Promozione e comunicazione dell’enoturismo: appello per creare un osservatorio permanente

Promozione e comunicazione dell’enoturismo: appello per creare un osservatorio permanente

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L’Osservatorio enoturistico servirà alle aziende per suggerire nuove pratiche e nuovi trend per la promozione enoturistica.

Le cantine d’Italia chiedono alle Isituzioni un Osservatorio enoturistico a cui fare riferimento per il loro piano di comunicazione e promozione.

Visto che l’enoturismo è un settore in forte crescita le aziende avvertono l’esigenza di spingere su vari aspetti della promozione anche digitale.

Questa esigenza emerge dalle indagini riportate nel nuovo manuale sull’enoturismo scritto dal senatore Dario Stefano e dalla presidentessa delle Donne del Vino, Donatella Cinelli Colombini.

Il libro dal titolo “Viaggio nell’Italia del vino Osservatorio Enoturismo: normative, buone pratiche e nuovi trend” è stato presentato a Roma a Palazzo Giustiniani.

Al libro hanno contribuito le associazioni Città del vino, Le Donne del Vino e Nomisma-Wine Monitor.

L’indagine condotta su 92 comuni e 150 cantine porta al risultato che 6 aziende su 10 avrebbero l’esigenza di basarsi sui dati provenienti dall’ osservatorio.

Molto sentita anche la necessità di corsi di formazione degli addetti e la digitalizzazione delle aree rurali.

Nel manuale Donatella Cinelli Colombini ha scritto la sezione dedicata alle buone pratiche enoturistiche post Covid.

La Cinelli ha sottolineato che per la prima volta vengono fotografati i ruoli nella filiera produttiva del vino.

L’analisi sottolinea che l’80% delle donne lavora come addette e manager nel marketing e comunicazione, il 51% nel commerciale e il 76% nel turismo.

Solo il 14% delle donne lavora nelle cantine e nelle vigne.

Quindi, mentre gli uomini producono, le donne trasformano il vino italiano in euro.

L’indagine offre spunti di riflessione utili ai produttori ma anche a istituzioni e servizi per supportare la crescita esponenziale di questo comparto.

Ha detto Stefano “siamo agli inizi di un percorso di sviluppo, un treno che va preso subito e con criterio”.

 

La comunicazione strategica e la digitalizzazione nelle aree rurali sono la calamita utilizzata da piccoli e grandi imprenditori per attrarre turisti nei propri borghi. 

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Il gelato artigianale prodotto dalla fermentazione di legumi e cereali dall’idea di una start-up pugliese

Il gelato artigianale prodotto dalla fermentazione di legumi e cereali dall’idea di una start-up pugliese

news - cibo - SaperInTavola - gelato da fermentazione legumi - agenzia comunicazione - ufficio stampa - ProsMedia - Verona Wine Love - Nadia Merzi - photo credits Filippo Mugnaini by Studio Italy

Il gelato vegetale senza zuccheri, grassi e lattosio brevettato dalla start-up innovativa pugliese Celery di Polignano a Mare (Bari).

La startup pugliese Celery ha inventato un gelato artigianale vegetale, senza zuccheri e grassi.

La start-up innovativa, specializzata in nutrizione e sviluppo di soluzioni alimentari avanzate ha realizzato una bevanda gluten, soy, milk e lactose free.

Da questa bevanda è nato il gelato vegetale senza zuccheri e grassi.

I fondatori Domenico Centrone, dottore di ricerca in Ingegneria, e Vito Emanuele Carofiglio, dottore di ricerca in Biologia hanno brevettato un processo innovativo di fermentazione da vegetali.

Il progetto è stato realizzato col supporto del professor Carlo Giuseppe Rizzello, ordinario di Microbiologia degli Alimenti dell’ Università La Sapienza di Roma.

I fondatori spiegano che Iuppi, per tutti è un gelato artigianale realizzato con una base vegetale fermentata di legumi e cereali che dona nuova vita ai legumi garantendo, al contempo, maggiore digeribilità.

Il gelato è privo di lattosio, glutine, sostanze ogm, grassi idrogenati, proteine animali, coloranti, conservanti e aromi artificiali.

Quindi è un gelato adatto ad allergici, intolleranti e vegani.

Inoltre sarà possibile gustarlo in più sapori e sarà a basso impatto ambientale.

Infatti il packaging sarà composto da carta, cartone e da bioplastica, interamente biodegradabile e compostabile.

Il gelato innovativo ha attirato l’interesse della società Siryo Spa, che investe in tecnologie nel settore salute dell’uomo e dell’ambiente, la quale ha finanziato la start-up per ben 2,5 milioni di euro.

 

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All’asta i “Vini in igloo” per finanziare ricercatore in attività di sviluppo e tutela dell’enogastronomia

All’asta i “Vini in igloo” per finanziare ricercatore in attività di sviluppo e tutela dell’enogastronomia

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Le bottiglie del progetto Vini in
igloo
vanno all’asta per finanziare un giovane ricercatore in attività di sviluppo e tutela dell’enogastronomia made in Italy.

Il Consorzio vini di Valle Camonica, insieme alla Cantina Bignotti e a Unimont – Università della Montagna, sede di Edolo dell’Università degli Studi di Milano, copriranno tramite l’asta benefica i costi di una borsa di studio di un giovane ricercatore.

La sperimentazione, lanciata lo scorso febbraio, ha l’obiettivo di chiarire che effetto produce in termini organolettici la scelta di effettuare l’affinamento all’interno di un igloo a 2000 metri di quota.

Ora che il ghiaccio si è sciolto, le bottiglie sono pronte per essere confrontate con altre “analoghe” che hanno però effettuato l’affinamento tradizionale in cantina a fondo valle.

Dalle prime indagini effettuate sembrerebbe che i campioni di vino bianco conservati in igloo abbiano un quantitativo di acidi organici superiore rispetto a quelli conservati in cantina.

“Si tratta di elementi responsabili dell’aroma e del sapore del vino. Possiamo quindi aspettarci un sapore differente tra i due” – anticipa Davide Pedrali, tecnologo alimentare di Unimont – “per i vini rossi abbiamo rilevato il contrario: quelli conservati in igloo avevano un contenuto di acidi organici più basso.

Nessuna differenza invece è emersa per quanto riguarda i valori di acidità, pH e grado alcolico tra vini maturati in igloo ed in cantina”.

 

Le attività di ricerca servono a migliorare le tecniche e le prestazioni aziendali seguendo trend e necessità del momento. 

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Festival del Turismo responsabile, il viaggio di IT.A.CA in 14 regioni d’Italia

Festival del Turismo responsabile, il viaggio di IT.A.CA in 14 regioni d’Italia

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Il Festival del turismo responsabile torna con la sua 14^ edizione, 24 tappe in 14 regioni d’Italia per declinare il tema Habitat-Abitare il futuro.

Habitat-Abitare il futuro è il tema del percorso in ventiquattro tappe della 14^ edizione di IT.A.CA, migranti e viaggiatori, del Festival del turismo responsabile.

Patrocinato dal Ministero della Cultura, il festival del turismo responsabile toccherà 14 regioni fino a novembre.

“Abitare significa fare di un luogo, anche se temporaneo, la propria casa e viverlo con il rispetto che merita nell’equilibrio con l’ambiente e le altre specie”, questo il tema centrale dell’iniziativa.

Partito a fine maggio da Roccaporena di Cascia, in Umbria, dove è nata una falegnameria di comunità con un programma full immersion sulle attività di autocostruzione, il festival prosegue in Calabria dal 6 all’8 agosto sulle Colline Alto Crotonesi.

Da Umbriatico e Pallagorio a Caccurì, il programma del festival si lega alle tradizioni della terra, dalla musica ai viaggi fino alla scoperta delle cripte segrete dei Templari.

A fine agosto, dal 26 al 28, si andrà in Emilia-Romagna, nel Modenese, con ‘Spilamberto-Valle Panaro’, dove si potranno conoscere le eccellenze enogastronomiche del territorio.                

Dopo altri appuntamenti in Friuli-Venezia Giulia dal 2 al 4 settembre a Gorizia, il festival prosegue in Campania sempre nelle stesse date nel Cilento, Terre Alte dei Cervati.

Per continuare, si aprirà la tappa madre nel Reggiano nei week-end del periodo 16 settembre-16 ottobre.

Il programma è all’insegna della natura, dell’inclusività e del divertimento, con percorsi multisensoriali e una guida molto particolare.

Dopo numerose altre tappe, il festival si chiuderà in Liguria a Sestri Levante-Tigullio, dal 29 ottobre all’1 novembre.

“Dopo oltre due anni di interruzione” – dice Maurizio Davolio, presidente di Aitr, Associazione italiana turismo responsabile – “riprendono i viaggi di turismo responsabile all’estero e prosegue con forza la promozione del turismo sostenibile in Italia, cresciuto durante la pandemia”.

Altre informazioni dettagliate sul programma si trovano sul sito www.festivalitaca.net.

 

E a te quale tappa del Festival del Turismo responsabile interessa

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Agrinsieme ottiene dall’Ue l’obbligo di Cold Treatment per le arance estere

Agrinsieme ottiene dall’Ue l’obbligo di Cold Treatment per le arance estere

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Dal 14 luglio sarà applicato il nuovo Regolamento Ue che obbliga al Cold Treatment le arance provenienti da Paesi in cui è presente la Falsa Cydia (Thaumatotibia Leucotreta).

Il 14 luglio sarà applicato il nuovo Regolamento Ue che obbliga le arance provenienti da Paesi esteri a rischio di Falsa Cydia ad essere sottoposte ad un trattamento chiamato Cold Treatment.

Si tratta di un risultato importante che coinvolge Italia, Francia, Spagna e Portogallo e fortemente richiesto da Agrinsieme, il coordinamento composto da Confagricoltura, Cia-Agricoltori Italiani, Copagri e Alleanza delle Cooperative agroalimentari.

Agrinsieme aveva già negli ultimi mesi sollecitato alle istituzioni europee l’adozione di misure concrete ed efficaci in grado di prevenire i rischi fitosanitari derivanti dalle importazioni di agrumi.

L’ urgenza nasceva sulla base delle informazioni contenute nell’analisi del rischio fitosanitario eseguita dall’Organizzazione europea e mediterranea per la protezione delle piante.

Inoltre era stata avallata dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare e dai risultati della consultazione svolta dall’Organizzazione mondiale del commercio.

La nota segnala infine che “considerato che il Cold Treatment è obbligatorio già da tempo per le esportazioni di agrumi dall’Ue verso Usa, Cina e Giappone, l’inserimento dell’obbligo nel regolamento rappresenta, per il Coordinamento, un primo passo verso il rispetto del principio di reciprocità”.

 

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Le aziende del vino italiane certificano la sostenibilità ambientale e sociale ma non sanno comunicarla

Le aziende del vino italiane certificano la sostenibilità ambientale e sociale ma non sanno comunicarla

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L’84% delle aziende italiane del vino
presenta almeno una certificazione nell’ambito della
sostenibilità ambientale o sociale. Mentre il 53% è certificata
V.i.v.a. Sustainable Wine o Equalitas.

E’ quanto emerge da un’indagine condotta da Altis, Alta Scuola Impresa e Società dell’Università Cattolica e Opera – Osservatorio Europeo per l’agricoltura sostenibile, su un campione di 70 aziende italiane.

Dall’analisi risulta che il 67% del campione è fautore di una sostenibilità di sostanza, con molte iniziative e progetti virtuosi ma, secondo gli analisti, strutturati n modo scarso e poco valorizzati a livello di comunicazione.

Lo studio sottolinea inoltre che solo l’8% delle imprese adotta un approccio d’avanguardia, dove la sostenibilità assume un ruolo di guida strategica e l’impegno socio-ambientale permea il contesto e la cultura aziendale.

I ricercatori evidenziano che non è stato possibile classificare il 12% delle aziende per assenza di informazioni di sostenibilità.

Sempre secondo i ricercatori, dal punto di vista della comunicazione sui siti web aziendali:

  • il 43% delle aziende racconta in modo completo ed esaustivo il proprio impegno sui temi della sostenibilità,
  • il 37% non comunica nulla,
  • il 20% fornisce informazioni limitate, legate prevalentemente alle certificazioni possedute.

Il risultato, secondo l’indagine, è che a fronte di un impegno concreto verso qualità, sicurezza, territorio e persone, il comparto appare ancora poco consapevole.

Occorre un approccio integrato e una comunicazione efficace perché il valore della sostenibilità sia
trasferito e riconosciuto dai consumatori, alla luce della situazione che poco più del 20% presenta un piano strategico e redige un report di sostenibilità (circa il 26%).

 

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