Turismo del vino e dell’alta cucina. A Capodanno i migliori chef hanno proposto menù da sogno. Scopri i segreti dei ristoranti stellati

Turismo del vino e dell’alta cucina. A Capodanno i migliori chef hanno proposto menù da sogno. Scopri i segreti dei ristoranti stellati

Turismo del vino e della cucina di qualità a Capodanno.

Un connubio fondamentale che si sposa con le città e le località italiane dell’arte e della cultura.

E’ stata un’Italia felice, almeno a tavola, quella del 31 dicembre 2018.

Nei menù di Capodanno, gli chef stellati, ma anche trattorie simbolo della grande tradizione gastronomica nazionale, hanno saputo attrarre turisti amanti della cucina e del vino da tutto il mondo.

Un dato che si conferma anche a Verona, con dati interessanti sulle prenotazioni nei ristoranti e nelle trattorie del centro e delle migliori località della provincia.

Anche il occasione di Capodanno, Verona ha saputo presentare ai turisti e ai visitatori il connubio fra alta cucina e visita alle città d’arte che diventa irresistibile, come testimoniato dall’alta affluenza nelle principali località turistiche di tutta Italia.

 

Turismo del vino e della cucina - Massimo Bottura

Lo chef Massimo Bottura

 

TURISMO DEL VINO E DELLA CUCINA DI ALTA QUALITA’
In giro per l’Italia la buona tavola e i vini di qualità hanno presentato proposte culinarie di indubbio interesse.

A Modena sono stati pochi i fortunati che hanno potuto assaporare un tributo ai grandi chef di sempre, tre celebrity della cucina – Paul Bocuse, Gualtiero Marchesi e Joel Robuchon – ai quali ha reso omaggio il menu firmato Massimo Bottura per la notte di San Silvestro all’Osteria Francescana, ad un costo non per tutte le tasche di mille euro.

Sul Lago d’Orta, lo chef Antonino Cannavacciuolo ha celebrato i 20 anni di alta ristorazione tenendo eccezionalmente aperta Villa Crespi, dove il menu di Capodanno ha offerto, a 300 euro, un’esplorazione marina: dallo stuzzichino dello chef passando per gli scampi di Sicilia alla “pizzaiola”, dalla tartare di mozzarella, puntarelle e cime di rapa al fegato grasso, gamberi e caco; gnocchetti di baccalà, alghe e tartufo di mare; un più popolare spaghetto aglio, olio, vongole e bottarga; suprema di piccione, fegato grasso al gruè di cacao, salsa al Banyuls; pre dessert e dessert.

In casa Alajmo, dai fratelli veneti Massimiliano e Raffaele, le cene proposte sono state dislocate in sette locali per diversi budget, con l’Abc Montecchia in sold out sia a Natale che a Capodanno. E qualche posto ancora con vista di piazza San Marco a Venezia al ristorante Quadri e Quadrino

Il ristorante pluristellato “Le Calandre” ha proposto a 375 euro un menu a sorpresa, ben sapendo i buongustai che qui si può comprare a scatola chiusa.

Ha prevalso di gran lunga la clientela internazionale nelle prenotazioni per la notte di San Silvestro a “La Terrazza” panoramica dell’hotel Eden di Roma, una stella Michelin, dove lo chef Fabio Ciervo ha preparato per la cena di gala di Capodanno, a 900 euro, un benvenuto con Champagne nonché salmone biologico e ravioli di calamari abbinati a un vino altoatesino della cantina di Terlano, seguiti da un Morbido e croccante di granchio con caffè e stracotto di manzo al tartufo nero.

Il Riesling di Ettore Germano in abbinamento a Funghi, barbabietola e tartufo nero, mentre il siciliano Antico Liquorvino Amarascato dell’azienda Duca di Salaparuta ha accompagnato il cioccolato fondente in diverse consistenze.

Altra terrazza con vista a 360 gradi sui tetti di Roma, appena ristrutturata, quella dell’Acquolina dove, sotto la regia in cucina dei fratelli Troiani che hanno proposto un carpaccio di gambero bianco, l’ambitissimo gran fritto (di baccalà, alice in carrozza, totanetti e gambero in kataifi), il risotto con burro di pinoli, plankton, mazzancolle all’aglio nero e brandy.

C’è stato anche il cotechino, ma di pesce, con lenticchie e cotenna croccante. Mentre la rana pescatrice è stata proposta in vasocottura, melograno, uvetta, alloro e topinambur.

Tra i dolci da non perdere l’inedito dessert: birra e noccioline.

Piccoli gourmet crescono con la chef Cristina Bowerman che ha ideato, a Roma da Giulietta, un gustoso menu a 110 euro per gli adulti, che ha proposto petto d’anatra affumicato, frutti di bosco e insalata di bosco. E gnocchi di zucca con brodo di castagne e funghi.

Ai bambini è stato invece riservato un menu a tutto pasta al pomodoro o in bianco, mini hamburger o bastoncini di pesce, un trionfo di patatine. E, infine, il panettone.

 

Antonino Cannavacciuolo - turismo del vino e della cucina

Lo chef Antonino Cannavacciuolo

 

TURISMO DEL VINO: VERONA, I SUOI VINI E L’ARTE
A Verona, nella città di Romeo e Giulietta, i menù a base di pesce si sono alternati – nei migliori locali cittadini – a quelli di carne.

La selezione dei migliori vini veronesi ha fatto il resto.

Quanto al dessert, un omaggio inevitabile al Pandoro, il dolce tipico di Verona. Che ciascuno, con l’aggiunta di salse dolci originali, sa proporre e valorizzare a dovere.

Passato il Capodanno, non resta che attendere il fine settimana dell’Epifania. Che tutte le feste si porta via.

Il connubio fra cucina e città d’arte, con il turismo del vino, resta a Verona tutto l’anno. Per una vacanza all’insegna dei ritmi lenti nella città dell’Amore.

 

 

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Cenone di Capodanno: un menù per la Notte di San Silvestro attento alle intolleranze alimentari… e da leccarsi i baffi

Cenone di Capodanno: un menù per la Notte di San Silvestro attento alle intolleranze alimentari… e da leccarsi i baffi

Il menù che ho proposto per Natale, con il pranzo natalizio, lo ripropongo ora per il Cenone di Capodanno.

Il menù di Capodanno segna un passaggio importante, nella Notte di San Silvestro. Si gettano le cose vecchie e si riparte di slancio con il nuovo anno.

Con l’occasione del Cenone di Capodanno comincio, comincio come ho fatto per il pranzo di Natale, scrivendo il menù.

Scritto al computer, lo stampo e lo posiziono come decorazione, con un fiocco d’occasione.

Metto il menù di Capodanno in bella vista, esponendolo nella sala da pranzo.

In questo modo, mi trovo a creare una forma di decorazione di Capodanno che contribuisce al clima della festa. Magari a volte faccio anche un centro tavola di fantasia.

Gli ospiti che ricevo la sera di Capodanno sono gli stessi con cui ho trascorso il Natale. Hanno una serie di intolleranze di tipo alimentare.

Sono vegetariani: non posso quindi cucinare la carne e accettano solo, in via eccezionale, il pesce.

I formaggi sono esclusi dal menù, se non super stagionati o formaggi di capra.

Le farine che posso usare sono poche e ben selezionate.

Il menù di Capodanno che propongo rispecchia, così, anche le necessità degli invitati.

Per fortuna gli ospiti che ho bevono ancora. Riusciamo così a farci un brindisi con del buon vino. Qui non ho divieti da rispettare.

 

Cenone di Capodanno - menù di Capodanno 2 -

 

Cenone di Capodanno: aperitivo con tartine vegetariane

Comincio il Cenone di Capodanno con un aperitivo sfizioso e variegato.

Preparo alcune tartine con un humus di rapa rossa, bello colorato. Altre tartine le preparo con un humus di zucca. E una serie di tartine con crema di topinambur.

Come preparare l’humus di rapa rossa? Prendo un paio di rape già bollite. Le frullo e le condisco con un paio di cucchiaini di salsa Tahina, succo di un limone e pepe. Volendo, ci sta anche un goccio di olio extravergine di oliva buono e profumato.

Per l’humus di zucca, cucino la zucca a vapore oppure in forno, deve essere bella asciutta. La mescolo con salsa tahina. Vi aggiungo un po’ prezzemolo fresco tritato come decorazione; del cumino (a chi piace) e un goccio di olio.

Quanto alla crema di topinambur, faccio cucinare 3-4 topinambur a vapore, li passo al setaccio, unisco  mezzo spicchio d’aglio spremuto, un cucchiaio d’olio extravergine di oliva di qualità, pepe e un trito di timo.

Uso le salse per decorare le tartine oppure anche per riempire dei vol-au-vent, che però intiepidisco al forno per qualche minuto.

Lascio comunque delle ciotoline sparse con le varie salse a disposizione e dei crostini. Giusto per accontentare i più golosi che vogliono fare il bis.

Accompagno le tartine con del vino Spumante Lessini Durello,

 

Cenone di Capodanno - menù di Capodanno 3

 

Primo piatto del menù di Capodanno: gnocchi di castagne su crema di zucca e nocciole

Per gli gnocchi di castagne acquisto della farina di castagne accertandomi che sia la farina di quest’anno. Con acqua q.b. e 500 gr. di farina preparo l’impasto per gli gnocchi.

Faccio bollire un paio di patate di montagna da passare al passaverdura. Le mescolo poi con l’impasto di acqua e farina di castagne.

Aggiungo un uovo all’impasto, per dargli elasticità. Mescolo il tutto e poi lascio riposare l’impasto al fresco per un paio d’ore. Deve risultare un impasto morbido ed elastico.

Nel mentre l’impasto riposa, preparo la crema di zucca.  Faccio appassire un porro tagliato sottile con poco olio e poca acqua finché di scioglie poi aggiungo la zucca tagliata. La faccio andare a fuoco lento finché si scioglie. La mia crema di zucca è pronta.

Passate le due ore, con l’impasto faccio i classici bastoni di pasta. Metto a bollire la pentola con l’acqua per cuocere gli gnocchi.

Taglio i bastoni di pasta a pezzettini. Quando l’acqua della pentola bolle, la regolo di sale e metto gli gnocchi nella pentola.

Quando gli gnocchi salgono in superficie, allora vuol dire che sono cotti. In questo non differiscono dai tradizionali gnocchi di patate.

Una volta tolti dalla pentola, metto gli gnocchi in un vassoio. Li condisco con il trito di nocciole e pepe appena macinato e li servo nei piatti su una crema di zucca.

La crema di zucca è la base perfetta per i nostri gnocchi di castagne. E ben si combina con il trito di nocciole e pepe.

Tenete da parte delle nocciole intere per decorare i piatti.

Personalmente non aggiungo il formaggio, ma chi lo preferisce può servire gli gnocchi anche con della ricotta salata.

 

Cenone di Capodanno - menù di Capodanno 2 -

 

Secondo piatto del menù di Capodanno: teglia di Baccalà con quenelle di polenta

Per chi è veneta (o veneto) come me, parlare di “baccalà” significa confondere lo stoccafisso con il baccalà vero e proprio.

Queste sono vere e proprie “scuole di pensiero”. Quindi noi chiamiamo “baccalà” quello che in realtà è lo stoccafisso.

Per quanto mi riguarda, uso solo lo stoccafisso della qualità “Ragno”, ovvero il miglior merluzzo essiccato. Ma continuerò a chiamarlo baccalà, come tutti i veneti.

Per la mia famiglia la vigilia di Natale non è mai stata considerata un momento di festa. E la cena non viene considerata importante.

Il 24 dicembre un tempo si andava alla messa di mezzanotte e la serata consisteva solo nel momento religioso.

Il vero momento di festa era il pranzo del 25 dicembre, giorno di Natale. E, nata nelle terre polesane, il pranzo natalizio tradizionale era un tripudio di sapori e ricette legate alla terra polesana. Si mettevano in tavola quantità e quantità di cibo.

Negli anni ho iniziato a cucinare il baccalà per il pranzo di Natale, integrando così con successo le tradizioni polesane.

Come cucinare un baccalà buono? Intanto si acquista intero, controllandolo bene e verificando l’integrità del pesce, l’interno  e annusandolo.

Il lavoro comincia una settimana prima. Si mette lo stoccafisso in ammollo dopo averlo tagliato a pezzi.

Si cambia l’acqua due o tre volte al giorno. In questo modo, dopo tre o quattro giorni di ammollo, lo stoccafisso è più morbido.

Una volta ammorbidito, lo si pulisce: si tolgono le lische, tutte le spine e si toglie la pelle. Attenzione, però: la pelle dello stoccafisso non va buttata.

La pelle ci serve, infatti, per fare delle piccole porzioni, tipo sandwich. E per ricostruire la forma del pesce nella teglia.

Ci sono molte ricette per cucinare il baccalà. C’è anche la Confraternita del Baccalà che tramanda i veri sapori.

Nella realtà, ogni famiglia ha la sua ricetta. Si tratta di ricette legate ai ricordi e alle abitudini tramandate di madre in figlia.

Ecco come preparo il baccalà:
– affetto delle cipolle bianche e le metto ad appassire piano piano in olio di oliva, aggiungendovi anche una foglia di alloro (che poi tolgo)
– con le cipolle metto ad appassire anche una puntina di aglio che poi tolgo
– pulisco, lavo e libero delle lische le 3 o 4 sarde sotto sale
– quando le cipolle sono sciolte, aggiungo le sarde e le faccio andare finché si disfano

Tolgo la teglia dal fuoco. Tolgo metà del condimento e lo metto da parte. Sul fondo metto la pelle dello stoccafisso, che ho conservato.

Sopra vi appoggio lo stoccafisso che ho passo nella farina doppio zero. Lo avvolgo bene nella pelle. Così fino a sistemare tutto il baccalà.

Uso una teglia molto grande, un tipo da “pasticcio” (modo veneto per intendere la lasagna al forno) per intenderci.

Quando ho esaurito il baccalà ricopro con una manciata generosa di Grana Padano (non il Reggiano che è troppo saporito) e finisco con il condimento di cipolle e sardine.

Completati gli strati, aggiungo un filo di olio extravergine di oliva, latte quanto basta a coprire il mio stoccafisso. Regolo di sale (poco) e pepe.

Metto sul fuoco con fiamma molto bassa, con frangifiamma, e lascio “pipare” per 4-5 ore.

Copro la teglia con carta alluminio e lascio un buco per fare uscire il vapore.

Il baccalà deve essere cotto con lentezza perché sia cucinato a dovere e al punto giusto. Solo così il pesce risulta tenero e saporito.

Il fatto di cuocerlo il giorno prima consente al baccalà di acquisire il giusto sapore.

Servo il baccalà nei piatti e lo accompagno con quenelle di polenta morbida a lato del piatto.

La polenta, tipico piatto veneto, non è altro che farina di mais cotta nell’acqua salata. Per i consigli sulla cottura, basta leggere le istruzioni sulla confezione della farina.

Vi sono diversi tipi di farina e c’è chi ama anche la farina di mais integrale, per cui i tempi di cottura possono variare.

 

Cenone di Capodanno - menù di Capodanno 4

 

Il dolce del Cenone di Capodanno: torta di riso con latte di mandorle e cioccolato bianco

Anche la ricetta della torta di riso, per il Cenone di Capodanno, è la rivisitazione di una vecchia ricetta.

Ho voluto rivisitare la vecchia ricetta perché così è più leggera. Preparo la torta senza latte perché i miei ospiti sono intolleranti.

Per la torta di riso utilizzo un riso piccolo da risotti, che metto a cuocere in un litro di latte di mandorle.

Lo faccio cuocere finché il riso diventa una crema.

Aggiungo poco zucchero durante la cottura del riso, perché il latte di mandorle di solito è già molto dolce.

Tolgo il riso dal fuoco quando è oramai una crema e lo lascio intiepidire.

Vi aggiungo tre uova intere, 100 grammi di mandorle tritate finemente e – per chi lo gradisce – consiglio anche un bicchiere di rum. Un rum invecchiato e profumato.

Mescolo il tutto. Poi pongo la crema in una teglia rivestita di carta da forno.

Metto la teglia in forno (non ventilato)a cuocere per 40-45 minuti, alla temperatura di 180 gradi.

Finita la cottura, faccio raffreddare. Quando la torta è ben fredda, la sposto su un piatto da portata.

Attenzione a lasciare raffreddare in modo completo. Se si muove la torta quando è ancora tiepida, rischia di rompersi.

Nel mentre la torta, tolta dal forno, si raffredda, preparo una glassa al cioccolato bianco.

Perché cioccolato bianco? Perché siamo al pranzo di Natale. C’è bisogno di lucentezza, ovvio.

È molto facile preparare la glassa al cioccolato bianco, per il nostro menù natalizio.

Nel mio caso non uso latte per le problematiche d’intolleranza alimentare di cui tengo sempre conto nel cucinare.

Metto a scaldare 200 centilitri d’acqua sul fuoco. Prendo 400 grammi di cioccolato che trito finemente. Poi lo verso nell’acqua calda, dopo che ho tolto il tegame dal fuoco.

Attenzione che non deve bollire.

Non uso il burro: aggiungo alla glassa un foglio di colla di pesce ammollato in acqua fredda.

L’importante è ottenere una crema di consistenza fluida e senza grumi.

Lascio raffreddare la glassa per circa 15 minuti. Poi la spalmo sopra la nostra torta di riso che, raffreddata, è pronta per la decorazione.

Si ottiene così un cerchio rivestito di cioccolato bianco, che possiamo decorare a nostro piacimento.

Pranzo di Natale - menù natalizio vegetariano - intolleranze alimentari --

Il centro tavola, fatto a mano, che accompagna un Cenone di Capodanno adatto a ospiti vegetariani (e no) e a chi ha intolleranze alimentari. Il tutto innaffiato dai vini veronesi e chiuso dai “liquorini”

 

Ecco così completato il menù del Cenone di Capodanno.

E’ un menù di Capodanno che coniuga i gusti degli ospiti vegetariani con le intolleranze alimentari. Su questa linea, uso anche farine scelte e ben dosate.

Quale vini veronesi per il Cenone di Capodanno di Natale?

Per l’aperitivo presento una bottiglia di Spumante Lessini Durello.

Ma ho sempre fresca – come ho fatto a Natale – anche una bottiglia di vino Lugana e una di vino Soave, in modo che gli ospiti possano scegliere secondo i loro gusti.

Gli gnocchi di castagne li abbino a un vino Valpolicella giovane.

Quanto al secondo del menù di Natale – il baccalà – offro una scelta fra il proseguire con il vino Valpolicella oppure un Chiaretto di Bardolino.

A chiudere, per la torta di riso, un Recioto di Soave.

I “liquorini della casa” che avevano chiuso il pranzo di Natale – arricchendo di “spirito” il menù natalizio – li ripropongo anche al Cenone di Capodanno.

Sono liquorini di mia produzione. Vi aggiungo, però, anche un liquorino particolare alle foglie di alloro.

Credo che l’alloro sia di buon auspicio per il menù di Capodanno e la Notte di San Silvestro.

Come nei delitti ci dev’essere un certo mistero. Altrimenti che criminologa sarei? Per questo, attribuisco all’alloro poteri quasi magici. E gli ospiti sono contenti.

Tanti auguri per l’Anno Nuovo!

Laura Baccaro
Psicologa e Criminologa / Food blogger della cucina contadina
www.laurabaccaro.it
@laura_baccaro

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Torte di Natale: ricetta francese. Come cucinare la torta natalizia (o di Capodanno) all’arancia con glassa al cioccolato e “truffes au chocolat”

Torte di Natale: ricetta francese. Come cucinare la torta natalizia (o di Capodanno) all’arancia con glassa al cioccolato e “truffes au chocolat”

Volete un’idea diversa per la vostra torta di Natale? Vi propongo una ricetta francese: la torta natalizia all’arancia, ricoperta con una glassa al cioccolato fuso.

Questo dolce natalizio – che potete cucinare anche per il Cenone di Capodanno – va poi accompagnato dai famosi tartufi al cioccolato (“truffes au chocolat”, in francese).

L’arancia e il cioccolato continuano ad essere insuperabili insieme. E i protagonisti di questa torta natalizia sono proprio loro.

Non credo di essere l’unica ad amare il connubio cioccolato-arancia. Lo trovo semplicemente irresistibile.

Il contrasto del cioccolato fondente e il profumo e la dolcezza dell’arancia formano – nella torta di Natale originaria della Francia – un binomio di sapori perfetto, al quale è impossibile resistere.

 

Torta natalizia: ricetta francese del dolce natalizio (o di Capodanno) all’arancia e ciocciolato

La torta natalizia all’arancia, ricoperta con una glassa al cioccolato fuso, è semplice da realizzare. E’ perfetta per tutte le occasioni ed è di grande effetto.

A completare la decorazione, consiglio di mettere delle fette di arancia che potete utilizzare al naturale. Oppure farle semi-caramellate in padella, per un effetto più elegante.

La torta di Natale all’arancia con glassa al cioccolato può essere arricchita, nell’impasto, con della farina di mandorle, in sostituzione di una parte di quella tradizionale (la farina doppio zero).

“Les truffes”, invece, sono cioccolatini a base di cioccolato fondente, burro, uova e cacao amaro in polvere. Hanno una forma tipica a sfera.

Furono inizialmente creati da Nadia Maria Petruccelli a Chambéry, in Francia, nel dicembre 1895. Proprio il mese del Natale e dei dolci natalizi.

In Francia, questi cioccolatini sono adesso preparati proprio in occasione delle feste natalizie.

Sono ideali da offrire ai vostri ospiti o da presentare come elegante regalo.

Serviti con coperture differenti, questi tartufi sono quello che ci vuole per concedersi una dolce coccola: potrete assaporare, all’assaggio, tutta la golosità del cioccolato unita a gustose coperture di cocco grattugiato, granella di pistacchi, nocciole e cacao.

Ecco a voi la ricetta per la torta natalizia all’arancia, ricoperta con una glassa al cioccolato fuso. E per i tartufi al cioccolato (“truffes au chocolat”).

 

torta natalizia ricetta francese arancia e cioccolato

La torta natalizia, da una ricetta francese, con arancia e cioccolato (foto di Stéphanie Costa, blog “Il Francese col Sorriso”)

 

 

INGREDIENTI  (per la torta di Natale all’arancia)

175 grammi di farina

185 grammi di burro

175 grammi di zucchero

3 uova

2 arance

130 grammi di cioccolato fondente

1 bustina di lievito

 

Preparazione della torta natalizia:

  1. Montare i tuorli con lo zucchero fino ad ottenere un composto gonfio e spumoso. Montare a parte gli albumi a neve con un pizzico di sale. Grattugiare la scorza delle arance e ricavarne il succo.
  2. Unire ai tuorli la farina setacciata con il lievito intervallandola con il burro fuso ed il succo delle arance. Completare con un pizzico di sale. Ottenuto un composto omogeneo, unire gli albumi montati a neve e trasferire il composto in uno stampo imburrato e infarinato. Cuocere in forno caldo a 180 gradi per circa 30 minuti.
  3. Sfornare e preparare la glassa facendo sciogliere il cioccolato fondente a bagnomaria. Unire 10 grammi di burro e mescolare. Versare la glassa sulla torta e decorare a piacere.

 

INGREDIENTI (per i tartufi al cioccolato)

150 grammi di cioccolato fondente

50 grammi di burro

1 tuorlo

60 grammi di zucchero a velo

Mezzo cucchiaio di latte

2 centilitri di panna liquida

Cacao, granella di pistacchi, cocco grattugiato

 

dolce natalizio ricetta francese tartufi al cioccolato

Da una ricetta francese, i tartufi al cioccolato: “truffes au chocolat” (foto di Stéphanie Costa, blog “Il Francese col Sorriso”)

 

Preparazione dei tartufi al cioccolato:

  1. Tritate il cioccolato fondente. Ponete sul fuoco una pentola capiente con il latte e il cioccolato. Fate sciogliere il tutto completamente, fino ad ottenere un composto cremoso.
  2. Incorporate il burro a pezzettini, il tuorlo e infine la panna liquida. Dopo di che, unite lo zucchero a velo e mescolate. Versate il composto in un contenitore e lasciatelo in frigo per due ore.
  3. Iniziate quindi a comporre i vostri tartufi: prelevate delle piccole porzioni di composto al cioccolato e formate delle palline. Poi fate rotolare ciascun tartufino nella ciotola con la copertura (cacao, granella di pistacchi e nocciole, cocco grattugiato). Fate in modo che questa aderisca in maniera omogenea.

A questo punto la vostra buona e profumata torta di Natale all’arancia e cioccolato sarà pronta per essere gustata.

E potrete gustare la torta natalizia insieme ai vostri tartufi al cioccolato.

Avrete insomma un tocco di Francia e di gusto originale in occasione del dolce di Natale. Oppure, se preferite, per il dessert del Cenone di Capodanno.

Per il vino da abbinare alla torta di Natale all’arancia e cioccolato, consiglio un vino dolce veronese – come il Recioto della Valpolicella Docg o il Recioto di Soave Docg – che accompagni il vostro dessert dal gusto francese.

Buon appetito e Buone feste a tutti voi!

Stéphanie Costa
Insegnante di Lingua e Cultura Francese
Blogger del sito web “Il Francese col Sorriso”

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Ricette facili e veloci: vongole, cozze e pesce azzurro del mare d’inverno. Con i vini veronesi Lugana o Soave

Ricette facili e veloci: vongole, cozze e pesce azzurro del mare d’inverno. Con i vini veronesi Lugana o Soave

Una ricetta semplice e facile da mettere in pratica. Vongole veraci, cozze e pesce azzurro. Un omaggio al mare d’inverno. Mica male, no?

I piatti che propongo questa volta – della serie “ricette facili e veloci” per donna indaffarata – ha una sua lentezza nell’acquisto del pesce. Acquisto fatto dopo una passeggiata in riva al mare.

Vongole, cozze e pesce azzurro sono poi preparate con una ricetta facile e veloce che ti fa però fare un’eccellente figura a tavola. 

Alla canetta Vanda piace molto il mare. Potrei definirla un “cane marino”. Le piace correre sulla spiaggia entrare in acqua e nuotare.

Il mare piace molto anche a me. Così, appena posso, vado a passeggiare in spiaggia sul mare Adriatico. Il mare d’inverno ha un sapore particolare.

Mentre passeggio mi viene in mente che molti investigatori abbinano la passione del cibo alle passeggiate. Penso a come piacesse il buon cibo, oltre alla pipa, al commissario Maigret.

Il commissario Maigret – noto personaggio dello scrittore Simenon – amava girare per i porti della sua Francia.

Maigret si dilettava a sostare anche nelle vecchie osterie dove servivano pesce semplice. Un pesce cotto al momento: il pesce povero, che è poi il cibo dei pescatori.

Quando sono al mare, anch’io mi reco al porto. Vado dai pescatori a prendermi il pesce fresco.

Noto che hanno appena tirato su dalle reti alcune splendide vongole veraci, delle cozze e delle sarde.

Sono pesci semplici. Adatti alla cena di stasera con mia sorella e il suo compagno, sono certa che saranno pesci perfetti per una cena in compagnia.

 

Ricette facili e veloci - cozze con pomodoro e prezzemolo

Ricetta facile e veloce. Cozze al pomodoro e prezzemolo

 

RICETTA FACILE E VELOCE: VONGOLE, COZZE E PESCE AZZURRO
Le vongole veraci le faccio aprire in una padella.

Raccolgo la loro acqua e poi le faccio andare in una padella pulita con un po’ di aglio e olio; e sfumo il tutto con il vino bianco.

Vi aggiungo un po’ di pepe e poi il piatto è pronto con una bella spruzzata di prezzemolo fresco tritato.

Un altro piatto lo preparo con le cozze. Questa volta, però, vi metto anche il pomodoro.

Faccio aprire le cozze sulla padella. Dopo che sono bene aperte, le metto in una pentola dove ho preparato un sugo con un goccio d’olio, uno spicchio d’aglio e la passata di pomodoro.

La passata di pomodoro me la sono fatta in casa quest’estate.

Servo entrambi questi piatti – le vongole in bianco e le cozze con il pomodoro – accompagnandole con alcuni crostini di pane di semola di grano duro tostato.

Il pesce è buonissimo. Sa ancora di mare e con il vino bianco si sposa in maniera perfetta

 

Ricette facili e veloci - pesce azzurro - frittura di sardine dell'Adriatico

Ricetta facile e veloce. Pesce azzurro: frittura di sardine dell’Adriatico

 

Dopo questi due antipasti, preparo il secondo piatto. Ho deciso di fare un fritto semplice di pesce azzurro: le mitiche sardine.

Pulisco le sardine, a cui io lascio anche la testa e la coda per evitare che si rompano. Le passo nella farina e poi via nell’olio bollente. È un attimo, cucinarle.

Una bella insalata verde completa il secondo piatto di pesce azzurro.

 

Ricette facili e veloci - il dessert con agar agar e menta

Ricetta facili e veloci. Il dessert con vino Lugana, sciroppo di sambuco, zucchero, agar agar e menta

 

Si sa che gli ospiti sono sempre golosi. Ho preparato, allora, anche un dessert al cucchiaio.

Per il dessert ho usato mezzo litro di vino Lugana, un bicchiere di sciroppo di sambuco, due cucchiai di zucchero e tanta acqua per arrivare a un litro.

Ho messo il preparato sul fuoco a bollire. Appena è iniziato a bollire, ho aggiunto due cucchiai di agar agar per addensare.

Ho poi spento subito il fuoco e fatto raffreddare in piccole ciotole. Vi ho aggiunta menta fresca spezzettata a mano.

Ecco quindi servito un dessert fresco, leggero e profumato. Un dessert che ben si sposa con il pesce e con il vino che abbiamo bevuto.

 

IL VINO DA ABBINARE: LUGANA O SOAVE
Servo le pietanze a mia sorella e al suo compagno, con cui abbiamo passato anche una bella giornata al mare d’inverno. E anche stavolta accompagno il cibo con del vino adatto. Quale?

Sceglierei un vino Lugana. Oppure un vino Soave.

Tengo di solito le bottiglia di Lugana e di Soave in frigorifero. Le tiro fuori, per servirle, una decina di minuti prima, in modo che arrivino alla giusta temperatura di servizio.

Metto la bottiglia in un contenitore di coccio. In questo modo, si mantiene la temperatura e il vino non è troppo freddo.

Ho poi la serie di calici in vetro adatti per vini bianchi come il vino Lugana o il Soave.

E’ stata una giornata di relax, dopo una settimana passata fra consulenze e docenza in giro per l’Italia. Ho visitato anche due carceri, esperienza sempre coinvolgente.

A tavola ci gustiamo questa cena semplice, che mi riporta al mare dove canetta Wanda, che ora riposa poco lontano da noi, si è divertita un mondo.

E’ una ricetta facile e veloce quella che vi ho proposto. E’ una ricetta adatta a una cena gustosa ma nel contempo leggera.

Le pietanze della cucina semplice sono in tavola. Il weekend è ancora lungo. Ai delitti e ai crimini pensiamo lunedì.

Laura Baccaro
Psicologa e Criminologa / Food blogger della cucina contadina
www.laurabaccaro.it
@laura_baccaro

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Laura Baccaro è, con Maurizio Corte, autrice del libro Il biondino della spider rossa. Crimine, giustizia e media (Cacucci, Bari, 2018).

Il libro si occupa del caso di Milena Sutter e Lorenzo Bozano che negli anni settanta sconvolse l’Italia e mezza Europa.

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Cucina italiana, in Giappone l’export di agrolimentare a +8,6%. Sul web giapponese la pagina “Italian Food Festival”

Cucina italiana, in Giappone l’export di agrolimentare a +8,6%. Sul web giapponese la pagina “Italian Food Festival”

Nel primo semestre del 2018 il valore delle esportazioni dell’agroalimentare italiano in Giappone è aumentato dell’8,6%, in maniera analoga alla crescita già registrata nel 2017.

A dirlo sono le statistiche commerciali del ministero delle Finanze giapponese, nel

La promozione dell’enogastronomia italiana in Giappone vede in prima linea l’Ambasciata d’Italia a Tokyo. E’ infatti il principale sponsor di un progetto di cooperazione con il sito globale Rakuten Inc.

In occasione della Settimana della Cucina Italiana che si terrà in tutto il mondo dal 19 al 25 novembre 2018, sul sito di Rakuten Ichiba a fine ottobre è stata lanciata una pagina dedicata all’Italia.

La pagina del sito di Rakuten Ichiba è disponibile fino al primo marzo 2019.

Sulla pagina, intitolata “Italian Food Festival”, gli utenti di Rakuten hanno la possibilità di consultare informazioni sulle produzioni italiane Dop/Igp, sui vari tipi di vino nazionale. Ma anche sul turismo gastronomico in Italia e sulle ricette regionali tradizionali.

Grazie alla collaborazione di Rakuten, una selezione di prodotti italiani – dalla pasta alla carne, dal formaggio ai vini e ad altre produzioni qualità – già disponibili sulla piattaforma e-commerce, è in evidenza per la vendita.

“Siamo molto entusiasti della collaborazione con Rakuten“, ha detto l’Ambasciatore d’Italia, Giorgio Starace. “E’ alto l’interesse per la promozione dei prodotti italiani e delle connesse tradizioni culturali”.

Riguardo l’Accordo di Partenariato Economico (Epa) tra Unione Europea e Giappone, la cui entrata in vigore è prevista per inizio 2019, l’ambasciatore d’Italia in Giappone rimarca l’importanza di rinnovare gli sforzi per la promozione dei prodotti europei e in particolare italiani.

I prodotti italiani e della Unione Europea beneficeranno presto di tariffe ridotte o azzerate.

“Proprio nel settore agroalimentare l’accordo di partenariato economico fra UE e Giappone fornirà i vantaggi più significativi”, sottolinea l’ambasciatore d’Italia in Giappone.

‘Accordo proteggerà inoltre numerose Indicazioni geografiche europee e italiane.

Per questo è importante che i consumatori giapponesi inizino a riconoscerle e ad apprezzare la loro alta qualità.

La pagina sull’Italian Food Festival su Rakuten Ichiba è solo un punto di partenza. In futuro vi saranno ulteriori e più strutturate partnership dell’Ambasciata d’Italia in Giappone per promuovere la cucina italiana nel Paese del Sol Levante.

 

PRODUTTORI EUROPEI DI VINO: “OTTIMO L’ACCORDO FRA UE E GIAPPONE”
“Un’ottima notizia”. Così la CEEV, che rappresenta gli interessi dell’industria del vino dell’Unione Europea, commenta in una nota l’ok della Commissione commercio dell’Europarlamento alla ratifica del trattato Ue-Giappone.

I produttori di vino invitano gli europarlamentari a passare ‘senza indugi’ alla ratifica definitiva.

“L’attuazione dell’accordo a partire dall’inizio del 2019 è fondamentale”, spiega il segretario generale della CEEV, Ignacio Sánchez Recarte, “in un contesto di forte competizione mondiale, per riguadagnare quote di mercato perse”.

Tra le clausole dell’accordo Ue-Giappone c’è l’eliminazione immediata delle tariffe sul vino europeo, ora al 15%.

 

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Ricette facili e veloci: cavolo cappuccio con speck e crostini con formaggio “de mastèa”. E poi i vini veronesi

Ricette facili e veloci: cavolo cappuccio con speck e crostini con formaggio “de mastèa”. E poi i vini veronesi

Dopo una giornata fra crimini e segreti, di ritorno da un viaggio di lavoro in Brianza mi sono rilassata in cucina. Con una ricetta facile e veloce.

Cucinare oggi è importante, perché offre momenti di relax, di contatto con materie prime, con una manualità che altrimenti stiamo perdendo. Con odori e profumi che riportano a memorie perdute.

Ho pensato di preparare oggi un piatto all’insegna della tradizione, della genuinità dei prodotti. E di farlo e con una ricetta facile e veloce della cucina povera (ma nutriente) dei nostri paesi veneti.

E’ un piatto semplice, da gustare con il mio compagno e una coppia di amici. Ma è anche una ricetta veloce, perché ho imparato a ottimizzare i tempi.

Qui vi do la ricetta dell’insalata di cavolo cappuccio rosso con speck e crostini al “formaggio in mastea”.

cavolo cappuccio rosso dall'orto di Laura Baccaro - verona wine love

Cavolo cappuccio rosso dell’orto di Laura Baccaro

 

RICETTA FACILE E VELOCE: CAVOLO CAPPUCCIO E SPECK
Innanzi tutto ho messo il cavolo cappuccio in ammollo con sale e aceto di mele.

Nel mentre acqua, sale e aceto di mele fanno il loro lavoro, mi sono presa una pausa per andare a passeggio con Canetta Vanda, il mio cane.

Si sa che bisogna ottimizzare i tempi e i “tempi vuoti” li possiamo riempire con momenti utili, al cane e a me.

La giornata oggi è cominciata in salita. Questa mattina ho scoperto che Vanda aveva le pulci. Apriti cielo!

Subito il bagno alla canetta e alle sue ospiti parassite!

Ho dovuto lavare cuccia e copertine varie degli animal (ebbene sì, ho anche 2 gatti) . Ho messo tutto a lavare e poi in asciugatrice.

E’ stato un avvio di giornata scoppiettante, di corsa, ad incastro, insomma. O, se preferite, “abbaiante”.

Tornata dal giro con Vanda, mentre il cavolo cappuccio se ne stava in ammollo, ho preparato il resto.

Il cavolo cappuccio, ci tengo a precisartelo, è del mio orto: è cresciuto senza trattamenti.

Ne ho messo in ammollo metà. Il resto lo metto in frigorifero avvolto nel velo di plastica da alimenti: posso farne un ottimo pasticcio, oppure un risotto.

Com’è proprio di una cucina povera, contadina, non si getta via nulla.

Il cavolo cappuccio rosso deve essere bello croccante, se possibile biologico.

Lo si taglia a coltello in listarelle sottili, da mettere in ammollo con acqua fredda, un po’ di sale grosso e mezzo bicchiere di aceto di mele.

Lo si lascia riposare un’oretta.

Quest’operazione serve ad ammorbidire il cavolo cappuccio. E a toglierne quel fondo amarognolo che a volte il cavolo cappuccio esprime.

cane - la canetta vanda - laura baccaro

Canetta Vanda

Tornata dalla passeggiata con la canetta Vanda, metto il cavolo cappuccio a scolare come si deve.

Attenzione, non strizzo il cavolo cappuccio: lo metto a scolare e lo lascio tranquillo a riposare.

Un po’ come si fa con gli interrogatori: lasciamo la persona da ascoltare a meditare sulle cose sue, prima di cucinarla a dovere.

Si sa, poi, che la cucina contadina è sì operosa, ma agisce su tempi lenti. Senza lo stress dei nostri giorni.

Nel frattempo che il cavolo cappuccio si prepara, prendo uno speck che ho scelto di ottima qualità.

Anche qui, faccio la scelta dello speck secondo la tradizione contadina: preferisco la qualità dei prodotti alla quantità.

Lo speck deve essere molto molto secco e magro. Quindi ben stagionato.

Lo speck tagliato a pezzettini, stagionato e secco - laura baccaro - verona wine love

Lo speck tagliato a pezzetti

Taglio lo speck a pezzettini sottili. Dopo di che, mescolo lo speck tagliato a pezzettini con il cavolo cappuccio rosso.

Condisco il tutto con sale affumicato, un po’ di pepe nero, mezzo cucchiaio di semi di cumino, un pizzico di coriandolo e un altro pizzico di senape.

Gli aromi danno al mix di speck e cavolo cappuccio un gradevolissimo profumo.

Condisco il tutto con aceto di mele e olio di semi di vinacciolo.

In alternativa all’olio di semi di vinacciolo, posso decidere di usare semi di riso.

Dobbiamo, quindi, usare un olio non profumato: altrimenti non si sentono più i diversi profumi delle spezie e dello speck.

Mescolo il tutto e a questo punto la nostra cena è pronta.

Ma qui manca ancora qualcosa! Voglio accompagnare questa insalata con dei profumi forti e speziati. Penso a dei crostini.

 

CROSTINI CON FORMAGGIO “DE MASTEA”
Come preparo un crostino nutriente e sano, con i sapori e i gusti della cucina povera contadina? Anche questa è una ricetta semplice e veloce. Anzi, velocissima.

Prendo del pane integrale ai sei cereali. Lo tosto il giusto e lo condisco con il formaggio “de mastèa”.

Questo formaggio è un prodotto tipico delle malghe, in montagna.

Un tempo, c’era il formaggio che veniva avanzato dai vari produttori o che andava un po’ a male durante la stagionatura. Non lo si poteva mettere in vendita. Veniva così macinato.

A essere macinati assieme erano diversi tipi di formaggio. La macinatura, peraltro, la si fa anche oggi.

Quell’insieme di formaggi mescolati era condito con pepe macinato grosso e con aggiunta vino. Il tutto, poi, veniva lasciato macerare.

Se ne ricavava una crema, saporitissima, a volte un po’ aspra, che serve per condire vari piatti o servire dei crostini in tavola come antipasto.

E’ un piatto un po’ montanaro che riprende la cucina semplice della nostra zona dell’altopiano di Asiago e delle montagne.

crostini ai sei cereali con formaggio de mastèa - laura baccaro

Crostini ai sei cereali con formaggio “de mastèa”

Abbiamo così, completato il lavoro, i nostri bei crostini ai sei cereali con formaggio “de mastèa”. E il cavolo cappuccio rosso con speck.

 

IL VINO DA ABBINARE: VALPOLICELLA O BARDOLINO
Servo le pietanze alla coppia di amici che è venuta a trovarci. E accompagno il cibo con del vino adatto. Quale?

Sceglierei un vino Valpolicella base. Oppure un vino Bardolino.

Mi piace aprire la bottiglia di Valpolicella o di Bardolino una mezz’ora prima. E lasciarla, con il tappo, in un angolo fresco (ma non freddo) della cucina. Lontano da canetta Vanda e anche dai gatti: vuoi mai che mi rovescino la bottiglia!

Ho poi una serie di calici in vetro, ma belli grandi, per assaporare il vino Valpolicella o il Bardolino.

La giornata è finita. E ci meritiamo tutti il giusto brindisi e il piacere di compagnia.

Ci gustiamo così con soddisfazione il cavolo cappuccio rosso con lo speck. E i deliziosi crostini al formaggio “de mastèa”.

Non è una ricetta facile e veloce quella che vi ho proposto? Una ricetta propria dopo una giornata intensa?

Le pietanze della cucina povera contadina sono servite. Ai delitti e ai misteri penseremo domani.


Laura Baccaro

Psicologa e Criminologa / Food blogger della cucina contadina
www.laurabaccaro.it
@laura_baccaro

 

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Laura Baccaro è, con Maurizio Corte, autrice del libro Il biondino della spider rossa. Crimine, giustizia e media (Cacucci, Bari, 2018).

Il libro si occupa del caso di Milena Sutter e Lorenzo Bozano che negli anni settanta sconvolse l’Italia e mezza Europa.

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