Il Vino dell’estate: i migliori calici da assaporare al tramonto

Il Vino dell’estate: i migliori calici da assaporare al tramonto

Scoppia l’estate e con essa la voglia di vivere all’aperto e di viaggiare.  O di cercare riparo dal calore, magari all’ombra di un vigneto nelle ore più tiepide del tardo pomeriggio quando il cielo si tinge di quelle sfumature calde, che appaiono come pennellate di rosa tenue o arancio vivido su una tela dai toni azzurri.

Aria di vacanze quindi, ma anche aria di libertà post-covidiana, che diventa indimenticabile anche con piccoli gesti: una corsa in bici, un tentativo di kite-surfing sulle onde, una passeggiata a cavallo in collina o semplicemente un affaccio sul mare al tramonto, con i raggi che affondano all’orizzonte e illuminano il nostro calice.

Ma cosa reclama il nostro palato per un divertente aperitivo in spiaggia, in uno dei più modaioli stabilimenti balneari del nostro Alto Adriatico, danzando a piedi nudi, al ritmo di una delle ultime compilation lounge?

 

vinoestate

Estate: stagione ideale per assaporare vini frizzanti e aromatici

 

La prima risposta a tale “pretesa” è sicuramente una bollicina servita ghiacciata, per poterne apprezzare appieno tutte le note e le fragranze aromatiche.

Uno spumante che possa stupirci e che possa tracciare un segno indelebile nella nostra memoria dei profumi e dei sapori che gelosamente custodiamo.

Uno sperimentale metodo classico nato dalla selezione dei grappoli di vecchi cloni di Glera che hanno trovato l’habitat ideale nelle colline del Montello, nella zona storica del Prosecco Superiore DOCG.

La lenta sosta sui lieviti valorizza la naturale ricchezza dell’Asolo Prosecco e amplifica il suo carattere unico e inconfondibile, il ridottissimo dosaggio mette a nudo il territorio da cui proviene e accentua la sua più vivace vitalità.

Dal mare al lago, dal profumo della salsedine a quel tocco mediterraneo che si mescola all’avvolgente atmosfera della fioritura dei limoni.

Ci spostiamo nella sponda veronese del Lago di Garda il paesaggio si fa affascinante, seducente, assicura ristoro alla canicola del sole e all’oppressione dell’afa, tanto da coinvolgerci con un’andatura particolarmente lenta e rilassata.

La cartolina si completa con l’immagine di un calice di vino rosato, che ricorda le nuance della cipria, i monili da oro antico, le sfumature dei petali di rosa e i toni più accesi del corallo.

Stiamo parlando del Bardolino Chiaretto, il cosiddetto “vino di una notte” tanto è fugace il contatto con le bucce durante la macerazione.

Protagonista indiscusso è il vitigno autoctono Corvina Veronese, con contenuta dotazione antocianica, e che ben si adatta ai suoli di origine morenica.

Proposta irresistibile per un aperitivo ricercato e raffinato al tepore degli ultimi raggi del sole, originalissimo nei suoi profumi di piccoli frutti rossi, nella sua intrigante florealità, dal sorso squillante e fresco, vibrante e sapido.

 

Bardolino Chiaretto

Calice di Bardolino Chiaretto, il vino rosa del Lago di Garda molto apprezzato in estate

 

Estate significa anche cucinare senza fuoco, ovvero ricette che si confezionano a crudo mettendo in armonia certi sapori dell’orto o del mare, senza escludere le carni fredde e i salumi.

Plateau di ostriche e frutti di mare, crostacei crudi, saporite tartare e carpacci con delicate marinature. Piatti che diventano tavolozze di colori, dove le più svariate geometrie si alternano a decorazioni di frutta e ortaggi.

E quale potrebbe essere il vino giusto per accompagnare una briosa cena dai sapori genuini e freschi?

Sicuramente un ecclettico Moscato Giallo dei Colli Euganei, localmente chiamato Fior d’Arancio, un vitigno versatile, dalla spiccata aromaticità che consente la realizzazione di differenti versioni: fermo secco, frizzante, spumante, metodo ancestrale, metodo classico e con differenti dosaggi.

Una gamma ampissima che ci consente di realizzare infinite combinazioni e di giocare con accostamenti inconsueti e inaspettati.

Senza tralasciare l’impronta identificativa di un territorio prettamente di origine vulcanica.

E se si potesse godere della magia del tramonto dalle vette dolomitiche?

Immagino una cena in un rifugio con vista sulle rocciose Dolomiti che assorbono e riflettono nitide tonalità rosate, il caminetto aperto, lo sfrigolare del fuoco acceso, la ricerca del dettaglio negli arredi con una attenta scelta di materiali naturali come il legno e di tessuti, con decorazioni tipicamente alpine.

La proposta di una cucina gourmet con prodotti pregiati, unendo la valorizzazione della territorialità e della stagionalità.

Come ci comportiamo con il vino?

Non ho dubbi! Spererei di trovare in carta quel metodo Classico rosé a base Pinot Nero che si produce in Valbelluna, dove le pendenze rendono un’impresa eroica il lavoro in vigna, dove il clima è facilmente mutevole, dove le rese sono ridottissime.

E dove tutto ciò, attraverso la mano sapiente e paziente del vignaiolo, diventa punto di forza per la realizzazione di un vino dallo spiccato carattere alpino.

A questo punto non ci resta che partire, lasciarci stupire dalla magia dei prossimi tramonti estivi, in compagnia di sfiziosi aperitivi, gustose cene, attese vacanze, nuove amicizie e sorrisi spontanei.

Leggi anche l’intervista a Lorena Ceolin: Vino Biologico, Vino Biodinamico e Vino Naturale: l’importanza del riconoscimento del territorio di origine. Ce ne parla la Sommelier AIS Lorena Ceolin

 

Articolo a cura di Lorena Ceolin
Sommelier AIS (Associazione Italiana Sommelier)
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Foto di copertina: Denise Van Der Heide da Unsplash.com

 

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Vini Ancestrali: bollicine di nicchia che richiamano la tradizione. Ce ne parla Alberto Costa, Sommelier e Degustatore AIS

Vini Ancestrali: bollicine di nicchia che richiamano la tradizione. Ce ne parla Alberto Costa, Sommelier e Degustatore AIS

Prodotto che divide gli esperti e i cultori, il vino Ancestrale è il candidato perfetto per stuzzicare la vostra curiosità.
Scopriamone le origini e le principali caratteristiche nell’intervista ad Alberto Costa, Sommelier AIS e Redattore per le guide Vitae e Vinetia.

Parliamo oggi del Metodo Ancestrale, conosciuto ai più come una via di mezzo tra il metodo Charmat e il metodo Classico.

Per scoprire le particolarità del Metodo Ancestrale, un metodo di vinificazione usato per i vini spumanti e anche per il Prosecco, dobbiamo risalire alla storia, agli antichi usi e saperi.

Un passato che ci porta in Francia, dove questa pratica veniva adottata per ottenere vini con una maggiore complessità organolettica.

Oggi la produzione di vini con questa metodologia rappresenta una nicchia preziosa in quanto ci presenta vini differenti e con una certa personalità.

Ce ne parla Alberto Costa, ingegnere di Vicenza e Sommelier AIS Veneto (Associazione Italiana Sommelier), Degustatore Ufficiale e Redattore per le guide Vitae e Vinetia.

 

Sommelier AIS

Alberto Costa, ingegnere e Sommelier AIS ci parla del Metodo Ancestrale

 

Alberto, spiegaci cos’è il Metodo Ancestrale. Come è nato?

Mi aiuto con l’etimologia che anticipa la primordiale storia di questo metodo.
“Ancestrale” è una bella parola che deriva dal latino antecessor e che significa predecessore, più recentemente ripresa nel parlato francese nel termine ancestral.

Furono proprio i romani intorno al I° secolo d.c. i primi a documentare il tentativo di catturare le bollicine prodotte dalla fermentazione nei vini chiamati saliens, titillans, spumans, spumescens.

La storia vuole che fossero i monaci di Saint-Hilaire, nei pressi di Limoux in Francia, ben 13 secoli dopo la prima scoperta, a progettare un vino accolto in una bottiglia di vetro con un tappo di legno legato da un filo capace di trattenere la CO2, superando finalmente gli annosi problemi tecnici che impedivano il realizzarsi del miracolo.


Anche al giorno d’oggi il processo è questo?

Si, così viene fatto anche oggi, partendo da una leggera pressatura delle uve necessaria per l’estrazione dei lieviti indigeni presenti nella buccia dei grappoli che governano la fermentazione alcolica svolta generalmente in autoclavi refrigerate in acciaio inox.

Talvolta i produttori preferiscono usare altri recipienti come le anfore, e in questo caso, spesso abbinano anche una contemporanea fase di macerazione.

Il processo viene quindi bloccato ad un preciso tenore di zuccheri, necessario a garantire la ripresa della fermentazione dopo l’imbottigliamento, senza tuttavia aggiungere ulteriori zuccheri di sintesi e/o altri lieviti selezionati.

Altra peculiarità di questo metodo è che al vino prodotto non si esegue né la sboccatura, né il degorgement.

 

Qual è stato il percorso di questo antico metodo di produrre vino?

L’intuizione romana migliorata dai cugini francesi è un leitmotiv che spesso si ritrova alla base della fortuna di molte delle denominazioni moderne Venete (e non solo) o che ne hanno ispirato i vini bandiera oggi considerati iconici.

Mi piace pensare che un vino non debba essere considerato solo come figlio e proprietà esclusiva di un territorio geografico, ma bensì debba essere inteso come frutto di una combinazione geologica, storica e culturale che va oltre i confini geo-politici.

Questo metodo, comunemente inteso come intermedio tra il Martinotti e lo Champenoise, a mio avviso andrebbe visto sotto una luce diversa, che lo nobiliti in quanto è di fatto il padre putativo di entrambi.

Oltre a questo carattere cosmopolita ne apprezzo anche la filosofia basata sulla preservazione della naturalità del prodotto, persa invece con i nuovi metodi moderni e maggiormente in uso, che peraltro non prevarica l’appartenenza al mondo convenzionale o bio.

Insomma, siamo di fronte ad un metodo che è patrimonio dell’uomo, ecumenico e non rivendicabile da nessuno.

 

Metodo Ancestrale

Il vino prodotto con il Metodo Ancestrale ha un grado alcolico del tutto naturale

 

Parliamo di Prosecco “col fondo, colfondo o sur lie” ?

Si, anche se fino a qualche anno fa questa tipologia di vinificazione era relegata all’economia domestica.

Col tempo, il metodo venne valorizzato prima da pochi storici produttori e oggi è proposto da molti Vigneron appartenenti ai territori di entrambe le denominazioni di riferimento.

Ovvero nelle DOCG “CONEGLIANO VALDOBBIADENE – PROSECCO” e “ASOLO – PROSECCO”.

È un vino con un grado alcolico del tutto naturale, più basso rispetto ai prosecchi prodotti con il metodo Martinotti.

Definito dagli amici francesi “petillant”, sottintendendo una leggera frizzantezza, generalmente il vino si presenta nel suo tenue giallo paglierino con le classiche velature o più correttamente torbido.

 

In che cosa si differenzia il prosecco ottenuto col metodo ancestrale dal prosecco prodotto col metodo charmat?

Lo spettro olfattivo è più ampio e meno delineato rispetto ai prosecchi realizzati con il metodo charmat.

I profumi sono caratterizzati da tipici sentori olfattivi di crosta di pane, che ritroviamo al gusto tanto più accentuati quanto più è durata la sosta in bottiglia e quanto più gli stessi vengano rimessi in sospensione in fase di mescita.

Per questa tipologia di vini amo usare la definizione mangia&bevi perché nelle migliori versioni, oltre alla proverbiale freschezza, si apprezza perché è gustoso, adatto a chi ricerca sensazioni di pienezza per il proprio palato.

È agli antipodi del prosecco tecnicamente perfetto, ma non per questo ne rappresenta un’espressione meno piacevole e compiuta.

Prodotto che divide gli esperti e i cultori, il che lo rende il candidato perfetto per stuzzicare la vostra curiosità.


Come viene servito il vino prodotto con il metodo Ancestrale?

Per i vini ancestrali non esiste un tempo univoco di sosta sui lieviti, né tantomeno una quantità misurata degli stessi all’interno della bottiglia.

È quindi rimandata alle preferenze del consumatore la scelta di bere il vino limpido, quindi facendo in modo di eliminare la parte solida all’atto della stappatura, o di agitarlo per rimettere in sospensione tutti i lieviti sedimentati.

Con questa operazione si aumenta notevolmente la complessità e l’intensità gustativa.

Per questo motivo spesso le bottiglie vengono commercializzate e proposte ai tavoli delle enoteche e dei ristoranti su confezioni che ne permettono la conservazione rovesciata, ovvero in posizione verticale ma con il tappo all’ingiù.

Sul mercato c’è anche chi ha voluto rendere l’apertura dei propri prodotti un vero rito scenografico: sto parlando del noto produttore Movia.

 

Movia Wines

Il vino maturo “Puro” di Movia inizia la fermentazione in bottiglia. Così il vino con i suoi lieviti naturali vive fino alla fine in bottiglia, non invecchia ed è senza conservanti (foto dal profilo Facebook di Movia di ALEŠ KRISTANČIČ)

 

Lo stesso per i suoi Puro e Puro Rosè propone l’apertura con uno speciale utensile all’interno di una boule piena d’acqua ghiacciata per perdere minor prodotto possibile e al contempo garantire la totale eliminazione dei lieviti depositati sotto il tappo a fungo.


Cosa mi dici della temperatura di servizio?

Per esaltare al massimo lo spettro olfattivo di un vino è fondamentale rispettarne la temperatura di servizio, che per la tipologia frizzante deve essere compresa nell’intervallo 6-8°.

Suggerisco, quindi, un calice di cristallo trasparente tipo Sauvignon o Renano allungato per aiutare a ben veicolare i profumi del vino ed enfatizzarne le proprietà gustative.

Prosit.

Prosit Alberto e grazie per averci raccontato le particolarità di questo affascinate e antico metodo di vinificazione.

 

Articolo a cura di Sara Soliman
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Foto di copertina: Pdc di De Conti Pietro (www.cartizzepdc.com)

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Scoprire la cultura del Vino in tempo di quarantena. I consigli del Sommelier AIS Gianpaolo Breda

Scoprire la cultura del Vino in tempo di quarantena. I consigli del Sommelier AIS Gianpaolo Breda

Sono passati oramai quasi 30 giorni dall’inizio della quarantena che, a causa del Coronavirus, ci ha costretti a modificare le nostre abitudini sociali e i nostri ritmi lavorativi.

L’ambiente di casa è divenuto un insieme di sovra-luoghi. Il salotto si sovrappone allo studio, la cucina al laboratorio per la sperimentazione di nuove ricette e la stanza degli ospiti alla palestra con cyclette e tappetino per il pilates.

In questo scenario scegliamo di approfondire alcuni aspetti legati al mondo del vino. Lo facciamo con Gianpaolo Breda, Delegato AIS (Associazione Italiana Sommelier) di Venezia, componente di giuria, docente e titolare di un albergo a Jesolo (Venezia).

1. Il comparto agricolo, come tutti gli altri settori sta risentendo di una crisi mondiale, il mondo del vino come sta reagendo?

Purtroppo anche il settore vitivinicolo sta risentendo in maniera importante di questa crisi. Il mondo HORECA si è fermato e di conseguenza anche le forniture ai ristoranti e hotel.

Un lieve ottimismo si percepisce nella grande distribuzione, ma si limita a grandi marchi o aziende di grandi dimensioni. I piccoli produttori, gli artigiani del vino, le aziende a conduzione familiare, stanno accusando un colpo durissimo e sono le categorie più penalizzate.

Nel complesso, tra grandi e piccole aziende si stima fino ad oggi un calo complessivo nei primi mesi dell’anno dal 20% al 40%.

2. In questo frangente funziona la fornitura di vino a domicilio?

Certo, proprio ieri ho ricevuto dell’olio e del vino che avevo ordinato online. La tecnologia gioca a nostro favore, le aziende si stanno organizzando con forniture a domicilio e sono sempre più le agevolazioni in questo senso.

Ti dirò di più, non solo il produttore è disponibile a inviarti a casa il vino, ma anche i ristoranti che si stanno organizzando per consegnarti con i loro piatti la bottiglia di vino in abbinamento.

3. Ora che siamo chiusi in casa, secondo te può nascere l’idea di apprezzare ancor più le piccole cose, anche la cultura che si cela in un calice di vino?

Bravo l’hai detto: “cultura”, sono convinto che molti appassionati abbiano avuto il modo di riscoprire in questi giorni i segreti di questo prodotto che da millenni accompagna la storia dell’uomo.

Non dimentichiamoci che in passato l’Italia veniva chiamata Enotria. Greci, Romani, Etruschi le civiltà del vino sono ricche di storia e ci permettono di valorizzare ancora di più la nostra terra.

E comunque sono d’accordo con te, ora anche le piccole cose diventano importanti.

Moliére diceva infatti “Grande è la fortuna di colui che possiede una buona bottiglia, un buon libro, un buon amico”.

 

Vino e abbinamenti

Il vino ben si addice a stimolare la fantasia. Il sommelier AIS, Gianpaolo Breda, ci svela alcuni consigli

 

4. Non pensi che in questo momento di difficoltà, un calice di vino, se consumato con moderazione, potrebbe risollevare un po’ spirito e corpo, cosa dici?

Persino nella Bibbia il vino è simbolo di vita, gioia festa e amore, e ora, più che mai, se consumato con moderazione, può essere una buona compagnia, per alleggerire l’animo e le preoccupazioni.

Questo brutto periodo passerà, il movimento, la meditazione, il riposo e, per quanto possibile anche qualche momento di convivialità a tavola, possono essere una panacea per superare giornate difficili chiusi in casa.

Sulla igenizzazione del cavo orale e della faringe ad opera del vino, area dove si annidano i virus nel corso delle infezioni, come sostenuto da Assoenologi, lasciamo invece risposta alla scienza.

In attesa della fine di questo momento, particolarmente limitativo, prendiamo l’occasione quindi per assaporare delle tipologie di vini a noi sconosciute.

Può essere un modo per fantasticare e immergersi in profumi e immagini di terre lontane, che magari un giorno andremo a visitare.

 

Articolo a cura di Nicola Albi
veronawinelove@gmail.com

 

Un messaggio da parte del presidente nazionale #aisitalia Antonello Maietta a tutti gli iscritti all’Associazione Italiana Sommelier in questo momento particolarmente delicato della nostra storia.

 

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Il decanter: sei sicuro di conoscerlo al meglio? Scoprine l’utilità nell’intervista al Sommelier AIS Gianpaolo Breda

Il decanter: sei sicuro di conoscerlo al meglio? Scoprine l’utilità nell’intervista al Sommelier AIS Gianpaolo Breda

Nel mondo degli intenditori del vino il decanter è uno strumento essenziale che permette di assaporare in pieno profumi e aromi. Con Gianpaolo Breda, sommelier e Delegato AIS di Venezia, scopriamo come utilizzarlo al meglio.

Il decanter è una grande ampolla o anfora di vetro o cristallo trasparente usata dagli intenditori di vino… mi pare di capire che non sia un centrotavola giusto?

Come mi diverto quando si parla di decanter, perché ne abbiamo almeno uno in ogni casa e se ne fa un uso a dir poco promiscuo!

Dalla caraffa generica indistintamente per il vino bianco rosso rosato in brik o bottiglia per il pranzo con gli amici, al vaso per fiori, al contenitore per i bastoncini diffusori di essenze con esalazioni che, credetemi, poco hanno a che fare con il vino!

E, confermo, anche se scenografico, non è nemmeno un centrotavola!

 

A cosa serve il decanter

Il decanter in una suggestiva composizione di Gianpaolo Breda

 

Spiegami allora cos’è. A cosa serve?

Il decanter o caraffa è uno strumento che fa parte dei tanti oggetti che accompagnano il servizio del vino ed ha il principale compito di separare le parti solide (sedimenti), spesso presenti in alcune bottiglie di grande evoluzione, dalle parti liquide.

In seconda battuta favorisce l’ossigenazione di quel vino chiuso per anni in bottiglia, liberando la complessità del suo profumo.

Da questo “respiro” il vino ne trae un gran giovamento.

 

Quali vini vogliono il decanter?

Per necessità legate all’ossigenazione potremmo dire tutti quei vini di grande evoluzione rimasti in apnea obbligata, la cui energia è intrappolata all’interno della bottiglia.

La sosta dinamica nella caraffa/decanter li rigenera e ne rilassa la muscolatura, donando maggiore pulizia all’offerta del profumo e del gusto.

Per necessità legate ai sedimenti invece potremmo dire che esigono il decanter i grandi vini rossi il cui passare del tempo abbia favorito la formazione parti solide nella bottiglia, che andiamo così a separare.

 

Mi parli un po’ dei materiali e dei prezzi? Ho visto poi che i decanter hanno forme diverse, c’è uno scopo specifico o è solo un fattore estetico?

Per quanto riguarda il materiale il cristallo è più resistente e quindi viene spesso utilizzato per creare grandi decanter artistici.

Quelli in vetro invece tendono ad essere realizzati con pareti più spesse e forme più semplici.

Anche i costi sono proporzionati al materiale utilizzato oltre che alla forma artistica variando dai venti euro del prodotto commerciale in vetro, ai trecento e più dei decanter artistici in cristallo, spesso dalle forme sinuose ed eleganti.

Potrei dire stili diversi per diversi vini.

Se stasera ad esempio apriamo un Brunello di Montalcino “Greppo” Riserva Biondi Santi del 1975 dovremo fare attenzione non solo alla separazione dai sedimenti, ma dovremo prestare grande cura alla tutela della fragilità conseguente all’età, quindi minimizzare il contatto con l’aria diventa indispensabile.

Parliamo di profumi delicati relazionati al bouquet del vino che possono essere persi in un decanter troppo ampio, ecco perché esistono decanter/caraffe con un design ricercato studiato per una delicata discesa del vino senza “scuotimenti”. In questo modo sarà possibile mantenere il più possibile l’integrità organolettica.

Alcuni interessanti modelli sono Riedel Amedeo (immagine di copertina) e Curly Clear.

 

decanter curly clear

Decanter Curly Clear: consente una delicata discesa del vino senza “scuotimenti”

 

Ai più la decantazione appare come un rito maniacale dei sommelier. Vorrei capire meglio, prova a spiegarmi qualche passaggio in più

La decantazione non è un rito maniacale ma abbiamo capito che è un delicato travaso.

Per fare ciò basta prendere una bottiglia dalla nostra cantina, posarla nel paniere senza scuoterla e, mantenendo l’inclinazione, rimuovere la capsula e il tappo, iniziare a versare il vino nel decanter lentamente senza fermarsi avendo cura di aver prima acceso una candela che permetta, attraverso una retroilluminazione, il controllo della limpidezza.

A questo punto basta smettere di versare il vino nella caraffa appena si vedono dei sedimenti arrivare. Semplice no?

Questa operazione richiede attenzione ed esperienza e, di fronte al cliente, assume una connotazione coreografica che impreziosisce non solo il valore della bottiglia ma dà prestigio al locale stesso.

 

Interessante. Ho un’altra domanda. La decantazione libera anidrire solforosa?

Il travaso in caraffa può servire anche per eliminare qualche leggerissimo difetto olfattivo, come per esempio quello della solforosa.

In caso di Muffati, Sauternes, Tokaji Ungheresi, ed altri vini botritizzati, dove l’utilizzo di anidride solforosa è decisamente “importante”, la decantazione può rimuovere sia dal punto di vista olfattivo che gustativo le sensazioni derivanti da queste sostanze.

In questi casi si può travasare il vino dalla bottiglia al decanter facendolo passare attraverso un tastevin d’argento. Questo materiale infatti ha la proprietà di catalizzare i solfiti separandoli dal vino. Va da sé che in questo tipo di operazione non sarà necessaria la candela.

 

 

tastevin sommelier AIS

L’uso del tastevin d’argento permette di separare i solfiti dal vino

 

 

In altre situazioni atipiche invece le caraffature si rendono necessarie per alcuni rifermentati in bottiglia o qualche metodo ancestrale col fondo, sempre che il cliente non ricerchi nella velatura del colore anche i flavour dei lieviti esausti. Della serie “de gustibus…”.

 

Il decanter rimane, pertanto, uno strumento indispensabile per chi vuole degustare il vino, di una certa complessità, con il giusto modo. Perchè quando il vino esce dalla sua bottiglia richiede attenzione e, soprattutto, vuole rivelarsi con tutta la sua natura. Grazie Gianpaolo per questa interessante lezione sull’utilità del decanter.

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Leggi anche: Corsi per sommelier AIS a Verona

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Corsi per Sommelier AIS a Verona. Da quest’anno anche al mattino e al pomeriggio, per formare i nuovi professionisti dell’enoturismo

Corsi per Sommelier AIS a Verona. Da quest’anno anche al mattino e al pomeriggio, per formare i nuovi professionisti dell’enoturismo

Corsi AIS, al via a Verona, dal primo febbraio 2020. Cinque nuovi corsi per formare sommelier.

I corsi per i professionisti del vino, organizzati da AIS Veneto, sono dedicati al primo, secondo e terzo livello e sono rivolti agli appassionati e ai futuri Sommelier.

In tutta la regione i nuovi corsi sono 28 e, per la prima volta, sono previste lezioni al mattino e al pomeriggio, per favorire coloro che cercano uno sbocco lavorativo grazie a questo tipo di formazione o che intendono qualificare le loro competenze se già inseriti nel settore.

“Quella del Sommelier – spiega Marco Aldegheri, Presidente di AIS Veneto – è sempre più una figura fondamentale non solo per il mondo della ristorazione e della produzione del vino, ma per l’intera filiera dell’accoglienza. Un ruolo chiave, come emerso dai tavoli di lavoro del recente Congresso Nazionale AIS che ha messo a fuoco il tema dell’enoturismo”.

>> Leggi anche Sommelier, ottima annata per l’AIS all’insegna della comunicazione del vino e dell’impegno per l’enoturismo

 

 

Delegati AIS Veneto

Delegati AIS Veneto. In alto, al centro, il Presidente di AIS Veneto Marco Aldegheri

 

Corsi per Sommelier AIS a Verona

 

Nella provincia di Verona le lezioni prenderanno il via sabato 1 febbraio 2020 e l’appuntamento sarà con due percorsi formativi dedicati al primo livello, due al secondo e uno al terzo.

“Il turismo del vino – continua Aldegheri – è una grande opportunità per i nostri ragazzi e per i tanti appassionati, ci spinge oggi a investire in una proposta formativa coinvolgente in grado di fornire anche tutti gli strumenti professionali indispensabili per un operatore enoturistico”.

È in questa direzione che si spinge lo sforzo di AIS Veneto, proponendo corsi in orari pomeridiani o mattutini, adatti alle esigenze di coloro che stanno cercando la preparazione giusta per inserirsi nel settore dell’accoglienza e dell’enoturismo grazie a questo tipo di formazione o che, se già inseriti nel settore, intendono qualificare le loro competenze.

L’appuntamento del sabato mattina proposto nel veronese, aggiunto per la prima volta, riguarda il corso di primo livello e si terrà all’Hotel Expo di Villafranca alle 9.30 a partire dl 1°febbraio.

Accanto a questo, da martedì 11 febbraio inizieranno le lezioni di primo livello anche al Best Western CTC Hotel Verona di San Giovanni Lupatoto.

Nella stesse sede si terrà anche un corso di secondo livello, in partenza il 3 febbraio.

Un altro corso dedicato alle lezioni di secondo livello è previsto inoltre all’Hotel SHG Catullo Verona di San Martino Buon Albergo a partire da martedì 11 febbraio.

L’unico corso di terzo livello è previsto per il 5 febbraio, tutti con orario serale dalle 20.30.

I nuovi corsisti, oltre alla selezione di strumenti didattici AIS, riceveranno un kit di essenze per allenare la memoria olfattiva.

Avranno inoltre la possibilità di usufruire del finanziamento a interessi zero, dilazionando il pagamento del corso in sei rate mensili grazie al supporto di Consel/Banca Sella.

Ricapitolando:

  • Primo livello: da sabato 1 febbraio ore 9.30 all’Hotel Expo Verona (Verona)
  • Primo livello: da martedì 11 febbraio ore 20.30 al Best Western CTC Hotel Verona (San Giovanni Lupatoto)
  • Secondo livello: da lunedì 3 febbraio febbraio ore 20.30 al Best Western CTC Hotel Verona (San Giovanni Lupatoto)
  • Secondo livello: da martedì 11 febbraio ore 20.30 al SHG Hotel Catullo Verona (San Martino Buon Albergo)
  • Terzo livello: da mercoledì 5 febbraio febbraio ore 20.30 al Best Western CTC Hotel Verona (San Giovanni Lupatoto)


Tutte le informazioni relative ai corsi e all’iscrizione si trovano sul sito www.aisveneto.it/corsi 

 

Corso AIS Veneto con WSET – Wine and Spirits Education Trust

 

Si rinnova la collaborazione di AIS Veneto con WSET (Wine and Spirits Education Trust) ente inglese leader nella formazione internazionale su vino e distillati.

Il corso di secondo livello è in programma per il fine settimana dal 31 gennaio al 2 febbraio a Verona.

A tale corso hanno accesso, con una tariffa vantaggiosa, solo i Sommelier che hanno già concluso il percorso AIS.

Tutte le informazioni relative ai corsi e all’iscrizione si trovano sul sito www.aisveneto.it/corsi 

 

Cavatappi Vaja di AIS

Il Cavatappi Vaja di AIS, realizzato con lo scopo di sostenere le zone colpite dalla tempesta Vaja di ottobre 2018. Se ancora disponibile, puoi ordinarlo sull’e-commerce di AIS Italia (www.ais-store.it).

 

 

>> Leggi anche I sommelier AIS diventano “mediatori turistici”. Aldegheri (AIS Veneto): “Il sommelier, che conosce vino e cibo, promuove il territorio

>> Scopri la sezione di Verona Wine Love dedicata a Il Sommelier AIS

 

Articolo a cura di Sara Soliman
redazione@veronawinelove.com

 

 

Consulta Vinetia: la Guida AIS 2020 ai Vini del Veneto

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Consigli di abbinamento vino-cibo per il pranzo di Natale. Leggi i suggerimenti del sommelier AIS Gianpaolo Breda

Consigli di abbinamento vino-cibo per il pranzo di Natale. Leggi i suggerimenti del sommelier AIS Gianpaolo Breda

Dicembre, si sa, è un mese di pranzi e cene. Cene di lavoro, cene con gli amici, pranzi e cene di famiglia. Ma soprattutto c’è il pranzo di Natale.

A me piace curarlo personalmente, nella tranquillità di casa. E credo sia così per la maggior parte degli italiani.

Dall’antipasto al dessert, carne o pesce.

Ho chiesto a Gianpaolo Breda, dell’ AIS (Associazione Italiana Sommelier), qualche consiglio per portare in tavola il vino adatto.

 

Delegato provinciale AIS Veneto - Gianpaolo Breda

Gianpaolo Breda – Delegato provinciale AIS Veneto

 

Gianpaolo, partiamo con il tipico pranzo natalizio veronese: per antipasto un assortimento di salumi e sottaceti, poi un primo piatto di tortellini di carne o lasagne alle bolognese e un secondo piatto di carne bollita con salsa pearà.
Quali vini abbinare?

Ci sono due o tre cose da cui il sommelier fugge a gambe levate e una di queste sono i sottaceti: il limone, l’aceto o le sensazioni eccessivamente amare possono rendere impossibile un abbinamento con il vino.

Ricominciamo da capo e pensiamo ad un bel tagliere di affettati misti (senza sottaceti), magari con della sopressa veneta e qualche fettina di prosciutto veneto berico-euganeo.

Qui ci abbiniamo uno spumante metodo classico del territorio, Lessini Durello 36 mesi sui lieviti: porta pulizia al palato e sicuramente un momento di festa.

Continuerei con la delicatezza di un Bianco di Custoza per i tortelli di carne.

La lasagna invece è più esigente, cerco nel vino freschezza e anche un po’ di tannino, quindi un rosso giovane di medio corpo, ad esempio un Bardolino Classico del 2018.

La carne bollita è spesso servita con il cotechino la lingua e salsa pearà, qui proporrei un Valpolicella Classico Superiore 2017, per avere un po’ di morbidezza in più va bene anche un Valpolicella Classico Superiore Ripasso 2016.

Per la scelta delle etichette puoi consultare Vinetia la guida AIS dei migliori vini del Veneto.

 

Abbinamento vino e carne

Per scegliere un vino rosso dobbiamo considerare corpo, morbidezza ed evoluzione del vino

 

 

Cosa mi dici sulle temperature di servizio? 

Il pranzo natalizio è un appuntamento imperdibile per proporre ad amici e parenti qualche buona bottiglia che teniamo in serbo con tanta cura, ma attenzione alla temperatura di servizio perché possiamo rovinare il profilo sensoriale di un vino solo servendolo alla temperatura sbagliata.

Lo spumante vive di freschezze (acidità) e la bassa temperatura le esalta, quindi gestiamolo intorno ai 4-6°C, i bianchi giovani intorno agli 8-10°C per i rossi va bene i 16-18°C. 

 

La carne rossa, si sa, richiama un vino scuro. Ma anche qui dobbiamo fare le opportune differenze, giusto?

Sfatiamo il luogo comune che con la carne si abbina sempre il vino rosso e con il pesce il vino bianco, usciamo da questo impasse perché le varianti sul carattere dei vini permettono grandi variazioni sul tema.

Tornando a noi, certo se penso ad una succulenta costata di manzo alla griglia ma anche ad un filetto alla Voronoff, un vino rosso diventa un ottimo compagno di viaggio, ma quale rosso? Abbinare a caso un vino solo perché è rosso è sbagliato.

Per questi abbinamenti nel vino dovrò cercare il corpo, la morbidezza e l’evoluzione e perché no, magari anche un po’ di eleganza.

Giusto per giocare in casa un Amarone della Valpolicella potrebbe fare al caso nostro.

 

E con un menù vegetariano? Ad esempio torte salate alle verdure e formaggi, una crema di zucca, un risotto alle verdure…

Hai toccato un tema decisamente interessante, il mondo vegetariano necessita di molta attenzione nella proposta dei vini perché i piatti sono spesso delicati, ed il vino può facilmente sovrastarli.

Un’ottima proposta potrebbe ricalcare il mondo dei delicati vini rosati italiani del Garda o del Salento oppure giocare sull’aspetto aromatico e fresco di alcuni bianchi giovani dell’Alto Adige come il Valle d’Isarco Sylvaner o il Südtirol Kerner.

Il primo lo abbinerei alla torta salata il secondo alla crema di zucca.

Per il risotto alle verdure va bene un Lison Classico, giusto per non dimenticare il nostro bistrattato Tocai.. ops! ex Tocai.

 

Passiamo ai dolci. Pandoro o panettone: meglio le bollicine o il passito? 

Personalmente tengo i passiti per le torte di mandorle, le frolle con caramello e noci o i classici cantucci toscani e zaleti veneziani.

Il panettone e il pandoro sono invece un’altra cosa, sono i più famosi dolci di Natale ed essendo delicati, a pasta lievitata con una nota di grassezza dovuta alla presenza del burro e una piacevole fragranza e aromaticità, la scelta del vino si sposta verso uno spumante dolce aromatico dotato di una bella freschezza e poco alcolico.

Per esempio un Colli Euganei Fior d’Arancio Spumante o un Moscato d’Asti Spumante, costano molto meno di uno Champagne e ci daranno più soddisfazione nell’abbinamento. 

 

>> Leggi anche Vino spumante a Natale

>> Scopri Gli spumanti di Verona

 

Abbinamento pandoro e vino

Pandoro o panettone: la scelta perfetta è un vino spumante aromatico, fresco e poco alcolico

 

 

E per chi ama il cioccolato? So che alcune preparazioni a base di cacao mettono in difficoltà il sommelier. È vero?

La barretta di cioccolato fondente, soprattutto se ha un’alta percentuale di cacao, va abbinata semplicemente ad un distillato (andrei su un Rum Reserva Soleras di almeno 15 anni).

Se pensiamo invece ad un dessert a base di cacao, ad esempio un tortino di cioccolato con cuore fondente o meglio ancora una sachertorte in stile viennese, allora ce la possiamo fare.

La scelta ricadrà in un vino dolce passito rosso di grande persistenza le cui morbidezze e tannino si fondono all’intensità gustativa del dessert lasciando al palato piacere e armonia di sapori.

Un vino adatto a questo scopo, rimanendo nella provincia scaligera, è il Recioto della Valpolicella oppure uscendo dalla zona il Raboso Piave passito, il Colli di Conegliano Refrontolo passito o ancora il Sagrantino di Montefalco passito. Provare per credere.

 

E tu, come passerai il Natale? E quale quale sarà il tuo abbinamento (sicuramente perfetto) per il pranzo tipico veneziano?

Sara, ho la mamma cuoca che da più di cinquant’anni sta dietro ai fornelli e a Natale riunisce la famiglia.

Secondo te posso farmi mancare i tortelli ripieni di magro di manzo in brodo e magari il cappone arrosto con ripieno e il cotechino?

Per il dolce invece, oltre al pandoro servito con un po’ di crema di zabaione, prepareremo i biscotti tipici di Venezia, i zaleti e i bussolai.

Con i vini mi divertirò ad aprire “le bottiglie delle mie emozioni”.

Aprirò uno Champagne Perrier Jouet Gran Brut per sentire l’eco delle terre lontane dei cugini francesi, un terroir unico da sempre invidiato.

A seguire un Riesling Trocken 2014 della Mosella di Markus Molitor perché nella sua semplicità ha un sorso voluttuoso che contiene morbidezza, freschezza, mineralità e aromaticità.

A seguire un Torgiano Rosso Riserva Vigna Monticchio 2004 Lungarotti perché è il vino che mi ha fatto innamorare, una sorta di “battesimo” nel mondo dell’AIS.

Per finire un canadese Vidal Icewine Inniskillin 2013 perché mi è sempre piaciuta la piacevole leggiadria del sorso e la freschezza che solo i vini del ghiaccio sanno dare. 

 

Benissimo, grazie per i tuoi preziosi consigli. E Buon Natale!

Buon Natale a tutti e Buone Feste!

 

>> Info per i nuovi corsi AIS da gennaio in tutte le province del Veneto su https://www.aisveneto.it/corsi.htm

 

Articolo a cura di Sara Soliman
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