Amarone Valpolicella, “Brolo dei Giusti” della Cantina Valpantena ottiene la certificazione VIVA della sostenibilità ambientale

Amarone Valpolicella, “Brolo dei Giusti” della Cantina Valpantena ottiene la certificazione VIVA della sostenibilità ambientale

Brolo dei Giusti, linea di alta gamma di Cantina Valpantena Verona, ottiene la certificazione VIVA (la sostenibilità nella vitivinicoltura in Italia) per i vini Amarone della Valpolicella Docg 2011 e Valpolicella Superiore Doc 2013.

È la prima volta che la certificazione viene assegnata a dei vini della Valpolicella.

VIVA è frutto di un progetto specifico voluto dal Ministero dell’Ambiente per il settore del vino. Ha come obiettivo l’individuazione di uno standard di gestione sostenibile, misurabile e univoco.

Brolo dei Giusti ha superato una serie di verifiche iniziate oltre due anni fa.

Ha affrontato i test nei quattro requisiti richiesti dal disciplinare relativamente ad aria, acqua, vigneto e territorio.

 

Cantina Valpantena Verona - Valpolicella Amarone - Valpolicella Superiore

Cantina Valpolicella di Verona. Certificazione di sostenibilità ambientale alla linea “Brolo dei Giusti” con i vini Amarone della Valpolicella Docg 2011 e Valpolicella Superiore Doc 2013

 

Certificazione VIVA per Amarone Docg 2011 e Superiore Doc 2013 di Cantina Valpantena

L’indicatore Aria esprime il totale delle emissioni di gas ad effetto serra associate, direttamente e indirettamente, al ciclo di vita di una bottiglia di vino da 0,75 espresso in kg di CO2 equivalenti (per l’Amarone di 1,02 kg di CO2 e per il Valpolicella di 0,96 kg di CO2).

L’indicatore Acqua esprime il volume di acqua dolce consumata per la produzione di una bottiglia di vino da 0,75 (1.324 l/bottiglia per l’Amarone e di 768 l/bottiglia per il Valpolicella).

Entrambe le etichette hanno ricevuto la A (minimo impatto) per l’indicatore Vigneto. Questo ha come compito quello di valutare le pratiche di gestione agronomica, gestione del suolo e altre attività aziendali che possono influenzare la biodiversità.

Infine l’indicatore Territorio ha dimostrato che l’azienda ha soddisfatto i requisiti socio-economici, valutando in modo positivo le conseguenze delle attività aziendali sul territorio.

Dove il territorio va inteso sia come ambiente sia come comunità umana.

“La certificazione VIVA”, spiega Luigi Turco, presidente di Cantina Valpantena, “rappresenta il punto di arrivo di un percorso di crescita qualitativa all’insegna dell’ecosostenibilità lungo tutto il processo produttivo”.

“È un mezzo di garanzia e trasparenza al consumatore“, sottolinea Turco, “oltre che un biglietto da visita per i prodotti Made in Italy sui mercati internazionali. Siamo orgogliosi di essere stati i primi qui in Valpolicella.”

La linea Brolo dei Giusti ha debuttato nel 2018 per il 60^ anniversario dell’azienda.

L’Amarone della Valpolicella Docg 2011 e il Valpolicella Superiore Doc 2013 sono prodotti da uve coltivate nei vigneti condotti direttamente dalla cooperativa Valpantena.

In tutto sono 20.000 bottiglie numerate con etichetta serigrafata. Questo per fare in modo da rimanere integra nel lungo affinamento che il vino può affrontare.

Distribuito in Italia da Rinaldi, è in vendita anche nei negozi di Cantina Valpantena a Quinto di Valpantena, San Giovanni Lupatoto, VeronaBorgo Milano, Buttapietra, Lazise ed Almè (Bergamo).

Il prezzo in cantina è di 47 euro per l’Amarone della Valpolicella Docg 2011 e 23 euro per il Valpolicella Superiore Doc 2013.

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“Dalla library delle Famiglie, la storia dell’Amarone e dei suoi territori”. La masterclass delle Famiglie Storiche sull’Amarone Valpolicella

“Dalla library delle Famiglie, la storia dell’Amarone e dei suoi territori”. La masterclass delle Famiglie Storiche sull’Amarone Valpolicella

L’Amarone Valpolicella affonda le sue radici nella storia e nella tradizione d’eccellenza dei vini veronesi.

E guarda avanti, affidandosi alle nuove generazioni di produttori.

La Masterclass “Dalla library delle Famiglie, la storia dell’Amarone e dei suoi territori”, a Vinitaly 2019, alla fiera di Verona, ha confermato come il Grande Rosso Veronese si inserisca nel solco di tradizione e artigianalità, con un impegno costante all’innovazione.

A Vinitaly, che si è concluso una settimana fa, Romano Artoni, vicepresidente di Verona Fiere: nei saluti istituzionali ha parlato di passione.

La passione dei produttori per un vino di grande qualità, l’Amarone Valpolicella.

Ma anche la passione che ogni anno muove e crea l’evento di Vinitaly, grazie in particolare all’area manager Gianni Bruno.

A introdurre la Masterclass Maria Sabrina Tedeschi, presidentessa delle Famiglie Storiche:

“L’Associazione conta oggi tredici soci, tredici famiglie storiche, che da più generazioni tramandano l’arte di produrre Amarone.

E che oggi sono pronte a preparare le nuove leve, per tenere sempre alta l’immagine del prodotto.

Essere famiglia vuol dire essere presenti in tutte le fasi, dalla vigna alla promozione nel mondo”.

 

Famiglie Storiche dell'Amarone a Vinitaly 2019

Le Famiglie Storiche dell’Amarone a Vinitaly 2019

 

È Sandro Boscaini, Presidente e AD di Masi Agricola, primo Presidente dell’Associazione, a raccontare le motivazioni che hanno portato le Famiglie a riunirsi:

“Crediamo che l’Amarone debba trovare un suo collocamento, di qualità, di prezzo e di originalità di prodotto.

E su questi temi abbiamo ragionato al momento di metterci insieme.

Mettendoci insieme abbiamo richiamato l’attenzione su quello che l’Amarone è.

E continueremo a farlo perché si tratta di un prodotto iconico dell’Italia”.

Marilisa Allegrini, presidente dell’associazione negli anni 2013-2016, parla di “importanza e bellezza della promozione” del Grande Rosso Veronese, nel contesto storico e artistico che lo caratterizza.

E della peculiare tecnica dell’appassimento che rende questo vino “unico ed esclusivo”.

 

La tecnica produttiva dell’Amarone 

Le zone vitivinicole della Valpolicella

Le zone vitivinicole della Valpolicella. Foto: Famiglie Storiche dell’Amarone 

 

Tra i fattori chiave della produzione di Amarone innanzitutto l’importanza del terroir, di quel territorio d’eccellenza da cui nascono vini e grandi complessi, la collina.

Altro fattore fondamentale, la tecnica dell’appassimento delle uve.

Consiste nel fare appassire le uve sane e mature, selezionate dai migliori vigneti al momento della raccolta manuale, prima della pigiatura.

I grappoli scelti sono adagiati in cassette e impilate in un ampio locale areato detto “fruttaio” e periodicamente controllate per la buona riuscita dell’appassimento.

Terzo elemento è l’importanza delle escursioni termiche, che arricchiscono il vino dal punto di vista fenolico e aromatico.

All’appassimento segue la vinificazione e l’affinamento in botte, di almeno due anni secondo il disciplinare. Un periodo che aumenta a quattro anni, nel caso delle riserve.

Sono tempi che le Famiglie scelgono di aumentare a tre anni per l’Amarone, a anche sei o sette anni per le riserve.

Affinamenti e appassimenti non veloci si rendono necessari per la complessità del prodotto finale.

L’Amarone è un vino che insegna la pazienza.

Un vino che richiede tanta ricerca, tanto lavoro in campagna e in cantina.

Un vino che è un’eccellenza del territorio e come tale va salvaguardato, anche come prezzo sul mercato.

 

Amarone Valpolicella: le forme di allevamento delle uve

Il sistema tradizionale di allevamento delle uve in Valpolicella, da cui poi si ricava l’Amarone, è la pergola.

Uve di Amarone Valpolicella

Vigneti in Valpolicella

Una forma di allevamento composta di pali robusti e resistenti, una serie di fili per appoggiare la vegetazione e pali intermedi per impedire il danneggiamento della struttura.

Esiste anche un sistema più innovativo, detto a guyot, di allevamento e potatura della vite, che permette di migliorare la crescita della pianta per adattarla agli obiettivi per cui è coltivata.

Ogni azienda racconta il proprio metodo di l’appassimento e il proprio sistema di impianto.

 

Amarone della Valpolicella Docg 2013 di Torre d’Orti

Torre d’Orti si trova nella parte più a ovest della Valpolicella, nel centro abitato di Marcellise.

È il punto dove la terra rossa tipica della Valpolicella Classica lascia spazio allo scoglio bianco e calcareo.

“Un terreno che” secondo Franco Piona, titolare dell’azienda, insieme al fratello Luciano “condiziona ciò che si trova nel bicchiere:

è un vino adatto all’invecchiamento, dal basso ph e dal grande equilibrio”.

L’azienda dispone di impianti a guyot, con circa 700 piante per ettaro.

Le uve dopo la vendemmia sono riposte in una cella, a circa 300 metri di altezza, dove l’appassimento ha la possibilità di essere controllato abbastanza bene in modo naturale.

Un’operazione – quella dell’appassimento – che si protrae fino a Gennaio.

E a cui segue vinificazione, svinamento e fermentazione in barrique di rovere francese, quasi tutte nuove, per i primi diciotto mesi.

Segue un’ulteriore fermentazione di sei mesi in bottiglia.

L’acidità spiccata dell’annata in degustazione ne fa un vino molto elegante.

“E dalla solida struttura, anche grazie alla presenza del vitigno Oseleta, responsabile inoltre del colore intenso di questo Amarone” aggiunge Ian d’Agata, direttore scientifico di Vinitaly International Academy.

 

De Buris Amarone della Valpolicella Doc Classico Riserva 2008 di Tommasi

Secondo la Famiglia Tommasi, ogni vigna merita un particolare progetto.

Per la collina del monte della Groletta, la parte più occidentale della Valpolicella Classica, nasce nel 2000 il progetto De Buris, dal nome della più antica villa veneta della Valpolicella.

Scopo di De Buris è produrre vini da bere, non solo da degustare, che rispettino il territorio da cui nascono.

Peculiarità del progetto: l’altitudine delle vigne, a 300 metri, ventilazione, escursione termica, vigne vecchie, basse rese.

Tutto ciò che serve per creare un vino di stile e qualità.

L’appassimento dura circa 120 giorni, l’affinamento in legno circa 5 anni, esclusivamente in botti di rovere di Slavonia.

L’annata in degustazione, il 2008, è la prima annata ufficialmente prodotta con il progetto De Buris.

Presentata durante la Masterclass, a Vinitaly, con già quattro anni di affinamento in bottiglia.

Vini che sono il risultato di una combinazione di fattori complessi e interscambiabili, non riducibili a sola tecnica.

Queste le parole con cui Ian d’Agata termina la presentazione di Tommasi Family Estates e cede la parola a Giuseppe Rizzardi, della Azienda Agricola Guerrieri Rizzardi.

 

Calcarole Amarone della Valpolicella Doc Classico 2006 di Guerrieri Rizzardi

I vigneti di Amarone Calcarole si trovano nella Valpolicella Classica, a circa 180 metri s.l.m.

Le vigne sono coltivate a spalliera e collocate sopra i caratteristici muretti a secco della Valpolicella, le “marogne”.

La collina è quasi interamente coltivata a Corvina. Il terreno è argilloso-sabbioso, di roccia calcarea.

L’appassimento delle uve raccolte è fatto in fruttaio, in cassette, senza metodi di controllo artificiali.

Necessaria dunque la selezione delle uve al momento della vendemmia.

L’Amarone Calcarole è un vino prodotto solo nelle annate migliori, con quantitativo limitato e bottiglie numerate.

L’annata presentata è la 2006: le uve sono pigiate, diraspate e fermentate.

La fermentazione avviene in tonneaux. Dopo 12 mesi, il vino viene messo per due anni in botti di rovere francese.

Viene imbottigliato, e fa circa un anno di affinamento in bottiglia.

Prende la parola nuovamente Ian d’Agata: “Pur essendo tre Amaroni della Valpolicella, sono tre vini nettamente diversi fra loro. Non potrebbero essere più dissimili.

Il primo – l’Amarone Torre d’Orti – presenta una acidità spiccata ma armoniosa, una spiccata struttura dei tannini.

Dell’Amarone De Buris colpisce la nettezza, la pulizia, la grande eleganza.

Il terzo presenta un velo di dolcezza accattivante che rende morbido il vino, con sentori e profumi che virano verso il terziario, verso sentori speziati e tostati.

Tre vini che raccontano ciascuno un angolo e un aspetto della Valpolicella”.

 

Serego Alighieri Vaio Armaron Amarone della Valpolicella Doc Classico 2006 di Masi

Masi presenta una riserva di Costasera, coltivata in un terreno dei Conti Serego Alighieri: una proprietà acquistata dal figlio del poeta Dante, antenato della famiglia.

Una collina particolarmente scoscesa, intorno ai 300 metri di altezza, nella zona Ovest della Valpolicella.

Peculiari nel vino le uve: 65% Corvina, Rondinella e Molinara.

Ma una Molinara particolare, nota come “Molinara Serego Alighieri”.

Proviene da undici ceppi, ancora esistenti, piantati nel cortile storico della villa nel 1875.

Altra caratteristica unica proviene dal tipo di affinamento in legno.

La seconda fase di affinamento avviene in botti di ciliegio, per un massimo di quattro mesi, secondo la tradizione della famiglia.

Questo conferisce al vino nel calice una spezia evidente e un sentore di ciliegia matura ulteriormente sottolineato.

Per Ian D’Agata si tratta di “un vino di rimarchevole suadenza”.

Dato da una combinazione di fattori, in un vino “dalla grana tattile”.

Grazie alla presenza della “Molinara Ciara”, è un vino di generosa potenza, gentilezza, dolcezza e buona beva.

È un vino molto diverso dai precedenti che ancora una volta mostra la ricchezza dell’Amarone Valpolicella e la sua diversità.

 

Amarone della Valpolicella Doc Riserva 2006 di Musella

L’Azienda Agricola Musella, la più a sud della Valpolicella, è in un luogo particolare: circondata da un bosco, che protegge la tenuta e i vigneti stessi.

La protegge anche da agricolture diverse: dal 2009 infatti l’azienda realizza una agricoltura biologica certificata.

Per la maggior parte possiede vigneti a spalliera, con reinserimento della pergola veronese.

L’appassimento avviene in maniera non forzata: a seconda del grado di umidità vengono aperte o chiuse le finestre del fruttaio, locale dove le uve sono poste ad appassire.

Anche la muffa nobile, quella bianca, è un elemento positivo nelle caratteristiche e nella complessità dell’Amarone.

Le uve selezionate al momento della raccolta, dopo una lunga fermentazione, sono inserite in botti grandi e lasciate lì per 2-3 anni.

 Ian D’Agata sottolinea che la 2006 è un’annata calda. L’annata calda si avverte nei sentori di ciliegia sfatta, di miele e di resina.

“È un vino delizioso, che ricorda bene la zona di produzione, quella più meridionale della Valpolicella, dove le uve maturano velocemente”.

 

Monte Ca’ Bianca Amarone della Valpolicella Doc Classico 2005 di Begali

12 ettari a San Pietro in Cariano, nel cuore della Valpolicella Classica: questi i possedimenti dell’Azienda Agricola Begali.

Nel 1993 iniziano a lavorare i vigneti di Monte Ca’ Bianca, di proprietà dal 1995. 

E dal 1995 iniziano a selezionare il proprio cru di Amarone.

Definiscono l’annata in degustazione, il 2005, “l’annata perfetta” secondo la loro idea di Amarone cru:

  • finezza, eleganza e acidità del vino;
  • allevamento tradizionale a pergola veronese;
  • moderno affinamento di circa 40 mesi in barrique.

Ian D’Agata lo definisce un vino elegante, armonioso. Di un’annata sottovalutata ma che ha saputo dare vini ben equilibrati.

Un vino che inizia suadente, si equilibra e torna dolce sul finale.

Un vino che porta la firma di Begali: come tutti i vini Begali, ha un tocco di gentilezza e di grazia.  

 

Campo dei Gigli Amarone della Valpolicella Doc 2004 di Tenuta Sant’Antonio

La Tenuta Sant’Antonio, dei fratelli Castagnedi, tra le vallate di Illasi e Mezzane, possiede vigneti collocati a 350 metri di quota, in un terreno molto calcareo.

In questi terreni, di ardua coltivazione proprio per la componente calcarea, coltivano Corvina, Corvinone, Rondinella, Croatina e Oseleta.

Peculiarità della produzione di Amarone è che la prima fermentazione (di circa un mese) non avviene in acciaio, ma in botte.

Le stesse botti dove, dopo il lavaggio, avviene la seconda fermentazione, dalla durata di circa tre anni.

L’utilizzo delle stesse botti arricchisce il vino dal punto di vista fenolico e aromatico.

Il sistema di allevamento è misto: in parte pergola veronese, in parte guyot.

Il vigneto più antico piantato è detto “il campo dei gigli” per la per crescita spontanea di questi fiori.

È il vigneto che dà anche il nome al vino in degustazione.

Interessanti al naso le spezie, più accentuate nei vini ricavate dalle zone orientali della Valpolicella.

Ian D’Agata rileva nell’Amarone Campo dei Gigli una complessità data dalla vigna vecchia da cui è ottenuto.

Ne deriva un vino suadente, aggraziato ma al tempo stesso potente.

 

Amarone della Valpolicella Doc Classico Riserva 2001 di Venturini

Venturini è la più piccola tra le Famiglie Storiche dell’Amarone.

Possiede circa 15 ettari di vigneti allevati a pergola in collina e a guyot nella zona pedemontana, nel cuore della Valpolicella Classica.

In essi coltivano le principali varietà autoctone: Corvina, Corvinone, Rondinella e Molinara.

Il vino in degustazione, annata 2001, è una riserva.

Prevede una doppia selezione delle uve, la prima in vigna, 11 anni di lavorazione e un anno di fermentazione in bottiglia.

Ogni anno producono 1400 bottiglie.

Secondo Ian D’Agata, è un vino fresco, leggero, nel senso buono del termine.

Peculiarità dell’azienda è anche la manutenzione e il ripristino dei 300 muretti a secco presenti nei loro vigneti, le già citate “marogne”.

 

Amarone della Valpolicella Doc Classico 2000 di Allegrini

L’Azienda Allegrini, a Fumane di Valpolicella, è oggi guidata dalla settima generazione della famiglia: Marilisa Allegrini, responsabile marketing, e Franco, winemaker, con Caterina, Silvia e Francesco.

Leggi anche La Famiglia Allegrini a Vinitaly 2019

I vigneti si trovano nei cinque comuni della Valpolicella Classica, con altitudine dai 2 ai 500 metri di altitudine:

  • Fumane
  • Marano di Valpolicella
  • Negrar
  • San Pietro in Cariano
  • Sant’Ambrogio di Valpolicella.

I vigneti più antichi sono quelli di altitudine più bassa, di recente acquisizione le più alte altitudini.

Buone annate di raccolta venivano in passato “rovinate” da condizioni meteo sfavorevoli, come inverni rigidi.

Si è cercato dunque di replicare le condizioni meteo ideali per ottenere buoni risultati.

Per salvaguardare il patrimonio portato in cantina dopo la vendemmia.

Il fattore chiave è l’umidità, che soprattutto nel primo periodo dell’appassimento può causare muffe.

Essenziale a tal proposito il controllo delle uve, con tecniche di monitoraggio:

l’appassimento mantiene la stessa durata ma si svolge in condizioni ideali. Garantendo la perfetta sanità delle uve.

L’Amarone Allegrini è un Amarone che punta su eleganza e finezza. Per questo obiettivo è fondamentale avere uve sane.

L’annata 2000, pur riflettendo le caratteristiche di un’annata calda, rimane comunque un Amarone che ha qualcosa da raccontare.

 

Amarone della Valpolicella Doc Classico Vigneto Monte Sant’Urbano 2000 di Speri

L’azienda vinicola Speri ha 60 ettari di proprietà nelle zone più vocate della Valpolicella Classica.

Non acquista uve altrui, vinifica solo le proprie, le uve autoctone della Valpolicella.

Il vigneto Sant’Urbano, da cui ha origine il Grande Rosso Veronese, si colloca nel cuore di Fumane, sul crinale di una collina. È un terreno di origine vulcanica, complesso da lavorare ma ricco nel caratterizzare il vino che se ne produce.

L’allevamento è a pergola veronese, con un’apertura centrale che mantiene le uve sane.

L’affinamento avviene in grandi botti di rovere di Slavonia, secondo la tradizione: l’obiettivo è infatti seguire la natura delle uve, non andare a coprirle.

Il 2000, l’annata in degustazione, è stata un’annata caldissima.

La presenza del terreno vulcanico mostra tuttavia come si possa creare un vino fresco, elegante e che rimanga asciutto.

“I vini migliori delle annate calde” sostiene Ian D’Agata “sono prodotti da quelle aziende che tradizionalmente lavorano meglio. È anche una questione di tecnica”.

 

Amarone della Valpolicella Doc Classico 1999 di Brigaldara

Brigaldara è introdotta nella Masterclass da Stefano Cesari, prima generazione dell’azienda.

Una azienda di circa 50 ettari, a Marano di Valpolicella, a circa 250 metri di altezza.

Esposta a ovest, in una zona calda della Valpolicella, caratterizzata prima da allevamenti tradizionali – a pergola trentina – poi anche da allevamenti a guyot.

In un’epoca in cui gli ettari vitati della Valpolicella erano 5000, contro gli 8000 attuali.

E la produzione di Amarone, si attestava intorno alle 4 000 000 bottiglie, contro i 13 000 000 di adesso.

Era molto più alta la selezione, e si faceva Amarone solo quando lo si poteva fare.

L’annata in degustazione è il 1999: un’annata fredda, caratterizzata da piogge nei mesi di Giugno e Luglio, una scarsa piovosità in Agosto.

Un’annata fredda, in una zona calda.

Ian D’Agata lo definisce “un vino potente suadente, che porta la firma di Brigaldara”.

E conclude: “Aver ottenuto un vino così, in un’annata difficile come quella in degustazione, è un grande successo. Un vino che dice del successo dell’azienda”.

Capitel Monte Olmi Amarone della Valpolicella Doc Classico 1999 di Tedeschi

Situata a Pedemonte, l’azienda Tedeschi porta in degustazione l’Amarone Classico Capitel Monte Olmi.

Nel 1964, grazie a Lorenzo Tedeschi, le uve del vigneto Monte Olmi iniziano a essere vinificate separatamente, con l’indicazione del nome in etichetta.

Già si era intuita l’importanza e la differenza del terroir.

Nasce così uno dei primi cru di Amarone; è una delle colline più basse dell’azienda, con una forte pendenza.

Altra peculiarità dell’azienda è quella di produrre parecchi cru: due di Amarone e tre di Valpolicella.

Il Capitel Monte Olmi è un terreno che presenta carbonato di calcio e argilla in grandi quantità.

L’argilla è importante per dare struttura al vino e per portare gli aromi.

La struttura calcarea, unita ai minerali e agli ossidi di ferro e manganese, porta note fruttate, di frutta rossa, come ciliegia marasca.

La parte sabbiosa del terreno porta con sé le note di ribes. In questo vigneto c’è anche una nota balsamica particolarmente spiccata.

Nelle annate difficili, come anche il 1999, è importante la conoscenza tecnica, data dalla storicità.

Occorre però anche sapersi innovare, continuare a studiare e conoscere sempre meglio il territorio.

La tecnica di Tedeschi prevede appassimento controllato e affinamento in botte grande per almeno tre anni.

Oggi il Capitel Monte Olmi è diventato Riserva. Con nove anni di affinamento in botte grande e uno in bottiglia

Dulcis in fundo, chiude la Masterclass Zenato, con un vino del 1993, un “vino antico” nella definizione di Ian D’Agata.

 

Amarone della Valpolicella Doc Classico 1993 di Zenato

Zenato: “L’anima nel Lugana e il cuore nella Valpolicella”. Nata in territorio di vini bianchi, negli anni Novanta Sergio Zenato decide che, per completare l’offerta dell’azienda, ci voglia un grande rosso.  

Acquista così la Tenuta Costalunga, a Sant’Ambrogio di Valpolicella, nella zona più a Ovest.

I vigneti si trovano a 300 metri s.l.m., in un terreno calcareo, composto di rocce antiche e da 70-80 cm di terra rossa argillosa.

Sono minerali che, attraverso la necessità delle radici di trovare refrigerio in profondità, caratterizzano il vino nel bicchiere.

Inizialmente si utilizzava il sistema di allevamento a pergola, oggi il guyot, più produttivo.

Dalle originali 3000 piante si è passati alle attuali 5500.

L’annata in degustazione è un Amarone della Valpolicella Doc Classico 1993, una annata storica

Imbottigliata nel 1999, dopo sei anni di affinamento in botte grande, è un ottimo esempio di come il Grande Rosso Veronese possa migliorare nel tempo e andare oltre ogni sfida.

Un vino definito da Ian D’Agata come “elegante e fine”: un vino “di delizia, che invecchia assolutamente bene”.

 

“Dalla library delle Famiglie, la storia dell’Amarone e dei suoi territori”. Le Famiglie Storiche dell’Amarone a Vinitaly per i dieci anni dell’Associazione

Il logo dell’Associazione Famiglie Storiche dell’Amarone

 

Biologico, enoturismo e mercati esteri. Intervista alla presidente Sabrina Tedeschi

Presidente Sabrina Tedeschi, a Vinitaly si è parlato molto di bio e di sostenibilità. Quale è la vostra posizione in merito?
“Poco prima di Vinitaly abbiamo ottenuto la certificazione di sostenibilità secondo il protocollo Equalitas per quanto riguarda l’azienda.

Poi abbiamo avviato – dico avviato, perché ovviamente serve del tempo – anche la sostenibilità dei nostri prodotti. Ci crediamo, seguiamo il protocollo biologico ed eravamo peraltro in conversione, bloccata però con la difficile annata 2014.

Crediamo che sia necessario lavorare per l’ambiente, perché poi l’ambiente regala grandi emozioni. È l’ambiente in cui viviamo, in cui lavoriamo, e bisogna in qualche modo essere a difesa dell’ambiente”.

Sabrina Tedeschi - Famiglie Storiche - Amarone Valpolicella

Sabrina Tedeschi

Mercati esteri, come vi ponete come strategia di penetrazione, specie in Cina?
“Noi esportiamo da parecchi anni dall’80 all’85% della nostra produzione. Conosciamo abbastanza bene i diversi mercati e stiamo lavorando anche in Cina.

La stiamo affrontando in modo del tutto diverso rispetto ad altri mercati. Siamo supportati anche da specialisti di quel territorio perché bisogna anche conoscere quella che è la cultura di un mercato per affrontarlo al meglio.

“Oggi, in Cina è importante essere nel mercato Ho.Re.Ca. Ma soprattutto bisogna raggiungere il mercato del consumatore finale, l’appassionato che acquista la bottiglia di vino. E che non necessariamente la abbina con​ il cibo.​

“L’abbinamento con il cibo è un carattere proprio della cultura occidentale. Il consumatore cinese apre una bottiglia di vino semplicemente per stare in compagnia. Proprio per questo si rende ancora più necessario un intermediario”.

A Vinitaly si è parlato molto di enoturismo. Quali sono le vostre iniziative nella promozione del territorio?
“Nell’ultimo periodo abbiamo creato una nuova struttura, adiacente all’azienda, per accogliere al meglio anche l’enoturista. Ci stiamo adoperando con le diverse agenzie sul territorio, per poter accogliere sempre più turisti.

Puntiamo a fare qualità anche in questo senso. Cerchiamo di portare gli appassionati di vino e di far conoscere sempre di più quello che è il nostro territorio”.

 

Le Famiglie Storiche dell’Amarone a Vinitaly

Le Famiglie Storiche hanno così voluto far conoscere a Vinitaly la loro produzione di eccellenza dell’Amarone Valpolicella con la prestigiosa Masterclass “Dalla library delle Famiglie, la storia dell’Amarone e dei suoi territori”.

Occasione preziosa per approfondire i diversi e variegati terroir della Valpolicella, e degustare annate eccezionali del Grande Rosso Veronese.

Cecilia Bay

 

 Leggi anche la pagina sulle CANTINE DELLA VALPOLICELLA

Leggi anche la pagina sulle proposte di ENOTURISMO

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Vini bianchi, dalla terra del Soave un grande bianco internazionale per Pasqua Vigneti e Cantine. Che così lancia la sfida alla Francia

Vini bianchi, dalla terra del Soave un grande bianco internazionale per Pasqua Vigneti e Cantine. Che così lancia la sfida alla Francia

Pasqua Vigneti e Cantine ha lanciato la sfida alla Francia con un vino “superbianco: un blend multi vintage”.

E’ un vino ottenuto con uve di Garganega, Pinot Bianco e Sauvignon dalle quattro migliori vendemmie del decennio.

Le vendemmi sono quelle degli anni 2013, 2015, 2016 e 2017 dagli appezzamenti della parte più a est dell’area del Soave.

“Il nostro sogno era realizzare un vino fuori dagli schemi”, dice l’amministratore delegato Riccardo Pasqua. Che spiega il progetto You Could Have Made This But You Didn’t.

“Abbiamo raccolto il meglio che i vigneti di Monte Calvarina potevano offrire”, sottolinea Riccardo Pasqua. “Ciò che ne risulta ci permette di dire, con anche il giusto tocco di ironia, che qualcun altro l’avrebbe potuto fare, ma non l’ha ancora fatto”.

Completa il progetto l’etichetta frutto della collaborazione con l’artista cubano (francese per parte di padre) CB Hoyo.

CB Hoyo, 24 anni, autodidatta, enfant prodige del nuovo corso dell’arte contemporanea, guarda alle fake news e ai social media. CB Hoyo mette in discussione il reale valore di mercato dei grandi capolavori.

Leggi l’articolo su Soave Patrimonio Agricolo Mondiale

 

Cantine Pasqua - vini Verona

 

Pasqua Vigneti e Cantine: il vino bianco proiettato nel futuro

Pasqua Vigneti e Cantine ha presentato un vino bianco di livello internazionale.

Un vino il cui nome racconta il percorso di sperimentazione della cantina.

Si tratta di un vino che è anche una dichiarazione di intenti nei confronti dei grandi nomi della tradizione vitivinicola internazionale: Hey French: You Could Have Made This But You Didn’t.

La sfida di Pasqua Vigneti e Cantine parte da una valorizzazione del terroir e all’utilizzo preponderante di vitigni autoctoni. Ed arriva a creare più di un vino bianco, un superbianco.

Il risultato è un blend multi Vintage di Garganega, Pinot Bianco e Sauvignon.

Il tutto con uve raccolte, vinificate e conservate nelle 4 migliori vendemmie del decennio, ovvero 2013, 2015, 2016 e 2017.

E’ l’espressione e sintesi delle caratteristiche uniche dei vigneti da cui i provengono i grappoli. Tutti disposti su diversi appezzamenti adagiati sul fianco del Monte Calvarina, nella parte più a est dell’area del Soave.

Umberto Pasqua, presidente di Pasqua Vigneti e Cantine, descrive la genesi di Hey French: You Could Have Made This But You Didn’t.

“Questo progetto”, dice Pasqua, “è di certo molto ambizioso. Ma a noi piace guardare al futuro e lavorare per crearlo”.

“Il vino che ne è nato rappresenta per noi una sfida vinta”, fa notare Umberto Pasqua. “Era da tempo che volevamo realizzare una ‘collezione’ delle annate migliori del territorio del Soave. Crediamo che il risultato finale esprima il meglio di quest’area. E lo fa in modo innovativo”.

Il vigneto è di 4 ettari e mezzo. Nlla parte più elevata raggiunge i 600 metri sul livello del mare. E presenta un’esposizione a sud-ovest.

Ha coltivazioni a guyot (con circa 5.000 ceppi per ettaro) e a pergola (3.500 ceppi per ettaro).

Il suo terreno, basaltico eruttivo di origine vulcanica, offre le migliori condizioni per garantire la mineralità. E’ questa che contraddistingue vini bianchi di grande qualità. 

Hey French: You Could Have Made This But You Didn’t è un vino elegante e strutturato.

La preponderanza di Garganega conferisce forte acidità e promette un potenziale di longevità. Oltre che struttura e freschezza al palato.

Un sorso di questo vino rivela come le diverse annate assemblate esprimano un susseguirsi di suggestioni. Ed esprima note floreali, unite a sentori di camomilla, nocciole, agrumi e frutta tropicale

Leggi l’articolo su Soave modello di sostenibilità

 

Riccardo Pasqua - Cantine e Vini Pasqua - Verona

Riccardo Pasqua, amministratore delegato di Pasqua Cantine e Vigneti

 

Ciascuna delle 4 vendemmie presenta caratteristiche specifiche che rendono il blend finale un’autentica innovazione nel settore dei vini fermi.

Quella del 2013 è stata un’ottima stagione dal punto di vista qualitativo.

Ha dato vini dal profilo organolettico equilibrato, con sentori di agrumi, frutta esotica e bianca matura, dal bouquet olfattivo più evidente rispetto alle annate 2011 e 2012.

Nel 2015 si assiste a una vendemmia più lunga. I frutti hanno bucce più spesse come conseguenza del sole intenso dei mesi estivi, che determina vini più fruttati al naso e più sapidi al palato.

Le abbondanti piogge del 2016 risultano in una produzione meno esuberante, Vi sono uve nella media per quantità di zuccheri e acidità, da cui emerge uno stile più “classico” di vinificazione.

Infine la vendemmia 2017 è stata una delle più complesse degli ultimi 30 anni.

La vendemmia 2017 è stata caratterizzata da un anno con poche precipitazioni, anche durante la stagione invernale. E con alte temperature estive.

Queste condizioni hanno dato origine a un vino dalla personalità e dallo stile decisi

Per ogni annata selezionata, la vinificazione delle uve si è iniziata con la macerazione delle bucce per circa 10 ore.

A questa è seguita la fermentazione alcolica, a basse temperature e su lieviti selezionati. Si è succeduta la parziale fermentazione malolattica (circa il 10% del prodotto) in barrique.

L’affinamento avviene in legno di secondo passaggio per circa 6 mesi. Il tutto concluso con passaggio in acciaio.

 Dichiara Riccardo Pasqua, amministratore delegato dell’azienda: “Il nostro sogno era realizzare un vino fuori dagli schemi. Un vino nessuno aveva ancora immaginato. Ma un vino con il carattere ben definito e riconoscibile della nostra cantina”.

“Abbiamo raccolto il meglio che i vigneti di Monte Calvarina potevano offrire, stravolgendone i codici”, sottolinea Pasqua.

“Un’operazione unica nel suo genere, ma siamo convinti di aver individuato la giusta chiave di lettura”, fa notare Riccardo Pasqua.

“Ciò che ne risulta ci permette di dire, con anche il giusto tocco di ironia, che qualcun altro l’avrebbe potuto fare”, dice l’amministratore di Pasqua Cantine e Vigneti. “Ma non l’ha ancora fatto. Siamo pionieri in questo esperimento. E ne siamo davvero orgogliosi”.

 A rendere ancora intrigante questo vino è anche la proposta grafica dell’etichetta di Hey French: You Could Have Made This But You Didn’t.

E il frutto della collaborazione tra Pasqua Vigneti e Cantine e l’artista con origini francesi, per parte di padre, CB Hoyo.

Pasqua Vigneti e Cantine è una storica azienda di produzione di vini veneti e italiani di qualità. 

In quasi 100 anni di storia, l’azienda si è consolidata sullo scenario internazionale con i suoi prodotti, soprattutto vini rossi, quale sinonimo di grande tradizione vitivinicola

Tradizioneinnovazione, qualità, ricerca, passione sono i valori tramandati di generazione in generazione dalla famiglia Pasqua.

Oggi quei valori – fa notare una nota dell’azienda – sono raccontati attraverso vini autoctoni del territorio veneto e grandi classici italiani distribuiti in tutti i continenti.

In occasione di Vinitaly 2019, Pasqua Vigneti e Cantine ha così presentato un vino bianco di livello internazionale.

Una sfida – con il super-bianco – che parte dalle terre del Soave. E dai suoi vigneti.


Leggi anche l’articolo su
Soave e il Turismo del Vino

Leggi anche la ricetta con il pesce e il vino Soave

 

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VINI D’ITALIA DEL GAMBERO ROSSO 2019

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Guida Slow Wine “I Migliori 100 Vini Rosa d’Italia” presentata a Vinitaly 2019. L’esperienza della degustazione dei “vini rosa”

Guida Slow Wine “I Migliori 100 Vini Rosa d’Italia” presentata a Vinitaly 2019. L’esperienza della degustazione dei “vini rosa”

In anteprima a Vinitaly la guida Slow Wine “I migliori 100 Vini Rosa d’Italia”. Con  impianto saldo, chiari intenti e alcune conclusioni.

Secondo Giancarlo Gariglio, vice curatore della guida, quella dei vini rosa è “una tipologia di vini bistrattata”.

La guida Slow Wine I Migliori 100 Vini d'Italia, presentata a Vinitaly 2019

La guida Slow Wine “I Migliori 100 Vini Rosa d’Italia”, presentata a Vinitaly 2019

Intesa dai produttori come un completamento di gamma e dai consumatori come la bottiglia da abbinare al pesce in estate.

In Italia, ancora una tipologia di nicchia. E i dati lo confermano: la produzione italiana si attesta intorno al 10% del mercato mondiale, il consumo nazionale è al 4%.

Di fronte ad una crescita imponente del settore, soprattutto negli USA, dove domina l’export dalla Francia, la guida intende “dare un piccolo contributo alla rinascita dei vini rosa italiani”.

Attraverso la promozione di prodotti e produttori.

 

“I Migliori 100 Vini Rosa d’Italia”: i principi della guida

Tre i principi che fanno da architettura alla guida Slow Wine.

  • Introdurre la grande varietà dei vitigni autoctoni italiani da cui si ottengono vini rosa
  • Mostrare la ricca gamma cromatica delle sfumature del vino rosa. Una tradizione e una particolarità da tutelare
  • Approfondire i terroir storici italiani di produzione.

Così Gariglio motiva questo ultimo aspetto.

“In Italia quasi tutte le regioni producono vino rosa. Ci sono però sei territori che hanno fatto del vino rosa la loro tradizione.

E hanno realizzato a questo proposito un importante discorso di valorizzazione e di tutela”.

Si tratta di Castel del Monte Rosato (Puglia), Cerasuolo d’Abruzzo (Abruzzo), Chiaretto di Bardolino (Veneto), Cirò Rosato (Calabria), Salice Salentino Rosato (Puglia) e Valtènesi Chiaretto (Lombardia).

 

Perché parlare di “vini rosa”

Novità della guida Slow Wine, la scelta di parlare di “vini rosa”, e non di “rosati”, nome più comunemente usato.

Spiega Fabio Giavedoni, primo curatore, che il termine “rosato” è inadeguato per due motivi.

Innanzitutto, perché crea confusione di tipo lessicale: tutto quanto è rosa, macchine, cravatte, calzini, viene definito tale.

Così non per il vino, dove per definire un colore si utilizza un termine che non è il nome del colore.

Inoltre, per analogia, chiamando “rosati” i vini rosa, bisognerebbe ad esempio chiamare i vini rossi “rossati”.

Il secondo motivo riguarda invece l’intera produzione di vini rosa in Italia. Giavedoni imposta così il problema: “Ci sono regioni dove storicamente il vino di colore rosa viene definito in etichetta Rosato”.

Ma esistono anche regioni dove il vino rosa ha una diversa denominazione: ad esempio, Chiaretto, Cerasuolo, Cirò.

“Definire tutta la produzione di vini rosa con un termine che è soltanto una parte del tutto significa escludere in sostanza ogni altra denominazione”, conclude Giavedoni.

 

L’importanza del colore nei “vini rosa”

Ma torniamo a parlare di colore.

Produrre un vino rosa significa estrarre colore dalle uve rosse, in maniera più o meno prolungata nel tempo.

Il colore è poi anche il fil rouge di questa degustazione.

I vini sono infatti serviti in sequenza cromatica, dal rosa più tenue al più intenso.

Degustazione cromatica, dal rosa più tenue al più intenso, durante la presentazione della Guida Slow Wine I Migliori 100 Vini d'Italia, a Vinitaly 2019

Degustazione cromatica, dal rosa più tenue al più intenso, durante la presentazione della Guida “I Migliori 100 Vini Rosa d’Italia”

 

Si parte con il Chiaretto, che bene si accorda con le situazioni cromatiche più tenui.

Tre i Chiaretti in degustazione:

  • Bardolino Chiaretto 2018, dell’Azienda Agricola Le Fraghe
  • Bardolino Chiaretto 2018, di Giovanna Tantini
  • Valtènesi Il Chiaretto 2018, dell’Azienda Agricola Pasini San Giovanni

Lo stesso termine Chiaretto viene utilizzato in due vicine zone vitinivinicole, quella veneta (Bardolino) e quella lombarda (Valtènesi) del Lago di Garda.

Con una sostanziale differenza: nella zona veneta è la Corvina il vitigno più utilizzato. Dall’altra parte del lago, sul versante bresciano, la Corvina viene invece sostituita dal Groppello.

Caratteristiche diverse, ma con una tradizione enologica molto simile.

Il terzo territorio rappresentato è la Puglia. Il vino in degustazione è il Castel Del Monte Bombino Nero Pungirosa 2018, dell’Azienda Agricola Rivera.

A dispetto del nome del vitigno, il Bombino Nero, il vino che ne deriva è anch’esso di un rosa molto tenue, poco distante dai precedenti Chiaretti.

Il viaggio tra i migliori 100 vini rosa d’Italia porta in Calabria. Con il Gaglioppo in purezza, vitigno da cui si ottiene il Cirò Rosato, dalla consistente svolta cromatica.

Il vino in degustazione è il Cirò Rosato 2018 di Librandi, di grande freschezza e ammirevole fragranza.

I Vini Rosa più intensi in degustazione alla presentazione della Guida Slow Wine I Migliori 100 Vini Rosa d'Italia

I vini rosa più intensi della degustazione

Un rosa salmone che non nasconde le caratterizzanti sfumature aranciate.

Dal Cirò Rosato rosa salmone all’intensa tonalità corallo del Salice Salentino Rosato Le Pozzelle 2018 dell’Azienda Agricola Candido, il sesto vino in degustazione, prodotto con uve di Negroamaro e Malvasia.

Un’azienda premiata anche perché si inserisce nella storia e nelle tradizioni enologiche del Salento.

Con gli ultimi due assaggi si entra nell’universo dei Cerasuoli, il punto di arrivo della sequenza cromatica.

Un modo più tenue di bere vini che hanno struttura e consistenza quasi uguale ai rossi.

I due Cerasuoli in degustazione sono il Cerasuolo d’Abruzzo 2018 di Torre dei Beati e il Cerasuolo d’Abruzzo Piè delle Vigne, annata 2010, di Cataldi Madonna.

 

Le conclusioni della guida Slow Wine “I Migliori 100 Vini d’Italia”

Il colore è dunque, secondo i due curatori della guida I Migliori 100 Vini Rosa d’Italia, il segno di una diversità di uvaggi e di vini che va mantenuta.

Non si tratta solo di un fattore estetico ma è un elemento che influenza anche l’aspetto “tattile”, la “fisicità” finale del vino.

Orientarsi tra uvaggi e vini, trovando per ciascuno la giusta tonalità, è compito arduo e difficile. Soprattutto nel campo dei vini rosati.

La soluzione non può tuttavia essere univoca: ogni azienda dovrà cercare la propria strada, la tonalità più adatta per ciascuna etichetta in produzione.

Dovrà inoltre tenere conto di territorialità, tipicità e tradizione, per realizzare un prodotto che non confonda il consumatore.

Senza dimenticare però che ci si presenta sul mercato innanzitutto come un’unica, grande famiglia di prodotti, in cui trovano spazio peculiarità e differenze legate alle diverse denominazioni.

Questi i suggerimenti della Guida Slow Wine I Migliori 100 Vini Rosa d’Italia per condurre a una crescita del consumo dei vini rosa nel territorio italiano.

All’interno di un mercato che ha grandi potenzialità di crescita, dove l’Italia può mostrare la sua biodiversità, così grande da far impallidire qualsiasi altra nazione, e l’enorme varietà dei suoi vitigni.

Leggi anche la pagina dove si parla del vino rosa Chiaretto di Bardolino

Leggi la pagina sulle CANTINE DEI VINI BARDOLINO


Cecilia Bay

*** Foto Cecilia Bay

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Valpolicella, turismo del vino: itinerario enoturistico fra chiese, natura e ville venete. In bici, moto e auto. Le cantine aperte nel weekend

Valpolicella, turismo del vino: itinerario enoturistico fra chiese, natura e ville venete. In bici, moto e auto. Le cantine aperte nel weekend

L’enoturismo in Valpolicella – con un itinerario fra le cantine della Valpolicella – è una delle esperienze più suggestive e che ti arricchiscono.

Il turismo del vino nella terra dell’Amarone Valpolicella e del Ripasso unisce storia, arte, natura e panorami splendidi su vigneti, colline e montagna.

L’itinerario turistico fra le cantine Valpolicella che qui ti proponiamo può essere fatto in auto, in moto o in bicicletta.

E’ un percorso – come spiega il Consorzio Tutela Vini Valpolicella – che consente di visitare eleganti ville signorili per le quali la Valpolicella è nota.

Itinerario in bicicletta, moto o auto fra le cantine della Valpolicella

Caratteristiche dell’itinerario (auto, moto o bicicletta) in Valpolicella:

  • Lunghezza: 70 km
  • Luogo di partenza: San Pietro Incariano (raggiungibile da Verona con la Tangenziale Ovest, la Strada Provinciale 1)
  • Durata dell’itinerario: mezza giornata
  • Quando farlo: in ogni periodo dell’anno

Questo itinerario in Valpolicella ti consente di ammirare le chiese romaniche, le distese di ciliegi, le cascate prodotte dai torrenti (i “progni”) della zona. E le abitazioni costruite con le pietre di Prun, Cavalo e Sant’Anna d’Alfaedo.

Per quanto riguarda le cantine Valpolicella, le puoi trovare nella sezione dedicata del nostro sito Verona Wine Love.

Le località che questo itinerario enoturistico tocca sono cinque: San Pietro in Cariano, Pedemonte, Marano di Valpolicella, Fumane e Sant’Ambrogio di Valpolicella.

 

La Valpolicella fra pievi romaniche e panorami suggestivi

Grazie alla tangenziale (strada provinciale 1) da Verona è possibile raggiungere in poco tempo San Pietro in Cariano.

Percorrendo la tangenziale hai una veduta sulle colline e sulle montagne veronesi.

Alla fine della tangenziale, lascia a destra San Pietro in Cariano, e si gira a sinistra per Sant’Ambrogio di Valpolicella.

Dopo 2 km, svolta a destra per Gargagnago, passando davanti alla Villa Serego-Alighieri.

Da Gargagnago, segui le indicazioni per Sant’Ambrogio.

Al bivio successivo segui le indicazioni per San Giorgio di Valpolicella. E’ un paese che si trova su un’altura panoramica.

Qui puoi visitare la pieve romanica del XII secolo. Nel suo interno vi è un prezioso ciborio d’epoca longobarda.

San Giorgio di Valpolicella - Pieve romanica

La pieve romanica di San Giorgio di Valpolicella

Da San Giorgio prosegui l’itinerario verso Cavalo, salendo a sinistra in direzione di Breonio.

Attraversi il fianco orientale del Monte Pastello, noto per i marmi e per il panorama sulla Valdadige.

E’ possibile godere della vista sulla Valdadige, zona dei vini della Terra dei Forti, dal Forte Paroletto.

Il Forte Paroletto si trova vicino al crinale fra, i monti Pastello e Pastelletto.

La vista sulla Valdadige è possibile anche dalla cima del Monte Pastello (1112 metri). La si può raggiungere in circa mezz’ora di agevole camminata dal termine della strada che porta alle cave.

A Breonio vi è la discesa verso la Valle dei Progni.

Nel punto finale a sud del paese gira a destra seguendo le indicazioni per Fumane e Molina.

Dopo alcuni tornanti, troverai il paese di Gorgusello: ha la caratteristica di essere costruito con le lastre di pietra impiegate negli edifici, in stalle e fienili.

Le lastre di pietra sono impiegate anche nell’arredo urbano: recinzioni, pavimentazioni di strade e corti, sostegni per i pergolati e vasche delle fontane.

Attraversato Gorgusello, scendi verso Molina di Fumane, villaggio in pietra e sede del Parco delle Cascate.

Da Molina prosegui verso Cerna, paese che si trova sul fianco del Vajo delle Scalucce.

Da qui puoi godere il panorama sulla valle di Molina e sull’alta vallata di Fumane.

Dopo circa 4 km arrivi a Spiazzo di Cerna. Al bivio gira a destra, per arrivare a Cerna. Da qui scendi al crocevia di Santa Cristina.

A sinistra c’è la strada per Prun, Fané (e il vicino Ponte di Veja) e Negrar.

Tu continua invece verso destra, verso Marano di Valpolicella e la sua suggestiva vallata.

Dopo qualche chilometro e una serie di tornanti, arrivi a San Rocco e poi a Pezza.

A metà strada fra le due località, sulla destra, c’è la chiesa di Santa Maria Vaiverde.

Dal piazzale della chiesa puoi godere una vista splendida sulla Valpolicella.

Arrivato a Marano, con una piccola deviazione a destra – anche a piedi – puoi visitare Canzago.

Canzago è situata in una posizione panoramica che ti permette di ammirare tutta la vallata di Marano di Valpolicella.

Marano ospita una chiesetta settecentesca, visitabile – pur senza l’arredo e abbandonata – accanto alla nuova chiesa edificata tra il 1922 e il 1924, su disegno di don Giuseppe Trecca.

Quest’ultima chiesa – ci spiega la guida del Consorzio di Tutela dei Vini Valpolicella – presenta una pianta a forma di croce greca, con cupola alta quasi trenta metri ed internamente decorata dal pittore Aldo Tavella, fra il 1944 e il 1945.


Le splendide ville venete della Valpolicella

A Marano di Valpolicella sono molte le ville, eleganti dimore nella zona dell’Amarone Valpolicella, di Grande vino Rosso veronese.

Villa Lorenzi-Benati a Canzago è ricordata per il restauro eseguito nel 1790 sui disegni dell’architetto veronese Luigi Trezza, che riprende eleganti motivi architettonici sanmicheiiani.

Lungo l’antica strada della valle di Marano e confinante con villa Lorenzi-Benati, puoi ammirare la settecentesca di Villa Porta, ora Rizzini.

La villa ha la facciata decorata da porte e finestre bugnate, con elegante un’scala esterna a quattro rampe, balaustra in tufo e poggioli in ferro.

Villa Porta, ora Rizzini, ha un duplice loggiato rustico che si sviluppa sul fianco orientale. A ovest un’ala si prolunga invece verso la strada terminando nella facciata dell’oratorio di San Carlo.

Dopo alcuni tornanti e un breve rettilineo arrivi a Valgatara, borgata dove puoi ammirare – scendendo sulla strada e alla tua destra – la pieve romanica di San Marco a Pozzo.

Nel paese di Valgatara vi sono sei ville: Villa ex Graziani, Villa Campagnola, Villa Raisa Rimini, Villa Silvestri, Villa Fasanara e Villa il Castello.

Villa Graziani fu realizzata intorno al 1826, probabilmente su disegno dell’architetto Giuseppe Barbieri. E’ un’equilibrata costruzione dai tratti classicheggianti.

Villa Campagnola è un vasto edificio diviso in due parti. Sulla parte occidentale sporge una loggia architravata, con il sottostante portico ad archi e pilastri bugnato, di tipo sanmicheliano.

Vi è un’ala che si protende in avanti a formare il rustico, attraversato dall’atrio d’ingresso con portone.

La parte orientale di Villa Campagnola ha una scala esterna a due rampe. E lo stemma dei conti Soardi, antichi proprietari.

Villa Raisa Rimini risale al 1880. Di linee classiche, sobrie ed eleganti, è impreziosita da un piccolo parco.

Villa Silvestri fu costruita anch’essa verso il 1880, secondo gli schemi classici. Ha linee architettoniche semplici ma eleganti.

Villa Guantieri - Valpolicella

Il complesso di Villa Guantieri, in località Fasanara, a Marano di Valpolicella

Splendido, infine, è il complesso di Villa Guantieri, in località Fasanara. Ci si addentra fra le mura dell’edificio grazie ad un arco in tufo.

Il complesso edilizio padronale è composto da tre corpi di fabbrica: uno quattrocentesco, uno settecentesco ed uno forse ottocentesco.

Il corpo quattrocentesco di Villa Guantieri è il più originale e interessante.

E’ uno degli esempi più significativi dell’architettura tipica della villa a portico e loggia.

La località sembra derivi il suo nome da una riserva di caccia del re Berengario, che nel X secolo possedeva una residenza signorile nel vicino paese di San Floriano.

Villa “Il Castello”, infine, è un grande edifìcio così denominato forse perché costruito sul sito di un antico maniero.

Da Valgatara prosegui verso San Floriano.

San Floriano è noto per la nota pieve, un capolavoro dell’arte romanica in Valpolicella.

La chiesa romanica di San Floriano ha una facciata in tufo, tripartita da due lesene triangolari, con una suddivisione interna in tre navate.

L’impostazione del campanile ricorda – come altri in Valpolicella – la torre campanaria della basilica veronese di San Zeno.

Per tornare nella città di Verona, devi arrivare a Pedemonte.

Poco prima del semaforo di Pedemonte, gira a destra verso Castelrotto. E’ un’altura da cui puoi ammirare una panoramica veduta sulla “Contea del vino”.

Da Castelrotto scendi a Corrubbio, dove trovi la suggestiva chiesetta dei Santi Martino e Rocco, in parte romanica ed in parte gotica.

Da qui prendi la strada per Parona e il centro di Verona.

Valpolicella in bicicletta, moto e auto fra cantine e cultura 

Questo l’itinerario – in auto, moto o in bicicletta – che abbiamo costruito sulla base dei consigli  del Consorzio di Tutela dei Vini Valpolicella.

Nella sezione cicloturismo di Verona Wine Love ti proponiamo altri itinerari in Valpolicella.

Sono itinerari pensati per gli appassionati di bicicletta e cicloturismo, ma che puoi adattare anche ai giri in motocicletta e ai percorsi in auto.

Tutte le occasioni sono buone per fare dell’enoturismo in Valpolicella, la terra nel nobilissimo vino Amarone Valpolicella noto in tutto il mondo.

Quali cantine visitare? Ecco l’elenco delle Cantine della Valpolicella.

Puoi scegliere le cantine, preparandoti per la gita, sulla base delle località che trovi nell’itinerario.

amarone valpolicella, ripasso, cantine della valpolicella

Amarone, Ripasso e gli altri vini: le cantine della Valpolicella aperte nel weekend

Vuoi sapere quali sono le CANTINE APERTE NEGLI WEEKEND DI sabato 13 e domenica 14 aprile / sabato 20 e domenica 21 aprile 2019 (a cura della Strada del Vino Valpolicella)

Apri il file in .Pdf  Valpolicella – Cantine aperte negli weekend 13-14 aprile e 20-21 aprile 2019

Scopri i borghi e le frazioni della Valpolicella sul sito della STRADA DEL VINO VALPOLICELLA

Leggi anche la pagina sulle CANTINE DELLA VALPOLICELLA

STRADA DEL VINO VALPOLICELLA (video ufficiale)

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Guida “I migliori 100 vini e vignaioli d’Italia” del Corriere della Sera. Prima in classifica una produttrice donna. Bevibilità, rispetto della terra e artigianalità i criteri di selezione

Guida “I migliori 100 vini e vignaioli d’Italia” del Corriere della Sera. Prima in classifica una produttrice donna. Bevibilità, rispetto della terra e artigianalità i criteri di selezione

Sono 200 le aziende vinicole selezionate da Luca Gardini, sommelier e Luciano Ferraro, caporedattore del Corriere della Sera, per la guida “I migliori 100 vini e vignaioli d’Italia del 2019”.

“La tutela di valori quali bevibilità, rispetto della terra, artigianalità e non solo”, sottolinea Luciano Ferraro, “rappresentano il filo conduttore della guida”.

Accanto a una prima selezione di grandi vini in vendita a non oltre 15 euro, scelti per storia personale e aziendale, si inserisce una classifica dei migliori vini con punteggio sul mercato nel 2019.

“La qualità va comunicata e fatta capire”, ha spiegato Luca Gardini nel presentare la guida durante Vinitaly 2019, il salone del vino e dei distillati che si è tenuto a Verona dal 7 al 10 aprile 2019.

Cantine storiche insieme a piccoli vignaioli poco conosciuti, star dello spettacolo con donne toste, tutti incentrati sulla qualità del prodotto.

 

Vinitaly 2019 - salone del vino e dei distillati - Verona - interno 3

 

“Guida ai 100 migliori vini e vignaioli d’Italia”: al primo posto una donna

A dimostrare che il settore del vino non è più solo maschile, Priscilla Incisa Della Rocchetta, “principessa del Sassicaia” di Tenuta San Guido, è il miglior vignaiolo dell’anno.

“Donna del vino” contemporanea, si impegna a valorizzare i suoi valori, le sue tradizione e la sua terra.

La sua, è una storia che nasce da un’intuizione, quella di Mario Incisa Della Rocchetta che nel dopoguerra prese la decisione rivoluzionaria di coltivare Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc nella sua tenuta vicino alla costa toscana.

Interpretazione quindi del territorio del Bolgheri, una zona così straordinaria a tal punto da diventare la prima e unica DOC esistente in Italia: Doc Bolgheri Sassicaia.

Il premio come miglior vignaiolo della tradizione è invece di Stefano Antonucci.

Visionario ed eclettico proprietario di Santa Barbara, Antonucci ha ammesso di essersi commosso quando ha ricevuto la notizia.

Dopo aver iniziato la sua attività lavorativa in un ufficio bancario, troppo grigio per un carattere esuberante come il suo, Antonucci ha fondato la sua cantina sulle colline marchigiane.

La passione, unita al rispetto della terra e alla voglia di innovare sono le basi sulle quali si fondano l’azienda e il processo produttivo.

L’obiettivo? Esaltare al meglio le caratteristiche del Verdicchio e del Montepulciano creando vini di grande personalità.

Alla presentazione della guida è intervenuto anche Bruno Vespa, giornalista e produttore di vino a Manduria.

Vespa ha sottolineato l’importanza di una guida che vada oltre le mode, fondata su punti di riferimento sicuri. Una guida che permetta agli winelover di essere consumatori informati e consapevoli.

“Esiste il vino che fa la differenza e se stiamo uniti facciamo noi la differenza”, così Luciano Ferraro ha introdotto Dietrich Ceolan, proprietario della Tenuta Ceo.

Miglior giovane vignaiolo, all’età di trent’anni, Ceolan si è distinto per una produzione sostenibile espressione della cultura vinicola altoatesina di qualità.

Ultimo premiato Willi Schaefer, miglior vignaiolo straniero.

Cantina antichissima nella zona del Mosnel, gli Schaefer si affidano al loro gusto e alle loro intuizioni personali per la selezione delle uve.

Nei vigneti si coltiva solo Riesling Renano, vitigno che si adatta infatti ai terreni argillosi e al clima piuttosto freddo.

 

Appuntamenti, eventi, spettacoli a Verona marzo 2019

 

Con la guida “I migliori 100 vini e vignaioli d’Italia del 2019”. Ferraro e Gardini, con passione e competenza, raccontano di vini ma anche di produttori.

A dimostrazione del fatto che dietro ad ogni bottiglia venduta c’è l’anima delle persone: lavoratori e artisti.

Descrivendo il color salmone brillante del nuovo arrivato in casa Ferrari Giulio Ferrari Rosé, Luciano Ferraro si ispira all’Enrosadira.

Il fenomeno per cui la maggior parte delle cime delle Dolomiti diventa di colore rosa soprattutto all’alba e al tramonto.

L’autenticità permette quindi all’eccellenza italiana di avvicinarsi al lettore e consumatore.

La guida “I migliori 100 vini e vignaioli d’Italia del 2019”.è in edicola con il Corriere della Sera (il costo è di 12,90 euro, in aggiunta al prezzo del quotidiano) per due mesi.

Anche in questa edizione, oltre a vini e vignaioli, nella sezione finale è presente una selezione interessante di oli, birra e distillati.

Martina Zanetti

RIPRODUZIONE RISERVATA  ©  Copyright VeronaWineLove

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