Concorso Best of Wine Tourism 2020: premiate 7 eccellenze di Verona

Concorso Best of Wine Tourism 2020: premiate 7 eccellenze di Verona

Best of Wine Tourism 2020, il concorso della Camera di Commercio di Verona, ha proclamato i nuovi vincitori della 4° edizione.

Sono sette le imprese veronesi selezionate per rappresentare la città e l’Italia al concorso internazionale enoturistico di Great Wine Capitals.

Il Covid-19 non ferma l’enoturismo, al via le premiazioni.

Sette eccellenze per sette categorie distinte e così anche quest’anno Verona ha le sue vincitrici: ristorazione, arte, accoglienza, architettura, innovazione, paesaggi, sostenibilità.

 

Best of Wine Tourism, il concorso della Camera di Commercio di Verona, premia 7 eccellenze di Verona (Foto del sito www.vr.camcom.it).

 

Best of Wine Tourism 2020: la vittoria di Verona

Le imprese vincitrici Best of Wine Tourism 2020 della 4° edizione del Concorso della CCIIAA di Verona sono: 

  1. Di Vinum per i servizi per l’enoturismo;
  2. Massimago Wine Relais per le esperienze innovative nell’enoturismo;
  3. Ca’ Rugate per l’arte e cultura;
  4. F.lli Fraccaroli per la ristorazione; 
  5. Albino Armani Viticoltori dal 1607 per le politiche sostenibili nell’enoturismo;
  6. Ca’ del Moro Wine Retreat per la ricettività.
  7. Tenuta Santa Maria di Gaetano Bertani per l’architettura e il paesaggio.

 

Il concorso Best of Wine Tourism non si ferma

Il concorso Best of Wine Tourism permette alle singole città di scovare 7 imprese, attraverso la selezione di una giuria competente di esperti, capaci di distinguersi rispetto alle aziende del territorio circostante.

Secondo il programma annuale, si va a premiare l’eccellenza nell’enoturismo secondo una serie di categorie uguali per tutti.

Il concorso Best of Wine Tourism non termina qui. Infatti le 7 vincitrici continueranno a concorrere per la selezione internazionale, che vedrà anche la partecipazione delle imprese scelte nelle altre capitali del vino.

Dietro a questo importante marchio di qualità c’è Ia rete delle Great Wine Capitals, le Grandi capitali del vino, nata nel 1999 dall’idea della Camera di Commercio di Bordeaux, ideatrice del progetto e del concorso stesso.

tranquillamente enoturismo

La rete di GWC è un’associazione che diffonde la cultura dell’enoturismo.

 

GWC, l’associazione che premia le eccellenze con il suo Best of Wine Tourism

Si tratta di un’associazione no profit, nonché una rete internazionale costruita attraverso le sinergie di alcune città nel mondo legate dal settore vitivinicolo, con l’intento di diffondere cultura enoturistica.

Ad oggi sono associate a questa rete le città di:

Adelaide South Australia, Bilbao e Rioja Spagna, Bordeaux Francia, Losanna Svizzera, Mainz Germania, Mendoza Argentina, Porto Portogallo, San Francisco – Napa Valley Usa, Valparaìso – Casablanca Valley Cile e Capetown Sudafrica.

La città di Verona è l’unica italiana a far parte della rete delle Great Wine Capitals del Vino

Appartenere a questo circuito significa vedere riconosciuto alle città un vero e proprio marchio di qualità, un segno distintivo, riservato al numero ristretto delle eccellenze del gruppo.

 

Verona e l'Arena

La città di Verona è l’unica eccellenza italiana a concorrere per il concorso Best of Wine Tourism. Foto di Nicole Rossignoli

 

L’intento di GWC: condivisione e diffusione di conoscenza tra eccellenze

L’enoturismo non è però  l’unica chiave sulla quale punta la rete di GWC. Un altro punto di forza del Network è la condivisione di know-how, vale a dire esperienza e conoscenza.

Infatti le capitali collaborano anche a possibili progetti di ricerca e sviluppo, con lo scopo di garantire una sorta di scambio accademico collettivo.

L’idea principale è quella di dare la possibilità a tutti i partner di beneficiare anche di tutte quelle competenze sviluppate dagli altri, perché solo partendo dalle sinergie della rete si può generare valore.

Nel corso degli anni si sono susseguiti, e continuano ad essere presenti, eventi promozionali di vario genere: meeting, scambi di best practice e conferenze sul vino.

Nel 2003 è nata poi un’ulteriore idea vincente e interessante fonte di visibilità: il premio internazionale per il turismo del vino “Best of Wine Tourism”.

Concorso Best of Wine Tourism: I benefici della rete

I vincitori del premio “Best Of Wine Tourism” potranno godere di numerosi benefici.

Oltre che vincere il trofeo nazionale e quello internazionale, avranno la possibilità di essere inseriti nel sito della rete di GWC, godranno di pubblicità e della promozione realizzata sui mezzi di comunicazione internazionali e locali gratuitamente.

Tutte le imprese ammesse alla partecipazione del concorso sono inserite nella Guida ufficiale. Questa competizione internazionale e una vera opportunità da più punti di vista.

Sia di miglioramento dell’immagine dell’impresa stessa che opera nel settore del turismo del vino, sia come viatico per la promozione e la comunicazione, grazie all’attenzione che i media rivolgono a questo importante progetto.

Infatti la stampa internazionale pubblica regolarmente articoli riguardanti GWC.

I vincitori sono poi inseriti in una campagna pubblicitaria globale finanziata dalla rete di Great Wine Capitals.

Il Covid non ferma l’enoturismo

Siamo tutti d’accordo che quest’annata sarà un’eccezione, ma dobbiamo trasformarla in un’annata eccezionale.

Nonostante il periodo che stiamo vivendo ci stia mettendo a dura prova, il Covid-19 non ferma l’enoturismo.

L’edizione 2020 di Best of Wine Tourism ha visto la partecipazione di ben 78 aziende veronesi concorrere per questo marchio di qualità.

Questa è la dimostrazione che il sistema imprenditoriale veronese del vino crede fortemente nel turismo del vino. 

I numeri parlano chiaro per il Bel Paese: l’enoturismo continua a crescere

Per quanto riguarda l’anno 2019 sono state 14 milioni le presenze registrate legate all’enoturismo.

È stato di 2,5 miliardi di euro il giro d’affari lungo l’intera filiera, con una media al giorno di 85 euro di spesa, che salgono a 160 se si conta anche il pernottamento.

Sono questi i numeri di riferimento registrati dal XV Rapporto sul Turismo del Vino in Italia, firmato dall’Università di Salerno e dalle Città del Vino.

Con queste premesse, considerato un’eccezione l’anno in corso, l’enoturismo è un settore in espansione per il nostro Made in Italy.

Vista la varietà e la variabilità delle aziende vitivinicole è indispensabile distinguersi. Per questo motivo il concorso Best of Wine Tourism è una grande opportunità.

Perché l’enoturismo crea valore anche in tempi di Covid?

Enoturismo non vuol dire solo girovagare per cantine, ma è sempre più legato a richieste Taylor Made, personalizzate, basate su esperienze uniche memorabili.

Il turismo del vino si accosta anche all’impresa enogastronomica. Attraverso, ad esempio, alla vendemmia interattiva, allo show cooking, alle degustazioni sensoriali. Tutte esperienze da vivere mescolando le visite in loco e assaggiando le produzioni agroalimentari.

Un mix di gusto, storia e bellezza del territorio.

Nonostante il Coronavirus non ci abbia permesso di viaggiare come avremmo voluto, sono nate proposte personalizzate di maggiore qualità, privilegiando segmenti di nicchia (come l’enoturismo) in contrapposizione al turismo di massa.

La collaborazione in tempo di Covid è un valore aggiunto

Il Covid-19 ha cambiato fortemente il nostro modo di vivere, obbligandoci ad adottare determinate accortezze per la nostra salute e sicurezza.

Accorgimenti come distanziamento sociale, divieto di assembramenti, mascherine e igienizzante hanno però messo in atto anche un altro tipo di meccanismo: quello di creare un certo ordine anche di tipo igienico sanitario, tanto da rendere qualitativamente migliori i nostri ambienti lavorativi.

Ad oggi il vino è a tutti gli effetti un simbolo culturale di identità con un ruolo d’eccellenza, che si traduce in forte marcatore del territorio.

La costante richiesta di conoscenza attorno al prodotto enogastronomico è divenuta realtà. Lo dimostra i la nascita di corsi di degustazione a distanza e le nuove enoteche, osterie, wine bar digitali.

Il ritrovato interesse delle radici, per la zona di provenienza, una maggiore sensibilità per gli aspetti antropologici e la dimensione estetico-sensoriale vanno ad intrecciarsi sempre più all’appagamento del palato.

Allora ben vengano questi concorsi, questi momenti di condivisione, queste reti tra imprese.

Il bicchiere non è mezzo vuoto, piuttosto è in attesa di essere riempito.

 

Leggi anche: Le Colline Terrazzate della Valpolicella Classica candidate a “Paesaggi Rurali Storici” 

L’enoturismo è pronto per la ripartenza: gli spazi aperti sono la soluzione per accogliere i turisti del vino e della buona tavola

Foto di copertina di Cecilia Bay

Articolo a cura di Nicole Rossignoli
veronawinelove.com
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Nicole Rossignoli è un’accompagnatrice turistica free-lance: si occupa di food&wine tour.
Blog personale: Viaggiocontrovento.com

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Underwater Wines: quando i Vini maturano sott’acqua. Ce ne parla la Sommelier AIS Lorena Ceolin

Underwater Wines: quando i Vini maturano sott’acqua. Ce ne parla la Sommelier AIS Lorena Ceolin

Verona-Wine-Enoturismo-vino

Sono sempre di più i produttori di vino che affidano all’acqua del mare (o del lago) la maturazione delle loro bottiglie di vino.

Sembra infatti che la conservazione del vino sott’acqua offra condizioni migliori per l’invecchiamento.

Sui vini sott’acqua, detti anche vini sommersi o underwater wines, ci sono addirittura persone pronte a confermare che i primi 3 mesi sott’acqua sono equivalenti a 6-7 anni di evoluzione in terraferma, dando al vino eleganza e complessità.

Abbiamo chiesto a Lorena Ceolin, Sommelier e Docente AIS, di parlarci di questo curioso metodo di maturazione (o affinamento) del vino, col quale si producono bottiglie da collezione.

 

Vino sott'acqua

Immersione nelle acque del lago di Garda dello spumante Brezza Riva della cantina di Riva del Garda (foto trentotoday.it)

 

Ho letto qualche giorno fa che circa mille bottiglie di spumante metodo classico sono state posate a 38 metri di profondità, sul fondale del lago di Garda, dove riposeranno per dodici mesi. Con quale scopo si fa questa operazione?

Le motivazione che portano al “cantinare” i vini sott’acqua sono molteplici e molto probabilmente lo stimolo che spinge a testare questa particolare tecnica è la sperimentazione.

E’ una metodologia che viene applicata in diversi momenti della maturazione ovvero del percorso evolutivo del vino, che porta a differenti risultati, che sono in fase di studio e di interpretazione scientifica.

Nello specifico la spettacolare esperienza della Cantina di Riva del Garda che ha posto a riposo per i prossimi 12 mesi, sul fondale del lago, 1216 bottiglie di Spumante Metodo Classico Riserva denominato per l’appunto Brezza Riva, ha qualcosa di magico.

Perché in effetti si tratta di una vera e propria impresa e in fondo di un atto di estrema fiducia nei benefici effetti che derivano dal sostare nei fondali. 

 

E quali sono i benefici?

Vi elenco i più importanti: 

  • Il buio e il silenzio, ovvero la quasi assenza di luce e rumore;
  • temperatura costante (in questo caso specifico 9-13 ° C);
  • verosimilmente alcuna penetrazione di ossigeno all’interno della bottiglia; 
  • completo riparo dalle fasi lunari
  • la quasi equivalenza pressoria tra l’interno della bottiglia e l’esterno. Alla profondità di 40 metri la pressione è di circa 5 bar, quasi quanto la pressione che troviamo all’interno di una bottiglia di spumante (5,7-7 bar), condizione che limita lo scambio gassoso tra l’interno e l’esterno della bottiglia.   

E per finire l’immagine romantica delle correnti, seppur minime nel lago, che cullano le bottiglie, garantendo una sorta di remuage costante e naturale. 

 

Lorena, raccontami come nasce l’idea di conservare i vini sott’acqua

Di relitti affondati con carichi di preziose bottiglie, anfore e barrique di vino, di avvincenti storie e leggende e di affascinanti recuperi di casse di Champagne poi battute all’asta a prezzi incredibili se ne narra da tempo.

Ma colui che probabilmente ha dato inizio a questo metodo di cantinamento sott’acqua è Raul Perez, talentuoso enologo spagnolo di fama internazionale, che sperimentò nel 2003 l’invecchiamento in mare di botti di Albarino.

Oggi numerose sono le aziende che si avvalgono dell’ambiente acquatico come cantina ideale per i propri vini.

I luoghi di maggiore interesse si trovano in Francia, Italia, Spagna Croazia e Sudafrica

 

Vini sott'acqua

Lo spumante Akènta, vermentino di Sardegna DOC affinato a circa 40 metri di profondità, della Cantina di Santa Maria La Palma di Alghero (Cagliari). Foto di mixerplanet.com

 

L’acqua del lago, che è dolce, come si comporta rispetto all’acqua del mare?

Il sale influisce solo nell’indice di galleggiabilità, nel senso che aumenta la densità dell’acqua di mare, rendendo in qualche modo un oggetto più leggero, ovvero cambiandone il peso specifico, per riportare il concetto nel modo più semplice e fruibile possibile.

Il sale non agisce, non entra all’interno della bottiglia, altrimenti rischierei di generare dei difetti, degli eccessi di sapidità decisamente sgradevoli all’assaggio.

Piuttosto mi permetto di fare una considerazione sulla corrente, decisamente presente nel mare, poco percettibile nel lago.

Credo che questa sia la differenza più significativa, quella energia cinetica che nasce dal movimento delle correnti sottomarine e dalle maree diventa realmente un impulso armonico, costante e ininterrotto.

Un po’ come quella suggestiva sensazione di dondolio che si avverte quando si tocca terra dopo qualche settimana di navigazione. 

 

Ho sentito parlare dei vini liguri dell’azienda Bisson, che in questo modo realizza da nni lo “spumante degli abissi” creando dei veri e propri vini da collezione.
Le condizioni di cui mi hai parlato possono effettivamente giovare alla maturazione del vino?

Abissi è un’etichetta che riunisce tanti concetti: una grande passione per il vino, il mare e l’arte, una profonda conoscenza culturale e delle tradizioni e non per ultimo il gusto per l’estetica e uno sguardo all’innovazione.

Ci troviamo nei fondali marini della baia del Silenzio di Sestri Levante, dove una decina d’anni fa Pierluigi Lugano della Cantina Bisson ha gettato le basi per un progetto di un Metodo Classico decisamente insolito.

Oggi sono tre le etichette che sostano in ambiente acquatico, immerse per la durata della sosta sui lieviti, per essere poi trasferite nella cantina terrestre, sottoposte a remuage, sboccate e dopo opportuno affinamento essere messe in commercio.

Il vantaggio, come dicevo prima, è dato dal poter usufruire di un ambiente stabile per la conservazione del vino e nel caso specifico degli spumanti, di beneficiare di un equilibrio di pressione tra l’interno della bottiglia e l’esterno. 

 

Bisson spumanti liguri

Spumante Abissi, lo spumante immerso a 60 metri di profondità della Cantina Bisson di Sestri Levante (Genova). Foto di bisssonvini.it

 

Quali altri vini oltre lo spumante si prestano a questo particolare tipo di operazione?

La varietà di vini che operano con l’influenza marina è sbalorditiva: dal Vermentino nelle trasparenti e cristalline acque della Sardegna al vino bianco “Orto” che giace nelle acque lagunari vicino all’Isola di Sant’Erasmo a Venezia, per finire al Sangiovese e all’Albana nei fondali sabbiosi dell’Adriatico.

Una proposta differenziata che coinvolge vini bianchi e rossi, non solo spumanti. 

 

In quale altre zone d’Italia e nel mondo si lasciano maturare i vini sott’acqua? 

Non esiste un censimento ufficiale, nonostante a dicembre 2019 si sia tenuto a Bilbao il primo Underwater Wine Congress internazionale.

Attualmente le cantine subacquee dovrebbero essere 31 nel mondo.

Nel territorio Italiano oltre al mare che lambisce Liguria, Romagna e Sardegna, la vinificazione subacquea è applicata nei laghi di Levico, Garda e Lugano.

Una sfida, un settore di nicchia, una opportunità innovativa che ha raccolto interesse in molti altri paesi del mondo: Francia, Spagna, Croazia, Sudafrica, Cile, Australia.

Non sono davvero pochi i produttori o gli affinatori che hanno esplorato gli abissi, per dare un tocco intrigante ai propri vini.

Non sono solo opere d’arte uniche e irreplicabili le bottiglie, che quasi sembrano dei souvenier incrostati dal mare, scolpite da conchiglie e spugne o agglomerati corallini, non sono solo vini abbelliti, ma una purchè minima influenza nella maturazione da profondità è avvertibile. 

Da privilegiata subacquea sommelier ho già sistemato tutta l’attrezzatura necessaria per la mia prossima visita, non il solito calice e levatappi, ma pinne, maschera, bombola e respiratore, sono disposta a fare il giro del mondo!!!

 

Grazie Lorena per questo interessante approfondimento e…buona immersione!

 

Leggi anche: Il Vino dell’estate: i migliori calici da assaporare al tramonto

 

Articolo a cura di Sara Soliman
info@veronawinelove.com
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Foto di copertina: thewineandmore.com, Underwater Wine cellar by Marko Dušević (Croatia)

Consulta Vinetia: la Guida AIS 2020 ai Vini del Veneto

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Sommelier AIS: Gianpaolo Breda, Lorena Ceolin, Francesca Penzo, Alberto Costa

Web reporter: Sara Soliman e Nicola Albi

Veronafiere rilancia il vino veronese nel mondo con Wine2Wine Exibition e Opera Wine

Veronafiere rilancia il vino veronese nel mondo con Wine2Wine Exibition e Opera Wine

A Verona quando si parla del settore del vino significa trattare con un comparto d’eccellenza. Veronafiere presenta un evento innovativo che intende creare un trait d’union tra business, incontri, formazione e tanti altri contenuti.

“Wine2Wine Exibition” è la prima grande kermesse del sistema-vino italiano del dopo Covid-19, sviluppata con tutti i protocolli di sicurezza sanitaria.

Dal 22 novembre al 24 novembre 2020 i padiglioni della fiera di Verona accolgono gli winelovers e i consumatori con vendita di vino (nella prima giornata), mentre le altre due giornate riservate agli operatori.

L’obiettivo è quello di sostenere il rilancio del mercato in vista della ripartenza della Fase 3.

Il 21 novembre 2020 si parte con Opera Wine, firmata da Wine Spectator, con le migliori 100 cantine italiane.

Un grande evento unitario che chiama a raccolta Istituzioni pubbliche, Regioni e Consorzi in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri e Ice-Agenzia.

Si tratta di una iniziativa presentata oggi in streaming da Maurizio Danese, presidente di Veronafiere, e Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere.

All’incontro online, moderato da Gennaro Sangiuliano, direttore del Tg2, sono intervenuti Carlo Maria Ferro, presidente di ICE-Agenzia, e Federico Sboarina, sindaco di Verona.

Durante il collegamento anche i contributi di Luigi Di Maio, ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, Teresa Bellanova, ministra delle Politiche agricole, alimentari e forestali, e Luca Zaia, presidente della Regione del Veneto.

 

Wine2wine Veronafiere

“Wine2Wine Exibition” , dal 22 al 24 novembre 2020, di Veronafiere è la prima grande kermesse del sistema-vino italiano

 

Wine2Wine Exibition: un progetto per la Fase 3

 

Wine2Wine Exhibition rappresenta un progetto inedito per far fronte a un tempo straordinario e con cui Veronafiere vuole dare una risposta positiva alle esigenze dei produttori.

Prima fra tutte, la necessità di riprendere il dialogo con la community del vino nazionale e internazionale: distributori, buyer, ristoratori, stampa specializzata, opinion leader e anche consumatori.

Wine2Wine Exhibition è stata sviluppata secondo i protocolli di sicurezza safebusiness, concordati dai maggiori operatori fieristici italiani e dalle autorità sanitari.

In campo anche gli ultimi strumenti digitali per permettere all’intera comunità internazionale di buyer di partecipare online a incontri b2b virtuali, masterclass e degustazioni guidate.

 

Veronafiere propone novità per la fiera dedicata al comparto del vino

Veronafiere mette in campo ben 3 padiglioni: il 9, il 10 e il 12, con l’accesso dalla nuova porta Re Teodorico, su viale dell’Industria.

La logica espositiva è quella del “walk around tasting”, con un percorso per aree tematiche e geografiche con cui raccontare le denominazioni e le tipologie del vino italiano.

A queste si aggiungono aree espositive caratteristiche che raccolgono spirits, vini rosati, special wine e vini internazionali. Punto di forza di Wine2Wine Exhibition è quello di essere un appuntamento cucito a misura delle necessità contingenti delle imprese vitivinicole.

Tariffe di partecipazione personalizzate, massimo ritorno economico dell’investimento e minimo impegno organizzativo e logistico per le aziende espositrici “reduci” dalle fatiche dalla vendemmia, sono alcune delle proposte che gli organizzatori mettono in campo.

Inoltre, si esplorano nuove opportunità e sinergie nell’agroalimentare con la contemporaneità di B/Open, la manifestazione b2b di Veronafiere sul food biologico certificato e sul natural self-care che debutta il 23 e 24 novembre 2020 nel padiglione 11.

 

Veronafiere con il Wine2Wine

Maurizio Danese, presidente di Veronafiere, e Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere (foto di Veronafiere)

 

 

Il comparto fieristico italiano riparte con Veronafiere

L’incontro in streaming ha inizio con l’intervento di Maurizio Danese, presidente di Veronafiere: “Il sistema fieristico costituisce uno degli asset strategici per far ripartire il Paese.

Le fiere in generale, e Veronafiere in particolare, sono infatti uno strumento di politica industriale fondamentale nella promozione dell’export per il 75% delle piccole medie imprese europee, con un ritorno di 1 a 10 sugli investimenti per chi vi partecipa.”

“In questo scenario – continua Maurizio Danese –  Wine2Wine Exhibition coniuga gli indirizzi definiti dal Patto per l’export con le esigenze di nuove iniziative che sappiano valorizzare al massimo le potenzialità della presenza fisica con quelle degli strumenti digitali.
Un nuovo modello per un rilancio dell’attività fieristica e tramite di essa dell’economia italiana, delle imprese e dei nostri prodotti del made in Italy”.

Per Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere, l’evento segna un ritorno all’incontro fisico tra le persone, winelovers e operatori.

“Wine2Wine Exhibition sarà la prima manifestazione b2b ma anche b2c per la filiera in Italia – comincia il suo intervento Giovanni Mantovani. Un evento di bandiera, quindi, per rimettere il vino italiano al centro dell’immagine e dei mercati mondiali. Un format agile, innovativo e ‘nativo digitale’, in un ambiente che integra fisicità e virtualità, con l’obiettivo di riaccendere i motori dei mercati – sia nazionale che esteri – e della domanda internazionale.”

Aggiunge il direttore generale di Veronafiere: “Sarà il naturale compimento di un percorso di avvicinamento che prevede una forte promozione in outgoing.
Veronafiere, infatti, ha già attivato una importante campagna caratterizzata da contenuti e relazioni, oltre che un calendario di webinar professionali che consentiranno alle aziende italiane di dialogare con i più importanti operatori e buyer dei diversi mercati, molti dei quali saranno poi presenti a Verona”.

 

Leggi gli approfondimenti sul Forum italiano della Wine Industry

 

Lasciarsi alle spalle il periodo di quarantena per iniziare la Fase 3

Federico Sboarina, sindaco di Verona si sofferma sul periodo del lockdown: “l sistema Verona non si è mai fermato. In questi mesi difficili, ha continuato a lavorare per la città e ora è pronto a rimettere in moto tutte le sue eccellenze, dalla cultura al business.
Un fermento e una creatività che ci hanno portato a rinnovare tutti i nostri grandi eventi. Tra cui wine2wine Exhibition, che quest’anno sarà una manifestazione unica e innovativa, pensata proprio per l’eccezionalità del momento che stiamo vivendo.”

“Un appuntamento strategico per sostenere uno dei comparti principali dell’economia locale, sottolinea infine Sboarina. Ripensare i modelli di business in chiave innovativa e tecnologica è la parola d’ordine che Verona ha perseguito, e ringrazio Veronafiere per essere stata all’altezza delle aspettative”.

Per Luca Zaia, presidente della Regione del Veneto: “Questa iniziativa fieristica che si svolgerà novembre si inserisce bene nelle azioni di promozione del nostro settore vitivinicolo, un settore strategico per la nostra economia che si collega anche a tutta la partita del turismo.”

 

Aggiunge Zaia: “Conoscere un vino significa scoprire anche il luogo in cui è stato prodotto, con la sua storia, cultura e tradizioni. Ben vengano, dunque, sinergie come quella creata da Veronafiere e ICE-Agenzia per rilanciare attraverso questo evento il comparto, aprendo alle nuove tecnologie digitali per continuare a fare rete e parlare del vino made in Italy nel mondo. L’uso di strumenti innovativi di marketing può, infatti, favorire l’incontro della domanda e dell’offerta”.

 


Veronafiere e Vinitaly
con Wine2Wine Exibition e Opera Wine guardano avanti con servizi pensati per sostenere le imprese vitivinicole.

Nuovi strumenti di analisi e comprensione delle modalità di accesso ai mercati internazionali sono oramai un modus operandi indispensabile per rimanere sulla cresta dell’onda di un mare sempre più agitato.

Potrebbe interessarti l’articolo: Veronafiere riparte con le manifestazioni in Italia e all’estero

 

 

Articolo a cura di Nicola Albi
✉︎   veronawinelove@gmail.com

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Enoturismo - Ebook di Verona Wine Love sulle Strade del Vino e i percorsi di enoturismo nella provincia di Verona - 2019

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Veronafiere riparte con le manifestazioni in Italia e all’estero

Veronafiere riparte con le manifestazioni in Italia e all’estero

Il Gruppo Veronafiere annuncia il calendario con 21 manifestazioni tra Italia ed estero, previste per il secondo semestre del 2020.
Fiduciosi nella ripartenza Giovanni Mantovani, presidente di Veronafiere, e Maurizio Danese, direttore generale di Veronafiere.

Il Consiglio di amministrazione del Gruppo Veronafiere di Verona annuncia il programma del secondo semestre 2020 con 12 appuntamenti in Italia e 9 appuntamenti all’estero.

La Fase 3 del dopo quarantena da Coronavirus è iniziata con il motto “una nuova fiera per la nuova normalità”.

Sono tante sono le manifestazioni che inaugurano una rinnovata modalità di organizzare gli eventi, nell’ottica di salvaguardare il business delle aziende partecipanti con l’uso di format digitali, sicuri e fruibili.

Con le considerazioni del presidente di Veronafiere, Maurizio Danese, si conferma la centralità del Gruppo veronese nel mercato fieristico italiano e mondiale.

“La ripartenza sarà un momento fondamentale per la ricostruzione economica del Paese – afferma Maurizio Danese, presidente di Veronafiere – e noi vogliamo farci trovare pronti per supportare al meglio la promozione delle filiere industriali che presidiamo, ricordando che lo strumento fieristico moltiplica fino a 10 volte l’investimento fatto dagli espositori, genera il 50% dell’export delle pmi italiane e un valore complessivo a livello mondiale superiore ai 250 miliardi di euro”.

Il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani dichiara: “In questi mesi abbiamo lavorato pensando già alla Fase 3, con la formulazione delle manifestazioni secondo un perimetro straordinario per un tempo eccezionale che non consentirà per tutto il 2020 di progettare fiere secondo gli standard che conosciamo”.

“Tuttavia – sottolinea Mantovani – il mercato ha bisogno di un motore già acceso per garantire la ripartenza ma soprattutto rilancio, nuovi posizionamenti internazionali in una road map dell’export stravolta dall’emergenza sanitaria globale”.

“Per questo abbiamo tenuto aperto il dialogo con i nostri clienti e i mercati attraverso numerose iniziative digital – conclude Mantovani –  perché oggi più che mai il nostro è un ruolo fondamentale per lo sviluppo dell’economia che necessita di un nuovo paradigma fisico-digitale e di un’offerta complementare per il business”.

Ripartono gli eventi con il calendario fieristico

Il calendario fieristico della seconda metà dell’anno 2020 viene così completamente rimodulato.

Il notevole sforzo logistico è finalizzato a far combaciare la stagionalità delle manifestazioni con spostamenti di data, start-up e tempi di rotazione del quartiere e dei padiglioni.

Il calendario degli eventi e convegnistico, altro importante asset di Veronafiere, riparte il 18 giugno 2020 con il Vinitaly Design Int’l Packaging Competition, a cui segue il 19 giugno 2020 l’assemblea del Consorzio del Grana Padano.

 

Fieracavalli di Veronafiere a Verona

La Fieracavalli di Verona è una manifestazione tra le più seguite dal pubblico (Foto dell’ufficio stampa di Veronafiere)

 

Nuovi format fieristici

Il lockdown è servito anche per ridisegnare format fieristici ampiamente consolidati, re-impostandoli alla luce delle nuove misure di sicurezza e distanziamento sociale.

È il caso, ad esempio, di Fieracavalli, che per la prima volta si svolge su due fine settimana consecutivi, per diluire gli ingressi, di wine2wine che, al tradizionale business forum, affianca un momento espositivo, o di Marmomac, in scena nel 2020 con un’edizione speciale tarata sulle esigenze contingenti delle imprese del settore.

È in attesa della validazione da parte delle istituzioni preposte, inoltre, il nuovo protocollo #safebusiness, per la tutela della salute di espositori e visitatori, sviluppato insieme ai principali operatori fieristici italiani.

Nuove  e aggiornate le misure di prevenzione: biglietteria esclusivamente online e ingressi giornalieri contingentati.

Tra queste troviamo:

  • filtri ai cancelli con termoscanner,
  • nuova architettura interna degli spazi per dirigere i flussi di visitatori in entrata ed uscita,
  • interventi di sanificazione degli ambienti,
  • formazione del personale epresidi medici permanenti,
  • protocolli di emergenza appositi e collaborazione con le migliori realtà sanitarie del territorio.

Allo studio anche rassegne più smart, grazie alla tecnologia. Il Covid-19 ha soltanto impresso una ulteriore accelerazione ad un processo che Veronafiere aveva già attivato, investendo importanti risorse nella digital transformation.

Una rivoluzione che parte dai portali web delle singole manifestazioni che diventano per Vinitaly e Marmomac, delle directory interattive e multilingua.

Progettate, inoltre, agende digitali per programmare appuntamenti b2b, webinar per la formazione permanente o app di geolocalizzazione con cui muoversi agilmente e in sicurezza tra gli stand.

Veronafiere quindi è attenta alle nuove necessità con la realizzazione di strumenti virtuali di incontro per permettere alle aziende di dialogare con i buyer esteri e mantenere aperto un canale di comunicazione con i mercati di maggiore interesse.

Tutto questo con l’obiettivo finale di creare eventi integrati, in grado di fondere la parte fisica con quella digitale e connettere 365 giorni all’anno le community dei settori di riferimento.

Veronafiere: programma del II° semestre 2020

Italia

  1. Marmomac: 30 settembre-3 ottobre
  2. Samoter: 21-25 ottobre
  3. Asphaltica: 21-25 ottobre
  4. Oil&nonOil: 21-23 ottobre
  5. Innovabiomed: 26-27 ottobre
  6. Fieracavalli: 5-8 novembre e 13-15 novembre
  7. Festival del Futuro: 19-21 novembre
  8. wine2wine Forum&Exhibition: 22-24 novembre
  9. B/Open: 23-24 novembre
  10. Job&Orienta: 25-27 novembre
  11. Verona Mineral Show Geo Shop: 26-28 novembre
  12. ArtVerona: 11-13 dicembre(calendario suscettibile di variazioni)


Estero

  1. Bellavita Expo Bangkok: 9-12 settembre
  2. Vinitaly China Road Show – Shanghai, Xiamen, Chengdu: 14-18 settembre
  3. Wine South America: 23-25 settembre
  4. Living Italy@Design Pechino: 23-26 settembre
  5. Vinitaly International Russia: 26 e 28 ottobre
  6. Vinitaly International Hong Kong: 5-7 novembre
  7. Wine to Asia: 9-11 novembre
  8. Living Italy@Design Shanghai: 26-29 novembre
  9. Bellavita Expo Città del Messico: 2-4 dicembre(calendario suscettibile di variazioni)

 

Il Gruppo Veronafiere di Verona pertanto si presenta con un folto programma che, a partire dal secondo semestre 2020, comprende 12 appuntamenti in Italia e 9 appuntamenti all’estero.

Uno slancio considerevole, quello di Veronafiere, che affronta la Fase 3 con una visione volta a ritrovare quella normalità tanto attesa.

 

Articolo a cura di Nicola Albi
veronawinelove.com

Foto di copertina: Area Stampa di Veronafiere

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L’enoturismo è pronto per la ripartenza: gli spazi aperti sono la soluzione per accogliere i turisti del vino e della buona tavola

L’enoturismo è pronto per la ripartenza: gli spazi aperti sono la soluzione per accogliere i turisti del vino e della buona tavola

Il 24 Aprile 2020 il Governo Italiano pubblicava il Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro. Molte cantine hanno ricevuto via email le regole da seguire.

Una raccolta con 15 pagine di regole secondo il DPCM del 10 aprile 2020 affinché venissero assicurati le zone adibite al lavoro.

L’obiettivo prioritario: la continuità delle attività lavorative secondo la sicurezza.

Attualmente valide da continuare a seguire. E soprattutto utili per la ripresa.

All’ingresso deve essere presente un foglio informativo che segnala:

  • L’obbligo di non poter entrare in caso di febbre oltre 37,5°.
  • L’obbligo di non poter entrare in azienda se sussistano situazioni di pericolo, presentando sintomi influenzali, temperatura, provenienza da zone rosse o essere stati a contatto con persone con il virus nei 15 giorni antecedenti.
  • L’obbligo di mantenere la distanza da altre persone di almeno 1m .
  • Osservare le regole di igiene delle mani, utilizzando anche gel igienizzanti propri o quelli messi a disposizione dell’azienda.
  • L’obbligo di utilizzare dispositivi di protezione personali, secondo le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Possono essere utilizzate anche mascherine la cui tipologia corrisponda a quanto segnalato dalle Autorità di competenza.

All’ingresso in azienda può essere misurata la temperatura corporea, se superiore a 37,5 non sarà consentito l’accesso in azienda.

L’uscita e l’ingresso devono essere per vie differenti.

Chiunque si debba recare in azienda dovrà sottostare alle regole indicate.

I locali dovranno essere sanificati e la pulizia deve essere quotidiana. Numerose sono anche le regole indicate dal protocollo per i dipendenti, per gli spazi comuni dei dipendenti.

Sanificazione igiene personale, distanziamento sociale sono tutti termini che abbiamo dovuto imparare durante questa emergenza sanitaria, con i quali avremo a che fare ancora per un pò.

La pandemia ci ha costretto ad una chiusura totale. Siamo stati in Stand-by per più di due mesi.

Ed ora ci viene detto che, con tutte le precauzioni necessarie, possiamo tornare piano piano in punta di piedi a riprendere le nostre vite, le nostre attività.

Sembra impossibile da credere ma il turismo è sulle griglie di partenza in attesa del via.

Oggi, in Italia, si può circolare tra regioni. Tra pochi giorni apriranno le frontiere e anche gli altri stati europei sono pronti a ripartire.

Ristoranti, bar e quasi tutte le attività commerciali sono ripartite. Il turismo a km ZERO, quello da poter fare interregionale ha già iniziato a creare un pò di movimento.

L’edizione 2020 di Cantine Aperte

Il 30 e il 31 maggio 2020 è ripartito anche uno degli eventi più importanti di enoturismo: Cantine Aperte del Movimento Turismo del Vino, con una sua edizione sul Web.

Il weekend più atteso dagli enoturisti ha ripreso con un’Edizione del tutto Speciale e Virtuale.

In 25 anni mai era successa una cosa del genere. Quest’anno infatti l’evento si è svolto online, grazie anche alla collaborazione con Iorestoacasa.delivery, piattaforma di e-commerce che si offre di essere un punto di riferimento per tutti i commercianti. Si occupa infatti di garantire consegne a domicilio, ed è cresciuta di fama con l’emergenza sanitaria.

Durante questa occasione piuttosto particolare smart e social, le cantine associate a Movimento Turismo del Vino hanno avuto l’occasione di spedire e far assaggiare i propri vini direttamente a casa. Molti turisti si sono anche potuti recare in cantina dopo aver prenotato l’asporto diretto.

Tante anche le degustazioni in diretta e brindisi social grazie all’hashtag ufficiale #CantineAperteInsieme.

Un’edizione piuttosto innovativa per un inizio di ripresa.

enoturismo

Nel periodo estivo le cantine organizzano pic-nic o cene in vigna. Per rimanere sempre informato seguici sul Blog di VeronaWineLove.com

 

 

La ripresa delle abitudini: la teoria di Maxwell Maltz

Ci si domanda però: davvero vogliamo un turismo che rimanga via Web, anche ora che finalmente il lockdown è terminato?

Il dott. Maxwell Maltz, chirurgo plastico degli anni ’60 elaborò una teoria interessante sulla ripresa delle abitudini. Egli sosteneva che per convivere con il risultato ottenuto da una ricostruzione, ci volevano 21 giorni.

“Questi e molti altri fenomeni comunemente osservati tendono a dimostrare che solitamente si richiede un minimo di 21 giorni per trasformare una vecchia immagine mentale e creare una nuova abitudine”

Venne chiamato anche il “mito dei 21 giorni”.

In realtà studi successivi hanno dimostrato che sono circa 2 mesi il periodo medio prima che un nuovo comportamento diventi automatico. Quindi per un cambiamento radicale dovremmo scordarci i cosiddetti tempi brevi.

Gli studiosi hanno anche osservato che non importa se si sbaglia a fare delle scelte durante il processo di cambio. Costruire nuove abitudini non è una passeggiata e si deve tenere conto anche di possibili errori.

Questa premessa per metterci davanti al fatto che non dobbiamo scoraggiarci o abbatterci.

Non dobbiamo metterci fretta. C’è chi uscirà più volentieri, chi aspetterà.

Meglio abbracciare un percorso più lento. Dovremmo “abituarci” ad accettare che serviranno piccoli passi.

Con l’arrivo dell’estate riprendiamo le nostre abitudini e iniziamo a fare i turisti

L’estate è alle porte, il caldo riscalda già da molti giorni le nostre giornate. Il sole illumina i nostri territori. Non possiamo ancora dire con certezza che l’emergenza sanitaria l’abbiamo lasciata alle spalle. Ma da qualche parte dovremmo pur ricominciare.

Indicazioni per stare in sicurezza ce ne sono. Con ragionevolezza e un passo alla volta arriveremo ad una “pseudo normalità” di convivenza con il Covid-19.

Allora armiamoci di pazienza e riprendiamo le nostre vite, turismo compreso.

Gli esperti del Movimento Turismo del Vino Italia, coordinati da Roberta Garibaldi, hanno stilato delle linee guida per le aziende vitivinicole.

> Un approfondimento nell’articolo di Sara Soliman: “Presentato “Tranquillamente Enoturismo”, il nuovo protocollo internazionale per una forma responsabile del turismo del vino”.

Un decalogo interessante è stato pubblicato dalle Donne della Vite (Associazione che promuove e valorizza il ruolo femminile nel mondo del vino), il Movimento Turismo del Vino Lombardia e WineHospitality di Cristina Mascanzoni Kaiser.

Le Donne della Vite sono un punto di riferimento e di aggregazione per le operatrici di settore. Ricercatrici, agronome, giornaliste tanti i ruoli che si trovano all’interno di questa rete di donne.

Di pochi giorni fa è la pubblicazione de ”Covid-19 gestire il rischio di contagio nell’azienda vitivinicola. Ripensa a come lavorare”. Una serie di vignette divertenti che illustrano il comportamento corretto da tenere in cantina.

> Pagina web di riferimento: www.donnedellavite.com

Dalle regole per i fornitori in arrivo e in partenza con diversi percorsi di carico e scarico. Procedure sicure per il reperimento di materiale.

Come lavorare in ufficio, preferibilmente utilizzando lo smarkworking e dove non possibile, ricorrere al distanziamento sociale. E ancora sanificazione e igiene.

Donne della vite con il vademecum

Il Vademecum COVID-19 per le aziende vitivinicole delle Donne della Vite in collaborazione con il Movimento Turismo del Vino Lombardia e WineHospitality di Cristina Mascanzoni Kaiser (Foto dal sito donnedellavite.com)

 

Si prosegue con l’informativa del protocollo del Governo (Dpcm del 14/03/2020 e integrazioni del 24/04/2020) da affiggere in bella vista all’ingresso della cantina o dell’agriturismo.

Favorire l’uso esclusivo dei mezzi come i trattori. Lavare spesso le mani, utilizzare i dispositivi di sicurezza.

 

Come gestire l’Accoglienza con i NCC, noleggio minibus o autobus-pulman

Quindi ricapitolando, dipendenti e turisti possono stare tranquilli perché le informazioni non mancano.

L’accoglienza la si può gestire a piccoli gruppi.

E se i nostri ospiti non venissero con i loro mezzi e servisse un NCC?

Niente paura, perché il Ministro delle infrastrutture e dei Trasporti ha pubblicato delle nuove linee guida per la tutela dei turisti “a bordo” di vari mezzi.

Sono presenti anche delle regole per il servizio con NCC, noleggio minibus o autobus-pullman.

Oltre alle regole note già citate come:

  • Obbligo di sanificazione dei mezzi.
  • Obbligo al distanziamento sociale di un 1m. Possibilità di deroga se vengono utilizzate sedute verticali sia in linea, un posto dietro l’altro, sia in diagonale, tipo scacchiera. Ovviamente nessun problema per le persone della stessa unità abitativa.
  • Obbligo di indossare la mascherina.
  • Misurazione della temperatura.

Con auto NCC è possibile il trasporto di 2 persone sedute dietro, per i minivan da 6-8 posti si possono trasportare massimo 4 passeggeri.

E’ necessario verificare la composizione del gruppo prima. I mezzi vanno sanificati prima e dopo, ma potremmo continuare a portare i turisti in cantina.

Due casi da tenere presente: Argentina e California

Anche all’estero le cantine si stanno organizzando per l’accoglienza. Tanti gli esempi interessanti nel mondo.

Due casi esemplari in particolare. In Argentina un protocollo simile a quello dell’Italia, è stato pubblicato dall’associazione di categoria delle Bodegas de Argentina. Si tratta di una serie di regole igienico-sanitarie per la sicurezza di dipendenti e ospiti.

Inoltre si invita le aziende a creare una sorta di database degli ospiti. Oltre che ad essere un ottimo elemento utile per il marketing, è indispensabile per questioni di sicurezza.

Un altro caso interessante è quello della Napa Valley in California. L’idea è quella di invitare i vignaioli a sfruttare maggiormente gli spazi aperti.

Degustare in ambienti open air, oltre a garantire una maggiore sicurezza di dipendenti e clienti, sembra riduca notevolmente lo stress degli ospiti, ed è quindi preferibile rispetto a luoghi chiusi. Diversamente da come accadeva prima del Coronavirus.

Lo spazio aperto è dunque in qualche modo una sorta di garanzia utile oltre che per il distanziamento sociale, anche per quello psicologico, così da far rilassare il turista che degusta.

Le associazioni di categoria californiane invitato gli imprenditori a non scoraggiarsi in quanto per rendere le aziende sicure non sono necessari grandi investimenti.

Invece di modificare o ristrutturare le cantine è più conveniente sfruttare gli spazi a disposizione. Utilizzando ad esempio tavoli all’aperto, terrazze o costruire tettoie in legno.

E perchè no? Dividere l’area destinata all’accoglienza con piante e fioriere può dare un senso di sicurezza all’ospite.

In questo modo si possono accogliere piccoli gruppi in sicurezza e gli ospiti potranno sentirsi maggiormente a loro agio.

Enoturismo

Lo spazio aperto è una garanzia utile per il distanziamento fisico. Il turista così si puo’ rilassare e degustare vini e piatti locali in piena tranquillità

 

Guardiamo al turismo del vino e della gastronomia

L’enoturismo ha le carte in regola per ripartire, soprattutto grazie ai grandi spazi.

Si può lavorare all’aperto sfruttando lo sfondo scenografico dato dalle vigne, che potrà rendere più intensa e memorabile la visita.

Quest’estate non sarà fatta di numeri, di introiti, di grossi guadagni.

Stiamo mettendo le basi per un nuovo turismo del futuro.

Forse ci serviranno più di 21 giorni o forse no, ma di passi ne abbiamo fatti rispetto a febbraio.

Piano piano e giorno dopo giorno ci riprenderemo le nostra routine, anche se dovremo convivere con il rischio del Coronavirus.

Riusciremo ad abituarci anche a queste regole.

 

Leggi anche: Come cambierà la ristorazione dopo il Coronavirus?

 

Articolo a cura di Nicole Rossignoli
veronawinelove.com
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Nicole Rossignoli è un’accompagnatrice turistica free-lance: si occupa di food&wine tour
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Foto di copertina di Mauro Magagna (Quercia Belvedere Relais di Bardolino – Lago di Garda – Verona)

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Paesano, il liquore al melograno con i profumi della Sicilia e apprezzato nei pub d’oltremanica

Paesano, il liquore al melograno con i profumi della Sicilia e apprezzato nei pub d’oltremanica

Il liquore Paesano è nato da un progetto di Giuseppe Cinquerrui, selezionato tra le migliori start-up di Sicilia. Sostenitore della qualità dei prodotti isolani, Giuseppe ci racconta la sua storia con il Brand “Paesano”.

In questi periodi in cui gli spostamenti fisici sono limitati a causa del Coronavirus il web ci aiuta a cercare nuovi paesaggi, idee e prodotti da assaggiare.

Dopo uno scambio di scatti fotografici su Instagram sono felice di essere entrato in contatto con Giuseppe Cinquerrui.

Giuseppe è socio di una società che si occupa di selezione di prodotti agroalimentari in Italia e in Europa.

Il brand di cui è il direttore commerciale si chiama “Paesano” e nasce dalla passione e dalla perseveranza del giovane Giuseppe, originario di Niscemi in provincia di Caltanissetta (Sicilia).

I suoi prodotti principali sono un liquore a base di melograno, un amaro di carciofo e una crema di liquore al pistacchio siciliano.

 

Liquori Paesano

La gamma dei prodotti Paesano: il liquore al melograno, l’amaro al carciofo e la crema di pistacchio siciliano (Foto di Giuseppe Cinquerrui)

 

L’inizio del Brand “Paesano”

La storia del Brand “Paesano” inizia il 4 Maggio 2016, su un volo Alitalia, da Catania diretto a Milano, quando il giovane paesano Giuseppe incontra una persona che crede in lui fino ad inserirlo in una società, una trade ageny in Food&Beverage (www.exproexperience-com).

Giuseppe era solito viaggiare nella capitale lombarda in cerca di nuove esperienze, portando con sé molti prodotti siciliani: dai pomodori secchi alle arance rosse e per finire il vino prodotto in loco, con la speranza di rivenderli ad amici e parenti allargando la rete dei contatti.

Con il tempo Giuseppe amplia la cerchia dei clienti e sviluppa così un’efficace strategia di marketing puntando sul brand “Paesano”.

La vendita è una dote che gli appartiene fin da bambino, considerando il fatto che proviene da una famiglia di commercianti.

Giuseppe Cinquerrui, fondatore del Brand “Paesano” (Foto di www.giuseppecinquerrui.net/)

 

 

Come si sviluppa il progetto “Paesano”

Con questi presupposti Giuseppe ha modo di sviluppare il progetto “Paesano”, che punta a valorizzare ciò che di intoccabile c’è in Sicilia: il cibo, il clima, i monumenti, la cultura, l’arte e la manifattura.

“Il nostro simbolo è la Coppola, perché lavoriamo alla luce del Sole. Questo cappello è una metafora del duro lavoro in campagna – ama raccontare Giuseppe – che rende possibile la produzione dei liquori e dei succhi prodotti grazie a due piantagioni di Melograno e Carciofo.”

Paesano dal 2017 produce il liquore e succo puro al melograno di varietà wonderful, l’amaro al carciofo Biologico di Niscemi, la crema di liquore al pistacchio dell’Etna.” Così Giuseppe ci spiega la gamma di prodotti.

Giuseppe aggiunge: “Questi tre liquori sono adatti a tre differenti momenti di consumo. Il melograno come aperitivo unito al prosecco, il carciofo da digestivo e il pistacchio per dessert.”

Infine, Giuseppe ci confida: “Questo periodo di quarantena non ferma la voglia di allargare la selezione con nuovi prodotti tipici siciliani. Per questo, in cantiere, sono già pronte delle novità”.

 

Il Made in Italy vince all’estero

I consumatori prediligono questi prodotti poiché sono più attenti alla provenienza degli ingredienti e hanno bisogno di differenziare le abitudini di consumo con prodotti autentici, che marcano il concetto di territorialità e Made in Italy.

Sono gli stessi consumatori che frequentano Cocktail Bar, eventi e feste mondane dove è sempre l’ora giusta per l’Happy Hour.

E cosa c’è di meglio del sorseggiare uno spritz innovativo fatto con vero succo di melograno?

Uno spritz che mescola il tradizionale prosecco al liquore al melograno, pensando anche agli amanti dell’analcolico con il succo 100% puro!

Uno spritz che si contraddistingue per il suo colore rosso naturale e quel profumo intenso di melograno.

 

Liquori al melograno Paesano

Il liquore al melograno viene usato nella preparazione di Cocktail e Spritz (Foto di Giuseppe Cinquerrui)

 

Il melograno: un frutto e le sue proprietà

Per chi non conoscesse il melograno, deve sapere che è l’antiossidante naturale più potente della zona mediterranea, anti-stress e anti-età.

Immaginate un solo calice che apporta queste proprietà benefiche e, soprattutto, è un perfetto dissetante da condividere con gli amici nelle giornate estive.

Oggi il liquore “Paesano” è presente nei migliori bar in Italia ma anche in Svizzera, Francia, Olanda, Belgio, UK e Germania.

Un incontro “virtuale” interessante, quello con Giuseppe, che lascia in bocca la voglia di assaporare questo liquore al melograno anche con i vini del territorio della Lessinia (provincia di Verona).

Magari in abbinamento ad un vino Spumante “Lessini Durello” (metodo italiano) e un “Monte Lessini” (metodo classico) prodotto con uva Durella, dove il sapore piacevole e armonico si possono accordare.

“Bevi e condividi Paesano” dunque!

 

Articolo a cura di Nicola Albi
veronawinelove.com

Il sito ufficiale di Paesano è: www.paesanoauthentic.com
Testo scritto con il supporto di Rossella Lo Dico (Copywriter)

Foto di copertina: ph. Tama66 per pixabay.com
Foto nel testo: inserite con il consenso di Giuseppe Cinquerrui

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