Vinitaly 2019 ha chiuso con 125 mila presenze e +3% di top buyer. E’ il salone del vino a Verona più grande di sempre

Vinitaly 2019 ha chiuso con 125 mila presenze e +3% di top buyer. E’ il salone del vino a Verona più grande di sempre

La 53ª edizione del Vinitaly, il Salone Internazionale dei Vini e Distillati di Verona ha chiuso i battenti.

Sono 125 mila le presenze registrate in questi giorni al Vinitaly, da 145 nazioni, in linea con l’edizione precedente.

Sono aumentati del 3% i buyer esteri accreditati, con 33 mila presenze.

I dati attestano l’interesse crescente degli operatori verso una manifestazione diventata un punto di riferimento del comparto vitivinicolo.

Commenta, il presidente di Veronafiere, Maurizio Danese: “Il ruolo guida di Vinitaly per il sistema vitivinicolo è stato confermato dall’attenzione istituzionale, con la visita del presidente del Consiglio, dei due vicepremier, del presidente del Senato, del ministro delle Politiche agricole e del Turismo, e a livello europeo con il commissario per l’Agricoltura”.

 

Vinitaly: 4600 aziende per il salone del vino più grande di sempre

“È stato il Vinitaly più grande di sempre, con 4.600 aziende, 130 in più dell’anno scorso, e 100mila metri quadrati espositivi netti; ma da domani saremo già al lavoro per migliorare ancora”, commenta Danese, presidente di Veronafiere.

Sottolinea Danese: “Continua la focalizzazione sulla selezione di visitatori verso una presenza sempre più professionale e internazionale. A riprova, sono aumentate di 20 mila, per un totale di 80 mila, le presenze di winelover al fuori salone di Vinitaly and the City”.

 

Vinitaly 2019 - the guide to the international wine event in Verona - April 2019 - AA

 

L’aspetto internazionale di Vinitaly 2019: 3% in più di top buyer

“Una delle cifre anche di questa edizione di Vinitay è stata di sicuro l’internazionalità, con l’ulteriore incremento del 3% dei top buyer presenti tra i padiglioni”, spiega Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere.

E aggiunge: “Merito delle ulteriori risorse investite sull’attività di incoming, con la selezione e gli inviti da 50 paesi target e la collaborazione con Agenzia ICE”.

Il presidente Danese precisa: “Dopo quella in Brasile, abbiamo lanciato la nuova piattaforma di promozione Wine To Asia attiva dal 2020 in Cina, a Shenzhen”.

 

Vinitaly 2019: in crescita gli operatori da Usa, Germania, Regno Unito e Cina

Nella top five delle provenienze degli operatori primeggiano gli Stati Uniti (+2% sul 2018), seguiti da Germania (+4%), Regno Unito (+9%), Cina (+3%) e Canada (+18%).

Su questo fronte molte bene il Giappone (+11%): un risultato che, sommato agli altri registrati dal Far East, supporta la scelta di Veronafiere di creare un nuovo strumento di promozione permanente dedicato all’Asia.

 

Un salone del vino sempre più digital

“Questo è stato anche un Vinitaly sempre più digital e connesso”, spiega il direttore generale Mantovani. “Un Vinitaly che ha certificato la centralità nella nostra community globale della Directory online in nove lingue che conta più di 4.500 aziende e 18mila vini (aumentati del 20%) e ha registrato oltre 1 milione di visite nelle ultime due settimane, senza dimenticare il debutto della geolocalizzazione nei padiglioni, per facilitare l’incontro tra domanda e offerta».

E ancora il dg Mantovani: “Vinitaly Directory, la business guide online in 9 lingue, supera le 18mila etichette (+20%). Boom di visite del portale: in due settimane oltre 1 milione di pagine visualizzate”.

 

Vinitaly and The City - fuori salone del vino a Verona per winelovers

 

Vinitaly and The City, il fuorisalone del Vinitaly e le altre manifestazioni

A Vinitaly and the City 80 mila appassionati e winelover tra Verona (70 mila) e i tre borghi storici della provincia: Bardolino, Valeggio sul Mincio e Soave (in tutto 10 mila presenze).

Ad integrare e ampliare l’offerta di Vinitaly, si sono svolte come ogni anno in contemporanea Sol&Agrifood, la manifestazione di Veronafiere sull’agroalimentare di qualità ed Enolitech, rassegna su accessori e tecnologie per la filiera oleicola e vitivinicola.

Quest’anno si è affiancata anche Vinitaly Design  che ha proposto prodotti e accessori che completano l’offerta legata alla promozione del vino e all’esperienza sensoriale.

Un panorama di proposte che vanno dall’oggettistica per la degustazione e il servizio, agli arredi per cantine, enoteche e ristoranti, sino al packaging personalizzato.

Questa edizione del Vinitaly, Salone Internazionale del Vino e Distillati di Verona, è da considerarsi la più grande di sempre.

Nei quattro giorni della manifestazione sono stati presenti 4.600 aziende espositrici (130 in più dello scorso anno) da 35 nazioni su 100mila metri quadrati netti espositivi.

La 54ª edizione di Vinitaly è in programma dal 19 al 22 aprile 2020.

Articolo a cura di Nicola Albi
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“Dalla library delle Famiglie, la storia dell’Amarone e dei suoi territori”. La masterclass delle Famiglie Storiche sull’Amarone Valpolicella

“Dalla library delle Famiglie, la storia dell’Amarone e dei suoi territori”. La masterclass delle Famiglie Storiche sull’Amarone Valpolicella

L’Amarone Valpolicella affonda le sue radici nella storia e nella tradizione d’eccellenza dei vini veronesi.

E guarda avanti, affidandosi alle nuove generazioni di produttori.

La Masterclass “Dalla library delle Famiglie, la storia dell’Amarone e dei suoi territori”, a Vinitaly 2019, alla fiera di Verona, ha confermato come il Grande Rosso Veronese si inserisca nel solco di tradizione e artigianalità, con un impegno costante all’innovazione.

A Vinitaly, che si è concluso una settimana fa, Romano Artoni, vicepresidente di Verona Fiere: nei saluti istituzionali ha parlato di passione.

La passione dei produttori per un vino di grande qualità, l’Amarone Valpolicella.

Ma anche la passione che ogni anno muove e crea l’evento di Vinitaly, grazie in particolare all’area manager Gianni Bruno.

A introdurre la Masterclass Maria Sabrina Tedeschi, presidentessa delle Famiglie Storiche:

“L’Associazione conta oggi tredici soci, tredici famiglie storiche, che da più generazioni tramandano l’arte di produrre Amarone.

E che oggi sono pronte a preparare le nuove leve, per tenere sempre alta l’immagine del prodotto.

Essere famiglia vuol dire essere presenti in tutte le fasi, dalla vigna alla promozione nel mondo”.

 

Famiglie Storiche dell'Amarone a Vinitaly 2019

Le Famiglie Storiche dell’Amarone a Vinitaly 2019

 

È Sandro Boscaini, Presidente e AD di Masi Agricola, primo Presidente dell’Associazione, a raccontare le motivazioni che hanno portato le Famiglie a riunirsi:

“Crediamo che l’Amarone debba trovare un suo collocamento, di qualità, di prezzo e di originalità di prodotto.

E su questi temi abbiamo ragionato al momento di metterci insieme.

Mettendoci insieme abbiamo richiamato l’attenzione su quello che l’Amarone è.

E continueremo a farlo perché si tratta di un prodotto iconico dell’Italia”.

Marilisa Allegrini, presidente dell’associazione negli anni 2013-2016, parla di “importanza e bellezza della promozione” del Grande Rosso Veronese, nel contesto storico e artistico che lo caratterizza.

E della peculiare tecnica dell’appassimento che rende questo vino “unico ed esclusivo”.

 

La tecnica produttiva dell’Amarone 

Le zone vitivinicole della Valpolicella

Le zone vitivinicole della Valpolicella. Foto: Famiglie Storiche dell’Amarone 

 

Tra i fattori chiave della produzione di Amarone innanzitutto l’importanza del terroir, di quel territorio d’eccellenza da cui nascono vini e grandi complessi, la collina.

Altro fattore fondamentale, la tecnica dell’appassimento delle uve.

Consiste nel fare appassire le uve sane e mature, selezionate dai migliori vigneti al momento della raccolta manuale, prima della pigiatura.

I grappoli scelti sono adagiati in cassette e impilate in un ampio locale areato detto “fruttaio” e periodicamente controllate per la buona riuscita dell’appassimento.

Terzo elemento è l’importanza delle escursioni termiche, che arricchiscono il vino dal punto di vista fenolico e aromatico.

All’appassimento segue la vinificazione e l’affinamento in botte, di almeno due anni secondo il disciplinare. Un periodo che aumenta a quattro anni, nel caso delle riserve.

Sono tempi che le Famiglie scelgono di aumentare a tre anni per l’Amarone, a anche sei o sette anni per le riserve.

Affinamenti e appassimenti non veloci si rendono necessari per la complessità del prodotto finale.

L’Amarone è un vino che insegna la pazienza.

Un vino che richiede tanta ricerca, tanto lavoro in campagna e in cantina.

Un vino che è un’eccellenza del territorio e come tale va salvaguardato, anche come prezzo sul mercato.

 

Amarone Valpolicella: le forme di allevamento delle uve

Il sistema tradizionale di allevamento delle uve in Valpolicella, da cui poi si ricava l’Amarone, è la pergola.

Uve di Amarone Valpolicella

Vigneti in Valpolicella

Una forma di allevamento composta di pali robusti e resistenti, una serie di fili per appoggiare la vegetazione e pali intermedi per impedire il danneggiamento della struttura.

Esiste anche un sistema più innovativo, detto a guyot, di allevamento e potatura della vite, che permette di migliorare la crescita della pianta per adattarla agli obiettivi per cui è coltivata.

Ogni azienda racconta il proprio metodo di l’appassimento e il proprio sistema di impianto.

 

Amarone della Valpolicella Docg 2013 di Torre d’Orti

Torre d’Orti si trova nella parte più a ovest della Valpolicella, nel centro abitato di Marcellise.

È il punto dove la terra rossa tipica della Valpolicella Classica lascia spazio allo scoglio bianco e calcareo.

“Un terreno che” secondo Franco Piona, titolare dell’azienda, insieme al fratello Luciano “condiziona ciò che si trova nel bicchiere:

è un vino adatto all’invecchiamento, dal basso ph e dal grande equilibrio”.

L’azienda dispone di impianti a guyot, con circa 700 piante per ettaro.

Le uve dopo la vendemmia sono riposte in una cella, a circa 300 metri di altezza, dove l’appassimento ha la possibilità di essere controllato abbastanza bene in modo naturale.

Un’operazione – quella dell’appassimento – che si protrae fino a Gennaio.

E a cui segue vinificazione, svinamento e fermentazione in barrique di rovere francese, quasi tutte nuove, per i primi diciotto mesi.

Segue un’ulteriore fermentazione di sei mesi in bottiglia.

L’acidità spiccata dell’annata in degustazione ne fa un vino molto elegante.

“E dalla solida struttura, anche grazie alla presenza del vitigno Oseleta, responsabile inoltre del colore intenso di questo Amarone” aggiunge Ian d’Agata, direttore scientifico di Vinitaly International Academy.

 

De Buris Amarone della Valpolicella Doc Classico Riserva 2008 di Tommasi

Secondo la Famiglia Tommasi, ogni vigna merita un particolare progetto.

Per la collina del monte della Groletta, la parte più occidentale della Valpolicella Classica, nasce nel 2000 il progetto De Buris, dal nome della più antica villa veneta della Valpolicella.

Scopo di De Buris è produrre vini da bere, non solo da degustare, che rispettino il territorio da cui nascono.

Peculiarità del progetto: l’altitudine delle vigne, a 300 metri, ventilazione, escursione termica, vigne vecchie, basse rese.

Tutto ciò che serve per creare un vino di stile e qualità.

L’appassimento dura circa 120 giorni, l’affinamento in legno circa 5 anni, esclusivamente in botti di rovere di Slavonia.

L’annata in degustazione, il 2008, è la prima annata ufficialmente prodotta con il progetto De Buris.

Presentata durante la Masterclass, a Vinitaly, con già quattro anni di affinamento in bottiglia.

Vini che sono il risultato di una combinazione di fattori complessi e interscambiabili, non riducibili a sola tecnica.

Queste le parole con cui Ian d’Agata termina la presentazione di Tommasi Family Estates e cede la parola a Giuseppe Rizzardi, della Azienda Agricola Guerrieri Rizzardi.

 

Calcarole Amarone della Valpolicella Doc Classico 2006 di Guerrieri Rizzardi

I vigneti di Amarone Calcarole si trovano nella Valpolicella Classica, a circa 180 metri s.l.m.

Le vigne sono coltivate a spalliera e collocate sopra i caratteristici muretti a secco della Valpolicella, le “marogne”.

La collina è quasi interamente coltivata a Corvina. Il terreno è argilloso-sabbioso, di roccia calcarea.

L’appassimento delle uve raccolte è fatto in fruttaio, in cassette, senza metodi di controllo artificiali.

Necessaria dunque la selezione delle uve al momento della vendemmia.

L’Amarone Calcarole è un vino prodotto solo nelle annate migliori, con quantitativo limitato e bottiglie numerate.

L’annata presentata è la 2006: le uve sono pigiate, diraspate e fermentate.

La fermentazione avviene in tonneaux. Dopo 12 mesi, il vino viene messo per due anni in botti di rovere francese.

Viene imbottigliato, e fa circa un anno di affinamento in bottiglia.

Prende la parola nuovamente Ian d’Agata: “Pur essendo tre Amaroni della Valpolicella, sono tre vini nettamente diversi fra loro. Non potrebbero essere più dissimili.

Il primo – l’Amarone Torre d’Orti – presenta una acidità spiccata ma armoniosa, una spiccata struttura dei tannini.

Dell’Amarone De Buris colpisce la nettezza, la pulizia, la grande eleganza.

Il terzo presenta un velo di dolcezza accattivante che rende morbido il vino, con sentori e profumi che virano verso il terziario, verso sentori speziati e tostati.

Tre vini che raccontano ciascuno un angolo e un aspetto della Valpolicella”.

 

Serego Alighieri Vaio Armaron Amarone della Valpolicella Doc Classico 2006 di Masi

Masi presenta una riserva di Costasera, coltivata in un terreno dei Conti Serego Alighieri: una proprietà acquistata dal figlio del poeta Dante, antenato della famiglia.

Una collina particolarmente scoscesa, intorno ai 300 metri di altezza, nella zona Ovest della Valpolicella.

Peculiari nel vino le uve: 65% Corvina, Rondinella e Molinara.

Ma una Molinara particolare, nota come “Molinara Serego Alighieri”.

Proviene da undici ceppi, ancora esistenti, piantati nel cortile storico della villa nel 1875.

Altra caratteristica unica proviene dal tipo di affinamento in legno.

La seconda fase di affinamento avviene in botti di ciliegio, per un massimo di quattro mesi, secondo la tradizione della famiglia.

Questo conferisce al vino nel calice una spezia evidente e un sentore di ciliegia matura ulteriormente sottolineato.

Per Ian D’Agata si tratta di “un vino di rimarchevole suadenza”.

Dato da una combinazione di fattori, in un vino “dalla grana tattile”.

Grazie alla presenza della “Molinara Ciara”, è un vino di generosa potenza, gentilezza, dolcezza e buona beva.

È un vino molto diverso dai precedenti che ancora una volta mostra la ricchezza dell’Amarone Valpolicella e la sua diversità.

 

Amarone della Valpolicella Doc Riserva 2006 di Musella

L’Azienda Agricola Musella, la più a sud della Valpolicella, è in un luogo particolare: circondata da un bosco, che protegge la tenuta e i vigneti stessi.

La protegge anche da agricolture diverse: dal 2009 infatti l’azienda realizza una agricoltura biologica certificata.

Per la maggior parte possiede vigneti a spalliera, con reinserimento della pergola veronese.

L’appassimento avviene in maniera non forzata: a seconda del grado di umidità vengono aperte o chiuse le finestre del fruttaio, locale dove le uve sono poste ad appassire.

Anche la muffa nobile, quella bianca, è un elemento positivo nelle caratteristiche e nella complessità dell’Amarone.

Le uve selezionate al momento della raccolta, dopo una lunga fermentazione, sono inserite in botti grandi e lasciate lì per 2-3 anni.

 Ian D’Agata sottolinea che la 2006 è un’annata calda. L’annata calda si avverte nei sentori di ciliegia sfatta, di miele e di resina.

“È un vino delizioso, che ricorda bene la zona di produzione, quella più meridionale della Valpolicella, dove le uve maturano velocemente”.

 

Monte Ca’ Bianca Amarone della Valpolicella Doc Classico 2005 di Begali

12 ettari a San Pietro in Cariano, nel cuore della Valpolicella Classica: questi i possedimenti dell’Azienda Agricola Begali.

Nel 1993 iniziano a lavorare i vigneti di Monte Ca’ Bianca, di proprietà dal 1995. 

E dal 1995 iniziano a selezionare il proprio cru di Amarone.

Definiscono l’annata in degustazione, il 2005, “l’annata perfetta” secondo la loro idea di Amarone cru:

  • finezza, eleganza e acidità del vino;
  • allevamento tradizionale a pergola veronese;
  • moderno affinamento di circa 40 mesi in barrique.

Ian D’Agata lo definisce un vino elegante, armonioso. Di un’annata sottovalutata ma che ha saputo dare vini ben equilibrati.

Un vino che inizia suadente, si equilibra e torna dolce sul finale.

Un vino che porta la firma di Begali: come tutti i vini Begali, ha un tocco di gentilezza e di grazia.  

 

Campo dei Gigli Amarone della Valpolicella Doc 2004 di Tenuta Sant’Antonio

La Tenuta Sant’Antonio, dei fratelli Castagnedi, tra le vallate di Illasi e Mezzane, possiede vigneti collocati a 350 metri di quota, in un terreno molto calcareo.

In questi terreni, di ardua coltivazione proprio per la componente calcarea, coltivano Corvina, Corvinone, Rondinella, Croatina e Oseleta.

Peculiarità della produzione di Amarone è che la prima fermentazione (di circa un mese) non avviene in acciaio, ma in botte.

Le stesse botti dove, dopo il lavaggio, avviene la seconda fermentazione, dalla durata di circa tre anni.

L’utilizzo delle stesse botti arricchisce il vino dal punto di vista fenolico e aromatico.

Il sistema di allevamento è misto: in parte pergola veronese, in parte guyot.

Il vigneto più antico piantato è detto “il campo dei gigli” per la per crescita spontanea di questi fiori.

È il vigneto che dà anche il nome al vino in degustazione.

Interessanti al naso le spezie, più accentuate nei vini ricavate dalle zone orientali della Valpolicella.

Ian D’Agata rileva nell’Amarone Campo dei Gigli una complessità data dalla vigna vecchia da cui è ottenuto.

Ne deriva un vino suadente, aggraziato ma al tempo stesso potente.

 

Amarone della Valpolicella Doc Classico Riserva 2001 di Venturini

Venturini è la più piccola tra le Famiglie Storiche dell’Amarone.

Possiede circa 15 ettari di vigneti allevati a pergola in collina e a guyot nella zona pedemontana, nel cuore della Valpolicella Classica.

In essi coltivano le principali varietà autoctone: Corvina, Corvinone, Rondinella e Molinara.

Il vino in degustazione, annata 2001, è una riserva.

Prevede una doppia selezione delle uve, la prima in vigna, 11 anni di lavorazione e un anno di fermentazione in bottiglia.

Ogni anno producono 1400 bottiglie.

Secondo Ian D’Agata, è un vino fresco, leggero, nel senso buono del termine.

Peculiarità dell’azienda è anche la manutenzione e il ripristino dei 300 muretti a secco presenti nei loro vigneti, le già citate “marogne”.

 

Amarone della Valpolicella Doc Classico 2000 di Allegrini

L’Azienda Allegrini, a Fumane di Valpolicella, è oggi guidata dalla settima generazione della famiglia: Marilisa Allegrini, responsabile marketing, e Franco, winemaker, con Caterina, Silvia e Francesco.

Leggi anche La Famiglia Allegrini a Vinitaly 2019

I vigneti si trovano nei cinque comuni della Valpolicella Classica, con altitudine dai 2 ai 500 metri di altitudine:

  • Fumane
  • Marano di Valpolicella
  • Negrar
  • San Pietro in Cariano
  • Sant’Ambrogio di Valpolicella.

I vigneti più antichi sono quelli di altitudine più bassa, di recente acquisizione le più alte altitudini.

Buone annate di raccolta venivano in passato “rovinate” da condizioni meteo sfavorevoli, come inverni rigidi.

Si è cercato dunque di replicare le condizioni meteo ideali per ottenere buoni risultati.

Per salvaguardare il patrimonio portato in cantina dopo la vendemmia.

Il fattore chiave è l’umidità, che soprattutto nel primo periodo dell’appassimento può causare muffe.

Essenziale a tal proposito il controllo delle uve, con tecniche di monitoraggio:

l’appassimento mantiene la stessa durata ma si svolge in condizioni ideali. Garantendo la perfetta sanità delle uve.

L’Amarone Allegrini è un Amarone che punta su eleganza e finezza. Per questo obiettivo è fondamentale avere uve sane.

L’annata 2000, pur riflettendo le caratteristiche di un’annata calda, rimane comunque un Amarone che ha qualcosa da raccontare.

 

Amarone della Valpolicella Doc Classico Vigneto Monte Sant’Urbano 2000 di Speri

L’azienda vinicola Speri ha 60 ettari di proprietà nelle zone più vocate della Valpolicella Classica.

Non acquista uve altrui, vinifica solo le proprie, le uve autoctone della Valpolicella.

Il vigneto Sant’Urbano, da cui ha origine il Grande Rosso Veronese, si colloca nel cuore di Fumane, sul crinale di una collina. È un terreno di origine vulcanica, complesso da lavorare ma ricco nel caratterizzare il vino che se ne produce.

L’allevamento è a pergola veronese, con un’apertura centrale che mantiene le uve sane.

L’affinamento avviene in grandi botti di rovere di Slavonia, secondo la tradizione: l’obiettivo è infatti seguire la natura delle uve, non andare a coprirle.

Il 2000, l’annata in degustazione, è stata un’annata caldissima.

La presenza del terreno vulcanico mostra tuttavia come si possa creare un vino fresco, elegante e che rimanga asciutto.

“I vini migliori delle annate calde” sostiene Ian D’Agata “sono prodotti da quelle aziende che tradizionalmente lavorano meglio. È anche una questione di tecnica”.

 

Amarone della Valpolicella Doc Classico 1999 di Brigaldara

Brigaldara è introdotta nella Masterclass da Stefano Cesari, prima generazione dell’azienda.

Una azienda di circa 50 ettari, a Marano di Valpolicella, a circa 250 metri di altezza.

Esposta a ovest, in una zona calda della Valpolicella, caratterizzata prima da allevamenti tradizionali – a pergola trentina – poi anche da allevamenti a guyot.

In un’epoca in cui gli ettari vitati della Valpolicella erano 5000, contro gli 8000 attuali.

E la produzione di Amarone, si attestava intorno alle 4 000 000 bottiglie, contro i 13 000 000 di adesso.

Era molto più alta la selezione, e si faceva Amarone solo quando lo si poteva fare.

L’annata in degustazione è il 1999: un’annata fredda, caratterizzata da piogge nei mesi di Giugno e Luglio, una scarsa piovosità in Agosto.

Un’annata fredda, in una zona calda.

Ian D’Agata lo definisce “un vino potente suadente, che porta la firma di Brigaldara”.

E conclude: “Aver ottenuto un vino così, in un’annata difficile come quella in degustazione, è un grande successo. Un vino che dice del successo dell’azienda”.

Capitel Monte Olmi Amarone della Valpolicella Doc Classico 1999 di Tedeschi

Situata a Pedemonte, l’azienda Tedeschi porta in degustazione l’Amarone Classico Capitel Monte Olmi.

Nel 1964, grazie a Lorenzo Tedeschi, le uve del vigneto Monte Olmi iniziano a essere vinificate separatamente, con l’indicazione del nome in etichetta.

Già si era intuita l’importanza e la differenza del terroir.

Nasce così uno dei primi cru di Amarone; è una delle colline più basse dell’azienda, con una forte pendenza.

Altra peculiarità dell’azienda è quella di produrre parecchi cru: due di Amarone e tre di Valpolicella.

Il Capitel Monte Olmi è un terreno che presenta carbonato di calcio e argilla in grandi quantità.

L’argilla è importante per dare struttura al vino e per portare gli aromi.

La struttura calcarea, unita ai minerali e agli ossidi di ferro e manganese, porta note fruttate, di frutta rossa, come ciliegia marasca.

La parte sabbiosa del terreno porta con sé le note di ribes. In questo vigneto c’è anche una nota balsamica particolarmente spiccata.

Nelle annate difficili, come anche il 1999, è importante la conoscenza tecnica, data dalla storicità.

Occorre però anche sapersi innovare, continuare a studiare e conoscere sempre meglio il territorio.

La tecnica di Tedeschi prevede appassimento controllato e affinamento in botte grande per almeno tre anni.

Oggi il Capitel Monte Olmi è diventato Riserva. Con nove anni di affinamento in botte grande e uno in bottiglia

Dulcis in fundo, chiude la Masterclass Zenato, con un vino del 1993, un “vino antico” nella definizione di Ian D’Agata.

 

Amarone della Valpolicella Doc Classico 1993 di Zenato

Zenato: “L’anima nel Lugana e il cuore nella Valpolicella”. Nata in territorio di vini bianchi, negli anni Novanta Sergio Zenato decide che, per completare l’offerta dell’azienda, ci voglia un grande rosso.  

Acquista così la Tenuta Costalunga, a Sant’Ambrogio di Valpolicella, nella zona più a Ovest.

I vigneti si trovano a 300 metri s.l.m., in un terreno calcareo, composto di rocce antiche e da 70-80 cm di terra rossa argillosa.

Sono minerali che, attraverso la necessità delle radici di trovare refrigerio in profondità, caratterizzano il vino nel bicchiere.

Inizialmente si utilizzava il sistema di allevamento a pergola, oggi il guyot, più produttivo.

Dalle originali 3000 piante si è passati alle attuali 5500.

L’annata in degustazione è un Amarone della Valpolicella Doc Classico 1993, una annata storica

Imbottigliata nel 1999, dopo sei anni di affinamento in botte grande, è un ottimo esempio di come il Grande Rosso Veronese possa migliorare nel tempo e andare oltre ogni sfida.

Un vino definito da Ian D’Agata come “elegante e fine”: un vino “di delizia, che invecchia assolutamente bene”.

 

“Dalla library delle Famiglie, la storia dell’Amarone e dei suoi territori”. Le Famiglie Storiche dell’Amarone a Vinitaly per i dieci anni dell’Associazione

Il logo dell’Associazione Famiglie Storiche dell’Amarone

 

Biologico, enoturismo e mercati esteri. Intervista alla presidente Sabrina Tedeschi

Presidente Sabrina Tedeschi, a Vinitaly si è parlato molto di bio e di sostenibilità. Quale è la vostra posizione in merito?
“Poco prima di Vinitaly abbiamo ottenuto la certificazione di sostenibilità secondo il protocollo Equalitas per quanto riguarda l’azienda.

Poi abbiamo avviato – dico avviato, perché ovviamente serve del tempo – anche la sostenibilità dei nostri prodotti. Ci crediamo, seguiamo il protocollo biologico ed eravamo peraltro in conversione, bloccata però con la difficile annata 2014.

Crediamo che sia necessario lavorare per l’ambiente, perché poi l’ambiente regala grandi emozioni. È l’ambiente in cui viviamo, in cui lavoriamo, e bisogna in qualche modo essere a difesa dell’ambiente”.

Sabrina Tedeschi - Famiglie Storiche - Amarone Valpolicella

Sabrina Tedeschi

Mercati esteri, come vi ponete come strategia di penetrazione, specie in Cina?
“Noi esportiamo da parecchi anni dall’80 all’85% della nostra produzione. Conosciamo abbastanza bene i diversi mercati e stiamo lavorando anche in Cina.

La stiamo affrontando in modo del tutto diverso rispetto ad altri mercati. Siamo supportati anche da specialisti di quel territorio perché bisogna anche conoscere quella che è la cultura di un mercato per affrontarlo al meglio.

“Oggi, in Cina è importante essere nel mercato Ho.Re.Ca. Ma soprattutto bisogna raggiungere il mercato del consumatore finale, l’appassionato che acquista la bottiglia di vino. E che non necessariamente la abbina con​ il cibo.​

“L’abbinamento con il cibo è un carattere proprio della cultura occidentale. Il consumatore cinese apre una bottiglia di vino semplicemente per stare in compagnia. Proprio per questo si rende ancora più necessario un intermediario”.

A Vinitaly si è parlato molto di enoturismo. Quali sono le vostre iniziative nella promozione del territorio?
“Nell’ultimo periodo abbiamo creato una nuova struttura, adiacente all’azienda, per accogliere al meglio anche l’enoturista. Ci stiamo adoperando con le diverse agenzie sul territorio, per poter accogliere sempre più turisti.

Puntiamo a fare qualità anche in questo senso. Cerchiamo di portare gli appassionati di vino e di far conoscere sempre di più quello che è il nostro territorio”.

 

Le Famiglie Storiche dell’Amarone a Vinitaly

Le Famiglie Storiche hanno così voluto far conoscere a Vinitaly la loro produzione di eccellenza dell’Amarone Valpolicella con la prestigiosa Masterclass “Dalla library delle Famiglie, la storia dell’Amarone e dei suoi territori”.

Occasione preziosa per approfondire i diversi e variegati terroir della Valpolicella, e degustare annate eccezionali del Grande Rosso Veronese.

Cecilia Bay

 

 Leggi anche la pagina sulle CANTINE DELLA VALPOLICELLA

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Guida Slow Wine “I Migliori 100 Vini Rosa d’Italia” presentata a Vinitaly 2019. L’esperienza della degustazione dei “vini rosa”

Guida Slow Wine “I Migliori 100 Vini Rosa d’Italia” presentata a Vinitaly 2019. L’esperienza della degustazione dei “vini rosa”

In anteprima a Vinitaly la guida Slow Wine “I migliori 100 Vini Rosa d’Italia”. Con  impianto saldo, chiari intenti e alcune conclusioni.

Secondo Giancarlo Gariglio, vice curatore della guida, quella dei vini rosa è “una tipologia di vini bistrattata”.

La guida Slow Wine I Migliori 100 Vini d'Italia, presentata a Vinitaly 2019

La guida Slow Wine “I Migliori 100 Vini Rosa d’Italia”, presentata a Vinitaly 2019

Intesa dai produttori come un completamento di gamma e dai consumatori come la bottiglia da abbinare al pesce in estate.

In Italia, ancora una tipologia di nicchia. E i dati lo confermano: la produzione italiana si attesta intorno al 10% del mercato mondiale, il consumo nazionale è al 4%.

Di fronte ad una crescita imponente del settore, soprattutto negli USA, dove domina l’export dalla Francia, la guida intende “dare un piccolo contributo alla rinascita dei vini rosa italiani”.

Attraverso la promozione di prodotti e produttori.

 

“I Migliori 100 Vini Rosa d’Italia”: i principi della guida

Tre i principi che fanno da architettura alla guida Slow Wine.

  • Introdurre la grande varietà dei vitigni autoctoni italiani da cui si ottengono vini rosa
  • Mostrare la ricca gamma cromatica delle sfumature del vino rosa. Una tradizione e una particolarità da tutelare
  • Approfondire i terroir storici italiani di produzione.

Così Gariglio motiva questo ultimo aspetto.

“In Italia quasi tutte le regioni producono vino rosa. Ci sono però sei territori che hanno fatto del vino rosa la loro tradizione.

E hanno realizzato a questo proposito un importante discorso di valorizzazione e di tutela”.

Si tratta di Castel del Monte Rosato (Puglia), Cerasuolo d’Abruzzo (Abruzzo), Chiaretto di Bardolino (Veneto), Cirò Rosato (Calabria), Salice Salentino Rosato (Puglia) e Valtènesi Chiaretto (Lombardia).

 

Perché parlare di “vini rosa”

Novità della guida Slow Wine, la scelta di parlare di “vini rosa”, e non di “rosati”, nome più comunemente usato.

Spiega Fabio Giavedoni, primo curatore, che il termine “rosato” è inadeguato per due motivi.

Innanzitutto, perché crea confusione di tipo lessicale: tutto quanto è rosa, macchine, cravatte, calzini, viene definito tale.

Così non per il vino, dove per definire un colore si utilizza un termine che non è il nome del colore.

Inoltre, per analogia, chiamando “rosati” i vini rosa, bisognerebbe ad esempio chiamare i vini rossi “rossati”.

Il secondo motivo riguarda invece l’intera produzione di vini rosa in Italia. Giavedoni imposta così il problema: “Ci sono regioni dove storicamente il vino di colore rosa viene definito in etichetta Rosato”.

Ma esistono anche regioni dove il vino rosa ha una diversa denominazione: ad esempio, Chiaretto, Cerasuolo, Cirò.

“Definire tutta la produzione di vini rosa con un termine che è soltanto una parte del tutto significa escludere in sostanza ogni altra denominazione”, conclude Giavedoni.

 

L’importanza del colore nei “vini rosa”

Ma torniamo a parlare di colore.

Produrre un vino rosa significa estrarre colore dalle uve rosse, in maniera più o meno prolungata nel tempo.

Il colore è poi anche il fil rouge di questa degustazione.

I vini sono infatti serviti in sequenza cromatica, dal rosa più tenue al più intenso.

Degustazione cromatica, dal rosa più tenue al più intenso, durante la presentazione della Guida Slow Wine I Migliori 100 Vini d'Italia, a Vinitaly 2019

Degustazione cromatica, dal rosa più tenue al più intenso, durante la presentazione della Guida “I Migliori 100 Vini Rosa d’Italia”

 

Si parte con il Chiaretto, che bene si accorda con le situazioni cromatiche più tenui.

Tre i Chiaretti in degustazione:

  • Bardolino Chiaretto 2018, dell’Azienda Agricola Le Fraghe
  • Bardolino Chiaretto 2018, di Giovanna Tantini
  • Valtènesi Il Chiaretto 2018, dell’Azienda Agricola Pasini San Giovanni

Lo stesso termine Chiaretto viene utilizzato in due vicine zone vitinivinicole, quella veneta (Bardolino) e quella lombarda (Valtènesi) del Lago di Garda.

Con una sostanziale differenza: nella zona veneta è la Corvina il vitigno più utilizzato. Dall’altra parte del lago, sul versante bresciano, la Corvina viene invece sostituita dal Groppello.

Caratteristiche diverse, ma con una tradizione enologica molto simile.

Il terzo territorio rappresentato è la Puglia. Il vino in degustazione è il Castel Del Monte Bombino Nero Pungirosa 2018, dell’Azienda Agricola Rivera.

A dispetto del nome del vitigno, il Bombino Nero, il vino che ne deriva è anch’esso di un rosa molto tenue, poco distante dai precedenti Chiaretti.

Il viaggio tra i migliori 100 vini rosa d’Italia porta in Calabria. Con il Gaglioppo in purezza, vitigno da cui si ottiene il Cirò Rosato, dalla consistente svolta cromatica.

Il vino in degustazione è il Cirò Rosato 2018 di Librandi, di grande freschezza e ammirevole fragranza.

I Vini Rosa più intensi in degustazione alla presentazione della Guida Slow Wine I Migliori 100 Vini Rosa d'Italia

I vini rosa più intensi della degustazione

Un rosa salmone che non nasconde le caratterizzanti sfumature aranciate.

Dal Cirò Rosato rosa salmone all’intensa tonalità corallo del Salice Salentino Rosato Le Pozzelle 2018 dell’Azienda Agricola Candido, il sesto vino in degustazione, prodotto con uve di Negroamaro e Malvasia.

Un’azienda premiata anche perché si inserisce nella storia e nelle tradizioni enologiche del Salento.

Con gli ultimi due assaggi si entra nell’universo dei Cerasuoli, il punto di arrivo della sequenza cromatica.

Un modo più tenue di bere vini che hanno struttura e consistenza quasi uguale ai rossi.

I due Cerasuoli in degustazione sono il Cerasuolo d’Abruzzo 2018 di Torre dei Beati e il Cerasuolo d’Abruzzo Piè delle Vigne, annata 2010, di Cataldi Madonna.

 

Le conclusioni della guida Slow Wine “I Migliori 100 Vini d’Italia”

Il colore è dunque, secondo i due curatori della guida I Migliori 100 Vini Rosa d’Italia, il segno di una diversità di uvaggi e di vini che va mantenuta.

Non si tratta solo di un fattore estetico ma è un elemento che influenza anche l’aspetto “tattile”, la “fisicità” finale del vino.

Orientarsi tra uvaggi e vini, trovando per ciascuno la giusta tonalità, è compito arduo e difficile. Soprattutto nel campo dei vini rosati.

La soluzione non può tuttavia essere univoca: ogni azienda dovrà cercare la propria strada, la tonalità più adatta per ciascuna etichetta in produzione.

Dovrà inoltre tenere conto di territorialità, tipicità e tradizione, per realizzare un prodotto che non confonda il consumatore.

Senza dimenticare però che ci si presenta sul mercato innanzitutto come un’unica, grande famiglia di prodotti, in cui trovano spazio peculiarità e differenze legate alle diverse denominazioni.

Questi i suggerimenti della Guida Slow Wine I Migliori 100 Vini Rosa d’Italia per condurre a una crescita del consumo dei vini rosa nel territorio italiano.

All’interno di un mercato che ha grandi potenzialità di crescita, dove l’Italia può mostrare la sua biodiversità, così grande da far impallidire qualsiasi altra nazione, e l’enorme varietà dei suoi vitigni.

Leggi anche la pagina dove si parla del vino rosa Chiaretto di Bardolino

Leggi la pagina sulle CANTINE DEI VINI BARDOLINO


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Sostenibilità e qualità dei prodotti. Sabato 13 aprile il ministro Centinaio a Mezzane di Sotto (Verona), comune con vino Valpolicella e olio extravergine di eccellenza

Sostenibilità e qualità dei prodotti. Sabato 13 aprile il ministro Centinaio a Mezzane di Sotto (Verona), comune con vino Valpolicella e olio extravergine di eccellenza

Il ministro delle Politiche agricole, alimentari, forestali e del turismo, Gian Marco Centinaio, sarà in visita al Comune di Mezzane di Sotto (Verona) sabato 13 aprile, alle ore 19, nella sede municipale di Villa Maffei Bevilacqua.

Il ministro Centinaio è stato invitato dal sindaco di Mezzane di Sotto, l’avvocato Domenico Sella, e dal vicesindaco, Giovanni Carrarini. Sarà ricevuto nella Sala degli Affreschi di Villa Maffei Bevilacqua.

All’evento, organizzato in collaborazione con il vicino Comune di Lavagno, presente con il sindaco Simone Albi, sono invitati i rappresentanti istituzionali della zona, le associazioni produttive e i cittadini.

Il tema dell’incontro con il ministro delle Politiche agricole e del turismo è in linea con quanto dibattuto in questi giorni a Vinitaly 2019:
“Sviluppo compatibile e tutela della qualità: quali prospettive?”.

Domenico Sella - sindaco di Mezzane di Sotto - Verona - visita Ministro Centinaio 13 aprile 2019

L’avvocato Domenico Sella, sindaco di Mezzane di Sotto (Verona)

“E’ un grande onore che il ministro Centinaio, responsabile di un comparto tanto importante, ci faccia visita”, dichiara il sindaco Domenico Sella. “E che ci consenta di porre un quesito che parte da un comune, Mezzane di Sotto, che dell’agricoltura, della salvaguardia dell’ambiente, della sostenibilità e della qualità dei prodotti ha fatto la sua missione da sempre”, 

“Vogliamo presentare al ministro delle Politiche Agricole e del Turismo una realtà unica nella provincia di Verona“, sottolinea Sella. “Come comune abbiamo puntato tutto sulla conservazione dell’ambiente, sull’eccellenza della produzione agricola (vino e olio, innanzi tutto) e sull’accoglienza turistica“.

“La domanda che vogliamo porre al ministro Centinaio”, spiega il sindaco Sella, “è nel tema dell’incontro: in che misura è possibile coniugare, partendo da una realtà come quella di Mezzane di Sotto, la tutela ambientale e la qualità dei prodotti“.

“Quali garanzie ha il consumatore“, osserva il sindaco di Mezzane di Sotto, “che i prodotti agricoli consumati siano di qualità e garantiti sul piano della salubrità“.

 

Mezzane di Sotto - Provincia di Verona - visita del ministro Centinaio - sabato 13 aprile 2019

Veduta del capoluogo del comune di Mezzane di Sotto. Al centro la chiesa parrocchiale. A poche decine di metri Villa Maffei Bevilacqua, sede comunale

 

Comune di Mezzane di Sotto: zona agricola con eccellenze nel vino e nell’olio

Mezzane di Sotto è un comune di 2.500 abitanti. Si trova nell’omonima vallata attraversata dal Progno di Mezzane, 18 km a nord-est di Verona.

Il territorio si presenta è pianeggiante e collinare. Si trova ai piedi delle prime alture dell’Altopiano della Lessinia.

Mezzane confina a nord-est con Tregnago, a sud-est con Illasi, a sud con Lavagno e San Martino Buon Albergo, ad ovest e a nord-ovest con Verona.

Nel territorio sono presenti 2 frazioniCastagnè, situata 3 km a nord-ovest del capoluogo e Mezzane di Sopra, 3 km a nord-est del capoluogo.

L’attività del comune è agricola con una specializzazione nell’uva e nell’olio.

È zona di produzione del vino Valpolicella Doc, dell’Amarone della Valpolicella Docg e del Recioto Doc.

E’ anche zona di produzione di olio extravergine di oliva di alta qualità.

Alcune aziende agricole locali hanno ricevuto riconoscimenti quali le Tre Olive e l’inserimento nella lista dei TOP 15 olii extravergine di oliva del mondo.

 

Mezzane di Sotto Verona - visita ministro Agricoltura e Turismo Gian Marco Centinaio - sabato 13 aprile 2019 - ore 19

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A guide to “Top 100 Italian wines and winemakers of 2019”. The presentation at Vinitaly 2019

A guide to “Top 100 Italian wines and winemakers of 2019”. The presentation at Vinitaly 2019

“Top 100 Italian wines and winemakers of 2019”. This is the guide’s title presented at Vinitaly, the international wine exibition in Verona.

“Traditional values as drinkability, respect for the territory, craftsmanship and beyond”, underlines Luciano Ferraro, “are the guiding principles of the Top 100 Italian wines and winemakers of 2019”.

200 winemakers selected by Luca Gardini, sommelier, and Luciano Ferraro, managing editor of Corriere della Sera and author of divini.corriere.com.

The first part presents 100 wines for under 15 euros, and 100 more are proposed in the second part as best wines in the market.

Quality is key: it needs to be communicated and demonstrated”, Luca Gardini starts this way the book launch at Vinitaly 2019 on Monday 8th.

From small businesses to major companies, all focusing on quality.

In this regard, Priscilla Incisa della Rocchetta “the princess” of the legendary Sassicaia of Tenuta San Guido, is the best winemaker of the year.

An interpretation of the territory of Bolgheri, the main player in the success of this wine.

A wine that came about thanks to the intuition of Mario Incisa della Rocchetta, who created it on the Bordeaux model and then turned it into iconic wine.

First prize as traditional winemaker is Stefano Antonucci.

The visionary and eclectic owner of Santa Barbara teared up a little hearing the news.

Many ideas, technology and respect for the earth, these are the foundations on with Santa Barbara builds its work in the vineyard and the wine making process.

His purpose? Developing the great native grapes Verdicchio and Montepulciano and creating wines with originality and strong personality.

Moreover, the presence of Bruno Vespa, “Loyal to Corriere della Sera since he was a child”, highlights how the guide is built on sound basis.

It goes beyond trends, it is genuine.

 

Amarone Valpolicella

 

A guide to become well-informed, enlightened consumers

Winelovers can find in this guide a way to become well-informed, enlightened consumers.

“There is no good or bad wine, but wines making the difference” claims Luciano Ferraro shortly after, introducing Dietrich Ceolan, owner of Tenuta Ceo.

Best young winemaker, in his thirties, he support natural processes so as to grow grapes suitable for the production of great wines in South Tyrol’s Unterland.

Finally, the best foreign winemakers’s award goes to Willi Schaefer.

It’s a small family winery that dates back to the year 1121.

They produce exclusively Riesling, because this grape variety is qualitatively the best that thrives on the Graach’s sites.

Ferraro and Gardini with such knowledge and passion tell about tales of wines, tales of winemakers.

Behind each bottle produced, of course, there are people: workers and artists.

Poetically, in describing the brilliant salmon color of the newest member of the Ferrari family Giulio Ferrari Rosé, Luciano Ferraro thinks about the Alpenglow.

The pinkish color of the Alps visible after sunset or before sunrise.

And it is only in this way that the excellence of Italian wineries can move closer to people.

The guide will be on the newsstand together with Corriere della Sera for two months.

In addition, a final section concerning selected oils, beers and spirits is restated in this edition.

Martina Zanetti

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Vino italiano in Cina e Oriente. Vinitaly alla conquista del mercato del vino nel Far East con la piattaforma “Wine To Asia”. L’iniziativa B2B dal 2020

Vino italiano in Cina e Oriente. Vinitaly alla conquista del mercato del vino nel Far East con la piattaforma “Wine To Asia”. L’iniziativa B2B dal 2020

Veronafiere al mercato del vino in Oriente con la piattaforma web Wine To Asia.

“La domanda globale di vino dell’Asia Orientale vale 6,45 miliardi di euro di import. Ed è prossima all’aggancio del Nord America che somma 6,95 miliardi di euro”, spiega Maurizio Danese, presidente di Veronafiere.

Partner unico di Veronafiere è la Shenzhen Taoshow Culture & Media, società che fa parte della Pacco Communication Group Ltd con sede a Shenzhen.

Wine To Asia è la nuova piattaforma multicanale di Veronafiere, creata attraverso una società di cui Veronafiere detiene la quota di maggioranza.

La società partner Shenzhen Taoshow Culture & Media è attiva anche a Beijing, Chengdu, Xi’an e Shanghai.

L’iniziativa, in programma nel 2020, è stata presentata a conclusione di Vinitaly 2019.

 

Vinitaly 2019 - salone del vino e dei distillati - Verona - interno 1

 

Vinitaly e Veronafiere al mercato del vino in Oriente: giro d’affari di 6,45 miliardi di euro

«Il Far East è un’area da presidiare e per la quale abbiamo creato un’iniziativa permanente, come previsto dal nostro piano industriale, dopo oltre vent’anni di attività continuativa”, spiega Maurizio Danese, presidente di Veronafiere.

Nella corsa al vino, l’Asia Orientale sta facendo gara a sé con un balzo a valore negli ultimi dieci anni del 227%: undici volte in più rispetto ai mercati Ue e quasi il quadruplo sull’area geoeconomica nordamericana.

La città scelta per la nuova iniziativa – Shenzen – è una delle aree più dinamiche della Cina. E’ il crocevia della Guangdong-Hong Kong-Macao Greater Bay Area che conta oltre 100 milioni di abitanti.

“Shenzhen ha il più alto tasso di crescita economica in Cina negli ultimi venti anni e sono presenti il 30% degli importatori totali di vino”, sottolinea Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere.

“Inoltre, Shenzen è la terza città per importanza economica dopo Pechino e Shanghai ed è considerata la città dell’innovazione e della comunicazione digitale”, fa notare Mantovani.

Vinitaly è il brand forte del vino italiano in Cina, un marchio riconosciuto su cui stiamo costruendo un modello di stile tutto italiano di promozione in Asia”, sottolinea il direttore generale di Veronafiere.

L’evento è B2B“, spiega Mantovani. “Prevede nella fase di start up la presenza di 400 espositori. E si configura fin da subito con un respiro internazionale”.

La società prescelta per l’accordo è stata fondata nel 2009.

Shenzhen Taoshow Culture & Media si occupa di strategie online e offline di promozione in Cina nei settori wine&food e lifestyle.

Collabora con Veronafiere-Vinitaly già da sei anni.

Con Veronafiere promuove il fuori salone di Chengdu e i road show promozionali e culturali nelle città di prima e seconda fascia della Cina.

“Stiamo lavorando con Veronafiere dal 2014”, evidenzia Alan Hung, Ceo di Shenzhen Pacco Cultural Communication Co., Ltd.

“Siamo partiti da Chengdu con il fuori salone, la più antica manifestazione dedicata ai vini e ai distillati in Cina e luogo simbolo della distribuzione che punta ad esaltare il segmento dei fine wine”, spiega Alan Hung.

“Abbiamo contribuito ad ampliare il presidio di Vinitaly attraverso l’attività di roadshow in città di prima e seconda fascia“, Alan Hung. “Questa lunga collaborazione ci ha permesso di conoscerci bene. E raggiungere oggi questo accordo con l’obiettivo di cogliere nuove opportunità per il settore vitivinicolo sia in Cina che in Asia. Si tratta di mercati con la maggiore crescita potenziale al mondo”.

Pacco Group Ltd è co-organizzatore, inoltre, di CFDF-China Food & Drink Fair e organizzatore del TAO Show, il fuori salone del vino di Chengdu, due tra le più importanti manifestazioni b2b su vino e spiriti in Cina.

Nel comparto wine ha una rete di contatti di oltre 60 mila produttori internazionali, importatori e distributori cinesi.

Tra i partner e i clienti, anche Agenzia Ice, Vinexpo, JamesSuckling.com, Rhône Valley, Bordeaux Wine School, French Dairy Inter Branch Organization.

Leggi anche l’articolo sulle Importazioni di vino in Cina

 

Vinitaly 2019, Salone Internazionale dei Vini e Distillati

 

Verona e la Cina: wine & food, ma anche turismo e stagione lirica areniana

Un’operazione – quella di Wine to Asia – a cui plaude anche il sindaco di Verona, Federico Sboarina: “Verona è stato il primo comune italiano a stipulare un gemellaggio con la città cinese di Hangzhou. Il tutto su un palcoscenico incredibile come quello della Via della Seta”.

“Il rapporto con la Cina deve essere culturale. Ma devono anche crescere gli scambi in ambito commerciale, soprattutto nel settore vitivinicolo dove possediamo ora un nuovo importante asset come Wine To Asia, primi in Italia”, spiega il sindaco di Verona.

“Insieme alla Fiera e alle categorie economiche del territorio dobbiamo lavorare per mettere in rete fin da subito tutte le eccellenze che possono interessare al mercato cinese. Non soltanto quelle agroalimentari”, sottolinea il sindaco di Verona, Sboarina. “Penso ad esempio all’offerta turistica o a quella della stagione lirica in Arena”.

Il mercato del vino in Cina e in Estremo Oriente è di particolare interesse, quindi. Non solo per quanto movimenta d’affari di per sé: quasi 6,5 miliardi di euro.

Quel mercato è importante anche per le relazioni commerciali che consente di avviare. Dall’enoturismo nella provincia di Verona e nelle zone d’Italia più vocate, al turismo d’arte.

Leggi anche l’articolo su Vinitaly e la promozione di vino in Cina

Articolo a cura di Nicola Albi
redazione@veronawinelove.com

 

 

 

*** Foto © Veronafiere_Foto Ennevi

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