Vini e territori di Soave: riconosciuti 33 nuovi Cru tra la zona classica del Soave, Roncà, la Val d’Illasi e Mezzane

Vini e territori di Soave: riconosciuti 33 nuovi Cru tra la zona classica del Soave, Roncà, la Val d’Illasi e Mezzane

Soave si conferma un territorio di rilievo nel panorama enoico nazionale e internazionale.

È del 16 marzo 2020 infatti la pubblicazione in Gazzetta Europea del riconoscimento della modifica dei disciplinari del Soave Doc, del Soave Superiore Docg e del Recioto di Soave Docg, dopo l’approvazione da parte del Comitato Vini del Ministero delle Politiche Agricole, nel maggio 2019.

Ciò rende definitiva l’apposizione in etichetta dei nomi delle Unità Geografiche Aggiuntive.

Le 33 Unità Geografiche Aggiuntive sono così ripartite: 28 cru nella zona classica, 2 nella zona vulcanica di Roncà e 3 nelle colline calcaree della Val d’Illasi e di Mezzane.

Le unità geografiche, assieme alle vigne approvate per decreto dalla Regione Veneto, possono essere immesse sul mercato con la vendemmia 2019, e quindi presto sugli scaffali e nei ristoranti il consumatore potrà sapere da quale zona o vigna storica del Soave proviene il vino.

 

CRU Soave Mappa

Mappatura dei 33 CRU del Soave. Foto Sito Consorzio Tutela Vini Soave

 

Le Unità Geografiche Aggiuntive rivendicate sono ben 23, su 270 ettari di denominazione, segno del coinvolgimento al progetto di tutti i produttori.

Il percorso, che fa tesoro della storicità della denominazione, dando risalto alle zone storiche di produzione dove la viticoltura è certificata da più di 200 anni.

Queste le 23 Unità Geografiche rivendicate per la vendemmia 2019: Broia, Brognoligo, Carbonare, Castellaro, Castelcerino, Colombara, Costalunga, Coste, Costeggiola, Fittà, Foscarino, Froscà, Menini, Monte Grande, Pigno, Pressoni, Sengialta, Tenda, Volpare, Zoppega, Duello, Paradiso, Roncà – Monte Calvarina.

Sandro Gini, Presidente del Consorzio Tutela Vini Soave, spiega: “Non possiamo che essere contenti del risultato: gran parte dei produttori ha saputo cogliere l’occasione di differenziare la loro produzione di qualità attraverso le Unità Geografiche e le vigne e speriamo ci saranno presto tante occasioni per portare questo racconto in giro per il mondo.”

 

Vigneti su terrazzamento a Soave

Vigneti nel territorio di Soave (Verona). Foto di Nicola Albi

 

Riconoscimento dei 33 cru: un percorso durato 30 anni

Il percorso di introduzione delle Unità Geografiche Aggiuntive è iniziato 30 anni fa con un lavoro cartografico seguito poi dalla zonazione e dallo studio dei diversi suoli.

Un lavoro fondamentale per la caratterizzazione dei singoli cru, definiti sia in base alle loro caratteristiche pedoclimatiche sia in base alla storia di ognuno di essi, che in alcuni casi ha radici sin dall’epoca napoleonica.

In enologia, il termine “cru” indica un determinato vigneto, in una precisa e delimitata zona geografica, da cui si ricava un vino considerato di qualità superiore alla media.

Cru è un francesismo diffuso anche nel nostro Paese e indica la provenienza di vini particolarmente pregiati.

“Cru”, participio passato del verbo francese “croitre”, cioè “crescere”, sta a specificare dunque un particolare vigneto cresciuto in una certa zona.

 

→ Leggi anche TerrACE: parte dai vigneti di Soave il progetto dell’Unione Europea per lo studio dei terrazzamenti

 

Progetto Integrità: obiettivi del Consorzio di Tutela Vini Soave

 

 

Gli obiettivi del Progetto Integrità sono i seguenti:

  • Realizzare una carta della qualità paesaggistica del vigneto, da utilizzare nella classificazione e nelle valutazioni qualitative ed economiche dei vini prodotti nel territorio della DOC
  • Valorizzare la Biodiversità sia con riferimento alla Biodiversità specifica e funzionale con uso di insetti pronubi che della diversità Bioculturale secondo le motivazioni UNESCO – CBD del 2014
  • Operare una valutazione delle potenzialità turistiche in relazione alla conoscenza dei caratteri storici (iconemi) del paesaggio locale
  • Realizzazione di mappature di alberature e siepi in vista di future indicazioni gestionali; approfondimento di analisi statistiche relative all’impiego di varie tipologie di tutori per viti e dei relativi sistemi di allevamento e le relative influenze in chiave paesaggistica; approfondimento in chiave statistica relativo ai materiali impiegati nei manufatti in chiave agricola.

Ulteriori informazioni al sito del Consorzio di Tutela Vini Soave

→ Scopri la pagina delle Soave: il territorio

→ Leggi anche I vini del Soave

 

Articolo a cura di Sara Soliman
Team veronawinelove.com

 

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Cibo e vino: la tradizione dell’Italia e la storicità dei nostri abbinamenti. Ce ne parla la sommelier e docente AIS Francesca Penzo, Miglior Sommelier del Veneto 2017

Cibo e vino: la tradizione dell’Italia e la storicità dei nostri abbinamenti. Ce ne parla la sommelier e docente AIS Francesca Penzo, Miglior Sommelier del Veneto 2017

L’abbinamento cibo e vino è un argomento sempre interessante e per nulla scontato.

Abbiamo chiesto a Francesca Penzo, sommelier e docente AIS, nonché Miglior Sommelier del Veneto 2017, di parlarci dell’aspetto storico del matrimonio dei gusti, tra tradizioni, metodologie e criteri di abbinamento.

 

abbinamento cibo vino

Francesca Penzo, Miglior Sommelier del Veneto 2017

 

Francesca, partiamo da dove tutto ha inizio. Parlami dell’aspetto storico del matrimonio dei gusti e delle tradizioni legate all’abbinamento cibo-vino.

La storia dell’abbinamento, o perlomeno i tentativi di abbianamento non sono cosa recente. L’uomo ha sempre cercato di trovare piacere sia nel mangiare che nel bere e di conseguenza nell’unione delle due cose.

Anche in questo caso i romani hanno fatto da apripista visto che furono i primi a bere vino durante i pasti. Si trattava ovviamente di una bevanda ben distante da ciò che conosciamo oggi, ma era pur sempre un punto d’inizio.

Anche i francesi faranno la loro parte, i loro grandi vini erano conosciuti già nel ‘200.

Per quanto riguara la metodologia contemporanea dobbiamo invece ringraziare Luigi Veronelli.

Ma volendo parlare di tradizioni mi piace soffermarmi, più che altro, su alcune abitudini non proprio corrette che tutt’ora si ripropongono anche al ristorante.

Un esempio è l’abitudine di abbinare spumanti secchi con torte e dessert specie per festeggiare occasioni speciali, quando invece sarebbe corretto abbinare un vino dolce.

Oppure servire champagne nelle coppe, vero che nacquero per questa tipologia di prodotto, ma nel momento in cui era anch’esso un vino dolce.

 

Quali sono quindi i criteri da seguire per abbinare in modo corretto vino e cibo?

Non è mai semplice dare criteri assoluti quando si parla di sensazioni personali e organi di senso, ma possiamo sicuramente seguire un metodo che prende spunto dalle basi poste da Luigi Veronelli con “Il vino giusto”, come già accennato.

E’ proprio da qui che si è evoluto il metodo utilizzato da Ais e che insegnamo ai nostri corsi nel 3° livello. Innanzitutto esistono due tipi di abbinamento: per concordanza e per contrapposizione.

Nel primo caso la sensazione del vino va in accordo con la sensazione del piatto. Per esempio i dessert, dove prevale la dolcezza, ben si abbinano con i vini dolci.

Nel secondo caso le sensazioni del vino sono opposte a quelle del cibo perchè se avessimo la medesima sensazione risulterebbe fastidiosa. Un esempio è la succulenza in un piatto che necessita di essere asciugata, perciò andremo a scegliere un prodotto ricco di alcol o tannini (la sensazione di astringenza).

 

È così anche nel resto del mondo?

Non è così ovunque. Ogni popolo ha la propria tradizione oppure non la ha per niente!

In Inghilterra, ad esempio, sono molto easy, sostengono l’assoluta indipendenza di ogni scelta lasciandosi guidare dal loro gusto personale…molto liberi.

In Francia, invece, la tradizione vede l’abbinamento come un aspetto artistico della gastronomia, fondata su un decalogo, ricco anche di casi in cui è pronto a venir smentito.

Nei paesi orientali per via di altri ingredienti e gusti sono più diffusi gli abbinamenti con altri tipi di bevande, come tè, infusi, sakè.

Ma ciò che è davvero divertente è giocare con le diverse tradizioni, provando ad abbinare i nostri vini a cucine per noi insolite e la stessa cosa viene fatta all’estero dove i nostri prodotti sono sempre più esportati.

 

Abbinamento cibo e vino

Abbinamento cibo e vino: è possibile anche giocare con le diverse tradizioni, abbinando vini locali a piatti esotici

 

E come si comportano i turisti stranieri al ristorante?

Cercano innanzitutto di conoscere i prodotti tipici del territorio in cui si trovano, sono molto curiosi e si fanno sempre più consigliare anche nell’abbinamento.

Ma molte volte, soprattutto i turisti dell’est o americani, chiedono vini rossi molto corposi e blasonati che abbinano a qualsiasi cosa.

Ma questo succede soprattutto tra le popolazioni che non hanno grande tradizione.

 

Personalmente sono sempre in difficoltà nell’abbinare il vino ai primi piatti. Qual è il criterio?

Molte persone si trovano di fronte a questo dubbio in realtà! Ma si può risolvere semplicemente.

Innanzitutto è necessario studiare il piatto cercando di capire prima gli ingredienti che lo compongono e poi le sensazioni saporifere e tattili dominanti. Da qui si arriva poi al vino.

Un esempio può essere un classico piatto di spaghetti pomodoro fresco e basilico.

Le sensazioni principali sono la tendenza dolce data dall’amido della pasta, la tendenza acida data dal pomodoro e leggera aromaticità del basilico.

Serve, quindi, un vino giovane bianco o ancora meglio rosato, fresco ma anche con un discreto grado alcolico e struttura, caratterizzato da note floreali e fruttate come ad esempio un bel Bardolino Chiaretto DOC del Garda.

 

chiaretto di Bardolino

Il vino rosa, come il vino Chiaretto di Bardolino, si presta ad essere abbinato anche al classico piatto di spaghetti con pomodoro e basilico

 

Come siamo visti noi italiani nel resto del mondo?

Come italiani possiamo dirci molto fortunati, è oggettivo che il mondo ci invidia un patrimonio enogastronomico così vario e tipico.

Abitiamo una terra unica, dove ogni regione, ma anche ogni provincia, paese, fazzoletto di terra, è ricco di prodotti della terra e del mare diversi gli uni dagli altri e la stessa cosa vale per i vitigni.

Messaggio diffuso anche da Oscar Farinetti, attraverso un video molto seguito ultimamente.

Secondo le materie prime e le ricette sono stati creati i vini adatti.

Basti pensare al Lugana abbinato ai pesci di lago, piuttosto che un Lambrusco di Sorbara abbinato allo zampone con le lenticchie. Ecco la nostra vera tradizione e la storicità dei nostri abbinamenti.

Questo è ciò che cerchiamo con forza e convinzione di trasmettere e insegnare ai nostri corsi AIS, specialmente al 2° (enografia) e 3°livello (abbinamento cibo-vino).

Grazie Francesca per gli interessanti spunti di approfondimento che saranno, di certo, apprezzati da quei lettori sempre alla ricerca del miglior abbinamento tra cibo e vino.

> Leggi anche: Corsi per Sommelier AIS a Verona. Da quest’anno anche al mattino e al pomeriggio, per formare i nuovi professionisti dell’enoturismo

Se ti interessa partecipare a uno dei corsi AIS puoi trovare tutte le informazioni relative ai corsi e all’iscrizione sul sito www.aisveneto.it/corsi 

 

Articolo a cura di Sara Soliman

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Consulta Vinetia: la Guida AIS 2020 ai Vini del Veneto

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Camminata del Bardolino: il percorso ciclopedonale più lungo del lago di Garda, tra antichi borghi e vigneti del Bardolino DOC

Camminata del Bardolino: il percorso ciclopedonale più lungo del lago di Garda, tra antichi borghi e vigneti del Bardolino DOC

Il nuovo Cammino del Bardolino comprende 18 percorsi ciclopedonali che si inoltrano nell’entroterra gardesano tra meravigliosi vigneti, colline piene di storia e scorci sul lago di Garda.

Si tratta di circa 100 km di splendidi itinerari ciclopedonali immersi nella natura pensati sia per gli amanti delle camminate e del cicloturismo sul lago di Garda sia per chi vuole conoscere da vicino la produzione del Bardolino DOC.

I 18 percorsi, di lunghezza variabile fra i 3 e i 20 km, congiungono infatti antichi sentieri, storici borghi e aziende vitivinicole e agroalimentari del territorio gardesano.

 

Cammino del Bardolino Lago di Garda

Cammino del Bardolino, Lago di Garda (Verona). (Foto Studio Land)

 

La Camminata del Bardolino

I comuni attraverssati dai 18 percorsi previsti dal progetto sono 6: Bardolino, Costermano, Garda, Rivoli Veronese, Affi, e Cavaion Veronese.

Circa sessanta sono invece le aziende vitivinicole coinvolte nel progetto, partito nel 2016 e finanziato dai comuni coinvolti.

Ma il cammino è anche un percorso esperienziale: attraversa infatti i principali borghi rurali e le aziende agricole produttrici di vino Bardolino Doc localizzate lungo il percorso.

Un “cammino” che i turisti e gli amanti del buon vino e della gastronomia non possono perdere.

Tutti i 18 percorsi sono stati mappati e segnalati, con la posa di 53 pannelli informativi che riportano il tracciato e i punti d’interesse.

Grazie ai pannelli informativi, tutti scaricabili su smartphone grazie a uno Qr Code, diventa possibile tracciare il prorpio itinerario, evidenziare le varie tappe e personalizzare i proprio itinerario.

 

 

cicloturismo lago di garda

Mappa del percorso “Cammino del Bardolino”, (foto Studio Land)

 

Nella mappa sono presenti anche aree di parcheggio gratuite, dove possiamo lasciare l’auto e iniziare a percorrere a piedi o in bicicletta il percorso scelto.

Il progetto, utile agli amanti dello sport e delle passeggiate nella natura, oltre ai tanti turisti che ogni anno visitano il lago di Garda, mira a valorizzare il patrimonio naturale, culturale e paesaggistico dell’entroterra gardesano, ricco di storia e di fascino.

Obiettivo del Cammino è inoltre quello di diffondere la conoscenza e la valorizzazione della ricchezza agroalimentare e vitivinicola dell’area di produzione del Bardolino DOC.

 

Cammini del Bardolino: tappe e cantine

I comuni attraversati sono 6: Bardolino, Costermano, Garda, Rivoli Veronese, Affi, e Cavaion Veronese. E circa sessanta sono le aziende vitivinicole coinvolte nel progetto.

Queste sono le tappe divise per ogni paese:

AFFI: Caorsa, Poggi,

BARDOLINO: Bigagnoli, Cà Bottura, Caldana, Campostrini, Casaretti, Colle dei Cipressi, Corradini, Costadoro, D’Aulerio, Delibori, Enoitalia, Girardelli, Gruppo Italiano Vini, Guerrieri Rizzardi, La Cà, La Rocca, Le Vai, Lenotti, Monte Oliveto, Raval, Rizzardi, San Zeno, Tre Colline, Vallonga, Valetti, Villabella, Villa Calicantus, Zeni,

CAVAION VERONESE: Bettili, Canella, Cesari, Domini Veneti, Lamberti, Le Fraghe, Marchesini, Monte Saline, Naiano, Righetti Dante, Righetti Enzo, Taborro, Torcolo,

COSTERMANO: Bondi, Garda, Natura, Pellegrini, Val,

GARDA: Canevini,

RIVOLI VERONESE: Baccolo, Benedetti, Cà Cerù, Ceradini, Colombari, Gasparini, Giramonti, La Colombara, Rocca, Sol de Montalto, Testi.

(fonte delle informazioni: sito studio Land, che si è occupato del progetto)

 

vini veronesi - vino bardolino

Un calice di vino Bardolino

 

Vedi anche:

Cicloturismo sul Lago di Garda

Camminate sul Lago di Garda

Leggi anche:

Strada del vino Bardolino

Scopri il Vino Bardolino nel portale sull’enoturismo Verona Wine Love.com

 

 

Articolo a cura di Sara Soliman
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Foto di copertina: Consorzio Tutela Vino Bardolino Doc

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Vino Biologico, Vino Biodinamico e Vino Naturale: l’importanza del riconoscimento del territorio di origine. Ce ne parla la Sommelier AIS Lorena Ceolin

Vino Biologico, Vino Biodinamico e Vino Naturale: l’importanza del riconoscimento del territorio di origine. Ce ne parla la Sommelier AIS Lorena Ceolin

Il mercato dei vini biologici è in continua crescita, tanto che ormai non possiamo più parlare di una nicchia di mercato, ma di una realtà importante nel sistema dell’agroalimentare italiano.

I consumatori che si scelgono il vino biologico cercano un vino di qualità, trattato il meno possibile con prodotti chimici e che mantenga la piacevolezza del sorso.

Cerchiamo di capire oggi, con la Sommelier e docente AIS Lorena Ceolin, qualcosa di più sul mondo dei vini biologici e biodinamici, tra regolamenti e visioni green del mondo. 

 

agricoltura biologica

 

Cos’è l’agricoltura biologica? Facciamo una breve introduzione: è sinonimo di qualità? 

Negli ultimi anni si è sentita l’esigenza di salvaguardare l’ambiente, mantenendo in equilibrio l’ecosistema ed evitando uno sfruttamento incontrollato delle risorse naturali.

Ma soprattutto, ci si è accorti di come alcuni prodotti alimentari, come ad esempio il vino, in realtà vengano spesso prodotti con l’uso di sostanze chimiche dannose per l’organismo umano.

L’agricoltura biologica si è posta tra i suoi obiettivi quello di fornire prodotti di qualità e nello stesso tempo sani, garantendo un approccio armonico e rispettoso con l’ambiente che ci circonda, con lo scopo primario di tutelare la salute del pianeta e dei suoi abitanti.

In regime biologico le piante vengono coltivate senza l’uso di additivi chimici e di pesticidi, ricorrendo ad altre tecniche naturali ma efficaci: come la concimazione organica o come la confusione sessuale per combattere i parassiti che attaccano le coltivazioni.

Oppure come la rotazione delle colture per evitare uno sfruttamento eccessivo delle risorse naturali.

 

Cosa si intende per vino biologico?

Per essere più consapevoli dell’importanza dell’argomento che stiamo trattando, è interessante sapere che In Italia il “vigneto biologico” è in forte espansione e che di conseguenza sono in crescita anche le superficie di vigneto in conversione.

Non da sottovalutare è poi il fatto che la viticoltura in regime biologico coinvolge sempre di più aziende di medie e grandi dimensioni, che si affacciano ad una filosofia bio spesso con una linea di prodotti dedicata.

Quando si parla di vino biologico si fa riferimento alla riduzione degli interventi della chimica sia in vigneto che in cantina, alla certificazione del prodotto e alle tecniche di lavorazione secondo un  regolamento europeo.

Il vino biologico si presenta ai consumatori con un marchio di qualità universalmente identificabile che consiste nella soppressione delle sostanze chimiche e nella limitazione dei solfiti.

Credo però che al di là dei dati tecnici e dei regolamenti che possiamo raccogliere, il percorso verso il biologico non è immediato, è un percorso lento e graduale che richiede informazione, formazione ed esperienza e che deve essere compreso dal consumatore ed è qui che il ruolo del sommelier diventa un anello fondamentale.

 

vino biologico

 

 

Da cosa si differenzia il vino biologico dal vino naturale?

Il termine “vino naturale” (il termine artigianale non è sinonimo di naturale e vorrei evitare di utilizzarlo in questo momento in quanto anacronistico) a differenza del vino biologico non ha una valenza legale, né fa parte di un disciplinare di produzione, ma ci aiuta a riconoscere le bottiglie ottenute da un comportamento etico in vigna e in cantina.

Scaturisce da un decalogo molto restrittivo di severi comportamenti da rispettare durante il viaggio che accompagna un grappolo di uva al calice di vino, senza che nulla venga tolto e nulla venga aggiunto, nemmeno la solforosa.

In altre parole il produttore di vino naturale come base di partenza pratica l’agricoltura biologica, in alcuni casi biodinamica, ma si concentra poi in modo particolare sulle tecniche di vinificazione, con un’autodisciplina molto severa: invece la disciplina del biologico, nella trasformazione del prodotto è piuttosto permissiva.

Infatti la produzione di un vino certificato biologico si sposta poco, spesso nulla, da una normale vinificazione convenzionale, ammettendo una serie di coadiuvanti e additivi che il naturale rifiuta.

I lieviti selezionati per esempio, pur essendo organismi viventi normalmente presenti in natura e selezionati da fermentazioni spontanee in varie zone viticole del mondo, per i produttori naturali sono considerati come supposti elementi anti terroir e di omologazione del gusto.

Tutto a vantaggio di una spontaneità espressiva, di una personalità che si identifica con il territorio di appartenenza, non pregiudicando la piacevolezza.

 

Cosa cambia per il consumatore, tra vino proveniente da agricoltura biologica e un vino “tradizionale”?

Teoricamente il concetto di differenziazione parte da garanzia di un prodotto più salubre, più genuino e, passami il termine, incontaminato.

In quest’ultimo decennio si può affermare che si è assistito ad una vera e propria rivoluzione nel modo del bere in Italia.

Agli esordi dei primi “prototipi” di vini biologici, naturali, artigianali e chi più ne ha più ne metta ci si trovava spesso di fronte a rappresentazioni estreme, dove si andava ad esasperare il concetto di artigianalità contadina, tanto da avere dei gusti omologati e molto simili tra loro, discostandosi quindi da quel concetto di piacevolezza e di rispetto del palato che ritengo sia fondamentale.

Oggigiorno, invece, sono stati fatti passi da gigante e sempre più frequentemente ci troviamo di fronte a sorsi “genuini” ed espressivi, a volte meno immediati nel concedersi, ma poi in grado di emanare un senso di vigore ed un’energia propulsiva che permane a lungo anche dopo l’assaggio.

 

vino naturale

 

E qual è la differenza tra un vino biologico e un vino biodinamico? 

E con questa domanda andiamo ancora più in profondità e ci spostiamo agli anni ’20 del secolo scorso, perché la viticoltura biodinamica nasce dal pensiero spiritualista antroposofico del filosofo austriaco Rudolf Steiner.

Se i principi della pratica biologica si limitano ad intervenire senza l’aiuto della chimica, la biodinamica mette il vigneto al centro di un campo energetico seguendo i cicli cosmici e lunari, e cercando di favorire uno stato di equilibrio, di armonia assoluta e di minuziosa sintonia tra la natura, la terra e l’uomo.

A tutti gli effetti la metodologia biodinamica abbraccia una filosofia di vita che si trasmette attraverso vini biologici ma anche dinamici, ovvero vini dotati di un acceleratore, di una forza vitale e dove il colloquio con il vignaiolo si sintonizza su onde frequenziali.

 

Ho sentito parlare di recente di Vino Libero e di Vino Triple A. Mi spieghi di cosa si tratta? 

La definizione di Vino Libero, venne introdotta da Oscar Farinetti, fondatore di Eataly, per enfatizzare un concetto di “libertà” da regole preesistenti e da certificazioni, tenendo però al centro del significato di vino libero la sostenibilità ambientale ed economica.

I Vini “Triple A” invece sono acronimo di AGRICOLTORI ARTIGIANI e ARTISTI. Soltanto chi lavora in prima persona un vigneto, con metodi e capacità artigianali e con la sensibilità artistica del proprio lavoro e delle proprie idee può generare un grande vino che sappia esaltare i caratteri del territorio a cui appartiene e del vitigno.

 

Grazie Lorena per questa intervista: una rassegna completa e dettagliata di tanti termini che vogliono far emergere l’intento di voler rispettare l’ambiente e l’uomo…

Certo, ma esprimono anche l’esigenza di evitare la standardizzazione dei vini e l’importanza del riconoscimento del loro territorio di origine.

Questo perché il vino è un prodotto della terra trasformato dalla cultura dell’uomo e come tale deve saper rappresentare un prodotto valido, attuale e con profili qualitativi elevati. 

 


Articolo a cura di
 Sara Soliman
redazione@veronawinelove.com

 

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Enoturismo: visita i Castelli del lago di Garda della sponda veronese, trentina e bresciana. E scopri i vini del territorio

Enoturismo: visita i Castelli del lago di Garda della sponda veronese, trentina e bresciana. E scopri i vini del territorio

Le sponde del lago di Garda si caratterizzano per la presenza di numerosi castelli, che sono testimonianza delle storia e delle dominazioni di questi territori.

Ho pensato a un ipotetico tour che parte da Lazise e si conclude a Peschiera, entrambe sulla sponda veronese del lago di Garda, e che attraversa in ordine le province di Verona, Trento e Brescia, in uno splendido giro intorno al lago di Garda, il lago più grande d’Italia.

È un giro lungo ma meraviglioso e può essere fatto in auto o in moto, che rende più agevole il percorso nei giorni di traffico intenso.

Le terre collinari sopra le rive del Garda godono di un clima che si presta alla coltivazione di vigneti e ulivi: sono zone note infatti per la produzione di ottimi vini e olio d’oliva.

 

Lago-di-Garda-cosa-vedere

Lago di Garda al tramonto. Foto di Mauro Magagna

 

 

Il Garda veronese: i castelli di Lazise, Torri, Malcesine

Già prima di entrare nel borgo di Lazise si vede il suo castello e la cinta muraria che circonda il paese. I cittadini di Lazise innalzarono le prime fortificazioni già nel IX secolo, ricostruite nei secoli seguenti dal Comune di Verona.

 
Dell’originario borgo fortificato e del castello molti elementi risultano oggi danneggiati. Rimane la cinta muraria, le cui porte permettono l’entrata al borgo. A Lazise è oggi la Dogana Veneta l’edificio che più rappresenta il paese e la sua storia.

 

Castello Lazise

Castello di Lazise (Verona) e cinta muraria

 

Proseguendo verso nord arriviamo a Bardolino, con il suo castello del IX secolo, del quale resta ben poco da vedere. Due porte d’accesso e la torre sul lungolago (o almeno ciò che ne rimane).

Proseguiamo per Garda e poi per Torri del Benaco, il cui Castello Scaligero risale agli ultimi anni della dominazione degli Scaligeri, signori di Verona (XIII-XIV secolo).

Il paese era all’epoca circondato da mura, di cui facevano parte anche le torri della fortezza.

In caso di attacco, gli assediati potevano fuggire attraverso dei cunicoli sotterranei, in parte ancora esistenti, che partivano dal castello.

Nel 1983 venne inaugurato il Museo del Castello Scaligero, che ospita alcune testimonianze della cultura locale e dell’Alto Garda in generale.

 

Castello di Torri del Benaco

Castello di Torri del Benaco (Verona) con la caratteristica limonaia

 

L’ultimo comune della provincia di Verona prima di arrivare in Trentino è Malcesine. La vista panoramica dal mastio del castello ripagherà pienamente il lungo viaggio e i numerosi scalini affrontati.

Ai piani inferiori si può seguire un percorso ben segnalato fra gli alloggi delle guardie, il camminamento e il Museo di storia naturale, ideato con un approccio multimediale e ospitato nelle stanze della rocca.

Salendo ai piani superiori si può visitare un’ampia sala usata anche per i matrimoni, oltre alla ex polveriera austriaca. Questa stanza è oggi dedicata al celebre letterato J.W. Goethe e ai suoi racconti dei viaggi in Italia.

 

castelli del garda

Castello di Malcesine (Verona): dal camminamento e dalla torre offre una splendida vista a picco sul Garda

 

Sulla torre principale, oltre a godere del panorama mozzafiato, si può vedere da vicino la Campana Comunale, risalente 1442.

Il castello di Malcesine è aperto alle visite da fine febbraio a inizio novembre.

>> Scopri il Garda veronese nella guida di Verona Wine Love.

 

Enoturismo: vini Bardolino, Chiaretto di Bardolino e Garda DOC

In queste zone del lago di Garda si produce il rosso Bardolino e il vino Chiaretto di Bardolino, il vino dell’estate.

I comuni coinvolti nella produzione del vino Bardolino sono 16, distribuiti in due zone ben distinte. Quella più antica, che produce il Bardolino Classico Doc, comprende tutto il territorio dei comuni di Bardolino e Garda e in parte quello di Lazise, Cavaion, Costermano e Affi.

La zona del Bardolino Doc, delineata nel 1968, comprende invece in tutto o in parte i comuni di Torri del Benaco, Caprino, Rivoli, Pastrengo, Bussolengo, Castelnuovo del Garda, Sona, Peschiera del Garda, Sommacampagna e Valeggio sul Mincio.

 

chiaretto di Bardolino

Vino Chiaretto di Bardolino alla Dogana Venete durante l’anteprima del Chiaretto di marzo 2019

 

Il Chiaretto Bardolino, versione rosa del Bardolino Doc, è un vino che si ottiene attraverso la vinificazione “in rosa” delle uve.

Il metodo prevede il contatto del mosto con le bucce per un periodo breve. Il risultato è un vino dal colore rosa brillante, le cui sfumature di intensità variano dal cerasuolo al rosato più tenue.

Le 10 zone di produzione del Garda DOC, tra Veneto e Lombardia, sono: Valtenesi, San Martino della Battaglia, Lugana, Colli Mantovani, Custoza, Bardolino, Valpolicella, Valdadige, Durello e Soave.

>> Per saperne di più visita la sezione sui vini del Garda DOC

 

Il Garda trentino: Riva del Garda e il castello di Arco

Dopo Malcesine, entriamo in provincia di Trento e incontriamo prima Nago, Torbole e poi Riva del Garda, splendida cittadina situata nella punta più a nord del Lago di Garda.

Riva del Garda merita di per sé una visita, per i tanti monumenti, piazze, ville e palazzi storici. Ma per visitare un primo castello in questa zona dobbiamo giungere ad Arco.

 

Castello di Arco-lago di Garda Trentino

Castello di Arco, Garda trentino

 

Il Castello di Arco è uno dei manieri più rinomati e suggestivi dell’arco alpino. Il nome stesso di Arco deriva da arx, che significa fortezza.

Reperti archeologici, trovati in diverse epoche sulla rupe dove è situato il castello, attestano presenze più antiche rispetto all’epoca medievale.

È uno dei castelli più raffigurati del Trentino, fra cui l’acquerello famosissimo di Albrecht Dürer “Le Val D’Arco – Fenediger Klausen”, ora conservato al museo del Louvre a Parigi.

Il Castello è visitabile anche all’interno ed è raggiungibile con una passeggiata in leggera salita tra gli ulivi dal borgo di Arco.

Dalla rupe si può poi ammirare uno splendido panorama sulla conca del basso Sarca fino al Lago di Garda.

>> Scopri il Garda Trentino nella guida di Verona Wine Love.

 

Il Garda bresciano: i castelli di Moniga, Lonato e di Sirmione

Dopo aver attraversato Riva del Garda si entra in territorio bresciano con Limone, Campione d’Italia, Grgagnano, Toscolano Maderno, Salò, Manerba e Moniga, incontriamo il primo castello del Garda bresciano: il castello di Moniga.

 

Castello di Moniga sul Lago di Garda

Castello di Moniga (Brescia) sul Lago di Garda

 

Il Castello di Moniga è uno dei classici esempi di costruzione avvenuta nel decimo secolo durante le invasioni degli Ungari.

A salutare il turista che giunga dalla strada costiera del lago è la cinta muraria, dotata di bei merli ghibellini.

Agli angoli della cinta muraria sono presenti quattro torri rotonde mentre nella metà dei lati sono visibili tre torri semicircolari.

Anche la vista sul Lago è molto bella, permettendo di scorgere la penisola di Sirmione. Le mura racchiudono il piccolo borgo che si snoda attraverso quattro file di case, tutt’oggi abitate e al quale si accede attraverso strette viuzze.

Proseguendo incontriamo il paese di Lonato. Il suo castello si presenta come una delle più imponenti fortezze di tutta la Lombardia, ma le sue origini sono piuttosto oscure.
 

Sembra però che il castello abbia una storia simile a quella dei vari castelli della zona del Basso Garda. Probabile fortilizio durante il periodo dell’Impero Romano, utilizzato come rifugio durante le invasioni barbariche, la Rocca non venne abbandonata e grazie alla sua posizione strategica a guardia della più importante via di comunicazione alto padana, venne fortificata sempre più negli anni fino a divenire una vera e propria cittadella militare.

 
Percorrendo il cammino di ronda, si può godere di uno spettacolare panorama del lago di Garda. Ulteriori informazioni per visite al sito del Castello di Lonato.
 
 

 

Castello di Lonato in provincia di Brescia

Castelli del Garda Bresciano: Castello o Rocca di Lonato

 

Ripartiamo da Lonato e, in breve, raggiungiamo Sirmione. Notiamo subito il castello, bagnato su tutti e quattro i lati dal lago, una caratteristica che lo rende fiabesco e suggestivo.

Sirmione è uno dei posti più caratteristici della zona del lago di Garda.

Da sempre conteso e rivendicato dai veneti, faceva parte dei possedimenti veronesi in epoca antica e molte strutture e costruzioni lo testimoniano, avendo una tipica estrazione e decorazione veneziana.

 

Castello di Sirmione sul Lago di Garda

Castello di Sirmione sul Lago di Garda. Foto di Diego Bonacina

 

Sirmione sembra una piccola isola galleggiante sul lago di Garda. Il suo nome deriva infatti dal greco syrma, che significa “coda”, “striscia”, proprio perché sorge sull’acqua, leggermente staccato dal resto della terraferma.

Suggestiva è l’entrata nel paese, strutturata come un ponte levatoio che crea un passaggio nell’arcata tra le altissime mura del castello, all’interno del quale sorge il caratteristico borgo, strutturato come un borgo medioevale, con archi e vicoletti chiusi al traffico.

Il castello scaligero di Sirmione è uno dei castelli meglio conservati d’Italia, grazie anche al fatto di essere circondato dall’acqua.

L’acqua fungeva infatti da deterrente naturale contro i nemici, impedendo loro di accedere all’interno del castello.

È possibile accedere alle ronde di camminamento percorrendo una lunga scalinata formata da 146 gradini. Da lì la vista sul Garda è spettacolare.

Da Sirmione il nostro tour continua per Peschiera e da lì rientriamo Lazise.

 

Enoturismo: il vino Lugana, i vini della Valtenesi e il Garda DOC

Il Garda bresciano è noto per la produzione del vino Lugana, del vino Chiaretto ottenuto dalle uve groppello, dei vini della Valtenesi e del Garda DOC.

Le 10 zone di produzione del Garda DOC, tra Veneto e Lombardia, sono: Valtenesi, San Martino della Battaglia, Lugana, Colli Mantovani, Custoza, Bardolino, Valpolicella, Valdadige, Durello e Soave.

 

Degustazione vino Lugana - Lago di Garda - Verona

Degustazione vino Lugana durante l’evento a Villa Aurelia, Roma. Foto Consorzio Tutela Lugana DOC

 

Per un approfondimento e per conoscere i percorsi alla scoperta dei vini bresciani leggi la sezione sulle Strade del Garda DOC.

>> Scopri la guida turistica di Verona Wine Love sul lago di Garda: troverai tante informazioni utili su percorsi consigliati, cicloturismo e camminate.

 

Articolo a cura di Sara Soliman
✉︎   redazione@veronawinelove.com

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