prolungare l’esperienza anche dopo il ritorno a casa.

Sono anche i turisti più fedeli: se soddisfatti, tornano volentieri nel territorio visitato e lo raccomandano agli amici.

I turisti enogastronomici sono anche informati: prima del viaggio, si documentano online e per questo hanno precise esigenze e aspettative. Lo confermano i dati: secondo l’indagine della World Food Travel Association, il 63% degli italiani valuta l’offerta enogastronomica prima di scegliere una destinazione.

Leggi anche L’enoturismo a Verona e in provincia.

 

Camera di Commercio di Verona

 

Wine&food tourism. Come organizzare la visita in azienda

 

Quando organizzi le visite nella tua azienda devi tener conto del comportamento del turista fin qui delineato.

La visita in cantina o in azienda agricola diventa per i tuoi visitatori un itinerario narrativo/educativo, un momento dove dare vita allo storytelling dell’enogastronomia.

Lo storytelling deve tenere conto di quattro elementi, da valorizzare e mettere in luce nel raccontare la storia della tua azienda non dimenticare di parlare:

  • del paesaggio che la accoglie, influenzato, definito e tutelato dall’attività dell’uomo,
  • delle tradizioni che ne costituiscono i pilastri,
  • dei tuoi prodotti, che diventano brand del territorio,
  • delle persone che lavorano nella tua azienda, fondamentali soprattutto se si tratta di un’azienda a conduzione familiare.

La visita è dunque lo strumento per ripercorrere la storia della tua azienda attraverso gli spazi produttivi, la spiegazione del tuo prodotto e delle sue caratteristiche.

Focus della visita è la degustazione, il momento privilegiato per educare i tuoi visitatori e illustrare i tuoi prodotti. Con un assaggio guidato il tuo prodotto viene valorizzato, compreso e apprezzato.

Offrire una degustazione al termine della visita stimola anche l’acquisto del prodotto; per questo è importante terminare la visita nel punto vendita o nelle vicinanze.

Per l’enoturismo infatti la fonte di fatturato principale non è la visita, spesso organizzata gratuitamente o ad un prezzo simbolico, ma la vendita diretta dei prodotti.

 

Leggi anche: Enoturismo: vino e cibo locali attraggono il 75% dei visitatori. Per intercettarli, ristoranti, hotel e cantine sono chiamati a comunicare in modo professionale.

 

Wine&food tourism: coltivare la relazione con gli wine & food lover. Prima della visita, la presenza sul web

 

Nell’organizzare una visita in azienda, tieni conto del fatto che il turista si informa prima online attraverso i diversi strumenti. È fondamentale che tu curi la tua presenza aziendale sul web.

Crea, se non lo hai già, o migliora il tuo sito internet aziendale, dove è essenziale che tu dedichi una pagina alle visite e indichi programma, eventuali costi, modalià di prenotazione e durata.

Il wine & food lover consulta le pagine Facebook, per verificare informazioni utili – come gli orari di apertura – e per creare un rapporto diretto con la tua azienda.

Qui puoi scegliere di raccontare le visite ricevute con immagini o video.

È un ottimo modo per rendere i tuoi fan partecipi dell’esperienza e creare intorno ad essa le giuste aspettative.

Altro strumento utile è Google My Business. Grazie a Google My Business puoi aggiornare le tue informazioni online, comunicare eventuali variazioni di orario, ad esempio in occasione delle festività, ed inserire un link diretto alle modalità di prenotazione.

 

Milano Wine Week - vino, degustazioni, enoturismo - ottobre 2019 - degustazioni- verona wine love

Milano Wine Week – vino, degustazioni, enoturismo – ottobre 2019 – degustazioni- verona wine love

 

Coltivare la relazione con gli wine&food lover. Dopo la visita, raccolta dati, database e newsletter

 

Al termine della visita, ricorda che è fondamentale fidelizzare i clienti attraverso la raccolta dei dati che li riguardano.

Creare un database dei tuoi visitatori pone le basi per una relazione duratura nel tempo.

Un modulo cartaceo, da proporre alla fine della visita, renderà i tuoi visitatori più propensi a fornirti i propri dati.

Contattarli con regolarità, ma senza esagerare, informandoli di novità e iniziative, quali per esempio aperture straordinarie o una piccola scontistica sull’acquisto dei prodotti, riservata agli iscritti della tua newsletter, li porterà a tornare a farti visita in azienda.

 

Wine&Food tourism: alcune conclusioni e consigli utili

 

In questo intervento ho cercato di delineare un identikit del turista enogastronomico.

Conoscere le abitudini, i comportamenti e le attitudini del tuo visitatore ti porterà a costruire un’esperienza di visita in azienda soddisfacente e ben organizzata.

Un ‘esperienza che ti porterà visibilità, diffusione e un sempre maggiore flusso di turisti: un visitatore soddisfatto e fidelizzato consiglierà la visita a parenti, amici e conoscenti.

Articolo a cura di Cecilia Bay
redazione@veronawinelove.com

Scopri la sezione di Verona Wine Love dedicata a Enoturismo e Percorsi enogastronomici

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Enoturismo e web: è importante investire (bene) nella comunicazione digitale. Il progetto di Camera di Commercio e Università di Verona

Enoturismo e web: è importante investire (bene) nella comunicazione digitale. Il progetto di Camera di Commercio e Università di Verona

La Camera di Commercio di Verona, con il Punto Impresa Digitale (PID), in collaborazione con l’Università degli Studi di Verona è impegnata in un progetto che interessa le micro, piccole e medie imprese veronesi.

La seconda tappa del PID Tour, svoltasi a San Bonifacio (Verona) il 30 ottobre scorso (la prima si è rivolta al settore del turismo con il titolo “Coinvolgere e creare esperienze indimenticabili per il turista con le App”), è dedicata all’enoturismo.

Il #PIDTour, questo è il nome del progetto impostato su cinque incontri, viene ideato con lo scopo di sensibilizzare quelle figure di riferimento che, all’interno delle realtà economiche di Verona e provincia, hanno il compito di condurre una strategia digitale.

Come afferma Andrea Bissoli della Camera di Commercio di Verona: “Ogni tappa si articola su vari temi quali vino, turismo, manifattura, agriindustria ed enoturismo. Sono questi i settori di eccellenza dell’economia veronese che possono crescere e consolidare ulteriormente la propria posizione grazie al marketing digitale”.

Continua Bissoli: “le aziende nelle quali siamo entrati con i nostri digital ambassador ci hanno confermato quanto la comunicazione di marketing online rappresenta il primo passo di percorso di trasformazione digitale di successo.

L’impresa che non è nativa digitale, infatti, non riesce a trasformarsi dall’oggi al domani in Fabbrica 4.0.

La digital transformation è più fattibile e meno traumatica, anche per il conto economico, se si avvia dal marketing online”.

 

Camera di Commercio di Verona

Incontro con i relatori del #PIDtour a San Bonifacio (Verona) per fare il punto sulle strategie che migliorano la visibilità dell’ enoturismo sul web

 

Enoturismo: indispensabile l’aggiornamento sui media della Rete

 

È oramai rimarcata l’importanza di saper gestire, con le dovute competenze, l’evoluzione delle dinamiche legate al web con tutte le sue complessità ma anche opportunità.

Una precisa e approfondita conoscenza degli svariati legami che coesistono tra gli strumenti di pubblicità tradizionali (stampa, radio e video) e i medium della Rete (sito web e social) impongono un continuo aggiornamento.

Un argomento, quello della digitalizzazione e del commercio web che, come afferma il Sindaco di San Bonifacio Gianpaolo Provoli “è un tema importante da coniugare anche rispetto a tante realtà commerciali dei centri storici che stanno soffrendo”.

È indispensabile – aggiunge Provoli – “stare attenti per vedere le mosse del mercato ascoltando le informazioni date da convegni di questo tipo”.

L’altro attore in campo, oltre alla Camera di Commercio di Verona, è l’Università degli Studi di Verona.

Il progetto in essere, coordinato dalla professoressa Marta Ugolini, prende il riferimento a “Impresa 4.0” e intende avvicinare alcune imprese del territorio per capire la loro situazione digitale e cercare di sostenerle con dei consigli.

“Con 4 assegnisti di ricerca e 34 studenti dell’Univr il team ha fatto formazione con 20 workshop in collaborazione con la Camera di Commercio di Verona.

Le imprese supportate, tra queste alcune riguardanti il campo enoturistico sono state 100 e tutte collocate in provincia di Verona”, afferma la professoressa Ugolini.

 

Enoturismo-camera-di-commercio-verona

La Prof.ssa Marta Ugolini, la Prof.ssa Michelle Bonera e il Prof. Riccardo Lora durante la seconda tappa del PID Tour (Foto di Camera di Commercio di Verona)

 

Enoturismo: è necessario investire sul Web

 

L’enoturismo è sempre più divenuto il centro di approfondimenti soprattutto per quanto riguarda l’adozione di strategie utili per migliorare la visibilità online degli operatori del settore: dalle cantine ai consorzi, dalle aziende vinicole agli agriturismi e ai progetti turistici che gravitano attorno al mondo del vino.

Una presenza, quella sul Internet, divenuta una conditio sine qua non per lo sviluppo e la crescita delle realtà vitivinicole in un mercato che guarda sempre di più all’utente estero.

E a questo punto, come afferma Marta Ugolini “è indispensabile capire chi sia, in azienda, il leader della trasformazione cioè colui che è in grado di guidare questo processo innovativo”.

“E poi” – continua Ugolini – “le aziende devono investirci sia economicamente sia in termini di risorse umane giovani da seguire”.

La visibilità dei siti web e le pagine social degli operatori enoturistici sui motori di ricerca sono l’argomento trattato nell’incontro. Tra gli argomenti sono illustrati alcuni strumenti disponibili oggi per il SEO (Search Engine Optimization).

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Enoturismo-sviluppo-imprese-camera-di-commercio-verona

Il PID Tour, svoltasi a San Bonifacio (Verona) il 30 ottobre scorso e dedicato all’enoturismo, vede intervenire Andrea Bissoli, Riccardo Borghero, Marta Ugolini, Michelle Bonera, Riccardo Lora e Paolo Menapace (Foto di Camera di Commercio di Verona)

 

In questo ambito interviene la professoressa Michelle Bonera, docente dell’Università degli Studi di Brescia, con un approccio di marketing legato alle imprese.

“Se il marketing è la scienza e l’arte di individuare, attirare e mantenere dei clienti è importante che un azienda sia visibile e sappia fare arrivare le persone alla propria struttura ricettiva, ci spiega Michelle Bonera”.

“Pertanto – aggiunge Michelle Bonera – la SEO (Search Engine Optimization) cioò la tecnica usata per essere trovati sulla Serp di Google è indispensabile sia per essere trovati e per capire come i turisti mi cercano”.

“Ci sono degli strumenti informatici che mi aiutano a capire quali parole chiavi sono cercate nel mio settore. Continua Michelle – capire come ci cerca il nostro utente e dove ci cerca (se magari dai social) è indispensabile”.

Concludono la seconda tappa il professore Riccardo Lora con alcuni approfondimenti su come migliorare la visibilità online con alcune tecniche di ottimizzazione.

“Il sito web o una pagina web è una pregiudiziale legata al Decreto legge del 12 marzo 2019, legge sull’enoturismo.

Per una strategia vincente e per pubblicizzarsi sono essenziali contenuti di qualità, siti ben fatti tecnicamente (responsivi in primis) e comprensibili ai motori di ricerca.

Altrimenti non si e visibili online” aggiunge Lora.

 

Strada del Vino Soave, riconosciuta al concorso Best of Wine Tourism

 

Riccardo Borghero, introducendo Paolo Menapace, ricorda al pubblico l’importante progetto di Great Wine Capitals.

“Le 10 grandi capitali mondiali del vino si sono unite per contribuire allo sviluppo dell’enoturismo. Verona è riuscita a salire su questo treno due anni fa aderendo all’iniziativa Best of Wine Tourism“, aggiunge Borghero.

Si tratta di un concorso riservato alle aziende vitivinicole con 7 categorie (ristorazione, ricettività, agricoltura, architettura del paesaggio, politiche sostenibili e innovative, servizi per l’enoturismo)”.

Termina l’incontro Paolo Menapace, Presidente della Strada del Vino Soave, Presidente del Coordinamento delle Strade del vino e dei prodotti tipici del Veneto e responsabile dello IAT (ufficio di Informazione e Accoglienza Turistica) di Soave.

“Come Strada del vino del Soave, nata nel 2001, e l’ufficio IAT di Soave stiamo facendo un importante lavoro per l’accoglienza dei turisti. Dalle vallate della Lessinia al museo di Bolca, unico del suo genere, ci sono svariate opportunità da sfruttare durante tutto il periodo dell’anno”.

“Il territorio, con 50 km. di valli e colline, la ristorazione e l’accoglienza stanno crescendo – aggiunge Menapace – e la Camera di Commercio di Verona rimane un attore fondamentale nel sostenerci in questa nostra opera legata al turismo del vino e dei prodotti locali”.

La Camera di Commercio di Verona, con il Punto Impresa Digitale (PID) e in collaborazione con l’Università degli Studi di Verona portano avanti questo progetto che interessa le micro, piccole e medie imprese veronesi.

Il prossimo appuntamento è il 7 novembre a Legnago alle ore 17.00, Sala Piccolo Salieri di Viale Don Minzoni 11 (entrata in Via San Francesco), dalle ore 17.00 alle ore 19.00.

Il tema della terza tappa riguarda le “Strategie di social media marketing per l’agroalimentare: analizzare e coinvolgere il pubblico”.

 

Camera-di-commercio-Verona-strategie-social-agroalimentare

 

Leggi anche: I SERVIZI DI COMUNICAZIONE DIGITALE DI AESSE COMMUNICATION


Articolo a cura di
Nicola Albi
nicola.albi@veronawinelove.com

***  Nicola Albi collabora con Studio AEsse Communication, agenzia web veronese. Dal 2016 si occupa di content marketing e implementazione siti web

 

Siti web per cantine

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Instagram, dove e come inserire gli hashtag? E quanti hashtag inserire? Guida su come usare Instagram per comunicare meglio

Instagram, dove e come inserire gli hashtag? E quanti hashtag inserire? Guida su come usare Instagram per comunicare meglio

Tutti noi, gestori di account Instagram, ci siamo chiesti almeno una volta se sia meglio inserire gli hashtag nella didascalia che accompagna il post o nel primo commento alla foto.

Leggevo giusto stamane un articolo in merito di Studio Samo, agenzia web specializzata nel Social Media Marketing.

Il dibattito su dove inserire gli hashtag va avanti, tra esperti americani e non di social media marketing, da qualche anno.

Il fatto è sempre stato quello che gli hashtag inseriti a fine post non risultano “essere di buon gusto”, oltre che “rubare” lo spazio visibile al testo del post.

Viceversa, i detrattori dell’hashtag nel primo commento sostengono che ciò fa diminuire la visibilità dei post commentati.

Ma il punto è un altro: è vero che la diversa posizione influisce sulla copertura del post e dunque sulla visibilità?

Cerchiamo di capirlo insieme.

 

hashtag-instagram

Dove inserire gli hashtag su Instagram?

 

Dove posizionare gli hashtag di Instagram?

L’articolo riporta una ricerca condotta dal team di Socialinsider in collaborazione con il portale Quuu. 

Lo studio ha analizzato 650 mila post pubblicati da 6784 profili aziendali (sia di PMI sia di grandi brand). 

L’analisi ha dimostrato innanzitutto che buona parte dei brand preferisce posizionare i propri hashtag all’interno della didascalia del post.

Soltanto il 10% dei profili aziendali è solito inserire gli hashtag nel primo commento.

 

uso degli hashtag

Dove le aziendali inseriscono gli hashtag? dati dello studio di SocialInsider

 

Il fatto che il divario sia così alto rende piuttosto complesso poter fare un confronto tra le due diverse scelte. 

Il team di Socialinsider, però, ha sfruttato questi dati per cercare di analizzare come gli utenti che usano gli hashtag nei commenti vedano un engagement specifico in relazione alla portata del post.

Cos’è l’engagement? È un termine inglese che significa “coinvolgimento” e indica appunto il livello di coinvolgimento degli utenti rispetto ad un’azienda o brand. Il termine è spesso utilizzato quando si parla di Social Media Marketing.

Stando ai dati riportati dalla ricerca, l’inserimento degli hashtag all’interno della didascalia ha assicurato la migliore copertura dei post in quasi tutti i profili aziendali (sia quelli con pochi sia quelli con moltissimi follower). 

I valori che invece scelgono di posizionare l’hashtag nel primo commento non sono poi tanto differenti: 

  • nei profili con meno di 5000 follower, i valori della portata di un post si allontanano del 3.5%
  • in profili che vanno dai 5000 ai 10000 follower, la differenza diventa circa dell’1.23%. 

 

Per quanto la differenza sia sottile, c’è comunque da ricordare che la minore portata di un post si traduce poi nel minor successo del brand. 

Sembrerebbe quindi proprio non valere la pena posizionare gli hashtag nel primo commento solo per una questione estetica.

 

quanti hashtag inserire

Numero di profili aziendali che inseriscono hashtag nel post e numero di hashtag. Indagine SocialInsider

 

 

Qual è il numero perfetto di hashtag da inserire?

Lo studio ha analizzato anche il numero di hashtag che i profili aziendali inseriscono in ogni post. 

Buona parte dei brand ne utilizza un numero variabile tra i 7 e i 25, con un divario piuttosto significativo tra questi due intervalli. 

Alcune ricerche passate hanno dimostrato che utilizzando tra i 9 e gli 11 hashtag un post si assicura l’engagement ottimale. 

Dall’altro lato, alcuni sostengono che anche non utilizzare hashtag può rivelarsi una buona scelta.

Nonostante i dati, è chiaro che molto dipenda dal nostro target e dagli hashtag che scegliamo di utilizzare. 

Una cosa però è certa: Instagram consente di utilizzare fino a 30 hashtag per post.

Possiamo inserirne dunque a volontà, ciò che conta è che siano mirati e che abbiano un alto seguito. Ricorda che un minimo di 7 è diventato oramai quasi fondamentale.

 

 
 
 
 

 

Articolo a cura di Sara Soliman
redazione@veronawinelove.com

*** Sara Soliman fa parte di Studio AEsse Communication, agenzia web veronese. Dal 2016 si occupa di copywriting e di web marketing per le PMI. 

 

 

 

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