Vini Ancestrali: bollicine di nicchia che richiamano la tradizione. Ce ne parla Alberto Costa, Sommelier e Degustatore AIS

Vini Ancestrali: bollicine di nicchia che richiamano la tradizione. Ce ne parla Alberto Costa, Sommelier e Degustatore AIS

Prodotto che divide gli esperti e i cultori, il vino Ancestrale è il candidato perfetto per stuzzicare la vostra curiosità.
Scopriamone le origini e le principali caratteristiche nell’intervista ad Alberto Costa, Sommelier AIS e Redattore per le guide Vitae e Vinetia.

Parliamo oggi del Metodo Ancestrale, conosciuto ai più come una via di mezzo tra il metodo Charmat e il metodo Classico.

Per scoprire le particolarità del Metodo Ancestrale, un metodo di vinificazione usato per i vini spumanti e anche per il Prosecco, dobbiamo risalire alla storia, agli antichi usi e saperi.

Un passato che ci porta in Francia, dove questa pratica veniva adottata per ottenere vini con una maggiore complessità organolettica.

Oggi la produzione di vini con questa metodologia rappresenta una nicchia preziosa in quanto ci presenta vini differenti e con una certa personalità.

Ce ne parla Alberto Costa, ingegnere di Vicenza e Sommelier AIS Veneto (Associazione Italiana Sommelier), Degustatore Ufficiale e Redattore per le guide Vitae e Vinetia.

 

Sommelier AIS

Alberto Costa, ingegnere e Sommelier AIS ci parla del Metodo Ancestrale

 

Alberto, spiegaci cos’è il Metodo Ancestrale. Come è nato?

Mi aiuto con l’etimologia che anticipa la primordiale storia di questo metodo.
“Ancestrale” è una bella parola che deriva dal latino antecessor e che significa predecessore, più recentemente ripresa nel parlato francese nel termine ancestral.

Furono proprio i romani intorno al I° secolo d.c. i primi a documentare il tentativo di catturare le bollicine prodotte dalla fermentazione nei vini chiamati saliens, titillans, spumans, spumescens.

La storia vuole che fossero i monaci di Saint-Hilaire, nei pressi di Limoux in Francia, ben 13 secoli dopo la prima scoperta, a progettare un vino accolto in una bottiglia di vetro con un tappo di legno legato da un filo capace di trattenere la CO2, superando finalmente gli annosi problemi tecnici che impedivano il realizzarsi del miracolo.


Anche al giorno d’oggi il processo è questo?

Si, così viene fatto anche oggi, partendo da una leggera pressatura delle uve necessaria per l’estrazione dei lieviti indigeni presenti nella buccia dei grappoli che governano la fermentazione alcolica svolta generalmente in autoclavi refrigerate in acciaio inox.

Talvolta i produttori preferiscono usare altri recipienti come le anfore, e in questo caso, spesso abbinano anche una contemporanea fase di macerazione.

Il processo viene quindi bloccato ad un preciso tenore di zuccheri, necessario a garantire la ripresa della fermentazione dopo l’imbottigliamento, senza tuttavia aggiungere ulteriori zuccheri di sintesi e/o altri lieviti selezionati.

Altra peculiarità di questo metodo è che al vino prodotto non si esegue né la sboccatura, né il degorgement.

 

Qual è stato il percorso di questo antico metodo di produrre vino?

L’intuizione romana migliorata dai cugini francesi è un leitmotiv che spesso si ritrova alla base della fortuna di molte delle denominazioni moderne Venete (e non solo) o che ne hanno ispirato i vini bandiera oggi considerati iconici.

Mi piace pensare che un vino non debba essere considerato solo come figlio e proprietà esclusiva di un territorio geografico, ma bensì debba essere inteso come frutto di una combinazione geologica, storica e culturale che va oltre i confini geo-politici.

Questo metodo, comunemente inteso come intermedio tra il Martinotti e lo Champenoise, a mio avviso andrebbe visto sotto una luce diversa, che lo nobiliti in quanto è di fatto il padre putativo di entrambi.

Oltre a questo carattere cosmopolita ne apprezzo anche la filosofia basata sulla preservazione della naturalità del prodotto, persa invece con i nuovi metodi moderni e maggiormente in uso, che peraltro non prevarica l’appartenenza al mondo convenzionale o bio.

Insomma, siamo di fronte ad un metodo che è patrimonio dell’uomo, ecumenico e non rivendicabile da nessuno.

 

Metodo Ancestrale

Il vino prodotto con il Metodo Ancestrale ha un grado alcolico del tutto naturale

 

Parliamo di Prosecco “col fondo, colfondo o sur lie” ?

Si, anche se fino a qualche anno fa questa tipologia di vinificazione era relegata all’economia domestica.

Col tempo, il metodo venne valorizzato prima da pochi storici produttori e oggi è proposto da molti Vigneron appartenenti ai territori di entrambe le denominazioni di riferimento.

Ovvero nelle DOCG “CONEGLIANO VALDOBBIADENE – PROSECCO” e “ASOLO – PROSECCO”.

È un vino con un grado alcolico del tutto naturale, più basso rispetto ai prosecchi prodotti con il metodo Martinotti.

Definito dagli amici francesi “petillant”, sottintendendo una leggera frizzantezza, generalmente il vino si presenta nel suo tenue giallo paglierino con le classiche velature o più correttamente torbido.

 

In che cosa si differenzia il prosecco ottenuto col metodo ancestrale dal prosecco prodotto col metodo charmat?

Lo spettro olfattivo è più ampio e meno delineato rispetto ai prosecchi realizzati con il metodo charmat.

I profumi sono caratterizzati da tipici sentori olfattivi di crosta di pane, che ritroviamo al gusto tanto più accentuati quanto più è durata la sosta in bottiglia e quanto più gli stessi vengano rimessi in sospensione in fase di mescita.

Per questa tipologia di vini amo usare la definizione mangia&bevi perché nelle migliori versioni, oltre alla proverbiale freschezza, si apprezza perché è gustoso, adatto a chi ricerca sensazioni di pienezza per il proprio palato.

È agli antipodi del prosecco tecnicamente perfetto, ma non per questo ne rappresenta un’espressione meno piacevole e compiuta.

Prodotto che divide gli esperti e i cultori, il che lo rende il candidato perfetto per stuzzicare la vostra curiosità.


Come viene servito il vino prodotto con il metodo Ancestrale?

Per i vini ancestrali non esiste un tempo univoco di sosta sui lieviti, né tantomeno una quantità misurata degli stessi all’interno della bottiglia.

È quindi rimandata alle preferenze del consumatore la scelta di bere il vino limpido, quindi facendo in modo di eliminare la parte solida all’atto della stappatura, o di agitarlo per rimettere in sospensione tutti i lieviti sedimentati.

Con questa operazione si aumenta notevolmente la complessità e l’intensità gustativa.

Per questo motivo spesso le bottiglie vengono commercializzate e proposte ai tavoli delle enoteche e dei ristoranti su confezioni che ne permettono la conservazione rovesciata, ovvero in posizione verticale ma con il tappo all’ingiù.

Sul mercato c’è anche chi ha voluto rendere l’apertura dei propri prodotti un vero rito scenografico: sto parlando del noto produttore Movia.

 

Movia Wines

Il vino maturo “Puro” di Movia inizia la fermentazione in bottiglia. Così il vino con i suoi lieviti naturali vive fino alla fine in bottiglia, non invecchia ed è senza conservanti (foto dal profilo Facebook di Movia di ALEŠ KRISTANČIČ)

 

Lo stesso per i suoi Puro e Puro Rosè propone l’apertura con uno speciale utensile all’interno di una boule piena d’acqua ghiacciata per perdere minor prodotto possibile e al contempo garantire la totale eliminazione dei lieviti depositati sotto il tappo a fungo.


Cosa mi dici della temperatura di servizio?

Per esaltare al massimo lo spettro olfattivo di un vino è fondamentale rispettarne la temperatura di servizio, che per la tipologia frizzante deve essere compresa nell’intervallo 6-8°.

Suggerisco, quindi, un calice di cristallo trasparente tipo Sauvignon o Renano allungato per aiutare a ben veicolare i profumi del vino ed enfatizzarne le proprietà gustative.

Prosit.

Prosit Alberto e grazie per averci raccontato le particolarità di questo affascinate e antico metodo di vinificazione.

 

Articolo a cura di Sara Soliman
veronawinelove.com

Foto di copertina: Pdc di De Conti Pietro (www.cartizzepdc.com)

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Scoprire la cultura del Vino in tempo di quarantena. I consigli del Sommelier AIS Gianpaolo Breda

Scoprire la cultura del Vino in tempo di quarantena. I consigli del Sommelier AIS Gianpaolo Breda

Sono passati oramai quasi 30 giorni dall’inizio della quarantena che, a causa del Coronavirus, ci ha costretti a modificare le nostre abitudini sociali e i nostri ritmi lavorativi.

L’ambiente di casa è divenuto un insieme di sovra-luoghi. Il salotto si sovrappone allo studio, la cucina al laboratorio per la sperimentazione di nuove ricette e la stanza degli ospiti alla palestra con cyclette e tappetino per il pilates.

In questo scenario scegliamo di approfondire alcuni aspetti legati al mondo del vino. Lo facciamo con Gianpaolo Breda, Delegato AIS (Associazione Italiana Sommelier) di Venezia, componente di giuria, docente e titolare di un albergo a Jesolo (Venezia).

1. Il comparto agricolo, come tutti gli altri settori sta risentendo di una crisi mondiale, il mondo del vino come sta reagendo?

Purtroppo anche il settore vitivinicolo sta risentendo in maniera importante di questa crisi. Il mondo HORECA si è fermato e di conseguenza anche le forniture ai ristoranti e hotel.

Un lieve ottimismo si percepisce nella grande distribuzione, ma si limita a grandi marchi o aziende di grandi dimensioni. I piccoli produttori, gli artigiani del vino, le aziende a conduzione familiare, stanno accusando un colpo durissimo e sono le categorie più penalizzate.

Nel complesso, tra grandi e piccole aziende si stima fino ad oggi un calo complessivo nei primi mesi dell’anno dal 20% al 40%.

2. In questo frangente funziona la fornitura di vino a domicilio?

Certo, proprio ieri ho ricevuto dell’olio e del vino che avevo ordinato online. La tecnologia gioca a nostro favore, le aziende si stanno organizzando con forniture a domicilio e sono sempre più le agevolazioni in questo senso.

Ti dirò di più, non solo il produttore è disponibile a inviarti a casa il vino, ma anche i ristoranti che si stanno organizzando per consegnarti con i loro piatti la bottiglia di vino in abbinamento.

3. Ora che siamo chiusi in casa, secondo te può nascere l’idea di apprezzare ancor più le piccole cose, anche la cultura che si cela in un calice di vino?

Bravo l’hai detto: “cultura”, sono convinto che molti appassionati abbiano avuto il modo di riscoprire in questi giorni i segreti di questo prodotto che da millenni accompagna la storia dell’uomo.

Non dimentichiamoci che in passato l’Italia veniva chiamata Enotria. Greci, Romani, Etruschi le civiltà del vino sono ricche di storia e ci permettono di valorizzare ancora di più la nostra terra.

E comunque sono d’accordo con te, ora anche le piccole cose diventano importanti.

Moliére diceva infatti “Grande è la fortuna di colui che possiede una buona bottiglia, un buon libro, un buon amico”.

 

Vino e abbinamenti

Il vino ben si addice a stimolare la fantasia. Il sommelier AIS, Gianpaolo Breda, ci svela alcuni consigli

 

4. Non pensi che in questo momento di difficoltà, un calice di vino, se consumato con moderazione, potrebbe risollevare un po’ spirito e corpo, cosa dici?

Persino nella Bibbia il vino è simbolo di vita, gioia festa e amore, e ora, più che mai, se consumato con moderazione, può essere una buona compagnia, per alleggerire l’animo e le preoccupazioni.

Questo brutto periodo passerà, il movimento, la meditazione, il riposo e, per quanto possibile anche qualche momento di convivialità a tavola, possono essere una panacea per superare giornate difficili chiusi in casa.

Sulla igenizzazione del cavo orale e della faringe ad opera del vino, area dove si annidano i virus nel corso delle infezioni, come sostenuto da Assoenologi, lasciamo invece risposta alla scienza.

In attesa della fine di questo momento, particolarmente limitativo, prendiamo l’occasione quindi per assaporare delle tipologie di vini a noi sconosciute.

Può essere un modo per fantasticare e immergersi in profumi e immagini di terre lontane, che magari un giorno andremo a visitare.

 

Articolo a cura di Nicola Albi
veronawinelove@gmail.com

 

Un messaggio da parte del presidente nazionale #aisitalia Antonello Maietta a tutti gli iscritti all’Associazione Italiana Sommelier in questo momento particolarmente delicato della nostra storia.

 

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Vini e territori di Soave: riconosciuti 33 nuovi Cru tra la zona classica del Soave, Roncà, la Val d’Illasi e Mezzane

Vini e territori di Soave: riconosciuti 33 nuovi Cru tra la zona classica del Soave, Roncà, la Val d’Illasi e Mezzane

Soave si conferma un territorio di rilievo nel panorama enoico nazionale e internazionale.

È del 16 marzo 2020 infatti la pubblicazione in Gazzetta Europea del riconoscimento della modifica dei disciplinari del Soave Doc, del Soave Superiore Docg e del Recioto di Soave Docg, dopo l’approvazione da parte del Comitato Vini del Ministero delle Politiche Agricole, nel maggio 2019.

Ciò rende definitiva l’apposizione in etichetta dei nomi delle Unità Geografiche Aggiuntive.

Le 33 Unità Geografiche Aggiuntive sono così ripartite: 28 cru nella zona classica, 2 nella zona vulcanica di Roncà e 3 nelle colline calcaree della Val d’Illasi e di Mezzane.

Le unità geografiche, assieme alle vigne approvate per decreto dalla Regione Veneto, possono essere immesse sul mercato con la vendemmia 2019, e quindi presto sugli scaffali e nei ristoranti il consumatore potrà sapere da quale zona o vigna storica del Soave proviene il vino.

 

CRU Soave Mappa

Mappatura dei 33 CRU del Soave. Foto Sito Consorzio Tutela Vini Soave

 

Le Unità Geografiche Aggiuntive rivendicate sono ben 23, su 270 ettari di denominazione, segno del coinvolgimento al progetto di tutti i produttori.

Il percorso, che fa tesoro della storicità della denominazione, dando risalto alle zone storiche di produzione dove la viticoltura è certificata da più di 200 anni.

Queste le 23 Unità Geografiche rivendicate per la vendemmia 2019: Broia, Brognoligo, Carbonare, Castellaro, Castelcerino, Colombara, Costalunga, Coste, Costeggiola, Fittà, Foscarino, Froscà, Menini, Monte Grande, Pigno, Pressoni, Sengialta, Tenda, Volpare, Zoppega, Duello, Paradiso, Roncà – Monte Calvarina.

Sandro Gini, Presidente del Consorzio Tutela Vini Soave, spiega: “Non possiamo che essere contenti del risultato: gran parte dei produttori ha saputo cogliere l’occasione di differenziare la loro produzione di qualità attraverso le Unità Geografiche e le vigne e speriamo ci saranno presto tante occasioni per portare questo racconto in giro per il mondo.”

 

Vigneti su terrazzamento a Soave

Vigneti nel territorio di Soave (Verona). Foto di Nicola Albi

 

Riconoscimento dei 33 cru: un percorso durato 30 anni

Il percorso di introduzione delle Unità Geografiche Aggiuntive è iniziato 30 anni fa con un lavoro cartografico seguito poi dalla zonazione e dallo studio dei diversi suoli.

Un lavoro fondamentale per la caratterizzazione dei singoli cru, definiti sia in base alle loro caratteristiche pedoclimatiche sia in base alla storia di ognuno di essi, che in alcuni casi ha radici sin dall’epoca napoleonica.

In enologia, il termine “cru” indica un determinato vigneto, in una precisa e delimitata zona geografica, da cui si ricava un vino considerato di qualità superiore alla media.

Cru è un francesismo diffuso anche nel nostro Paese e indica la provenienza di vini particolarmente pregiati.

“Cru”, participio passato del verbo francese “croitre”, cioè “crescere”, sta a specificare dunque un particolare vigneto cresciuto in una certa zona.

→ Leggi anche TerrACE: parte dai vigneti di Soave il progetto dell’Unione Europea per lo studio dei terrazzamenti

 

Progetto Integrità: obiettivi del Consorzio di Tutela Vini Soave

 

 

Gli obiettivi del Progetto Integrità sono i seguenti:

  • Realizzare una carta della qualità paesaggistica del vigneto, da utilizzare nella classificazione e nelle valutazioni qualitative ed economiche dei vini prodotti nel territorio della DOC
  • Valorizzare la Biodiversità sia con riferimento alla Biodiversità specifica e funzionale con uso di insetti pronubi che della diversità Bioculturale secondo le motivazioni UNESCO – CBD del 2014
  • Operare una valutazione delle potenzialità turistiche in relazione alla conoscenza dei caratteri storici (iconemi) del paesaggio locale
  • Realizzazione di mappature di alberature e siepi in vista di future indicazioni gestionali; approfondimento di analisi statistiche relative all’impiego di varie tipologie di tutori per viti e dei relativi sistemi di allevamento e le relative influenze in chiave paesaggistica; approfondimento in chiave statistica relativo ai materiali impiegati nei manufatti in chiave agricola.

Ulteriori informazioni al sito del Consorzio di Tutela Vini Soave

→ Scopri la pagina delle Soave: il territorio

→ Leggi anche I vini del Soave

 

Articolo a cura di Sara Soliman
Team veronawinelove.com

 

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Eventi a Verona: cosa fare nel weekend di sabato 7 e domenica 8 marzo 2020. Mostre, parchi e passeggiate all’aria aperta. Scopri dove andare

Eventi a Verona: cosa fare nel weekend di sabato 7 e domenica 8 marzo 2020. Mostre, parchi e passeggiate all’aria aperta. Scopri dove andare

Sei in cerca di eventi a Verona nel weekend di sabato 7 marzo e domenica 8 marzo 2020? Qui puoi trovare diversi appuntamenti per soddisfare le esigenze di chiunque.

Se sei in visita a Verona, ti consiglio di visitare la mostraIl fascino dei vetri romani” al Museo Archeologico al Teatro Romano, dove puoi ammirare vetri antichi e scoprirne gli usi in passato.

Sei un amante della natura e ti piace stare all’aria aperta? Puoi optare per visitare il Parco Natura Viva di Bussolengo, che riapre il 7 marzo. In occasione della Festa della Donna, domenica 8 marzo 2020 tutte le visitatrici possono entrare gratis.

 

 

weekend a Verona

Cosa fare nel weekend a Verona? Scopri la città 

 

Eventi a Verona: che cosa fare nel weekend di sabato 7 e domenica 8 marzo 2020

Per questo weekend ti propongo una visita alla mostra “Il fascino dei vetri romani” al Museo Archeologico al Teatro Romano (Verona).

L’esposizione raccoglie vetri antichi, soprattutto romani, e ne illustra i diversi usi del passato, dai recipienti per gli unguenti di bellezza fino a contenitori per i resti dei defunti.

Una sezione è dedicata ai resti recuperati nella necropoli romana a Raldon (Verona), un’altra ai vetri di pregio realizzati e usati a Roma in ambito cristiano.

La mostra è realizzata in parallelo a quella dedicata ai vetri di Carlo Scarpa, situata nel Museo di Castelvecchio.

Lo scopo è creare un legame tra le opere dell’architetto veneziano e i resti antichi che hanno contribuito ad ispirare molte creazioni vetrarie del Novecento.

A questa pagina puoi trovare informazioni sugli orari di ingresso e il costo dei biglietti.

Dopo la visita, ti consiglio di cogliere l’occasione per visitare il cento storico di Verona. In questo articolo puoi trovare le attrazioni principali della città scaligera.

 

Museo Archeologico al Teatro Romano di Verona

Il Museo Archeologico al Teatro Romano (VeronaSera)

 

Dopo aver visto la città sei affamato e non sai dove andare? A questo sito puoi trovare i migliori ristoranti dove fermarti a mangiare.

Verona ha una grande tradizione enologica: se sei un amante del buon vino, approfitta della mostra al Museo per concederti una visita in una cantina in città.

LE CANTINE DI VERONA

TURISMO DEL VINO

 

Riapertura del Parco Natura Viva a Bussolengo (Verona) sabato 7 marzo 2020

Stai cercando un evento che possa mettere d’accordo tutta la famiglia? Il Parco Natura Viva a Bussolengo è quello che fa per te.

Dopo la chiusura invernale, il Parco Natura Viva riapre sabato 7 marzo 2020, dalle ore 9 alle 17. 

Domenica 8 marzo occasione della Festa della Donna, tutte le visitatrici hanno diritto ad un ingresso gratuito previa registrazione online.

In caso di minorenni, devi segnalarle nell’apposito riquadro nel form, inserendo anche l’accompagnatore.

Per poter accedere, ricordati di mostrare in cassa la mail di conferma.

È l’occasione per conoscere delle specie in via d’estinzione, che il Parco si impegna a proteggere attraverso attività di ricerca e sensibilizzazione.

A questa pagina puoi trovare le informazioni per arrivare al Parco Natura Viva.

In questa pagina ci sono gli orari che regolamentano l’apertura del Parco nei prossimi giorni. 

Parco Natura Viva

Se sei in cerca di spunti per delle belle passeggiate in mezzo alla natura, ti potrebbe interessare anche: 

CAMMINATA DEL BARDOLINO

IN BICICLETTA TRA LESSINIA A VALPOLICELLA 

 

Antiquariato: le mostre fra Verona e provincia

Il Mercatino dell’Antiquariato di Verona si svolge ogni Prima Domenica del mese. Lo trovi in Piazza San Zeno e nelle vie vicine dello storico quartiere scaligero.

Il Mercatino dell’Antiquariato di Soave si svolge ogni Terza Domenica del mese. Lo trovi soprattutto in Corso Vittorio Emanuele, una delle vie principali di Soave.

Il Mercatino dell’Antiquariato di Valeggio sul Mincio si svolge ogni quarta Domenica del mese, in piazza Carlo Alberto e nelle adiacenti vie del centro storico.

Il Mercatino dell’Antiquariato di Cerea si svolge ogni ultima Domenica del mese. Lo trovi nell’area espositiva Area Exp di Cerea, con entrata da via Oberdan n.10.

Mercatino dell'antiquariato a Verona Mercatino dell’antiquariato a Verona (foto di VeronaSera)[/caption

 

I vini e le bellezze della Valpolicella, del lago di Garda e della Lessinia

La Valpolicella, con i suoi Grandi Vini Rossi. Il lago di Garda con i vini Bardolino e Lugana, senza dimenticare il bianco di Custoza.

La Lessinia con i panorami mozzafiato dell’altopiano e le piste innevate, innaffiata dello spumante Lessini Durello.

Senza scordare il paesaggio agricolo, Patrimonio Mondiale dell’Umanità, e le bellezze storiche e artistiche della zona del vino Soave.

Consulta le guide di Verona Wine Love per questi splendidi territori. E per gli altri splendidi posti della provincia scaligera.

VINI E TERRITORI: VALPOLICELLA, LAGO DI GARDA, LESSINIA E LE ALTRE ZONE

 

Eventi Verona: il fine settimana e le feste al ristorante

Infine, ecco gli APPUNTAMENTI CON VINO & GASTRONOMIA A VERONA E IN ITALIA selezionati con cura da Verona Wine Love.

E se vuoi conoscere tutti gli appuntamenti sulla Città di Romeo e Giulietta, spettacoli e cultura inclusi, leggi la pagina del Comune di Verona dedicata agli EVENTI A VERONA

Su viabilità, trasporti, parcheggi puoi leggere la pagina Come arrivare a Verona

Hai così modo di apprezzare, con questo articolo degli Eventi Verona curato dalla redazione di Verona Wine Love, cosa ti offre la Città dell’Amore.

E di leggere cosa ti offre la provincia scaligera, ricca di tradizioni enogastronomiche, di luoghi a contatto con la natura, di percorsi cicloturistici e di cultura.

 

 

Articolo a cura di Zara Rubes
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Wine&food tourism: ecco chi è il turista enogastronomico e che cosa cerca. Strategie  e consigli per le aziende enogastronomiche

Wine&food tourism: ecco chi è il turista enogastronomico e che cosa cerca. Strategie e consigli per le aziende enogastronomiche

Sai che il wine&food tourism in Italia è un settore sempre più in crescita? Di anno in anno aumentano infatti gli wine&food lover, che cercano esperienze sempre più coinvolgenti.

Se possiedi o lavori in un’azienda wine&food, saprai anche però che si tratta di un mercato frammentato. Come te esistono una moltitudine di altri produttori, alcuni di grandi dimensioni, altri di nicchia.

Come distinguerti e far sì che il turista visiti la tua azienda?


L’identikit del turista wine&food: conoscerlo per strutturare un’efficace visita in azienda

 

Gustare un buon calice di vino o assaggiare un prodotto tipico nel luogo dove viene prodotto lo rende un’esperienza unica.

Proporre un percorso di wine&food tourism nella tua azienda ti permette di distinguerti e fidelizzare la tua clientela, di creare un rapporto personale con gli wine & food lover che incontri.

Accogliere in modo ben riuscito i turisti della tua azienda significa renderli soddisfatti dell’esperienza. Questo non solo aumenta le visite ma anche induce i visitatori a tornare e ad acquistare i prodotti degustati, quando ripensano all’esperienza vissuta.

I turisti enogastronomici amano visitare mercati agricoli.

Prediligono prodotti tipici, visitano aziende vinicole e birrifici e partecipano volentieri ad eventi enogastronomici.

Sono turisti “coinvolti”: fotografano i piatti che mangiano, raccontano la propria esperienza sui social network e spendono di più per cibo e bevande.

Inoltre, acquistano di preferenza souvenir enogastronomici. E’ un modo di prolungare l’esperienza anche dopo il ritorno a casa.

Sono anche i turisti più fedeli: se soddisfatti, tornano volentieri nel territorio visitato e lo raccomandano agli amici.

I turisti enogastronomici sono anche informati: prima del viaggio, si documentano online e per questo hanno precise esigenze e aspettative. Lo confermano i dati: secondo l’indagine della World Food Travel Association, il 63% degli italiani valuta l’offerta enogastronomica prima di scegliere una destinazione.

Leggi anche L’enoturismo a Verona e in provincia.

 

Camera di Commercio di Verona

 

Wine&food tourism. Come organizzare la visita in azienda

 

Quando organizzi le visite nella tua azienda devi tener conto del comportamento del turista fin qui delineato.

La visita in cantina o in azienda agricola diventa per i tuoi visitatori un itinerario narrativo/educativo, un momento dove dare vita allo storytelling dell’enogastronomia.

Lo storytelling deve tenere conto di quattro elementi, da valorizzare e mettere in luce nel raccontare la storia della tua azienda non dimenticare di parlare:

  • del paesaggio che la accoglie, influenzato, definito e tutelato dall’attività dell’uomo,
  • delle tradizioni che ne costituiscono i pilastri,
  • dei tuoi prodotti, che diventano brand del territorio,
  • delle persone che lavorano nella tua azienda, fondamentali soprattutto se si tratta di un’azienda a conduzione familiare.

La visita è dunque lo strumento per ripercorrere la storia della tua azienda attraverso gli spazi produttivi, la spiegazione del tuo prodotto e delle sue caratteristiche.

Focus della visita è la degustazione, il momento privilegiato per educare i tuoi visitatori e illustrare i tuoi prodotti. Con un assaggio guidato il tuo prodotto viene valorizzato, compreso e apprezzato.

Offrire una degustazione al termine della visita stimola anche l’acquisto del prodotto; per questo è importante terminare la visita nel punto vendita o nelle vicinanze.

Per l’enoturismo infatti la fonte di fatturato principale non è la visita, spesso organizzata gratuitamente o ad un prezzo simbolico, ma la vendita diretta dei prodotti.

 

Leggi anche: Enoturismo: vino e cibo locali attraggono il 75% dei visitatori. Per intercettarli, ristoranti, hotel e cantine sono chiamati a comunicare in modo professionale.

 

Wine&food tourism: coltivare la relazione con gli wine & food lover. Prima della visita, la presenza sul web

 

Nell’organizzare una visita in azienda, tieni conto del fatto che il turista si informa prima online attraverso i diversi strumenti. È fondamentale che tu curi la tua presenza aziendale sul web.

Crea, se non lo hai già, o migliora il tuo sito internet aziendale, dove è essenziale che tu dedichi una pagina alle visite e indichi programma, eventuali costi, modalià di prenotazione e durata.

Il wine & food lover consulta le pagine Facebook, per verificare informazioni utili – come gli orari di apertura – e per creare un rapporto diretto con la tua azienda.

Qui puoi scegliere di raccontare le visite ricevute con immagini o video.

È un ottimo modo per rendere i tuoi fan partecipi dell’esperienza e creare intorno ad essa le giuste aspettative.

Altro strumento utile è Google My Business. Grazie a Google My Business puoi aggiornare le tue informazioni online, comunicare eventuali variazioni di orario, ad esempio in occasione delle festività, ed inserire un link diretto alle modalità di prenotazione.

 

Milano Wine Week - vino, degustazioni, enoturismo - ottobre 2019 - degustazioni- verona wine love

Milano Wine Week – vino, degustazioni, enoturismo – ottobre 2019 – degustazioni- verona wine love

 

Coltivare la relazione con gli wine&food lover. Dopo la visita, raccolta dati, database e newsletter

 

Al termine della visita, ricorda che è fondamentale fidelizzare i clienti attraverso la raccolta dei dati che li riguardano.

Creare un database dei tuoi visitatori pone le basi per una relazione duratura nel tempo.

Un modulo cartaceo, da proporre alla fine della visita, renderà i tuoi visitatori più propensi a fornirti i propri dati.

Contattarli con regolarità, ma senza esagerare, informandoli di novità e iniziative, quali per esempio aperture straordinarie o una piccola scontistica sull’acquisto dei prodotti, riservata agli iscritti della tua newsletter, li porterà a tornare a farti visita in azienda.

 

Wine&Food tourism: alcune conclusioni e consigli utili

 

In questo intervento ho cercato di delineare un identikit del turista enogastronomico.

Conoscere le abitudini, i comportamenti e le attitudini del tuo visitatore ti porterà a costruire un’esperienza di visita in azienda soddisfacente e ben organizzata.

Un ‘esperienza che ti porterà visibilità, diffusione e un sempre maggiore flusso di turisti: un visitatore soddisfatto e fidelizzato consiglierà la visita a parenti, amici e conoscenti.

Articolo a cura di Cecilia Bay
redazione@veronawinelove.com

Scopri la sezione di Verona Wine Love dedicata a Enoturismo e Percorsi enogastronomici

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Verona Minor Hierusalem: appuntamento sabato 15 febbraio 2020 con un itinerario alla scoperta dell’architettura e del genio di Michele Sanmicheli

Verona Minor Hierusalem: appuntamento sabato 15 febbraio 2020 con un itinerario alla scoperta dell’architettura e del genio di Michele Sanmicheli

Verona Minor Hierusalem: il primo itinerario del 2020, in programma per il 15 febbraio, è un percorso sulla Sinistra Adige dedicato al grande architetto del Cinquecento Michele Sanmicheli.

Sanmicheli, artista e architetto, ha lasciato la sua impronta su diverse chiese degli itinerari Rinascere dall’Acqua e Rinascere dal Cielo, due degli itinerari tematici offerti dalla fondazione Verona Minor Hierusalem.

 

Verona Minor Hierusalem percorsi nella fede

Verona Minor Hierusalem percorsi nella fede (foto Veronasera)

 

Verona Minor Hierusalem: itinerario del 15 febbraio 2020

L’appuntamento di sabato 15 febbraio, nel pomeriggio, prevede una passeggiata in 5 tappe.

A guida del percorso il professor Davide Adami, storico dell’arte e guida turistica, grazie al quale sarà possibile accedere e ammirare da vicino un nucleo di opere di Michele Sanmicheli, non facilmente accessibili, dalla cupola al campanile.

Il percorso inizia da San Giorgio in Braida, dove i partecipanti possono scoprire le origini del campanile e della maestosa cupola rinascimentale e del rosone pavimentale al centro del transetto.

 

Verona Minor Hierusalem

Verona: San Giorgio in Braida. Cupola e campanile (foto di Flavio Salà)

 

Il cammino prosegue poi verso Santa Maria in Organo, alla scoperta della facciata progettata dall’architetto veronese Sanmicheli.

Entati in Veronetta si giunge nel vicolo cieco Pozza, dove si trova il portale originale della casa sanmicheliana, che sorgeva in via Bistranova e oggi scomparsa.

Si prosegue in direzione Lungadige Porta Vittoria fino al Palazzo Pompei, capolavoro di edilizia civile di Sanmicheli e oggi sede del Museo di Storia Naturale.

Il percorso termina con la visita alla chiesa di San Tomaso Cantuariense, dove riposano le spoglie dell’architetto.

Qui si trova il monumento funerario a lui dedicato, realizzato da Ugo Zannoni (scultore italiano di fine Ottocento).

 

Verona Minor Hierusalem percorsi nella fede

Verona Minor Hierusalem, percorsi nella fede (foto Veronasera)

L’evento è rivolto alla cittaddinanza e ai turisti e la partecipazione è su offerta libera previa iscrizione al sito www.veronaminorhierusalem.it

 

Verona Minor Hierusalem: il progetto e la fondazione

Il Progetto Verona Minor Hierusalem “Una città da valorizzare assieme” è stato inaugurato il 25 novembre 2016.

Nel Medioevo alcune chiese della nostra città furono parte di un piano urbanistico che si voleva parallelo ad alcuni luoghi della Terra Santa.

La visione di una commistione tra Verona e la Terra Santa, ossia la sovrapposizione intenzionale di città del cielo e città simbolo di quella celeste, Gerusalemme, suggerisce come valorizzare i beni religiosi e culturali secondo uno stile di coinvolgimento cittadino.

Una città da valorizzare assieme è lo spirito del Progetto che mira perciò a coinvolgere i cittadini, le Istituzioni e gli Enti rappresentativi della città.

Per volere della Diocesi al Progetto è stata attribuita la forma giuridica di Fondazione di diritto privato, riconosciuta dalla Regione Veneto il 16/01/2019.

 

Michele Sanmicheli e Verona Minor Hierusalem

La figura dell’architetto e urbanista cinquecentesco Michele Sanmicheli è legata con Verona Minor Hierusalem per due aspetti.

Il primo è la presenza diffusa in tutti e tre gli itinerari del progetto delle opere sanmicheliane, il secondo è la condivisione di una visione profetica e ideale della città.

 

Verona Minor Hierusalem percorsi nella fede

Verona Minor Hierusalem: itinerario Rinascere dall’acqua

 

Lungo i tre percorsi (Rinascere dall’Acqua, Rinascere dal Cielo e Rinascere dalla Terra) si apprezzano le diverse declinazioni del linguaggio sanmicheliano attraverso l’edilizia sacra e i palazzi privati.

Nel percorso Rinascere dall’Acqua troviamo Sanmicheli nelle Chiese di San Giorgio in Braida e Santa Maria in Organo.

Nel percorso Rinascere dal Cielo possiamo apprezzare, attraverso il recupero del portale della casa del Sanmicheli, la sua sensibilità verso l’ambiente.

Un terzo percorso, Rinascere dalla Terra, vede la presenza delle opere sanmicheliane nel Palazzo Canossa e Bevilacqua, splendida rilettura dell’eredità rinascimentale e classica.

Con la visione di Sanmicheli, che accomuna bene e bellezza, l’identità della città di Verona proietta la sua architettura verso il futuro.

 

 

Scopri Verona con la guida di VeronaWineLove

Leggi anche: Verona in un giorno: cosa vedere e dove andare

 

Articolo a cura di Sara Soliman
✉︎   redazione@veronawinelove.com

Foto di copertina: sito della Fondazione Verona Minor Hierusalem

 

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