Ristoranti a Verona. Come usare TripAdvisor nella ricerca di un locale accogliente e dove mangiare bene

Ristoranti a Verona. Come usare TripAdvisor nella ricerca di un locale accogliente e dove mangiare bene

Alzi la mano chi non si è mai fatto influenzare da TripAdvisor nello scegliere un ristorante o una trattoria.

Ristoranti a Verona, come scegliere dove andare? Come evitare di sprecare una cena e rovinare una serata?

Quando vado in un ristorante o in una trattoria di Verona che non conosco, una sbirciatina al buon “Trip” la do pure io. Figurarsi se sono in una città che non conosco affatto.

Ti sei però mai chiesto se è giusto fidarsi di TripAdvisor per scegliere dove andare a mangiare?

Non voglio dire che i clienti di un ristorante non meritino lo stesso rispetto di un giornalista enogastronomico.

Saranno meno esperti, questo ci sta, ma può essere che abbiano gusti migliori. O che non si facciano influenzare dall’ambiente.

Il rischio di prendere lucciole per lanterne, tuttavia, c’è. Mi è successo con un hotel dove dovevo andare – a dormire e mangiare – per un convegno.

E’ un Grand Hotel sulla Riviera Romagnola).

“Grand Hotel?… li mortacci!”, fu il commento più gradevole per quell’albergo quattro stelle.

Un hotel che, stando a TripAdvisor, sembrava un disastro dalla camera alla cucina.

E io che ho fatto? Senza pregiudizi, mi ci sono fiondato lo stesso.

Risultato? Cucina buona. Servizio sollecito. Camera impeccabile.

Con qualche piccolo accorgimento, il “Grand Hotel?… li mortacci!” sarebbe stato un bell’hotel che meritava le quattro stelle di cui si fregiava.

La morale che ne ho tratto è semplice: “Vox populi, vox dei. Però anche gli dei, si sa, a volte cadono in fallo”.

Come fare allora per utilizzare TripAdvisor al meglio nello scegliere un ristorante o una trattoria?

Ti propongo qualche consiglio. Testalo sul campo.

 

Ristoranti Verona - Come usare TripAdvisor - Città di Verona - ristorazione e trattorie

Ristoranti Verona. Come usare TripAdvisor nella ricerca di un locale accogliente dove mangiare bene

 


Ristoranti a Verona. Primo consiglio: evita i pregiudizi nello scegliere il locale

Il pregiudizio, lo dice la parola stessa, è una forma di economia del pensiero.

Hai già un giudizio “prima” di provare o di incontrare qualcosa (o qualcuno).

Non voglio criminalizzarlo. Senza pregiudizi saremmo estinti da secoli.

Però guai a credere ciecamente a un pregiudizio.

Se ti accorgi che hai un giudizio in partenza su un luogo, un tipo di hotel o di ristorante, fai come fanno i ricercatori: utilizzalo come ipotesi di lavoro.

Il sito web di un ristorante ti ha dato una certa impressione?

Siamo già sulla strada giusta del pregiudizio.

Che fare, allora? Prova a vedere se trovi delle conferme, guardando le foto e leggendo i testi.

Ma, soprattutto, fai un gioco molto intrigante: prova a smentire te stesso.

Cerca, come un detective, se trovi qualche prova contraria.

Il tuo pregiudizio è figlio del “pubblico ministero” che è in te (e anche in me, confesso).

Tu prova allora a fare l’avvocato difensore. E cerca prove a discarico.

Se proprio non le trovi e hai agito con onestà… allora sei immune da pregiudizi.

Il tuo giudizio rischia di essere proprio fondato. Prova a cercare un altro ristorante.

 

Ristoranti Verona - Come usare TripAdvisor - Lago di Garda - ristorazione e trattorie

 


Secondo consiglio: ascolta i pareri, ma ricorda che tu sei diverso/a dagli altri/e

Ho un amico che a Verona conosce trattorie, osterie, postacci dove si mangia – mi assicura – maledettamente bene e si spende il giusto.

Sono fortunato ad avere un amico così, penserai. Sì… e no.

I gusti del mio amico sono diversi da me.

Una sera, assieme a suo fratello, s’è mangiato una bistecca fiorentina da quasi un chilo.

Non scende sotto l’etto e mezzo di pasta. Mangia, parla e beve a fasi alterne.

Meno male che nei locali non si può più fumare; sennò fumerebbe pure.

Pensi che il suo giudizio su come viene cucinata e servita una pietanza sia in linea con il mio? Io temo proprio di no.

Per lui, una forchetta e un cucchiaio, un piatto e un calice sono come attrezzi d’officina: servono per l’uso.

Si mangia, si beve e loro sono fatti per quello.

Io ho un culto dei servizi di piatti, della posateria, dei calici per l’acqua e per il vino.

Mi affascinano e passerei ore ad osservarli. Senza contare le tovaglie e i tovaglioli: mi aprono mondi su cui sognare.

Non mi riferisco solo ai piatti e alle tovaglie di lusso, beninteso.

Sono nato in un’osteria. Anche la tovaglia di una bettola, il bicchiere da vino sfuso e le forchette alla buona – se lavate e tenute come si deve – mi affascinano.

Potranno mai coincidere i miei giudizi sull’ambiente con quelli del mio amico? Credo proprio di no.

Lo stesso vale per te e per quanto leggi su TripAdvisor. E’ il bello delle sensazioni ed emozioni soggettive.

E’ il bello della diversità di pensiero e di sensibilità.

Il tuo metro di giudizio su un ristorante può essere molto diverso dal cliente che lascia una recensione su TripAdvisor.

 

Ristoranti Verona - Come usare TripAdvisor - Valpolicella - ristorazione e trattorie

 


Terzo consiglio: studia con attenzione le recensioni su TripAdvisor

Alcuni anni fa mi capitò di leggere sui giornali di incidenti a ripetizione in cui erano coinvolte le minicar.

Nel servizio di un telegiornale, ricordo come fosse ora, intervistarono – dopo un brutto incidente mortale – due anziane signore per raccoglierne il parere.

Al che ho pensato: “Quando mai queste due ottuagenarie avranno guidato una minicar? Siamo poi sicuri che abbiano la patente?”.

Ecco allora un elemento importante.

Guarda innanzi tutto se chi fa la recensione ha uno straccio di identità; ha almeno una ventina di recensioni all’attivo; è di una città diversa da quella del locale recensito e magari ha fatto recensioni in svariate città.

So di ristoratori e manager di hotel che reclutano volonterosi studenti – o improvvisate agenzie di webmarketing – per tenere alta la reputazione di un esercizio pubblico su TripAdvisor.

Per non dire di commoventi camerieri che ti chiedono di lasciare la recensione su TripAdvisor prima di averti chiesto come ti sei trovato al ristorante o in hotel.

La fonte delle informazioni è importante. Anche quando si legge la recensione di un semplice cliente su TripAdvisor.

Lasceresti la tua casa se il primo che passa per la strada ti dicesse che fra un mese la tua zona sarà colpita da un meteorite?

Certo, se te lo dicesse un astrofisico… fossi in te comincerei a preoccuparmi.

Anche in questo caso, però, farei delle verifiche cercando un altro astrofisico (non un geometra o un passante).

 

Spumante - Bollicine in Torre - Verona - 10-12 maggio 2019 - Torre dei Lamberti

Verona. Una veduta della Torre dei Lamberti da Piazza delle Erbe. La città di Romeo e Giulietta offre ristoranti e trattorie di qualità. Basta saperle scegliere…

 


Quarto consiglio: il linguaggio non mente. Se non ha anima racconta menzogne

Riesco sempre a sgamare la recensione fasulla. La “fake news” di TripAdvisor.

Ha alcune caratteristiche che si ripetono:

  • a) non ha anima, né passione;
  • b) è un elenco di caratteristiche del locale senza che mostri alcun reale vantaggio per chi l’ha provato;
  • c) non esprime sentimenti, non ti fa avvertire l’incontro fra un ambiente (o un servizio) e chi lo percepisce.

La sensazione che hai è quella di un computer che parla.

La recensione fasulla pubblicata online utilizza frasi stereotipate e ovvie. Non trova un difetto che sia uno.

O, se è una recensione negativa, trova solo difetti senza elencarti anche i punti di forza e gli aspetti positivi di un’esperienza.

Fai una prova: se la recensione che leggi puoi trasferirla a un qualsiasi altro posto in cui se stato, allora quella recensione – positiva o negativa che sia – è molto probabilmente una “fake news”.

Ogni posto è diverso da un altro. Ogni ambiente è qualcosa di speciale, nel bene e nel male.

Anche la recensione deve essere speciale.

 

Ristoranti Verona - Come usare TripAdvisor - Soave - ristorazione e trattorie

 


Quinto consiglio: stai attento all’umore di chi scrive la recensione su TripAdvisor

Te lo dico da uomo passionale: le passioni sono una gran cosa e guai a non averle.

Spinte all’estremo ci rendono tuttavia ciechi, come il sole quando lo fissi senza proteggerti gli occhi.

Nel leggere una recensione su TripAdvisor – positiva o negativa che sei – pratica l’empatia.

Prova ad entrare nella mente e nell’anima di chi scrive.

Hai presente i “criminal profiler” di Criminal Minds? Ecco, una cosa del genere.

Cerca di immedesimarti nell’autore (o nell’autrice) della recensione.

Mi riferisco soprattutto a quelle recensioni tutte al positivo o tutte al negativo.

Comprendendo l’umore di chi scrive la recensione su TripAdvisor, quando si parla di ristoranti o di hotel, puoi capire se e quanto tener conto di ciò che stai leggendo.

I tifosi non sono la migliore giuria di una partita, credo che su questo siamo tutti d’accordo.

Quanto sono utili le recensioni su TripAdvisor?

Le recensioni di trattorie e ristoranti su TripAdvisor sono di certo utili. Se non vi fossero, dovremmo inventarle.

Non devono però condizionarci al punto da prenderle come verità rivelata.

E non è il caso che ci limitiamo a contare i voti a favore o quelli contrari a un certo ristorante od hotel.

In questi casi, lasciatelo dire, la matematica è davvero un’opinione. E’ del resto una somma di opinioni… opinabili.

TripAdvisor è indubbiamente un’interessante fonte di informazioni. Ma, come ho imparato facendo il giornalista, le fonti vanno verificate. Sempre. E a fondo.

Ecco che nella scelta dei ristoranti, a Verona come in Valpolicella o sul lago di Garda o in altro luogo, TripAdvisor è un eccellente strumento.

Come tutti gli strumenti eccellenti, però, anche TripAdvisor va usato con giudizio.


Articolo a cura di Maurizio Corte
@cortemf
www.corte.media

 

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Ricetta pizza e vini veronesi. L’abbinamento fra pizza bianca o rossa e vino è più corretto rispetto a quello tradizionale con la birra. Scopri perché…

Ricetta pizza e vini veronesi. L’abbinamento fra pizza bianca o rossa e vino è più corretto rispetto a quello tradizionale con la birra. Scopri perché…

Ricetta pizza, dall’impasto pizza alla cottura in casa. E abbinamento con i vini veronesi.

Una bella sfida, no?

La pizza. Simbolo tipico dell’Italia e della sua vasta offerta gastronomica.
Un prodotto semplice, capace di risvegliare in ognuno di noi sensazioni e, perché no, emozioni varie e differenti.

La pizza è il simbolo dell’Italia nel mondo, una sorta di primato che tutti ci invidiano e che, per nostra fortuna, ben pochi riescono ad imitare in maniera adeguata e corretta.

La pizza italiana è quindi una Pizza con la P maiuscola e, almeno per quanto mi riguarda, orgoglio personale e nazionale.

È proprio per questo che, potendoci vantare di un prodotto così sublime e di alta qualità, dobbiamo trovare il giusto abbinamento che vada ad esaltare la materia prima della nostra pizza.

Il primo abbinamento che viene in mente è però, pizza e birra.

Perché?

Il boccale dorato vicino a una buona margherita è divenuto oramai un “must”, quasi un’icona sociale.

Facebook, Instagram e TripAdvisor si arricchiscono ogni giorno di foto che ritraggono sempre la stessa scena: talvolta una bionda artigianale con una Margherita, altre volte una rossa non filtrata che accompagna al tavolo una Vegetariana.

 

Ricetta pizza. Birra e pizza: perché l’abbinamento non è dei migliori

La ricetta pizza, dall’impasto pizza alla cottura in casa (o dal servizio in pizzeria) segue un percorso condiviso.

Quello che è meno condiviso è quale bevanda associare alla nostra pizza.

L’abbinamento pizza e birra è davvero popolare.

Perché l’abbinamento pizza-vino rimane invece “anonimo”?

Partiamo da come l’abbinamento pizza-birra sia, per nostra sfortuna, errato.

Nella pizza abbiamo il lievito, che permette alla pasta di essere croccante e leggera. Oppure più fragrante e pesante a seconda delle quantità.

Anche nella birra abbiamo il lievito, aggiunto al mosto di birra, per dare il via alla fermentazione di questa bevanda.

L’unione di due diversi tipi di lieviti nel nostro stomaco rischia di avviare un ulteriore processo di fermentazione.

Si tratta di una fermentazione che produce quella spiacevole sensazione di gonfiore e pesantezza post pasto.

Nell’abbinamento pizza-vino questo problema non sussiste.

 

ricetta pizza, dall'impasto all'abbinamento con i vini veronesi. Pizza condita con insalatina

Ricetta pizza: dall’impasto pizza all’abbinamento con i vini veronesi

 

 

Pizze rosse, pizze bianche e vino rosa

Quando parliamo di pizza, è bene fare fin da subito una netta distinzione: pizze rosse e pizze bianche.

Come intuibile dal nome, nelle pizze rosse l’ingrediente principale è la salsa di pomodoro.

La sola presenza della salsa ci da un indizio fondamentale.

Per quanto possa essere o non essere condita, la salsa di pomodoro è tendenzialmente acida. E non vogliamo accentuare quest’acidità con il vino che andremo ad abbinare alla nostra pizza.

Non vorremo nemmeno andare a soffocare del tutto quest’acidità, puntando su vini “aggressivi”. E creando in bocca quella strana e spiacevole sensazione che in gergo si chiama “allappamento”.

Come fare quindi? Puntare su un vino rosso o un vino bianco?

La mia risposta è un’ulteriore domanda: perché non un rosato? O, meglio, un “vino rosa” del lago di Garda?

Il vino rosa rappresenta un’ottima scelta per chi vuole gustare un vino dagli aromi rinfrescanti e primaverili, che ben si addicono a questa stagione.

Il mio consiglio è un Bardolino Chiaretto Doc capace, con le sue note leggermente amarognole, di esaltare al massimo le caratteristiche organolettiche di pizze rosse semplici, come una classica pizza Margherita.

Leggi l’articolo sulle CANTINE DEI VINI BARDOLINO

Quando la complessità degli ingredienti inizia a diventare “importante” è bene far affidamento a vini ben più strutturati. Senza però sfociare in vini resi troppo aggressivi dall’invecchiamento spinto.

Meglio quindi spostarsi sui vini rossi, rimanendo però sempre nelle zone del Bardolino.

Un’ottima scelta è rappresentata dal Bardolino Classico Doc che colpisce alla vista con il suo color rosso rubino, ma al palato si contraddistingue con la sua eleganza e piacevolezza, lasciando in bocca note morbide e asciutte.

Anche il Bardolino Novello Doc si rivela un’interessante alternativa, dall’odore fruttato e vinoso, con un prepotente sentore di frutti rossi, ma con un sapore comunque asciutto, fresco e leggermente frizzante.

Le pizze bianche sono caratterizzate dal grande utilizzo di mozzarella, formaggi e altri latticini, proponendo dolcezza e grassezza come caratteristica principale.

Andiamo quindi incontro alla necessità di un vino capace di “pulirci” la bocca con una buona acidità e freschezza, puntando però su vini giovani e non ai grandi bianchi da invecchiamento.

 

ricetta pizza e vini veronesi. La pizza con il vino Bardolino Chiaretto Doc

Pizza e abbinamento con un vino veronese Bardolino Chiaretto Doc. Il vino rosa del lago di Garda

 

Pizza e abbinamento con i vini veronesi

Con la pizza a far da padrone sono, senza ombra di dubbio, le bollicine.

La scelta, di conseguenza, ricade su vini come il Soave Spumante Doc, al palato armonico e fruttato. Caratterizzato da un perlage fine e resistente, sinonimo di alta qualità.

In alternativa, anche ordinare un calice di Lugana Spumante Doc si rivela una scelta saggia.

Attenzione però al metodo di produzione.

Se prodotto con il metodo Charmat, il vino si presenterà con un perlage più cremoso, rimanendo comunque rinfrescante e con profumi agrumati che, ai palati più fini, ricordano il cedro.

Se invece prodotto con il metodo classico, il vino diventerà più complesso e raffinato, dal perlage più… “croccante”.

Non è da meno lo spumante Durello, vino che nasce nelle vallate dell’altopiano della Lessinia meno conosciuto rispetto a quelli già menzionati, ma che si sta via via affermando tra i vini veronesi.

Con la sua spuma fine e persistente è caratterizzato da un color giallo paglierino con riflessi verdi, con profumo leggermente vinoso e fruttato e un sapore piacevole e armonico.

Scopri le CANTINE DEI VINI SOAVE

Scopri le CANTINE DEI VINI LUGANA

Scopri le CANTINE DELLO SPUMANTE DURELLO

 

Finora abbiamo parlato di quali vini abbinare alla pizza, quindi mi sembra più che doveroso parlare della Pizza, dedicandole il giusto spazio.

 

Ricetta pizza. Pizza fatta in casa, dall'impasto pizza alla cottura

Ricetta pizza, dall’impasto pizza all’abbinamento con i vini veronesi. Tranci di pizza fatta in casa

 

Pizza bianca, pizza rossa e scelta dei vini veronesi

In queste giornate primaverili la pizza ideale è una pizza non troppo pesante, condita con ingredienti semplici e freschi, colorata e che dia proprio l’idea di primavera.

Per quanto riguarda le pizze rosse, punterei su qualcosa di molto semplice e non troppo pesante: una pizza margherita che, a fine cottura, verrà condita con delle foglie di insalata gentile, pomodorini freschi e delle fette di prosciutto crudo.

Abbinamento perfetto per un vino come il Chiaretto.

 

Rimanendo sulle pizze rosse, ma aumentando la complessità degli ingredienti, possiamo provare una pizza gourmet, condita con pomodoro san Marzano e burrata di Andria IGP.

Questa pizza è ottima se accompagnata da vino rosso come il Bardolino Novello.

Concentrandoci sulle pizze bianche, un’ottima pizza potrebbe essere quella che definisco una sorta di focaccia farcita.
Questa pizza va infatti condita una volta uscita dal forno.

Gli ingredienti? Stracciatella, pomodorini freschi tagliati a cubetti e conditi con sale, olio e basilico e, per chi vuole osare di più, crudo di Parma Dop stagionato 24 mesi.

Abbinamento perfetto per spumanti come il Lugana o un brut come il Custoza (metodo Charmat).

Dal sapore più intenso una pizza bianca condita con pesto di basilico e pomodorini freschi, il tutto insaporito con una spolverata di grana padano.

Che vino abbinare? Spumanti come il Soave o il Durello, che con i sentori di fruttato riescono ad esaltare al meglio le caratteristiche delle materie prime.

 

Ricetta pizza: impasto pizza e cottura fatta in casa

Per concludere vi lascio la ricetta “homemade”, facendovi avvicinare ancora di più al mondo della pizza.

Le dosi che indicherò sono quelle per 4 pizze.

Per quanto riguarda l’impasto ci serviranno:

2 bustine di lievito

1 cucchiaio di zucchero semolato

4 cucchiai di olio extravergine d’oliva

500 g di farina di grano duro o 00

1 cucchiaio di sale

400 g di passata di pomodoro

4 mozzarelle

Pepe nero macinato al momento

4 rametti di rosmarino

 

Impasto pizza e come prepararla in casa

Iniziamo preparando l’impasto per la pizza.

Mescoliamo il lievito e lo zucchero con 325 ml di acqua calda e lasciamo riposare per un paio di minuti.

Nel frattempo, setacciamo la farina in una ciotola. Aggiungiamo il sale e formiamo una fontana al centro.

Versiamo l’olio e poi la miscela di lievito.

Aiutandoci con un cucchiaio, mettiamo la farina nella fontana raccogliendola dai lati e mescoliamo lentamente.

Non appena l’impasto inizierà a prender forma, lavoriamolo con le mani.

Lavoriamo l’impasto su una superficie infarinata per circa 10 minuti, fino ad ottenere una consistenza omogenea.

Puliamo bene la ciotola, infariniamola e rimettiamoci l’impasto.

Copriamola con un canovaccio e lasciamola lievitare in un luogo caldo per circa 1 ora.

Una volta lievitato, picchiettiamolo con delicatezza con le dita per far uscire l’aria e trasferiamo l’impasto su una superficie infarinata.

Lavoriamolo per 1-2 minuti e avvolgiamolo con un panno umido, per poi metterlo in frigorifero.

La maturazione in frigorifero può essere anche di 24 o 48 ore. Dobbiamo però rinfrescare la pasta con un po’ di farina ogni 12 ore. E rinnovare il panno, mantenendolo umido.

Non appena saremo pronti per preparare le pizze, dividiamo la pasta in 4 parti uguali, tenendole comunque coperte.

La particolarità di quest’impasto è in parte cotto in padella, rendendo molto più semplice e veloce la cottura in forno.

Stendiamo la pasta fino alle dimensioni desiderate e mettiamola in una padella capiente (circa 26 cm di diametro) già calda.

Ricordiamoci di aggiungere in filo d’olio per evitare che la pasta si attacchi alla padella.

Cuociamo per 6-8 minuti, finché la pasta diventerà croccante e comincerà a cuocere in modo uniforme, formando delle bolle.

Versiamo quindi 2 cucchiai di passata di pomodoro sulla base.

Sbocconcelliamo poi la mozzarella a pezzetti, disponendoli in modo uniforme sulla pizza. Pepiamo e aggiungiamo qualche ciuffetto di rosmarino.

Mettiamo un leggero filo d’olio sulle pizze e concludiamo la cottura in un forno preriscaldato a 220-230 gradi per circa 4-5 minuti.

La superficie della pizza dovrà essere dorata, cosparsa di bolle. La pasta lungo i bordi dovrà invece esser ben dorata e croccante.

Serviamo le pizze calde, magari già tagliate in tranci, aggiungendo anche qualche ciuffetto di rosmarino.

Ecco realizzata la nostra ricetta pizza, dall’impasto pizza alla cottura nel forno di casa.

Che la si consumi a casa. O che la si gusti in una delle nostre ottime pizzerie… l’abbinamento azzeccato è comunque fra pizza (rossa o bianca) e vini veronesi.

Articolo a cura di Andrea Braga

 

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Valpolicella, turismo del vino: itinerario enoturistico fra chiese, natura e ville venete. In bici, moto e auto. Le cantine aperte nel weekend

Valpolicella, turismo del vino: itinerario enoturistico fra chiese, natura e ville venete. In bici, moto e auto. Le cantine aperte nel weekend

L’enoturismo in Valpolicella – con un itinerario fra le cantine della Valpolicella – è una delle esperienze più suggestive e che ti arricchiscono.

Il turismo del vino nella terra dell’Amarone Valpolicella e del Ripasso unisce storia, arte, natura e panorami splendidi su vigneti, colline e montagna.

L’itinerario turistico fra le cantine Valpolicella che qui ti proponiamo può essere fatto in auto, in moto o in bicicletta.

E’ un percorso – come spiega il Consorzio Tutela Vini Valpolicella – che consente di visitare eleganti ville signorili per le quali la Valpolicella è nota.

Itinerario in bicicletta, moto o auto fra le cantine della Valpolicella

Caratteristiche dell’itinerario (auto, moto o bicicletta) in Valpolicella:

  • Lunghezza: 70 km
  • Luogo di partenza: San Pietro Incariano (raggiungibile da Verona con la Tangenziale Ovest, la Strada Provinciale 1)
  • Durata dell’itinerario: mezza giornata
  • Quando farlo: in ogni periodo dell’anno

Questo itinerario in Valpolicella ti consente di ammirare le chiese romaniche, le distese di ciliegi, le cascate prodotte dai torrenti (i “progni”) della zona. E le abitazioni costruite con le pietre di Prun, Cavalo e Sant’Anna d’Alfaedo.

Per quanto riguarda le cantine Valpolicella, le puoi trovare nella sezione dedicata del nostro sito Verona Wine Love.

Le località che questo itinerario enoturistico tocca sono cinque: San Pietro in Cariano, Pedemonte, Marano di Valpolicella, Fumane e Sant’Ambrogio di Valpolicella.

 

La Valpolicella fra pievi romaniche e panorami suggestivi

Grazie alla tangenziale (strada provinciale 1) da Verona è possibile raggiungere in poco tempo San Pietro in Cariano.

Percorrendo la tangenziale hai una veduta sulle colline e sulle montagne veronesi.

Alla fine della tangenziale, lascia a destra San Pietro in Cariano, e si gira a sinistra per Sant’Ambrogio di Valpolicella.

Dopo 2 km, svolta a destra per Gargagnago, passando davanti alla Villa Serego-Alighieri.

Da Gargagnago, segui le indicazioni per Sant’Ambrogio.

Al bivio successivo segui le indicazioni per San Giorgio di Valpolicella. E’ un paese che si trova su un’altura panoramica.

Qui puoi visitare la pieve romanica del XII secolo. Nel suo interno vi è un prezioso ciborio d’epoca longobarda.

San Giorgio di Valpolicella - Pieve romanica

La pieve romanica di San Giorgio di Valpolicella

Da San Giorgio prosegui l’itinerario verso Cavalo, salendo a sinistra in direzione di Breonio.

Attraversi il fianco orientale del Monte Pastello, noto per i marmi e per il panorama sulla Valdadige.

E’ possibile godere della vista sulla Valdadige, zona dei vini della Terra dei Forti, dal Forte Paroletto.

Il Forte Paroletto si trova vicino al crinale fra, i monti Pastello e Pastelletto.

La vista sulla Valdadige è possibile anche dalla cima del Monte Pastello (1112 metri). La si può raggiungere in circa mezz’ora di agevole camminata dal termine della strada che porta alle cave.

A Breonio vi è la discesa verso la Valle dei Progni.

Nel punto finale a sud del paese gira a destra seguendo le indicazioni per Fumane e Molina.

Dopo alcuni tornanti, troverai il paese di Gorgusello: ha la caratteristica di essere costruito con le lastre di pietra impiegate negli edifici, in stalle e fienili.

Le lastre di pietra sono impiegate anche nell’arredo urbano: recinzioni, pavimentazioni di strade e corti, sostegni per i pergolati e vasche delle fontane.

Attraversato Gorgusello, scendi verso Molina di Fumane, villaggio in pietra e sede del Parco delle Cascate.

Da Molina prosegui verso Cerna, paese che si trova sul fianco del Vajo delle Scalucce.

Da qui puoi godere il panorama sulla valle di Molina e sull’alta vallata di Fumane.

Dopo circa 4 km arrivi a Spiazzo di Cerna. Al bivio gira a destra, per arrivare a Cerna. Da qui scendi al crocevia di Santa Cristina.

A sinistra c’è la strada per Prun, Fané (e il vicino Ponte di Veja) e Negrar.

Tu continua invece verso destra, verso Marano di Valpolicella e la sua suggestiva vallata.

Dopo qualche chilometro e una serie di tornanti, arrivi a San Rocco e poi a Pezza.

A metà strada fra le due località, sulla destra, c’è la chiesa di Santa Maria Vaiverde.

Dal piazzale della chiesa puoi godere una vista splendida sulla Valpolicella.

Arrivato a Marano, con una piccola deviazione a destra – anche a piedi – puoi visitare Canzago.

Canzago è situata in una posizione panoramica che ti permette di ammirare tutta la vallata di Marano di Valpolicella.

Marano ospita una chiesetta settecentesca, visitabile – pur senza l’arredo e abbandonata – accanto alla nuova chiesa edificata tra il 1922 e il 1924, su disegno di don Giuseppe Trecca.

Quest’ultima chiesa – ci spiega la guida del Consorzio di Tutela dei Vini Valpolicella – presenta una pianta a forma di croce greca, con cupola alta quasi trenta metri ed internamente decorata dal pittore Aldo Tavella, fra il 1944 e il 1945.


Le splendide ville venete della Valpolicella

A Marano di Valpolicella sono molte le ville, eleganti dimore nella zona dell’Amarone Valpolicella, di Grande vino Rosso veronese.

Villa Lorenzi-Benati a Canzago è ricordata per il restauro eseguito nel 1790 sui disegni dell’architetto veronese Luigi Trezza, che riprende eleganti motivi architettonici sanmicheiiani.

Lungo l’antica strada della valle di Marano e confinante con villa Lorenzi-Benati, puoi ammirare la settecentesca di Villa Porta, ora Rizzini.

La villa ha la facciata decorata da porte e finestre bugnate, con elegante un’scala esterna a quattro rampe, balaustra in tufo e poggioli in ferro.

Villa Porta, ora Rizzini, ha un duplice loggiato rustico che si sviluppa sul fianco orientale. A ovest un’ala si prolunga invece verso la strada terminando nella facciata dell’oratorio di San Carlo.

Dopo alcuni tornanti e un breve rettilineo arrivi a Valgatara, borgata dove puoi ammirare – scendendo sulla strada e alla tua destra – la pieve romanica di San Marco a Pozzo.

Nel paese di Valgatara vi sono sei ville: Villa ex Graziani, Villa Campagnola, Villa Raisa Rimini, Villa Silvestri, Villa Fasanara e Villa il Castello.

Villa Graziani fu realizzata intorno al 1826, probabilmente su disegno dell’architetto Giuseppe Barbieri. E’ un’equilibrata costruzione dai tratti classicheggianti.

Villa Campagnola è un vasto edificio diviso in due parti. Sulla parte occidentale sporge una loggia architravata, con il sottostante portico ad archi e pilastri bugnato, di tipo sanmicheliano.

Vi è un’ala che si protende in avanti a formare il rustico, attraversato dall’atrio d’ingresso con portone.

La parte orientale di Villa Campagnola ha una scala esterna a due rampe. E lo stemma dei conti Soardi, antichi proprietari.

Villa Raisa Rimini risale al 1880. Di linee classiche, sobrie ed eleganti, è impreziosita da un piccolo parco.

Villa Silvestri fu costruita anch’essa verso il 1880, secondo gli schemi classici. Ha linee architettoniche semplici ma eleganti.

Villa Guantieri - Valpolicella

Il complesso di Villa Guantieri, in località Fasanara, a Marano di Valpolicella

Splendido, infine, è il complesso di Villa Guantieri, in località Fasanara. Ci si addentra fra le mura dell’edificio grazie ad un arco in tufo.

Il complesso edilizio padronale è composto da tre corpi di fabbrica: uno quattrocentesco, uno settecentesco ed uno forse ottocentesco.

Il corpo quattrocentesco di Villa Guantieri è il più originale e interessante.

E’ uno degli esempi più significativi dell’architettura tipica della villa a portico e loggia.

La località sembra derivi il suo nome da una riserva di caccia del re Berengario, che nel X secolo possedeva una residenza signorile nel vicino paese di San Floriano.

Villa “Il Castello”, infine, è un grande edifìcio così denominato forse perché costruito sul sito di un antico maniero.

Da Valgatara prosegui verso San Floriano.

San Floriano è noto per la nota pieve, un capolavoro dell’arte romanica in Valpolicella.

La chiesa romanica di San Floriano ha una facciata in tufo, tripartita da due lesene triangolari, con una suddivisione interna in tre navate.

L’impostazione del campanile ricorda – come altri in Valpolicella – la torre campanaria della basilica veronese di San Zeno.

Per tornare nella città di Verona, devi arrivare a Pedemonte.

Poco prima del semaforo di Pedemonte, gira a destra verso Castelrotto. E’ un’altura da cui puoi ammirare una panoramica veduta sulla “Contea del vino”.

Da Castelrotto scendi a Corrubbio, dove trovi la suggestiva chiesetta dei Santi Martino e Rocco, in parte romanica ed in parte gotica.

Da qui prendi la strada per Parona e il centro di Verona.

Valpolicella in bicicletta, moto e auto fra cantine e cultura 

Questo l’itinerario – in auto, moto o in bicicletta – che abbiamo costruito sulla base dei consigli  del Consorzio di Tutela dei Vini Valpolicella.

Nella sezione cicloturismo di Verona Wine Love ti proponiamo altri itinerari in Valpolicella.

Sono itinerari pensati per gli appassionati di bicicletta e cicloturismo, ma che puoi adattare anche ai giri in motocicletta e ai percorsi in auto.

Tutte le occasioni sono buone per fare dell’enoturismo in Valpolicella, la terra nel nobilissimo vino Amarone Valpolicella noto in tutto il mondo.

Quali cantine visitare? Ecco l’elenco delle Cantine della Valpolicella.

Puoi scegliere le cantine, preparandoti per la gita, sulla base delle località che trovi nell’itinerario.

amarone valpolicella, ripasso, cantine della valpolicella

Amarone, Ripasso e gli altri vini: le cantine della Valpolicella aperte nel weekend

Vuoi sapere quali sono le CANTINE APERTE NEGLI WEEKEND DI sabato 13 e domenica 14 aprile / sabato 20 e domenica 21 aprile 2019 (a cura della Strada del Vino Valpolicella)

Apri il file in .Pdf  Valpolicella – Cantine aperte negli weekend 13-14 aprile e 20-21 aprile 2019

Scopri i borghi e le frazioni della Valpolicella sul sito della STRADA DEL VINO VALPOLICELLA

Leggi anche la pagina sulle CANTINE DELLA VALPOLICELLA

STRADA DEL VINO VALPOLICELLA (video ufficiale)

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Ricette pesce: canocchie e gamberoni come antipasto, filetti di coda di rospo di secondo piatto. I vini da abbinare? I bianchi Custoza, Lugana o Soave

Ricette pesce: canocchie e gamberoni come antipasto, filetti di coda di rospo di secondo piatto. I vini da abbinare? I bianchi Custoza, Lugana o Soave

Un’idea dalla categoria “ricette pesce”? Dal ricettario di cucina semplice e contadina traggo oggi un menù a base di pesce che non è proprio per poverelli. Lo so.

Penso, però, che come si faceva una volta con il vestito della festa, sia giusto concedersi qualche “lusso” nel fine settimana.

Specie quando il tempo fa il capriccioso.

Come antipasto consiglio “canòce” (canocchie in italiano) e gamberoni cotti a vapore

Il vapore ci consente di fargli conservare tutto il sapore.

Nella pentola a vapore metto qualche goccia di limone così che canocchie e gamberoni si profumino durante la cottura.

Mi piace servirli con zucchine fresche tagliate a bastoncino e scottate qualche minuto in acqua, con salsa di soia e qualche foglia di alloro.

Dopo un paio di minuti dal bollore le scolo e le passo veloce sotto l’acqua fredda così che mantengano la croccantezza e il colore verde. Condisco le zucchine con dell’olio extravergine di oliva e una macinata di pepe misto.

 

Filetti di coda di rospo con arancio e timo -Laura Baccaro- Ricette di Pesce

Ricette di pesce. Filetti di coda di rospo con arancio e timo

 

Ricette di pesce: coda di rospo all’arancio e timo

Come secondo piatto, dopo le canocchie e i gamberoni, eccoti la coda di rospo all’arancio e timo.

Come la si cucina? Si prende una coda di rospo freschissima dal proprio pescatore di fiducia e ci si fa preparare un paio di filetti.
Se invece sappiamo cavarcela in cucina, i filetti – con il giusto coltello – possiamo prepararceli noi.

Preparati i filetti, da una parte comincio con lo spremere un paio di arance. Le filtro così che il succo resti limpido.

Metto da parte anche un mezzo bicchiere di vino bianco secco. Un Custoza direi che è l’ideale.

Prendo una padella antiaderente con il fondo bello spesso. La ungo con un filo d’olio e due fettine di burro freschissimo.

Passo veloce le code di rospo nella farina tipo 0. Oppure nella farina di riso se ho ospiti con problemi di celiachia; o che sono intolleranti al frumento.

Quando l’olio soffrigge, metto i filetti di coda di rospo nella pentola. Li faccio cuocere in modo che si formi la crosticina da entrambe le parti dei filetti.

Verso sui filetti di coda di rospo il succo d’arancio. Lo faccio raccogliere e sfumo con il vino bianco Custoza.

Aggiungo qualche fetta di arancia anche per decorazione.

Porti quindi i filetti di coda di rospo sino alla fine della cottura, muovendoli piano in modo che la crosticina si mantenga.

Quando è i filetti di coda di rospo sono cotti, li tolgo dalla pentola e li metto in un piatto da portata.

Guarnisco il tutto con timo fresco e pepe bianco.

A parte ho già pronta una bella insalatina fresca di stagione con alcuni carciofi. E’ l’accompagnamento ideale di questo piatto.

Non servo dolci per questo tipo di pranzo.

Soprattutto se si mangia pesce, se proprio voglio finire con un dessert preferisco preparare un  sorbetto con del Prosecco o uno spumante di qualità.

Che vino abbino ai filetti di coda di rospo? Ho solo l’imbarazzo della scelta.

Con una ricetta di pesce di questo tipo può andare un vino Custoza fresco. Un Lugana non troppo fruttato. Oppure un vino Soave

Laura Baccaro
Psicologa e Criminologa / Food blogger della cucina contadina
www.laurabaccaro.it
@laura_baccaro

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“La verità sul caso Harry Quebert”. Il vino grande assente nella serie Tv tratta dal romanzo di Joël Dicker, il thriller che inchioda alla poltrona fino all’ultima pagina

“La verità sul caso Harry Quebert”. Il vino grande assente nella serie Tv tratta dal romanzo di Joël Dicker, il thriller che inchioda alla poltrona fino all’ultima pagina

La serie televisiva “La verità sul caso Harry Quebert” non delude le aspettative di chi ha letto e amato il romanzo di Joël Dicker.

Quello che manca, nelle dieci puntate sul caso dello scrittore americano Harry Quebert, protagonista del caso, è il vino.

Vediamo scene in cui si beve whisky per consolarsi e stemperare le tensioni. Altre in cui bevande gassate poco identificabili occupano le ambientazioni della tavola calda di Somerset, un’inventata cittadina del New Hampshire (Stati Uniti).

Il libro di Joel Dicker – a cui la serie televisiva è ispirata – è stato il caso editoriale del 2012. Il romando giallo ha venduto oltre 3 milioni di copie in tutto il mondo.

“La verità sul caso Harry Quebert” è stato tradotto in 33 lingue. E adesso è una serie televisiva.

Le prime due puntate sono andate in onda su Sky Atlantic il 20 di marzo 2019. In tutto sono dieci episodi, già tutti disponibili on demand.

Li si può vedere sia sul canale di Sky che via internet su Now Tv.

 

La verità sul caso harry quebert - verona wine love - Nola e Harry

Una scena del film tratto dal romanzo “La verità sul caso Harry Quebert”. I personaggi di Nola Kellergan, la ragazza scomparsa e trovata morta, e lo scrittore Harry Quebert in una scena della serie televisiva

 

La verità sul caso Harry Quebert: la storia

Siamo negli Stati Uniti, nello Stato del New Hampshire.

E’ l’estate del 1975. La cittadina dove tutto accade è Somerset, che nella versione originale (in francese) e in quella italiana è chiamata Aurora.

Nola Kellergan, una ragazzina di 15 anni, scompare misteriosamente nella tranquilla cittadina di Aurora, New Hampshire. Le ricerche della polizia non danno alcun esito.

Dal passato al presente. Siamo nella primavera del 2008, a New York.

Marcus Goldman, giovane scrittore di successo, sta vivendo uno dei rischi del suo mestiere: è bloccato, non riesce a scrivere una sola riga del romanzo che da lì a poco dovrebbe consegnare al suo editore.

Qualcosa di imprevisto accade nella sua vita: il suo amico, scrittore e professore universitario Harry Quebert, uno degli scrittori più stimati d’America, viene accusato di avere ucciso la giovane Nola Kellergan.

Il cadavere della ragazza viene infatti ritrovato nel giardino della villa dello scrittore Harry Quebert, a Goose Cove, poco fuori Somerset, sulla riva del mare.

Certo che l’amico e mentore Harry Quebert sia innocente, Marcus Goldman si precipita a Somerset.

Comincia così la indagine. Marcus, a 33 anni dalla sparizione di Nola Kellergan, deve rispondere a una domanda: chi ha rapito e ucciso la ragazzina nell’estate del 1975?

L’inchiesta del giovane scrittore Goldman non è comunque fine a sé stessa.

Stritolato dalle regole del marketing e dagli interessi del suo agente letterario, interpretato dall’attore Ron Perlman, lo scrittore in crisi di creatività deve anche scrivere un libro sul caso.

Croce e delizia, quel libro sarà per lui una fonte di guai e di soldi. Come in tutte le trame in cui il thriller si incrocia con la vita di uno scrittore.

 

La verità sul caso harry quebert - verona wine love - Nola

Nola Kellergan, la ragazza 15enne della serie Tv “La verità sul caso Harry Quebert”, interpretata dall’attrice norvegese Kristine Froseth

 

Le recensioni sulla serie Tv dedicata al caso di Harry Quebert

Secondo il magazine “Wired”, “con oltre tre milioni di copie vendute in tutto il mondo, premi prestigiosi e traduzioni in più di 30 paesi, La verità sul caso Harry Quebert del ginevrino Joël Dicker è stato nel suo anno di uscita, il 2012, uno dei più eclatanti casi letterari degli ultimi tempi. E ancora oggi è un bestseller insuperabile”.

E’ un caso di successo editoriale, fa notare il magazine Wired, “nonostante le 800 pagine e alcuni difetti madornali che in molti riconoscono al di là del successo dell’opera”.

Tutto merito è di una trama intricata. Una trama fatta apposta per incollare il lettore alla pagina, sottolinea Wired.

“La stessa trama che è riportata (difetti compresi) nella miniserie in dieci episodi dal 20 marzo su Sky Atlantic”, avverte Wired.

Patrick Dempsey, che ha interpretato il dottor Stranamore di Grey’s Anatomy, interpreta in modo convincente Harry Quebert, professore di letteratura e soprattutto scrittore molto apprezzato.

Dopo aver ricevuto la visita di Marcus Goldman (interpretato dall’attore Ben Schnetzer), un suo allievo divenuto anche lui autore di successo, la sua vita viene però sconvolta.

E’ il corpo di Nola (interpretata da Kristine Froseth) e una copia del manoscritto del romanzo che l’ha reso famoso – trovato accanto ai resti della ragazza – a inchiodarlo senza dubbi apparenti.

“La miniserie è girata con stile calligrafico da Jean-Jacques Arnaud, il regista di titoli acclamati come Il nome della rosa e Sette anni in Tibet, che qui ritrova un certo gusto per la suggestione ambientale (l’oceano, le spiagge e le foreste del Maine, anche se le riprese sono avvenute in Canada) degno degli spot dei suoi esordi”, scrive il magazine Wired.

“La tranquilla cittadina di Somerset, ovviamente, nasconde dietro la patina di diner casalinghi e feste di beneficenza doppie vite, segreti sommersi, diffidenze mai sopite”, sottolinea Wired.

“Ciò contribuisce a rendere ancora più ambigua la storia fra Harry e Nola, che già nel nome trova un furbo richiamo alla Lolita di Nabokov“, fa notare il magazine Wired. “Il loro amore è assolutamente inappropriato (e lo scrittore cerca di sfuggirvi, almeno all’inizio) ma la sua resa sullo schermo è comunque ricca di sfumature e chiaroscuri. Sfumature e chiaroscuri che fondono una corruttibile, umanissima moralità e un gusto cliché per gli artisti belli e dannati e le loro muse, un po’ vittime e un po’ tentatrici”.

Come rileva Wired, il giovane scrittore Marcus mostra un carattere insopportabile e tronfio. Fino ad imparare umiltà e dedizione proprio grazie a questo compito ingrato.

“Scioglierà pezzo dopo pezzo”, rileva Wired, “un intrigo in cui non mancano magnati senza scrupoli, madri ambiziose o violente, padri inetti, poliziotti decisamente poco integerrimi“.

“La costruzione degli episodi – soprattutto dopo i primi due che sono piuttosto un’introduzione anche al meccanismo stesso del racconto – procede per colpi di scena degni, appunto, della più avvincente delle storie page turner”, osserva Wired.

“Il finale, soddisfacente anche se forse non straordinario, passa comunque in secondo piano”, fa notare Wired, “rispetto a una narrazione che procede confutando le ipotesi o i convincimenti che lo spettatore (ma anche il lettore, prima), si costruisce man mano”.

Secondo Wired “La verità sul caso Harry Quebert” ha i suoi difetti, a partire da una specie di ossessione per l’ovvio più che per il didascalico.

Si parla di una ragazza scomparsa? Subito l’inquadratura del classico volantino Missing portato via dal vento.

Viene arrestato un poliziotto? Qualcuno dice “ora mi sembra di non conoscerlo più”.

“Anche l’andirivieni temporale del racconto, fra il 1975 in cui avviene la scomparsa e il 2008 in cui si svolgono le indagini”, sottolinea Wired, “ogni tanto sa di artificioso, soprattutto a causa di un trucco che invecchia i personaggi in modo per nulla convincente”.

Superati i vari cliché autoriali – ammette però il magazine Wired – “s’intravede un cuore sincero che vuole parlare dei rapporti di arte e vita. Ma soprattutto di come certi desideri viscerali, nella scrittura come nell’amore, debbano sempre venire a patti con vincoli imprescindibili, come la morale e ancor più la verità“.

 

la verità sul caso Harry Quebert - serie televisiva -

La versione in francese della serie televisiva “La verità sul caso Harry Quebert”

 

La verità sul caso Harry Quebert è composta da dieci episodi e le singole puntate hanno una durata dai 41 ai 49 minuti.

In questa miniserie si assiste a un cambiamento di Patrick Dempsey che, per interpretare al meglio Harry Quebert, subisce una grande trasformazione fisica.

Secondo il magazine “Serial Crush”, a un primo impatto non convince “la scelta di Schnetzer come Marcus”.

L’attore rende il suo personaggio di scrittore in crisi di creatività molto più giovane e ancora più pieno di sé di quanto è nel libro, osserva “Serial Crush”.

In compenso, rileva il magazine online, con il procedere delle puntate Ben Schetzer diventa via via più convincente.

Nel cast anche Damon Wayans Jr (New Girl, Happy Endings) nei panni dell’agente Perry Gahalowood.

Vi sono poi Virginia Madsen (Designated Survivor, Sideways – In viaggio con Jack) che interpreta Tamara Quinn, proprietaria del locale nel quale lavorava Nola e Joshua Close (Person of Interest) nel ruolo di Luther Caleb.

Colm Feore (ThorHouse of CardsChangeling – Una Storia vera) veste i panni del magnate Elijah Stern, fra gli uomini più facoltosi del Maine.

Mentre Matt Frewer (L’alba dei morti viventi50/50Watchmen), che nella serie interpreta il Reverendo Kellergan, è l’ambiguo padre della quindicenne Nola.

La serie Tv sul caso di Harry Quebert, rileva “Serial Crush” risulta alla fine “ben fatta e fedele alla storia originale. E’ misteriosa al punto giusto da lasciare quel desiderio di scoprire cosa accadde in quell’estate del ’75 tra Harry e Nola, e come questo si ripercuote sugli eventi del presente”.

 

una scena dalla serie tv "La verità sul caso Harry Quebert"

Una scena dalla serie televisiva. I personaggi di Nola Kellergan e dello scrittore Harry Quebert nella veranda affacciata sul mare del New Hampshire

 

L’ambientazione e le scene della serie Tv sul caso di Harry Quebert

La serie televisiva “La verità sul caso Harry Quebert” rende onore al libro. Operazione, questa, che non sempre riesce.

Il personaggio di Harry Quebert è forse addirittura più riuscito sullo schermo di quanto abbia fatto nel romanzo lo scrittore Joël Dicker.

Dicker è molto bravo a disegnare trame intricate e avvincenti. A suscitare colpi di scena che inchiodano il lettore alla poltrona.

Ma la letteratura non è il suo mestiere. I personaggi non hanno profondità. Solo la sua maestria – lo si rileva anche nell’ultimo romanzo giallo, “La scomparsa di Stephanie Mailer” – riesce a supplire alle carenze dei soggetti che si muovono sulla scena.

La trasposizione filmica del caso di Harry Quebert attenua un poco quella carenza di profondità dei personaggi.

Il regista Jean-Jacques Annaud riesce a dare più spessore ai soggetti che si muovono nella narrazione.

In compenso, la serie televisiva tratta dal libro di Dicker non cerca di rendere le atmosfere e le situazioni caratteristiche degli Anni Settanta.

Neppure il presente – un 2008 di cui ci accorgiamo soprattutto per la mancanza di smartphone – ha una sua caratterizzazione.

Ne sono piccoli, ma significativi, dettagli le bevande.

A parte qualche bicchiere di whisky e una bevanda gassata qui e là, non vi sono bicchieri di vino o bottiglie di Coca-Cola a dare un tocco di quotidianità alle scene di vita spicciola.

Il vino, soprattutto, è il grande assente.

E’ scelta legata alla mancanza di sponsor interessati a promuovere il vino fra i tantissimi giovani lettori del romanzo che corrono a guardare la serie Tv? Oppure è la rinuncia a riferimenti così espliciti della vita quotidiana degli americani di oggi?

La mancanza di “bevande caratterizzanti” è un particolare che toglie spessore di “vita vissuta” a una serie televisiva comunque avvincente.

La trasposizione in Tv del romanzo “La verità sul caso Harry Quebert” ha ottenuto, in Italia, un gradimento del 97%. Negli Stati Uniti, lo scorso settembre, il gradimento è stato del 72% secondo “Rotten Tomatoes”.

E’ una serie televisiva che prende, convince e inquieta nel momento in cui si ripensa a quella ragazza di 15 anni.

Un caso di finzione che riverbera, in alcuni passaggi misteriosi e inspiegabili, un caso tutto italiano come quello del “biondino della spider rossa” (anno 1971).

La serie Tv “La verità sul caso Harry Quebert” avvince comunque. Con o senza il vino nelle scene di vita quotidiana.

Maurizio Corte
@cortemf
www.corte.media

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Visita Castellaro Lagusello, a Mantova, uno dei più bei Borghi d’Italia. Il Castello di Noarna, vicino Trento, è invece la meta perfetta per unire cultura e vino

Visita Castellaro Lagusello, a Mantova, uno dei più bei Borghi d’Italia. Il Castello di Noarna, vicino Trento, è invece la meta perfetta per unire cultura e vino

Sei mai stato a Castellaro Lagusello, vicino a Mantova? Castellaro Lagusello è uno dei Borghi d’Italia più visitati ed è incantevole anche la sera, quando viene illuminato. 

Se ami gli antichi borghi una gita a Castellaro Lagusello o a Castel Noarna in Vallagarina, è quello che fa per te. 

Nel fine settimana ci si organizza per trascorrerlo in famiglia o in compagnia, magari con qualche gita fuori Verona.

Nella nuova sezione Gite fuori porta del sito Verona Wine Love, abbiamo per questo raccolto qualche interessante gita da fare in giornata.

I percorsi spaziano dalla sempre splendida Mantova al Lago di Garda, dai Castelli del Trentino alle Strade del Vino, per chi ama unire cultura e turismo del vino.. E Castel Noarna, circondato dai vigneti, ne è un esempio.

 

COSA VEDERE A CASTELLARO LAGUSELLO, UNO DEI BORGHI D’ITALIA PIÙ VISITATI

Castellaro Lagusello è un incantevole piccolo borgo medievale che fa parte del circuito “I Borghi più belli d’Italia”, Patrimonio dell’Unesco e “Bandiera Arancione” del Touring Club.

Ti consigliamo di visitare Castellaro entrando nel borgo da nord. Si respira subito un’aria d’altri tempi. 

L’imponenza del mastio e dell’antica fortezza, la Chiesa barocca dedicata a San Nicola, ti sorpenderà.

Scoprirai un susseguirsi di palazzi di pietra con splendidi cortili verdi e attorniati da mura con merletti.

Un contesto che fonde l’atmosfera della storia con la rigogliosa natura circostante. Non ti accorgerai di giungere, in una mezza giornata, alla fine del percorso.

 

Borghi d'Italia. Castellaro Lagusello, piazzetta. Gite fuori porta. Mantova

Castellaro Lagusello, piazzetta

 

Nella piazzetta principale, se si desidera fare una sosta, ci si può fermare in un bar che offre ai clienti un giardino ombreggiato

È possibile visitare Villa Arrighi, che si affaccia sul famoso laghetto a forma di cuore, chiamato “il laghetto degli innamorati” e riserva naturale del Parco del Mincio.

Altra particolarità di Castellaro Lagusello, frazione del comune di Monzambano, è quella di essere zona di vini Doc: il Tocai (bianco) e il Merlot (chiaretto e rosso). Sono vini che si accompagnano benissimo ai piatti della cucina locale, di chiara impronta mantovana.

Si possono visitare, inoltre, altre belle località in zona. Ti consigliamo Valeggio sul Mincio e il Parco Sigurtà, o Borghetto sul Mincio e la bella città di Mantova.

Leggi anche → Cosa vedere a Mantova fra storia, natura, cicloturismo e vino

 

CASTEL NOARNA, TRA AFFRESCHI E VINO BIOLOGICO

Castel Noarna, a 6 Km da Rovereto, si presenta come un antico borgo medievale ancora ben conservato e immerso nei vigneti.

Quello che in passato era un borgo fa parte oggi del Castello: entro le mure troviamo il mastio, la chiesetta, un gran cortile e saloni ad archi splendidamente decorati e affrescati.

Gite fuori porta, enoturismo, Castel Noarna, Vallagarina

Una visita a Castel Noarna, in Vallagarina, unisce cultura e turismo del vino

 

È possibile visitare anche la cantina del Castello, ricavata negli antichi volti della struttura.

 

TURISMO DEL VINO: IN COSA CONSISTE LA VISITA A UNA CANTINA?

La tipica visita guidata in un cantina comprende:

  • una passeggiata tra i vigneti, dove il vigneron illustra i vitigni autoctoni e le tecniche di coltivazione,
  • la visita nella cantina vera e propria, dove il vino si perfeziona nelle botti di diverse forme e tipi di legno,
  • la degustazione dei vini prodotti, spesso accompagnati da pane, salumi e formaggi locali.
Enoturismo - Turismo del Vino - Enogastronomia

Visita ai vigneti. Il turismo del vino sta conoscendo un vero e proprio boom

 

Leggi anche → Turismo del vino: cantine aperte all’enoturismo

Due diverse escursioni, due gite fuori porta entrambe interessanti. 

Castellano Lagusello, tra i più bei Borghi d’Italia e con il suo laghetto a forma di cuore, ti sorprenderà per la cura e la buona conservazione dei suoi palazzi.

Castel Noarna, vicino a Trento, ti permette invece di unire la visita a un antico borgo a una visita in cantina alla scoperta del vino biologico.

Sara Soliman

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