Hey French, per l’estate un grande bianco internazionale di Pasqua Vigneti e Cantine. Da Verona la sfida del vino alla Francia blasonata

Hey French, per l’estate un grande bianco internazionale di Pasqua Vigneti e Cantine. Da Verona la sfida del vino alla Francia blasonata

Si sa che d’estate il vino bianco la fa da padrone sulle tavole degli italiani. E quelle dei turisti che amano la produzione vinicola made in Italy.

Ecco allora la stagione giusta per la sfida che Pasqua Vigneti e Cantine ha lanciato alla Francia con un vino “superbianco: un blend multi vintage”.

HEY FRENCH, You Could Have Made This But You Didn’t è un vino ottenuto con uve di Garganega, Pinot Bianco e Sauvignon dalle quattro migliori vendemmie del decennio.

Le vendemmie sono quelle degli anni 2013, 2015, 2016 e 2017 dagli appezzamenti della parte più a est dell’area del Soave.

“Il nostro sogno era realizzare un vino fuori dagli schemi”, dice l’amministratore delegato Riccardo Pasqua. Che spiega il progetto You Could Have Made This But You Didn’t.

“Abbiamo raccolto il meglio che i vigneti di Monte Calvarina potevano offrire”, sottolinea Riccardo Pasqua. “Ciò che ne risulta ci permette di dire, con anche il giusto tocco di ironia, che qualcun altro l’avrebbe potuto fare, ma non l’ha ancora fatto”.

Completa il progetto l’etichetta frutto della collaborazione con l’artista cubano (francese per parte di padre) CB Hoyo.

CB Hoyo, 24 anni, autodidatta, enfant prodige del nuovo corso dell’arte contemporanea, guarda alle fake news e ai social media. CB Hoyo mette in discussione il reale valore di mercato dei grandi capolavori.

Leggi l’articolo su Soave Patrimonio Agricolo Mondiale

 

Cantine Pasqua - vini Verona

 

Pasqua Vigneti e Cantine: il vino bianco proiettato nel futuro

Pasqua Vigneti e Cantine ha presentato questo vino bianco di livello internazionale la scorsa primavera, in concomitanza con Vinitaly 2019.

E’ un vino il cui nome racconta il percorso di sperimentazione della cantina scaligera.

Si tratta di un vino che è anche una dichiarazione di intenti nei confronti dei grandi nomi della tradizione vitivinicola internazionale: Hey French: You Could Have Made This But You Didn’t.

La sfida di Pasqua Vigneti e Cantine parte da una valorizzazione del terroir e all’utilizzo preponderante di vitigni autoctoni. Ed arriva a creare più di un vino bianco, un superbianco.

Il risultato è un blend multi Vintage di Garganega, Pinot Bianco e Sauvignon.

Il tutto con uve raccolte, vinificate e conservate nelle 4 migliori vendemmie del decennio, ovvero 2013, 2015, 2016 e 2017.

E’ l’espressione e sintesi delle caratteristiche uniche dei vigneti da cui i provengono i grappoli. Tutti disposti su diversi appezzamenti adagiati sul fianco del Monte Calvarina, nella parte più a est dell’area del Soave.

Umberto Pasqua, presidente di Pasqua Vigneti e Cantine, descrive la genesi di Hey French: You Could Have Made This But You Didn’t.

“Questo progetto”, dice Pasqua, “è di certo molto ambizioso. Ma a noi piace guardare al futuro e lavorare per crearlo”.

“Il vino che ne è nato rappresenta per noi una sfida vinta”, fa notare Umberto Pasqua. “Era da tempo che volevamo realizzare una ‘collezione’ delle annate migliori del territorio del Soave. Crediamo che il risultato finale esprima il meglio di quest’area. E lo fa in modo innovativo”.

Il vigneto è di 4 ettari e mezzo. Nlla parte più elevata raggiunge i 600 metri sul livello del mare. E presenta un’esposizione a sud-ovest.

Ha coltivazioni a guyot (con circa 5.000 ceppi per ettaro) e a pergola (3.500 ceppi per ettaro).

Il suo terreno, basaltico eruttivo di origine vulcanica, offre le migliori condizioni per garantire la mineralità. E’ questa che contraddistingue vini bianchi di grande qualità. 

Hey French: You Could Have Made This But You Didn’t è un vino elegante e strutturato.

La preponderanza di Garganega conferisce forte acidità e promette un potenziale di longevità. Oltre che struttura e freschezza al palato.

Un sorso di questo vino rivela come le diverse annate assemblate esprimano un susseguirsi di suggestioni. Ed esprima note floreali, unite a sentori di camomilla, nocciole, agrumi e frutta tropicale

Leggi l’articolo su Soave modello di sostenibilità

 

Riccardo Pasqua - Cantine e Vini Pasqua - Verona

Riccardo Pasqua, amministratore delegato di Pasqua Cantine e Vigneti

 

Ciascuna delle 4 vendemmie presenta caratteristiche specifiche che rendono il blend finale un’autentica innovazione nel settore dei vini fermi.

Quella del 2013 è stata un’ottima stagione dal punto di vista qualitativo.

Ha dato vini dal profilo organolettico equilibrato, con sentori di agrumi, frutta esotica e bianca matura, dal bouquet olfattivo più evidente rispetto alle annate 2011 e 2012.

Nel 2015 si assiste a una vendemmia più lunga. I frutti hanno bucce più spesse come conseguenza del sole intenso dei mesi estivi, che determina vini più fruttati al naso e più sapidi al palato.

Le abbondanti piogge del 2016 risultano in una produzione meno esuberante, Vi sono uve nella media per quantità di zuccheri e acidità, da cui emerge uno stile più “classico” di vinificazione.

Infine la vendemmia 2017 è stata una delle più complesse degli ultimi 30 anni.

La vendemmia 2017 è stata caratterizzata da un anno con poche precipitazioni, anche durante la stagione invernale. E con alte temperature estive.

Queste condizioni hanno dato origine a un vino dalla personalità e dallo stile decisi

Per ogni annata selezionata, la vinificazione delle uve si è iniziata con la macerazione delle bucce per circa 10 ore.

A questa è seguita la fermentazione alcolica, a basse temperature e su lieviti selezionati. Si è succeduta la parziale fermentazione malolattica (circa il 10% del prodotto) in barrique.

L’affinamento avviene in legno di secondo passaggio per circa 6 mesi. Il tutto concluso con passaggio in acciaio.

 Dichiara Riccardo Pasqua, amministratore delegato dell’azienda: “Il nostro sogno era realizzare un vino fuori dagli schemi. Un vino nessuno aveva ancora immaginato. Ma un vino con il carattere ben definito e riconoscibile della nostra cantina”.

“Abbiamo raccolto il meglio che i vigneti di Monte Calvarina potevano offrire, stravolgendone i codici”, sottolinea Pasqua.

“Un’operazione unica nel suo genere, ma siamo convinti di aver individuato la giusta chiave di lettura”, fa notare Riccardo Pasqua.

“Ciò che ne risulta ci permette di dire, con anche il giusto tocco di ironia, che qualcun altro l’avrebbe potuto fare”, dice l’amministratore di Pasqua Cantine e Vigneti. “Ma non l’ha ancora fatto. Siamo pionieri in questo esperimento. E ne siamo davvero orgogliosi”.

 A rendere ancora intrigante questo vino è anche la proposta grafica dell’etichetta di Hey French: You Could Have Made This But You Didn’t.

E il frutto della collaborazione tra Pasqua Vigneti e Cantine e l’artista con origini francesi, per parte di padre, CB Hoyo.

Pasqua Vigneti e Cantine è una storica azienda di produzione di vini veneti e italiani di qualità. 

In quasi 100 anni di storia, l’azienda si è consolidata sullo scenario internazionale con i suoi prodotti, soprattutto vini rossi, quale sinonimo di grande tradizione vitivinicola

Tradizioneinnovazione, qualità, ricerca, passione sono i valori tramandati di generazione in generazione dalla famiglia Pasqua.

Oggi quei valori – fa notare una nota dell’azienda – sono raccontati attraverso vini autoctoni del territorio veneto e grandi classici italiani distribuiti in tutti i continenti.

Pasqua Vigneti e Cantine offre così agli appassionati e agli winelovers un vino bianco di livello internazionale.

Una sfida – con il super-bianco – che parte dalle terre del Soave. E dai suoi vigneti.


Leggi anche l’articolo su
Soave e il Turismo del Vino

Leggi anche la ricetta con il pesce e il vino Soave

 

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Vinitaly e Ice allargano la mappa del vino italiano in Cina. Roadshow B2B con degustazioni e contatti professionali in quattro grandi città cinesi

Vinitaly e Ice allargano la mappa del vino italiano in Cina. Roadshow B2B con degustazioni e contatti professionali in quattro grandi città cinesi

Promozione del vino in Cina, si allarga la mappa del vino italiano in Oriente grazie ad un lavoro di squadra tra Vinitaly e ICE.

Vinitaly e Istituto italiano per il commercio estero hanno dato vita alla seconda edizione del roadshow b2b in Cina.

Il roadshow è organizzato da Veronafiere, in collaborazione con il partner cinese Pacco Communication Group e con il supporto della rete ICE in Cina tramite l’iniziativa “I Love ITAlian Wines”.

L’edizione 2019, a cui prendono parte come espositori 55 aziende e importatori vinicoli di 12 province cinesi, coinvolge una città in più rispetto allo scorso anno e tocca nell’ordine:

  • Pechino (17 giugno),
  • Zhengzhou (19 giugno),
  • Xi’an (20 giugno),
  • Guangzhou (22 giugno)

Per ogni tappa è stata realizzata una capillare attività di promozione offline e online dalla sede di Veronafiere a Shanghai; lavoro rivolto agli operatori professionali del vino delle principali aree metropolitane a un’ora di treno veloce dalle sedi degli eventi:

  • Tianjin, Dalian, Jinan, Shengyang per Pechino;
  • Shijiazhuang, Jinan e Taiyuan per Zhengzhou;
  • Lanzhou, Chengdu, Yichang e Wuhan per Xi’an;
  • Changsha, Shenzhen, Guangxi, Foshan, Zhongshan e Dongguan per Guangzhou

 

Il Direttore Generale di Veronafiere Spa, Giovanni Mantovani

 

In ottica di marketing territoriale, inoltre, nel corso degli appuntamenti del roadshow vengono proiettati dei video girati dalla Fondazione Arena di Verona e da Enit-Agenzia nazionale del turismo

“Il vino italiano ha bisogno di incrementare la propria posizione in un mercato della domanda strategico per il futuro, cresciuto del 106% negli ultimi cinque anni”, dichiara Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere.

Ha raggiunto lo scorso anno il valore record di 2,4 miliardi di euro.

Ha così posizionato la Cina al quarto posto tra i paesi top buyer mondiali, a ridosso dei mercati consolidati degli USA, Germania e Regno Unito. 

 

Vinitaly - promozione vino italiano ed enoturismo in Cina - Veronafiere - a

Un’iniziativa di Vinitaly in Cina per la promozione del vino italiano, in una foto di repertorio

 

Vinitaly brand forte del vino italiano in Cina

In questo contesto, Vinitaly è il brand forte del vino italiano in Cina, un marchio riconosciuto su cui stiamo costruendo Wine To Asia, nuovo salone internazionale del vino, la cui prima edizione è in programma nel 2020 a Shenzhen.

L’obiettivo è quello di essere un riferimento permanente per il Far East.

Quello orientale è un mercato che vale 6,4 miliardi di euro.

E’ prossimo a eguagliare quello del Nord America. Ed è un mercato dove Vinitaly si candida a bandiera del made in Italy nell’Asia orientale, frutto di oltre vent’anni di lavoro e iniziative.

“Il vino è un settore trainante per il nostro agroalimentare in Cina in quanto rappresenta un terzo del totale delle esportazioni in questo settore”. commenta l’ambasciatore d’Italia a Pechino Ettore Sequi.

Ci sono ovviamente ampi margini di crescita e per cogliere tali opportunità dobbiamo puntare su quelle che sono due parole chiave in questa fase in Cina: qualità e innovazione.

“Siamo sulla buona strada”, afferma Amedeo Scarpa, direttore di ICE Pechino e coordinatore della rete ICE in Cina, “siamo saliti al quattro posto tra i fornitori e  dopo l’ottima performance del 2017 con un più 22 % in valore“.

Anche il 2018 ha registrato una buona tenuta con l’Italia che ha fatto meglio dei concorrenti europei.

Il tutto in un contesto di forte raffreddamento della domanda di vino importato, specie nell’ultima parte dell’anno. Questo a causa degli stock che erano stati accumulati e delle incertezze derivanti dal conflitto commerciale con gli USA.

A conferma della efficacia dell’azione promozionale multi-level che MISE e ICE hanno messo in campo intorno al claim “I Love ITAlian wines” e della sinergia sviluppata con partner di esperienza e qualificati come Vinitaly.

Ad sono stati formati oltre 660 professionisti cinesi promotori del vino italiano in Cina, con 18 edizioni dei corsi in 12 città in 2 anni. 

Sono stati raggiunti oltre 300 milioni di punti di contatto sul web cinese con il piano media “ITAlian wine: taste the passion!”.

 

Vinitaly - Cina - vini italiani ---

 

Vinitaly China Roadshow 2019

Pechino – 17 giugno
Grand Ballroom, Conrad Hotels & Resorts® Beijing
Tasting: 13:30-17:30

Zhengzhou – 19 giugno
Zhongyuan Ballroom#3, Sheraton Grand Zhengzhou Hotel
Tasting: 13:30-17:30

Xi’an – 20 giugno
Grand Ballroom A, Renaissance Xi`an Hotel
Tasting: 13:30-17:30

Guangzhou – 22 giugno
Onyx Ballroom, Guangzhou Four Seasons
Tasting: 13:30-17:30

Vinitaly è il salone del vino e dei distillati che si tiene ogni primavera a Verona

Vinitaly è così legato in modo indissolubìle alla città di Romeo e Giulietta. Ecco alcuni link utili per chi arriva a Verona e nella sua provincia e vuole viverla a fondo.

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Vinitaly - promozione del vino italiano in Cina - Roadshow B2B - giugno 2019

 

 

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Amarone Valpolicella, “Brolo dei Giusti” della Cantina Valpantena ottiene la certificazione VIVA della sostenibilità ambientale

Amarone Valpolicella, “Brolo dei Giusti” della Cantina Valpantena ottiene la certificazione VIVA della sostenibilità ambientale

Brolo dei Giusti, linea di alta gamma di Cantina Valpantena Verona, ottiene la certificazione VIVA (la sostenibilità nella vitivinicoltura in Italia) per i vini Amarone della Valpolicella Docg 2011 e Valpolicella Superiore Doc 2013.

È la prima volta che la certificazione viene assegnata a dei vini della Valpolicella.

VIVA è frutto di un progetto specifico voluto dal Ministero dell’Ambiente per il settore del vino. Ha come obiettivo l’individuazione di uno standard di gestione sostenibile, misurabile e univoco.

Brolo dei Giusti ha superato una serie di verifiche iniziate oltre due anni fa.

Ha affrontato i test nei quattro requisiti richiesti dal disciplinare relativamente ad aria, acqua, vigneto e territorio.

 

Cantina Valpantena Verona - Valpolicella Amarone - Valpolicella Superiore

Cantina Valpolicella di Verona. Certificazione di sostenibilità ambientale alla linea “Brolo dei Giusti” con i vini Amarone della Valpolicella Docg 2011 e Valpolicella Superiore Doc 2013

 

Certificazione VIVA per Amarone Docg 2011 e Superiore Doc 2013 di Cantina Valpantena

L’indicatore Aria esprime il totale delle emissioni di gas ad effetto serra associate, direttamente e indirettamente, al ciclo di vita di una bottiglia di vino da 0,75 espresso in kg di CO2 equivalenti (per l’Amarone di 1,02 kg di CO2 e per il Valpolicella di 0,96 kg di CO2).

L’indicatore Acqua esprime il volume di acqua dolce consumata per la produzione di una bottiglia di vino da 0,75 (1.324 l/bottiglia per l’Amarone e di 768 l/bottiglia per il Valpolicella).

Entrambe le etichette hanno ricevuto la A (minimo impatto) per l’indicatore Vigneto. Questo ha come compito quello di valutare le pratiche di gestione agronomica, gestione del suolo e altre attività aziendali che possono influenzare la biodiversità.

Infine l’indicatore Territorio ha dimostrato che l’azienda ha soddisfatto i requisiti socio-economici, valutando in modo positivo le conseguenze delle attività aziendali sul territorio.

Dove il territorio va inteso sia come ambiente sia come comunità umana.

“La certificazione VIVA”, spiega Luigi Turco, presidente di Cantina Valpantena, “rappresenta il punto di arrivo di un percorso di crescita qualitativa all’insegna dell’ecosostenibilità lungo tutto il processo produttivo”.

“È un mezzo di garanzia e trasparenza al consumatore“, sottolinea Turco, “oltre che un biglietto da visita per i prodotti Made in Italy sui mercati internazionali. Siamo orgogliosi di essere stati i primi qui in Valpolicella.”

La linea Brolo dei Giusti ha debuttato nel 2018 per il 60^ anniversario dell’azienda.

L’Amarone della Valpolicella Docg 2011 e il Valpolicella Superiore Doc 2013 sono prodotti da uve coltivate nei vigneti condotti direttamente dalla cooperativa Valpantena.

In tutto sono 20.000 bottiglie numerate con etichetta serigrafata. Questo per fare in modo da rimanere integra nel lungo affinamento che il vino può affrontare.

Distribuito in Italia da Rinaldi, è in vendita anche nei negozi di Cantina Valpantena a Quinto di Valpantena, San Giovanni Lupatoto, VeronaBorgo Milano, Buttapietra, Lazise ed Almè (Bergamo).

Il prezzo in cantina è di 47 euro per l’Amarone della Valpolicella Docg 2011 e 23 euro per il Valpolicella Superiore Doc 2013.

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“Dalla library delle Famiglie, la storia dell’Amarone e dei suoi territori”. La masterclass delle Famiglie Storiche sull’Amarone Valpolicella

“Dalla library delle Famiglie, la storia dell’Amarone e dei suoi territori”. La masterclass delle Famiglie Storiche sull’Amarone Valpolicella

L’Amarone Valpolicella affonda le sue radici nella storia e nella tradizione d’eccellenza dei vini veronesi.

E guarda avanti, affidandosi alle nuove generazioni di produttori.

La Masterclass “Dalla library delle Famiglie, la storia dell’Amarone e dei suoi territori”, a Vinitaly 2019, alla fiera di Verona, ha confermato come il Grande Rosso Veronese si inserisca nel solco di tradizione e artigianalità, con un impegno costante all’innovazione.

A Vinitaly, che si è concluso una settimana fa, Romano Artoni, vicepresidente di Verona Fiere: nei saluti istituzionali ha parlato di passione.

La passione dei produttori per un vino di grande qualità, l’Amarone Valpolicella.

Ma anche la passione che ogni anno muove e crea l’evento di Vinitaly, grazie in particolare all’area manager Gianni Bruno.

A introdurre la Masterclass Maria Sabrina Tedeschi, presidentessa delle Famiglie Storiche:

“L’Associazione conta oggi tredici soci, tredici famiglie storiche, che da più generazioni tramandano l’arte di produrre Amarone.

E che oggi sono pronte a preparare le nuove leve, per tenere sempre alta l’immagine del prodotto.

Essere famiglia vuol dire essere presenti in tutte le fasi, dalla vigna alla promozione nel mondo”.

 

Famiglie Storiche dell'Amarone a Vinitaly 2019

Le Famiglie Storiche dell’Amarone a Vinitaly 2019

 

È Sandro Boscaini, Presidente e AD di Masi Agricola, primo Presidente dell’Associazione, a raccontare le motivazioni che hanno portato le Famiglie a riunirsi:

“Crediamo che l’Amarone debba trovare un suo collocamento, di qualità, di prezzo e di originalità di prodotto.

E su questi temi abbiamo ragionato al momento di metterci insieme.

Mettendoci insieme abbiamo richiamato l’attenzione su quello che l’Amarone è.

E continueremo a farlo perché si tratta di un prodotto iconico dell’Italia”.

Marilisa Allegrini, presidente dell’associazione negli anni 2013-2016, parla di “importanza e bellezza della promozione” del Grande Rosso Veronese, nel contesto storico e artistico che lo caratterizza.

E della peculiare tecnica dell’appassimento che rende questo vino “unico ed esclusivo”.

 

La tecnica produttiva dell’Amarone 

Le zone vitivinicole della Valpolicella

Le zone vitivinicole della Valpolicella. Foto: Famiglie Storiche dell’Amarone 

 

Tra i fattori chiave della produzione di Amarone innanzitutto l’importanza del terroir, di quel territorio d’eccellenza da cui nascono vini e grandi complessi, la collina.

Altro fattore fondamentale, la tecnica dell’appassimento delle uve.

Consiste nel fare appassire le uve sane e mature, selezionate dai migliori vigneti al momento della raccolta manuale, prima della pigiatura.

I grappoli scelti sono adagiati in cassette e impilate in un ampio locale areato detto “fruttaio” e periodicamente controllate per la buona riuscita dell’appassimento.

Terzo elemento è l’importanza delle escursioni termiche, che arricchiscono il vino dal punto di vista fenolico e aromatico.

All’appassimento segue la vinificazione e l’affinamento in botte, di almeno due anni secondo il disciplinare. Un periodo che aumenta a quattro anni, nel caso delle riserve.

Sono tempi che le Famiglie scelgono di aumentare a tre anni per l’Amarone, a anche sei o sette anni per le riserve.

Affinamenti e appassimenti non veloci si rendono necessari per la complessità del prodotto finale.

L’Amarone è un vino che insegna la pazienza.

Un vino che richiede tanta ricerca, tanto lavoro in campagna e in cantina.

Un vino che è un’eccellenza del territorio e come tale va salvaguardato, anche come prezzo sul mercato.

 

Amarone Valpolicella: le forme di allevamento delle uve

Il sistema tradizionale di allevamento delle uve in Valpolicella, da cui poi si ricava l’Amarone, è la pergola.

Uve di Amarone Valpolicella

Vigneti in Valpolicella

Una forma di allevamento composta di pali robusti e resistenti, una serie di fili per appoggiare la vegetazione e pali intermedi per impedire il danneggiamento della struttura.

Esiste anche un sistema più innovativo, detto a guyot, di allevamento e potatura della vite, che permette di migliorare la crescita della pianta per adattarla agli obiettivi per cui è coltivata.

Ogni azienda racconta il proprio metodo di l’appassimento e il proprio sistema di impianto.

 

Amarone della Valpolicella Docg 2013 di Torre d’Orti

Torre d’Orti si trova nella parte più a ovest della Valpolicella, nel centro abitato di Marcellise.

È il punto dove la terra rossa tipica della Valpolicella Classica lascia spazio allo scoglio bianco e calcareo.

“Un terreno che” secondo Franco Piona, titolare dell’azienda, insieme al fratello Luciano “condiziona ciò che si trova nel bicchiere:

è un vino adatto all’invecchiamento, dal basso ph e dal grande equilibrio”.

L’azienda dispone di impianti a guyot, con circa 700 piante per ettaro.

Le uve dopo la vendemmia sono riposte in una cella, a circa 300 metri di altezza, dove l’appassimento ha la possibilità di essere controllato abbastanza bene in modo naturale.

Un’operazione – quella dell’appassimento – che si protrae fino a Gennaio.

E a cui segue vinificazione, svinamento e fermentazione in barrique di rovere francese, quasi tutte nuove, per i primi diciotto mesi.

Segue un’ulteriore fermentazione di sei mesi in bottiglia.

L’acidità spiccata dell’annata in degustazione ne fa un vino molto elegante.

“E dalla solida struttura, anche grazie alla presenza del vitigno Oseleta, responsabile inoltre del colore intenso di questo Amarone” aggiunge Ian d’Agata, direttore scientifico di Vinitaly International Academy.

 

De Buris Amarone della Valpolicella Doc Classico Riserva 2008 di Tommasi

Secondo la Famiglia Tommasi, ogni vigna merita un particolare progetto.

Per la collina del monte della Groletta, la parte più occidentale della Valpolicella Classica, nasce nel 2000 il progetto De Buris, dal nome della più antica villa veneta della Valpolicella.

Scopo di De Buris è produrre vini da bere, non solo da degustare, che rispettino il territorio da cui nascono.

Peculiarità del progetto: l’altitudine delle vigne, a 300 metri, ventilazione, escursione termica, vigne vecchie, basse rese.

Tutto ciò che serve per creare un vino di stile e qualità.

L’appassimento dura circa 120 giorni, l’affinamento in legno circa 5 anni, esclusivamente in botti di rovere di Slavonia.

L’annata in degustazione, il 2008, è la prima annata ufficialmente prodotta con il progetto De Buris.

Presentata durante la Masterclass, a Vinitaly, con già quattro anni di affinamento in bottiglia.

Vini che sono il risultato di una combinazione di fattori complessi e interscambiabili, non riducibili a sola tecnica.

Queste le parole con cui Ian d’Agata termina la presentazione di Tommasi Family Estates e cede la parola a Giuseppe Rizzardi, della Azienda Agricola Guerrieri Rizzardi.

 

Calcarole Amarone della Valpolicella Doc Classico 2006 di Guerrieri Rizzardi

I vigneti di Amarone Calcarole si trovano nella Valpolicella Classica, a circa 180 metri s.l.m.

Le vigne sono coltivate a spalliera e collocate sopra i caratteristici muretti a secco della Valpolicella, le “marogne”.

La collina è quasi interamente coltivata a Corvina. Il terreno è argilloso-sabbioso, di roccia calcarea.

L’appassimento delle uve raccolte è fatto in fruttaio, in cassette, senza metodi di controllo artificiali.

Necessaria dunque la selezione delle uve al momento della vendemmia.

L’Amarone Calcarole è un vino prodotto solo nelle annate migliori, con quantitativo limitato e bottiglie numerate.

L’annata presentata è la 2006: le uve sono pigiate, diraspate e fermentate.

La fermentazione avviene in tonneaux. Dopo 12 mesi, il vino viene messo per due anni in botti di rovere francese.

Viene imbottigliato, e fa circa un anno di affinamento in bottiglia.

Prende la parola nuovamente Ian d’Agata: “Pur essendo tre Amaroni della Valpolicella, sono tre vini nettamente diversi fra loro. Non potrebbero essere più dissimili.

Il primo – l’Amarone Torre d’Orti – presenta una acidità spiccata ma armoniosa, una spiccata struttura dei tannini.

Dell’Amarone De Buris colpisce la nettezza, la pulizia, la grande eleganza.

Il terzo presenta un velo di dolcezza accattivante che rende morbido il vino, con sentori e profumi che virano verso il terziario, verso sentori speziati e tostati.

Tre vini che raccontano ciascuno un angolo e un aspetto della Valpolicella”.

 

Serego Alighieri Vaio Armaron Amarone della Valpolicella Doc Classico 2006 di Masi

Masi presenta una riserva di Costasera, coltivata in un terreno dei Conti Serego Alighieri: una proprietà acquistata dal figlio del poeta Dante, antenato della famiglia.

Una collina particolarmente scoscesa, intorno ai 300 metri di altezza, nella zona Ovest della Valpolicella.

Peculiari nel vino le uve: 65% Corvina, Rondinella e Molinara.

Ma una Molinara particolare, nota come “Molinara Serego Alighieri”.

Proviene da undici ceppi, ancora esistenti, piantati nel cortile storico della villa nel 1875.

Altra caratteristica unica proviene dal tipo di affinamento in legno.

La seconda fase di affinamento avviene in botti di ciliegio, per un massimo di quattro mesi, secondo la tradizione della famiglia.

Questo conferisce al vino nel calice una spezia evidente e un sentore di ciliegia matura ulteriormente sottolineato.

Per Ian D’Agata si tratta di “un vino di rimarchevole suadenza”.

Dato da una combinazione di fattori, in un vino “dalla grana tattile”.

Grazie alla presenza della “Molinara Ciara”, è un vino di generosa potenza, gentilezza, dolcezza e buona beva.

È un vino molto diverso dai precedenti che ancora una volta mostra la ricchezza dell’Amarone Valpolicella e la sua diversità.

 

Amarone della Valpolicella Doc Riserva 2006 di Musella

L’Azienda Agricola Musella, la più a sud della Valpolicella, è in un luogo particolare: circondata da un bosco, che protegge la tenuta e i vigneti stessi.

La protegge anche da agricolture diverse: dal 2009 infatti l’azienda realizza una agricoltura biologica certificata.

Per la maggior parte possiede vigneti a spalliera, con reinserimento della pergola veronese.

L’appassimento avviene in maniera non forzata: a seconda del grado di umidità vengono aperte o chiuse le finestre del fruttaio, locale dove le uve sono poste ad appassire.

Anche la muffa nobile, quella bianca, è un elemento positivo nelle caratteristiche e nella complessità dell’Amarone.

Le uve selezionate al momento della raccolta, dopo una lunga fermentazione, sono inserite in botti grandi e lasciate lì per 2-3 anni.

 Ian D’Agata sottolinea che la 2006 è un’annata calda. L’annata calda si avverte nei sentori di ciliegia sfatta, di miele e di resina.

“È un vino delizioso, che ricorda bene la zona di produzione, quella più meridionale della Valpolicella, dove le uve maturano velocemente”.

 

Monte Ca’ Bianca Amarone della Valpolicella Doc Classico 2005 di Begali

12 ettari a San Pietro in Cariano, nel cuore della Valpolicella Classica: questi i possedimenti dell’Azienda Agricola Begali.

Nel 1993 iniziano a lavorare i vigneti di Monte Ca’ Bianca, di proprietà dal 1995. 

E dal 1995 iniziano a selezionare il proprio cru di Amarone.

Definiscono l’annata in degustazione, il 2005, “l’annata perfetta” secondo la loro idea di Amarone cru:

  • finezza, eleganza e acidità del vino;
  • allevamento tradizionale a pergola veronese;
  • moderno affinamento di circa 40 mesi in barrique.

Ian D’Agata lo definisce un vino elegante, armonioso. Di un’annata sottovalutata ma che ha saputo dare vini ben equilibrati.

Un vino che inizia suadente, si equilibra e torna dolce sul finale.

Un vino che porta la firma di Begali: come tutti i vini Begali, ha un tocco di gentilezza e di grazia.  

 

Campo dei Gigli Amarone della Valpolicella Doc 2004 di Tenuta Sant’Antonio

La Tenuta Sant’Antonio, dei fratelli Castagnedi, tra le vallate di Illasi e Mezzane, possiede vigneti collocati a 350 metri di quota, in un terreno molto calcareo.

In questi terreni, di ardua coltivazione proprio per la componente calcarea, coltivano Corvina, Corvinone, Rondinella, Croatina e Oseleta.

Peculiarità della produzione di Amarone è che la prima fermentazione (di circa un mese) non avviene in acciaio, ma in botte.

Le stesse botti dove, dopo il lavaggio, avviene la seconda fermentazione, dalla durata di circa tre anni.

L’utilizzo delle stesse botti arricchisce il vino dal punto di vista fenolico e aromatico.

Il sistema di allevamento è misto: in parte pergola veronese, in parte guyot.

Il vigneto più antico piantato è detto “il campo dei gigli” per la per crescita spontanea di questi fiori.

È il vigneto che dà anche il nome al vino in degustazione.

Interessanti al naso le spezie, più accentuate nei vini ricavate dalle zone orientali della Valpolicella.

Ian D’Agata rileva nell’Amarone Campo dei Gigli una complessità data dalla vigna vecchia da cui è ottenuto.

Ne deriva un vino suadente, aggraziato ma al tempo stesso potente.

 

Amarone della Valpolicella Doc Classico Riserva 2001 di Venturini

Venturini è la più piccola tra le Famiglie Storiche dell’Amarone.

Possiede circa 15 ettari di vigneti allevati a pergola in collina e a guyot nella zona pedemontana, nel cuore della Valpolicella Classica.

In essi coltivano le principali varietà autoctone: Corvina, Corvinone, Rondinella e Molinara.

Il vino in degustazione, annata 2001, è una riserva.

Prevede una doppia selezione delle uve, la prima in vigna, 11 anni di lavorazione e un anno di fermentazione in bottiglia.

Ogni anno producono 1400 bottiglie.

Secondo Ian D’Agata, è un vino fresco, leggero, nel senso buono del termine.

Peculiarità dell’azienda è anche la manutenzione e il ripristino dei 300 muretti a secco presenti nei loro vigneti, le già citate “marogne”.

 

Amarone della Valpolicella Doc Classico 2000 di Allegrini

L’Azienda Allegrini, a Fumane di Valpolicella, è oggi guidata dalla settima generazione della famiglia: Marilisa Allegrini, responsabile marketing, e Franco, winemaker, con Caterina, Silvia e Francesco.

Leggi anche La Famiglia Allegrini a Vinitaly 2019

I vigneti si trovano nei cinque comuni della Valpolicella Classica, con altitudine dai 2 ai 500 metri di altitudine:

  • Fumane
  • Marano di Valpolicella
  • Negrar
  • San Pietro in Cariano
  • Sant’Ambrogio di Valpolicella.

I vigneti più antichi sono quelli di altitudine più bassa, di recente acquisizione le più alte altitudini.

Buone annate di raccolta venivano in passato “rovinate” da condizioni meteo sfavorevoli, come inverni rigidi.

Si è cercato dunque di replicare le condizioni meteo ideali per ottenere buoni risultati.

Per salvaguardare il patrimonio portato in cantina dopo la vendemmia.

Il fattore chiave è l’umidità, che soprattutto nel primo periodo dell’appassimento può causare muffe.

Essenziale a tal proposito il controllo delle uve, con tecniche di monitoraggio:

l’appassimento mantiene la stessa durata ma si svolge in condizioni ideali. Garantendo la perfetta sanità delle uve.

L’Amarone Allegrini è un Amarone che punta su eleganza e finezza. Per questo obiettivo è fondamentale avere uve sane.

L’annata 2000, pur riflettendo le caratteristiche di un’annata calda, rimane comunque un Amarone che ha qualcosa da raccontare.

 

Amarone della Valpolicella Doc Classico Vigneto Monte Sant’Urbano 2000 di Speri

L’azienda vinicola Speri ha 60 ettari di proprietà nelle zone più vocate della Valpolicella Classica.

Non acquista uve altrui, vinifica solo le proprie, le uve autoctone della Valpolicella.

Il vigneto Sant’Urbano, da cui ha origine il Grande Rosso Veronese, si colloca nel cuore di Fumane, sul crinale di una collina. È un terreno di origine vulcanica, complesso da lavorare ma ricco nel caratterizzare il vino che se ne produce.

L’allevamento è a pergola veronese, con un’apertura centrale che mantiene le uve sane.

L’affinamento avviene in grandi botti di rovere di Slavonia, secondo la tradizione: l’obiettivo è infatti seguire la natura delle uve, non andare a coprirle.

Il 2000, l’annata in degustazione, è stata un’annata caldissima.

La presenza del terreno vulcanico mostra tuttavia come si possa creare un vino fresco, elegante e che rimanga asciutto.

“I vini migliori delle annate calde” sostiene Ian D’Agata “sono prodotti da quelle aziende che tradizionalmente lavorano meglio. È anche una questione di tecnica”.

 

Amarone della Valpolicella Doc Classico 1999 di Brigaldara

Brigaldara è introdotta nella Masterclass da Stefano Cesari, prima generazione dell’azienda.

Una azienda di circa 50 ettari, a Marano di Valpolicella, a circa 250 metri di altezza.

Esposta a ovest, in una zona calda della Valpolicella, caratterizzata prima da allevamenti tradizionali – a pergola trentina – poi anche da allevamenti a guyot.

In un’epoca in cui gli ettari vitati della Valpolicella erano 5000, contro gli 8000 attuali.

E la produzione di Amarone, si attestava intorno alle 4 000 000 bottiglie, contro i 13 000 000 di adesso.

Era molto più alta la selezione, e si faceva Amarone solo quando lo si poteva fare.

L’annata in degustazione è il 1999: un’annata fredda, caratterizzata da piogge nei mesi di Giugno e Luglio, una scarsa piovosità in Agosto.

Un’annata fredda, in una zona calda.

Ian D’Agata lo definisce “un vino potente suadente, che porta la firma di Brigaldara”.

E conclude: “Aver ottenuto un vino così, in un’annata difficile come quella in degustazione, è un grande successo. Un vino che dice del successo dell’azienda”.

Capitel Monte Olmi Amarone della Valpolicella Doc Classico 1999 di Tedeschi

Situata a Pedemonte, l’azienda Tedeschi porta in degustazione l’Amarone Classico Capitel Monte Olmi.

Nel 1964, grazie a Lorenzo Tedeschi, le uve del vigneto Monte Olmi iniziano a essere vinificate separatamente, con l’indicazione del nome in etichetta.

Già si era intuita l’importanza e la differenza del terroir.

Nasce così uno dei primi cru di Amarone; è una delle colline più basse dell’azienda, con una forte pendenza.

Altra peculiarità dell’azienda è quella di produrre parecchi cru: due di Amarone e tre di Valpolicella.

Il Capitel Monte Olmi è un terreno che presenta carbonato di calcio e argilla in grandi quantità.

L’argilla è importante per dare struttura al vino e per portare gli aromi.

La struttura calcarea, unita ai minerali e agli ossidi di ferro e manganese, porta note fruttate, di frutta rossa, come ciliegia marasca.

La parte sabbiosa del terreno porta con sé le note di ribes. In questo vigneto c’è anche una nota balsamica particolarmente spiccata.

Nelle annate difficili, come anche il 1999, è importante la conoscenza tecnica, data dalla storicità.

Occorre però anche sapersi innovare, continuare a studiare e conoscere sempre meglio il territorio.

La tecnica di Tedeschi prevede appassimento controllato e affinamento in botte grande per almeno tre anni.

Oggi il Capitel Monte Olmi è diventato Riserva. Con nove anni di affinamento in botte grande e uno in bottiglia

Dulcis in fundo, chiude la Masterclass Zenato, con un vino del 1993, un “vino antico” nella definizione di Ian D’Agata.

 

Amarone della Valpolicella Doc Classico 1993 di Zenato

Zenato: “L’anima nel Lugana e il cuore nella Valpolicella”. Nata in territorio di vini bianchi, negli anni Novanta Sergio Zenato decide che, per completare l’offerta dell’azienda, ci voglia un grande rosso.  

Acquista così la Tenuta Costalunga, a Sant’Ambrogio di Valpolicella, nella zona più a Ovest.

I vigneti si trovano a 300 metri s.l.m., in un terreno calcareo, composto di rocce antiche e da 70-80 cm di terra rossa argillosa.

Sono minerali che, attraverso la necessità delle radici di trovare refrigerio in profondità, caratterizzano il vino nel bicchiere.

Inizialmente si utilizzava il sistema di allevamento a pergola, oggi il guyot, più produttivo.

Dalle originali 3000 piante si è passati alle attuali 5500.

L’annata in degustazione è un Amarone della Valpolicella Doc Classico 1993, una annata storica

Imbottigliata nel 1999, dopo sei anni di affinamento in botte grande, è un ottimo esempio di come il Grande Rosso Veronese possa migliorare nel tempo e andare oltre ogni sfida.

Un vino definito da Ian D’Agata come “elegante e fine”: un vino “di delizia, che invecchia assolutamente bene”.

 

“Dalla library delle Famiglie, la storia dell’Amarone e dei suoi territori”. Le Famiglie Storiche dell’Amarone a Vinitaly per i dieci anni dell’Associazione

Il logo dell’Associazione Famiglie Storiche dell’Amarone

 

Biologico, enoturismo e mercati esteri. Intervista alla presidente Sabrina Tedeschi

Presidente Sabrina Tedeschi, a Vinitaly si è parlato molto di bio e di sostenibilità. Quale è la vostra posizione in merito?
“Poco prima di Vinitaly abbiamo ottenuto la certificazione di sostenibilità secondo il protocollo Equalitas per quanto riguarda l’azienda.

Poi abbiamo avviato – dico avviato, perché ovviamente serve del tempo – anche la sostenibilità dei nostri prodotti. Ci crediamo, seguiamo il protocollo biologico ed eravamo peraltro in conversione, bloccata però con la difficile annata 2014.

Crediamo che sia necessario lavorare per l’ambiente, perché poi l’ambiente regala grandi emozioni. È l’ambiente in cui viviamo, in cui lavoriamo, e bisogna in qualche modo essere a difesa dell’ambiente”.

Sabrina Tedeschi - Famiglie Storiche - Amarone Valpolicella

Sabrina Tedeschi

Mercati esteri, come vi ponete come strategia di penetrazione, specie in Cina?
“Noi esportiamo da parecchi anni dall’80 all’85% della nostra produzione. Conosciamo abbastanza bene i diversi mercati e stiamo lavorando anche in Cina.

La stiamo affrontando in modo del tutto diverso rispetto ad altri mercati. Siamo supportati anche da specialisti di quel territorio perché bisogna anche conoscere quella che è la cultura di un mercato per affrontarlo al meglio.

“Oggi, in Cina è importante essere nel mercato Ho.Re.Ca. Ma soprattutto bisogna raggiungere il mercato del consumatore finale, l’appassionato che acquista la bottiglia di vino. E che non necessariamente la abbina con​ il cibo.​

“L’abbinamento con il cibo è un carattere proprio della cultura occidentale. Il consumatore cinese apre una bottiglia di vino semplicemente per stare in compagnia. Proprio per questo si rende ancora più necessario un intermediario”.

A Vinitaly si è parlato molto di enoturismo. Quali sono le vostre iniziative nella promozione del territorio?
“Nell’ultimo periodo abbiamo creato una nuova struttura, adiacente all’azienda, per accogliere al meglio anche l’enoturista. Ci stiamo adoperando con le diverse agenzie sul territorio, per poter accogliere sempre più turisti.

Puntiamo a fare qualità anche in questo senso. Cerchiamo di portare gli appassionati di vino e di far conoscere sempre di più quello che è il nostro territorio”.

 

Le Famiglie Storiche dell’Amarone a Vinitaly

Le Famiglie Storiche hanno così voluto far conoscere a Vinitaly la loro produzione di eccellenza dell’Amarone Valpolicella con la prestigiosa Masterclass “Dalla library delle Famiglie, la storia dell’Amarone e dei suoi territori”.

Occasione preziosa per approfondire i diversi e variegati terroir della Valpolicella, e degustare annate eccezionali del Grande Rosso Veronese.

Cecilia Bay

 

 Leggi anche la pagina sulle CANTINE DELLA VALPOLICELLA

Leggi anche la pagina sulle proposte di ENOTURISMO

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Guida “I migliori 100 vini e vignaioli d’Italia” del Corriere della Sera. Prima in classifica una produttrice donna. Bevibilità, rispetto della terra e artigianalità i criteri di selezione

Guida “I migliori 100 vini e vignaioli d’Italia” del Corriere della Sera. Prima in classifica una produttrice donna. Bevibilità, rispetto della terra e artigianalità i criteri di selezione

Sono 200 le aziende vinicole selezionate da Luca Gardini, sommelier e Luciano Ferraro, caporedattore del Corriere della Sera, per la guida “I migliori 100 vini e vignaioli d’Italia del 2019”.

“La tutela di valori quali bevibilità, rispetto della terra, artigianalità e non solo”, sottolinea Luciano Ferraro, “rappresentano il filo conduttore della guida”.

Accanto a una prima selezione di grandi vini in vendita a non oltre 15 euro, scelti per storia personale e aziendale, si inserisce una classifica dei migliori vini con punteggio sul mercato nel 2019.

“La qualità va comunicata e fatta capire”, ha spiegato Luca Gardini nel presentare la guida durante Vinitaly 2019, il salone del vino e dei distillati che si è tenuto a Verona dal 7 al 10 aprile 2019.

Cantine storiche insieme a piccoli vignaioli poco conosciuti, star dello spettacolo con donne toste, tutti incentrati sulla qualità del prodotto.

 

Vinitaly 2019 - salone del vino e dei distillati - Verona - interno 3

 

“Guida ai 100 migliori vini e vignaioli d’Italia”: al primo posto una donna

A dimostrare che il settore del vino non è più solo maschile, Priscilla Incisa Della Rocchetta, “principessa del Sassicaia” di Tenuta San Guido, è il miglior vignaiolo dell’anno.

“Donna del vino” contemporanea, si impegna a valorizzare i suoi valori, le sue tradizione e la sua terra.

La sua, è una storia che nasce da un’intuizione, quella di Mario Incisa Della Rocchetta che nel dopoguerra prese la decisione rivoluzionaria di coltivare Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc nella sua tenuta vicino alla costa toscana.

Interpretazione quindi del territorio del Bolgheri, una zona così straordinaria a tal punto da diventare la prima e unica DOC esistente in Italia: Doc Bolgheri Sassicaia.

Il premio come miglior vignaiolo della tradizione è invece di Stefano Antonucci.

Visionario ed eclettico proprietario di Santa Barbara, Antonucci ha ammesso di essersi commosso quando ha ricevuto la notizia.

Dopo aver iniziato la sua attività lavorativa in un ufficio bancario, troppo grigio per un carattere esuberante come il suo, Antonucci ha fondato la sua cantina sulle colline marchigiane.

La passione, unita al rispetto della terra e alla voglia di innovare sono le basi sulle quali si fondano l’azienda e il processo produttivo.

L’obiettivo? Esaltare al meglio le caratteristiche del Verdicchio e del Montepulciano creando vini di grande personalità.

Alla presentazione della guida è intervenuto anche Bruno Vespa, giornalista e produttore di vino a Manduria.

Vespa ha sottolineato l’importanza di una guida che vada oltre le mode, fondata su punti di riferimento sicuri. Una guida che permetta agli winelover di essere consumatori informati e consapevoli.

“Esiste il vino che fa la differenza e se stiamo uniti facciamo noi la differenza”, così Luciano Ferraro ha introdotto Dietrich Ceolan, proprietario della Tenuta Ceo.

Miglior giovane vignaiolo, all’età di trent’anni, Ceolan si è distinto per una produzione sostenibile espressione della cultura vinicola altoatesina di qualità.

Ultimo premiato Willi Schaefer, miglior vignaiolo straniero.

Cantina antichissima nella zona del Mosnel, gli Schaefer si affidano al loro gusto e alle loro intuizioni personali per la selezione delle uve.

Nei vigneti si coltiva solo Riesling Renano, vitigno che si adatta infatti ai terreni argillosi e al clima piuttosto freddo.

 

Appuntamenti, eventi, spettacoli a Verona marzo 2019

 

Con la guida “I migliori 100 vini e vignaioli d’Italia del 2019”. Ferraro e Gardini, con passione e competenza, raccontano di vini ma anche di produttori.

A dimostrazione del fatto che dietro ad ogni bottiglia venduta c’è l’anima delle persone: lavoratori e artisti.

Descrivendo il color salmone brillante del nuovo arrivato in casa Ferrari Giulio Ferrari Rosé, Luciano Ferraro si ispira all’Enrosadira.

Il fenomeno per cui la maggior parte delle cime delle Dolomiti diventa di colore rosa soprattutto all’alba e al tramonto.

L’autenticità permette quindi all’eccellenza italiana di avvicinarsi al lettore e consumatore.

La guida “I migliori 100 vini e vignaioli d’Italia del 2019”.è in edicola con il Corriere della Sera (il costo è di 12,90 euro, in aggiunta al prezzo del quotidiano) per due mesi.

Anche in questa edizione, oltre a vini e vignaioli, nella sezione finale è presente una selezione interessante di oli, birra e distillati.

Martina Zanetti

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Prosecco Superiore Conegliano Valdobbiadene Docg: crescono export e fatturato. Sfida della sostenibilità ambientale per il Prosecco Doc

Prosecco Superiore Conegliano Valdobbiadene Docg: crescono export e fatturato. Sfida della sostenibilità ambientale per il Prosecco Doc

Spumante italiano, salgono il fatturato e l’export di Prosecco Superiore Docg. Un risultato che premia il lavoro e l’impegno di un territorio veneto che punta alla qualità e alla compatibilità ambientale.

Un fatturato in crescita del 3,8% a 521 milioni di euro nonostante una flessione di volumi, in questo particolare spumante, di circa l’1% rispetto al 2017.

Quanto ai nuovi mercati di esportazione, il Prosecco Superiore Docg ha fatto registrare nel 2018 crescite in valore del 57% per Cina e Hong Kong, del 18,5% in Australia e Nuova Zelanda. E un aumento di valore del 17,2% nella Federazione russa.

Questi i dati sul Prosecco Superiore Conegliano Valdobbiadene Docg secondo l’analisi condotta dal Centro interdipartimenttale per la ricerca in viticoltura ed enologia (Cirve) dell’Università di Padova.

Dati diffusi nell’ambito del Vinitaly, il salone del vino e dei distillati che si è tenuto a Verona dal 7 al 10 aprile 2019.  

“I risultati che presentiamo”, ha detto Innocente Nardi, presidente del Consorzio di tutela, “confermano che la strada della qualità che abbiamo tracciato e stiamo percorrendo ci conduce al traguardo”. 

Nonostante l’aumento del prezzo gli italiani continuano a scegliere Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore, riconoscendo il valore del prodotto.

La crescita delle vendite nazionali (+6,3%) e del valore corrispettivo (+12,2%) è la risposta che il Consorzio di tutela del Prosecco Conegliano Valdobbiadene Docg si aspettava.

Un risultato che arriva dopo il lavoro per promuovere l’eccellenza di un prodotto che ha origine in un territorio piccolo e impervio.

Una zona, quella del Prosecco Conegliano Valdobbiadene, dove la difficoltà tra i filari è compensata dal saper fare e dalla passione di ognuno dei viticoltori.

Il Consorzio tempo fa aveva anche annunciato l’impegno a rinunciare al diserbo con Glifosato nei 15 Comuni della Docg.

“Siamo il territorio agricolo più esteso del continente”, ha aggiunto Nardi, “che ha già bandito questa sostanza”.

 

Territorio Prosecco Conegliano Valdobbiadene Docg

Spumante italiano: zona di produzione del Prosecco Superiore Conegliano Valdobbiadene Docg

 

Spumanti italiani: la storia del Prosecco Docg

Nel 1962 un gruppo di 11 produttori, in rappresentanza delle grandi case spumantistiche e delle principali cooperative di viticoltori, costituirono il Consorzio di Tutela del Prosecco di Conegliano Valdobbiadene.

Proposero un disciplinare di produzione per proteggere la qualità e l’immagine del proprio vino.

Consorzio Tutela Prosecco Conegliano Valdobbiadene DocgSette anni più tardi, il 2 aprile del 1969, il loro sforzo fu premiato con il riconoscimento, da parte del Ministero dell’Agricoltura, di Conegliano e Valdobbiadene come zona Doc di produzione del Prosecco e del Superiore di Cartizze.

Con questo atto per la prima volta viene riconosciuta per legge e disciplinata formalmente dalle istituzioni la produzione di Prosecco.

Il Consorzio di Tutela riunisce i produttori della denominazione con lo scopo di tutelare e promuovere in Italia e nel Mondo il Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore.

Nel 2009, con la riorganizzazione delle denominazioni Prosecco, il Ministero dell’Agricoltura la classifica come Denominazione di Origine Controllata e Garantita (Docg) massimo livello qualitativo italiano.

 

Leggi anche la pagina sugli SPUMANTI DI VERONA

Leggi le informazioni sul Consorzio del Prosecco Conegliano Valdobbiadene Docg

 

vino spumante italiano e feste natalizie - verona wine love

 

Prosecco Doc: programma di sostenibilità ambientale, sociale ed economica 

Nuova sfida ambientale per il Consorzio di tutela del Prosecco Doc. Obiettivo: arrivare alla sostenibilità certificata a livello territoriale.

E’ con questo scopo che nasce PRO.S.E.C.CO. Doc, acronimo che sta per Programma della Sostenibilità e del Controllo della Competitività della filiera vitivinicola.

Si tratta del prototipo di sistema per una gestione sostenibile della denominazione.

Come per la certificazione creata dalla società Equalitas, controllata da Federdoc e partecipata da CSQA-Valoritalia, 3A vino e Gambero Rosso, si muove sui pilastri ambientale, etico-sociale ed economico.

Il progetto è stato illustrato a Vinitaly di Verona dal presidente e dal direttore del Consorzio Stefano Zanette e Luca Giavi, insieme al presidente di Equalitas e Federdoc, Riccardo Ricci Curbastro, che per l’occasione ha premiato le aziende Tedeschi, Allegrini e Arnaldo Caprai entrate ufficialmente nella famiglia Equalitas.

Consorzio Tutela Prosecco Doc“La sostenibilità è ormai un volano indispensabile per il futuro del nostro comparto”, ha detto Ricci Curbastro. “Con questa certificazione indirizziamo le aziende a intraprendere un percorso integrato nelle dimensioni ambientale, sociale ed economica“.

E’ un percorso impegnativo. Ma è fondamentale per essere competitivi sui mercati internazionali.

Secondo il presidente del Consorzio, “la sostenibilità è una necessità per le aziende perché richiesta dal mercato“.

Con questo progetto è possibile verificare con aziende e cantine eventuali criticità e possibilità di miglioramento, compresa la gestione dei costi a livello aziendale.

Leggi le informazioni sul Consorzio Tutela Prosecco Doc

 

La zona di produzione del Prosecco tra Veneto e Friuli

 

C’è SPUMANTE e SPUMANTE. La sottile differenza fra lo spumante e il Prosecco

Noi abbiamo catalogato qui il Prosecco Docg di Conegliano e Valdobbiadene e il Prosecco Doc come una varietà di “spumante”. Fra spumante e Prosecco c’è comunque una sottile e raffinata differenza.

Anche se, per comodità, possiamo considerare il Prosecco – nelle sue declinazioni particolari – uno dei più noti e apprezzati spumanti italiani.

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