I souvenir per l’estate 2020? In primis prodotti enogastronomici e gadget artigianali

I souvenir per l’estate 2020? In primis prodotti enogastronomici e gadget artigianali

Souvenir? Sì grazie, ma che siano prodotti tipici.

Quasi un italiano su due, per l’estate 2020, ha optato per souvenir enogastronomici: lo racconta l’indagine di Coldiretti.

A quanto pare, secondo i dati, il 49% degli italiani che sono già stati in vacanza ha acquistato (e continua a comprare) i prodotti tipici come ricordo da portare a casa.

Territorialità e prelibatezze locali

Nonostante le restrizioni imposte dall’emergenza sanitaria dovuta a Covid-19 e il divieto a sagre e feste di Paese, gli italiani non rinunciano a cibo e vino nemmeno in vacanza.

Anzi, le vacanze sono sempre più associate alla volontà di scoprire tradizioni e di fare esperienze culinarie diverse, soprattutto esperienze enogastronomiche memorabili.

Del resto, se ci pensiamo bene, Il turismo enogastronomico è versatile e interessa tutti i territori, da quelli cittadini a quelli rurali, dalle metropoli ai borghi, dai piccoli centri urbani di provincia ai distretti dell’entroterra. E non ha stagione.

Leggi i miei articoli precedenti sul turismo:

L’Italia ha un potenziale unico al mondo, ad ogni angolo c’è una prelibatezza che attende il turista.

Il territorio del Bel Paese è così diversificato tra Nord e Sud che presenta tante cucine quante sono le sue regioni.

Quello però che contraddistingue maggiormente la territorialità italiana è dovuto anche alla capacità degli italiani di proporre offerte turistiche di qualità.

Di certo non si più dire che non ci sia una filiera di servizi e tanta dedizione al cliente.

La composizione di pacchetti turistici ad hoc va sicuramente ad ottimizzare l’offerta e a dare una sorta di plus al territorio.

C’è da sbizzarrirsi tra ospitalità, enogastronomia, escursionismo, paesaggio, arte, cultura, eventi e intrattenimento.

Ovviamente tuttociò significa darsi l’opportunità di essere sempre più competitivi sul mercato. E l’italiano ci sa fare.

L’enogastronomia gioca un ruolo primario e indispensabile per l’Italia. La vocazione culinaria è radicata nella cultura del Bel Paese.

Il cibo, la cucina e la convivialità conducono il viaggiatore alla scoperta dell’identità culturale generando empatia. Si tratta a pieno titolo del patrimonio culturale di un luogo.

La sua valenza deriva da una stretta connessione con il territorio circostante fatto di produzione e le tradizioni locali.

Cibo e vino connettono sempre di più il turista al luogo creando una relazione, non sono quindi solo prodotti di consumo.

Il settore enogastronomico è un elemento di forte attrazione turistica, in quanto permette ai suoi fruitori di entrare in una realtà nuova da vivere e sperimentare.

 

Enoturismo

Il formaggio locale rimane uno dei souvenir più acquistati in questa estate 2020

 

Gli italiani non rinunciano ai prodotti tipici e all’enogastronomia

L’estate 2020 non è sicuramente come ce l’aspettavamo, ma è arrivata. E con essa le tanto attese vacanze.

Non possiamo raccontarci che va tutto bene e che il peggio ce lo sappiamo lasciati alle spalle. Stiamo vivendo una stagione piuttosto insolita e tante cose sono cambiate.

I dati mostrano anche un calo notevole di quella che è la una spesa media destinata alle vacanze, crollata infatti a 588 euro per persona.

La diminuzione è di circa il 25% in meno rispetto all’estate 2019 ed è causato da tutte le difficoltà dell’attuale crisi economica.

Ciò che però è interessante è che, nonostante tutto, 34 milioni di italiani non ha cancellato le proprie vacanze e, anche se per qualche giorno, sono partiti ugalmente. Anche se l’estate 2020 è segnata dal Covid-19.

Malgrado tutti i cali di budget, secondo Coldiretti, gli italiani non rinunciano al proprio soggiorno e non perdono occasione di portarsi a casa qualche souvenir “gustoso”, in modo da prolungare le emozioni vissute in vacanza.

L’83% dei turisti non torna con le mani vuote e i prodotti enogastronomici vincono su qualsiasi altro oggetto.

L’elenco di cosa venga acquistato è piuttosto lungo, i formaggi primeggiano davanti ai salumi ma non mancano vino ed olio.

E’ rilevante che che solo dopo i prodotti enogastronomici, arrivano i gadget artigianali.

Gli italiani in vacanza amano i Borghi e cercano prodotti tipici

Ovviamente tra le scelte di luoghi di vacanza, gli italiani hanno preferito itinerari maggiormente propensi all’accostamento di percorsi enogastronomici e città del gusto.

Luoghi di villeggiatura dove si possono inserire tappe a visite di aziende e mercati legati a prodotti tipici, nonostante le restrizioni legate al distanziamento sociale.

I numeri parlano chiaro: il 75% dei vacanzieri connazionali ha visitato, durante il soggiorno, frantoi, malghe, agriturismi, aziende tipiche per l’acquisto dei propri souvenir a km zero, in modo anche da ottimizzare il rapporto tra qualità e prezzo.

Tra i luoghi preferiti sicuramente hanno avuto un ruolo fondamentale i Borghi, le piccole realtà di Paese lontane dalla movida e la vita frenetica, dove è presente il 92% di produzioni tipiche della zona.

Questi piccoli luoghi hanno sempre più successo tra i turisti stranieri e italiani, anche grazie alla conservazione di realà storiche a conduzione familiare in grado di affascinare sempre di più il visitatore.

Sono il quotidiano, il tramandarsi di mestieri nel tempo, la possibilità di intraprendere un’esperienza turistica, la cultura che vive nella storia il must ricercato dal turista dell’estate 2020.

 

borghi italia

Scorcio di Verona. Foto di Simone Baldo

 

I numeri dell’estate 2020

Il modo di fare vacanza è cambiato negli anni e i prodotti enogastronomici hanno acquisito un ruolo centrale nei nostri soggiorni.

Secondo Coldiretti i prodotti tipici sono diventati un ingrediente irrinunciabile per le vacanze nel Bel Paese. Del resto l’Italia può vantare una ricchezza culinaria unica e giustamente si classifica come un vero e proprio leader mondiale del turismo enogastronomico.

Questo accade anche grazie al fatto di poter contare su un’agricoltura di tipo green, ai primi posti anche tra i paesi d’Europa con 305 specialità ad indicazione geografica riconosciute a livello comunitario e 524 vini Dop/Igp. 5155 sono invece i prodotti tradizionali regionali censiti lungo la Penisola.

L’Italia è anche leadership nel biologico, grazie a 60mila aziende agricole bio.

Sempre secondo Coldiretti l’Italia ha la più grande rete mondiale di mercati di agricoltori e fattorie di Campagna Amica.

Non mancano poi le iniziative volte alla valorizzazione, dalle Strade del vino a quelle dell’olio.

Insomma, i numeri per primeggiare non mancano, l’Italia continua ad avere le carte in regola. Nonostante tutto.

 

Leggi anche Vini per il pesce: gli abbinamenti di vino bianco e vino rosso consigliati da Stefano Cipolato, Maitre Sommelier AIS del Bistrot de Venise

 

Articolo a cura di Nicole Rossignoli
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Nicole Rossignoli è un’accompagnatrice turistica free-lance: si occupa di food&wine tour.
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Parte Il nuovo programma del Touring Club Italiano “Cammini e percorsi” che certifica gli itinerari di qualità

Parte Il nuovo programma del Touring Club Italiano “Cammini e percorsi” che certifica gli itinerari di qualità

Tanta voglia di stare all’aperto. E il Touring Club Italiano ci accontenta con “Cammini e Percorsi”, una selezione di itinerari in mezzo alla natura certificati dall’associazione di promozione turistica.

L’intento è quello di far avvicinare il viaggiatore ad esperienze memorabili e autentiche, favorendo così percorsi ad hoc per conoscere meglio alcuni territori delle regioni italiane.

È proprio di questi giorni la novità del TCI che ha creato un nuovo programma di certificazione: “Cammini e Percorsi.

Questo il nome del nuovo progetto avviato dal Touring in ambito territoriale nazionale. L’obiettivo principale è una più alta valorizzazione di percorsi a piedi con tanto di certificazione ufficiale dei cammini italiani.

Sicuramente una novità per il Bel Paese, dove l’idea di partenza è quella di creare sempre più un turismo di qualità.

Questo progetto riceve la certificazione, importante per l’Italia, delle 3000 Bandiere Arancioni.

Cos’è la Bandiera Arancione

La Bandiera Arancione è un marchio di qualità nato nel 1998, che va a premiare i comuni dell’entroterra. Tanti i criteri da dover superare per la selezione.

La provincia di Verona ne possiede due: la prima è Soave, città del vino con il borgo medievale e l’imponente castello Scaligero circondato dai vigneti.

La seconda è Malcesine, meraviglioso paesino con un castello incastonato sulla roccia a picco sul Lago di Garda.

Scopri il borgo di Soave
Scopri il Lago di Garda con la guida turistica

 

Soave con il castello

Soave, in provincia di Verona, ha ottenuto la Bandiera Arancione del Touring Club Italiano. Foto di Nicola Albi

 

Il TCI dal 1998 seleziona e certifica i piccoli borghi che si distinguono come eccellenza dell’entroterra, dove si va a tutelare natura e cultura. Si tratta di un binomio perfetto che si deve connettere, però, ad un’autentica esperienza di viaggio.

Le Bandiere Arancioni sono a tutti gli effetti un marchio di qualità turistico-ambientale insignito a poche zone elette.

Questo progetto ambizioso è stato ideato pensando al punto di vista del viaggiatore e in che modo che possa trascorrere una vacanza non di massa, ma piuttosto caratterizzata da un’offerta di tipo slow (turismo lento).

Il marchio è assegnato in particolare a tutte quelle piccole realtà che non solo godono di un patrimonio storico, culturale e ambientale di spessore, ma anche a quelle in grado di offrire al turista un’accoglienza di tipo qualitativa.

La possibilità di ottenere questo distintivo è certamente anche uno strumento di valorizzazione del territorio.

Ci si può candidare per far parte della cerchia oppure essere scelti. Quello che conta è che il borgo mantenga poi i criteri di qualità e sostenibilità anche dopo. Infatti il progetto non termina con l’ottenimento del marchio ma ci sono dei controlli volti a verificare la continuità di determinate procedure.

Il Touring Club Italiano

Da sempre il Touring Club continua a “prendersi cura” dell’Italia inteso come un bene comune da preservare e non deturpare,  con un occhio di riguardo alla sostenibilità e alla preservazione dell’ambiente.

La convinzione radicata è legata sicuramente ai benefici che il turismo lento, il cosiddetto slow tourism, sia molto importante, oltre che una grande opportunità per l’Italia.

Una certificazione importante quella di “Cammini e Percorsi” che darà modo a tanti appassionati di passeggiate di avvicinarsi sempre più a vivere esperienze turistiche di viaggio autentiche e di spessore, in grado di creare  un turismo più consapevole.

La qualità non è di certo l’unica caratteristica essenziale. Infatti grazie a questo programma si favorirà anche un certo tipo di percorso volto al miglioramento territoriale.

Un’altra particolarità è sicuramente data dalla rete creata tra soggetti pubblici e privati: un’unione volta a favorire l’imprenditorialità locale.

Questo networking andrà così a generare  benefici concreti economici e sociali per le comunità. Un intento di rilievo quello attuato dall’associazione.

Il progetto “Cammini e percorsi”

Il programma, condiviso anche dal Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo, è la promozione di un viaggio di tipo sostenibile che vada a valorizzare l’autenticità dell’esperienza di viaggio.

Questo progetto, inoltre, è coerente con gli attuali trend della domanda di turismo.

Le motivazioni che spingono il turista dei cammini sono molteplici: dall’interesse per la cultura al desiderio di intraprendere un turismo diversificato rispetto a quello di massa.

È aumentata la richiesta di un viaggio che preferisce il movimento fisico alla sedentarietà.

Le nuove tendenze evidenziano la preferenza dei turisti per le vacanze a piedi: trekking ed escursioni rappresentano infatti il 67% delle scelte di viaggio. Seguono gli sport invernali per il 31% e i tour in bicicletta al 24%*.

La certificazione sopra citata si basa sul Modello di Analisi dei Cammini (M.A.C.) che, grazie ad un processo investigativo di oltre 200 indicatori, crea una valutazione sulla qualità nel suo complesso di una certa esperienza turistica. 

Gli elementi osservati sono: la segnaletica, la mobilità e la possibilità di fruire risorse e servizi in modo adeguato. Quest’ultimi devono esseri vari, dalla gestione alla sua promozione, fino alla manutenzione, pulizia e capacità di poter effettivamente usufruire del percorso in questione.

Lo studio del cammino parte dall’esperienza che il viaggiatore andrà a percorrere, creando così un vero e proprio modello basato sull’esperienza personale.

Dopo una preliminare indagine viene costruito un Piano per la valorizzazione del Cammino con tanto di suggerimenti e possibili interventi per uno sviluppo maggiore, volti al miglioramento dei tracciati e dell’offerta turistica locale.

 

Cammini del Touring Club Italiano

Aumentano i turisti che preferiscono le vacanze a piedi: trekking ed escursioni rappresentano il 67% delle scelte di viaggio

 

In Lombardia il primo cammino certificato

Il primo percorso a ricevere la certificazione dal Touring Club Italiano è il Sentiero del Viandante, grazie all’alta qualità dell’esperienza turistica offerta.

Il cammino è lungo circa 45 km e corre lungo costa orientale del lago di Como (provincia di Lecco), partendo da Abbadia Lariana fino a giungere Piantedo, passando per Bellano, già insignita del marchio di qualità di Bandiera Arancione del TCI.

Il percorso attraversa una serie di piccoli borghi e si sviluppa tra boschi e terrazze vista lago circondati da una scenografia di coltivazioni di ulivi.

Creare un’accoglienza che valorizzi ambienti e strutture ricettive sono per il turista un motivo differenziante che garantisce la qualità.

I benefici della rete

Questa certificazione, oltre ad essere un marchio qualitativo, va a creare una collaborazione importante tra piccoli imprenditori locali ed enti pubblici con il fine di aumentare le proposte al turista.

L’intento è la creazione di una rete di relazioni per condividere conoscenze, competenze e ottimizzare le risorse a disposizione.

Si tratta di una grande opportunità anche per tutte quelle aziende che vogliono incrementare il proprio know how e, in più, rafforzare la proposta del proprio business.

Leggi anche: Estate 2020: per far ripartire il turismo è necessario fare rete sul territorio

Lodevole l’iniiziativa del progetto del Touring Club Italiano che, con “Cammini e Percorsi”, valorizza una selezione di itinerari di sicuro interesse per il turismo in Italia.

Per gli approfondimenti sul Sentiero del Viandante leggi il link del TCI.

*(Fonte: Dati Centro Studi Touring Club Italiano, Survey sulla via Francigena 2017 e Indagine sul Turismo attivo 2019)

Articolo a cura di Nicole Rossignoli
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Estate 2020: per far ripartire il turismo è necessario fare rete sul territorio

Estate 2020: per far ripartire il turismo è necessario fare rete sul territorio

L’estate è giunta senza farsi troppo attendere e anche le calde giornate sono qui a farci compagnia. Sembra però che questo che stiamo vivendo sia un periodo piuttosto insolito.

I danni sono parecchi, di ogni natura. Ma questa estate si può ancora recuperare?

Una domanda che ci facciamo tutti, sia in termini economici che psicologici. Vorrei avere una risposta da dare.

Di sicuro posso scrivere di quello che ho osservato, sulle possibilità che ci sono per salvare l’estate 2020.

Non mi riferisco ad aiuti economici, prestiti a fondo perduto, perché non mi occupo di finanza.

Non ho nemmeno da proporti ottimi investimenti a tasso zero, non è il mio settore. Io faccio turismo.

Quando mi capita di vivere un’esperienza, in generale mi piace riflettere su ciò che è successo e su ciò che mi ha lasciato.

E soprattutto tentare di capire come posso impiegare e sfruttare a mio favore quanto è accaduto. In percentuale quanto posso beneficiare di una situazione?

Se riesco a tirare furi almeno 3 tre risposte positive, significa che qualcosa di buono può giungere.

Siamo tutti d’accordo che questo Covid-19 di buono ha lasciato ben poco, anzi è arrivato piuttosto come uno Tsunami spazzando via quanto di più poteva.

Però vorrei lanciare una riflessione sul da farsi e chiederti se anche nel tuo piccolo hai trovato lo stesso riscontro che ho trovato io.

Questo periodo, di pseudo libertà e tanto tempo libero forzato non richiesto, lo stiamo ben o male tutti impiegando in preparativi per il 2021.

E’ un pò come se tutti ce la fossimo un pò messa da parte, questa estate 2020. Della serie pazienza, ok questo anno il treno è partito lasciandoci a piedi, ma io non demordo e mi preparo per il prossimo.

Io le valigie le ho sempre pronte, non le ho messe nell’armadio. Sono sempre sulla griglia di partenza con i motori accesi, un pò come accade al nostro Bel Paese che un pò acciaccato tenta di ripartire.

In qualche articolo fa si parlava di Enoturismo e di quanto l’Italia sia preparata all’accoglienza, non so se lo hai già letto: L’enoturismo è pronto per la ripartenza: gli spazi aperti sono la soluzione per accogliere i turisti del vino e della buona tavola.

Enoturismo

Condividere idee e progetti sull’enoturismo significa unire le forze per superare le difficoltà attuali

 

Ti consiglio di farlo perchè altrimenti questo articolo ti farebbe perdere il filo di come puoi girare il timone a tuo favore.

Come possiamo muoverci per aiutare il nostro business a ripartire?

Sento spesso dire:

“Non esiste un vento a favore per il marinaio che non sa dove andare”.

Questa frase di Lucio Anneo Seneca, mai azzeccata come ora, mi riporta un pò all’intento di questo articolo: a illustrarti cioè come si può direzionare questo vento contro a nostro favore.

Qualcuno ti ha mai chiesto di collaborare?

Noto in questi giorni, ed è un’onda che arriva sempre più forte un pò da tutte le parti, una continua ricerca e richiesta di collaborazione, di fare squadra. E’ capitato anche a te?

Io stessa mi sono accorta di cercarne più di quanto mi capitasse prima in passato, come se attualmente ne sentissi maggiormente il bisogno. Non tanto perchè metto in dubbio le mie capacità. Piuttosto mi rendo conto che se “nuotassi in gruppo” potrei essere più forte anche contro corrente.

Il termine “fare rete”, è un concetto che esisteva anche prima del Covid-19, funzionava forse sì, magari non troppo bene, ma oggi più che mai sembra essere diventato una forza onnipotente che può regalarci ottimi risultati.

Non funziona perchè lo dico io, ma è l’attuale presente che ci porta a doverlo sperimentare, a richiederlo, a sentire il bisogno di fare networking, di aiutarci, di darci una mano.

Mai come in questo periodo arrivano ancore di salvezza alle quali aggrapparsi. E io che faccio parte dei pesci piccoli non voglio disdegnare questi aiuti.

Il presente non è roseo ma noi italiani siamo abituati a rimboccarci le maniche. Insieme sicuramente abbiamo una marcia in più.

Perché fare rete è una buona strategia?

Ti dico le mie tre motivazioni.

1.Fare rete può aprire nuove porte, nuovi orizzonti.

2.Chi fa da se far per tre, ma come diceva il grande campione di Basket Michael Jordan:

“Con il talento si vincono le partite, ma è con il lavoro di squadra e l’intelligenza che si vincono i campionati.”

3.Se ci aiutiamo, facciamo crescere il mio e anche il tuo di business.

Ecco perchè anche per la creazione di un mercato che sia il più unitario possibile è bene tenere in considerazione la strategia di costruire collaborazioni tra imprese o tra professionisti.

Tanti settori si prestano, ma quello però al quale io faccio sempre un pò riferimento è sicuramente il mio e quello di questo Blog: l’Enoturismo con le sue imprese legate al territorio.

Riuscire ad instaurare relazioni con gli stakeholder del luogo, network tra locali, attraverso lo sviluppo di sinergie durature può far beneficiare gli attori di introiti interessanti.

Come fare rete tra cantine?

L’idea di base è puntare in chiave sistemica e sostenibile alle risorse circostanti.

E’ fondamentale che si realizzi varietà e trasversalità, in modo da risaltare le potenzialità locali e rafforzarne la differenziazione.

Ad esempio una cantina che si occupa di degustazioni, se nella sua offerta è prevista la consumazione di stuzzichini, invece che andare a rifornirsi all’ingrosso, dovrebbe prediligere quel formaggio tipico locale.

Fare rete sul territorio

Puntare sulla scelta di prodotti locali significa creare un ciclo che sostitene il mercato di prossimità

 

Se il cliente chiedesse consiglio su dove pranzare, sarebbe da direzionare verso osterie e ristoranti locali, con i quali è possibile stringere affari e, perché no, vendere anche il proprio prodotto.

Attraverso politiche commerciali ad hoc si devono preferire realtà territoriali cosicché da dare più valore al patrimonio locale.

Cosa fare per invogliare il turista a rimanere sul territorio?

Fare una check list di che cosa il territorio offra. Come botteghe antiche, aziende che svolgano un certo tipo di esperienze, tutto quello che può far pensare al turista: “Interessante, quasi quasi mi fermo ancora un pò e vado a dare un’occhiata”.

Rete sul territorio

Il digitale si è rivelato indispensabile per generare contatti nel territorio

 

Conoscere i riferimenti geografici, le infrastrutture, i servizi.

Informarsi di orari di musei locali e luoghi storici

Il turista va consigliato verso imprese della zona per farlo restare più tempo.

I vantaggi di aggregarsi

In generale le aggregazioni generano numerosi vantaggi: economici, di visibilità, possibilità di ingresso ad ulteriori mercati o tra settori diversi.

Le relazioni tra imprese locali implementano non solo una crescita interna ma anche quella esterna, generando una sorta di benessere generale collettivo.

E aggiungo, la creazione di supporto per le diverse fonti, riduzione di rischi d’impresa, incremento di conoscenza, rafforzo di reputazione.

In un paese come l’Italia con un patrimonio culturale unico, le sinergie sono da sfruttare, con il fine di favorire una più equa distribuzione dei flussi turistici.

L’aggregazione è la chiave giusta per creare una possibile destinazione turistica.

Si sente spesso parlare di questa parola, che non è altro che un termine utilizzato a valutare il territorio nella sua complessità in modo che tutti gli elementi circostanti si contestualizzino.

Affinché si vadano a sviluppare attrazioni e infrastrutture adeguate da rendere fruibile una località, non deve mancare la cooperazione tra i vettori turistici e locali.

La sfida è di interagire senza sprecare risorse preziose, ed è essenziale che ci siano servizi informativi adeguati, per porre l’ospite nelle condizioni migliori.

Fare rete sul territorio

Fare rete nel territorio serve anche per costruire una brand identity della destinazione turistica

 

Ricordati che l’intento deve essere quello di creare valore aggiunto, per rendere unico il territorio, dall’accoglienza alla partenza del viaggiatore.

Interessante è la costruzione di brand identity del territorio, ossia la creazione un segno distintivo associato al territorio.

La destinazione deve trasmettere un’immagine positiva ai clienti, e solo le imprese locali possono generarla.

L’estate 2020 senza feste popolari

Normalmente in una situazione di normalità non è corretto eliminare momenti di aggregazione come sagre di paese ed eventi legati al territorio, le aziende non dovrebbero smettere di parteciparvi.

In quanto risulta essere ormai chiaro che il visitatore di oggi è sempre più interessato a tutti quegli elementi distintivi di una cultura che vive tra le strade.

Infatti, oggi più di prima sono le piccole storie di quotidianità a destare interesse agli occhi del viaggiatore.

Il turista predilige sempre più spesso esperienze da vivere più di monumenti da visitare.

Ecco perché le imprese enogastronomiche devono assolutamente essere parte integrante del prodotto turistico territoriale.

Riassumendo, una rete di imprese è sempre una scelta vincente, si tratta sempre di capire quale è il partner giusto.

Ovviamente è anche una scelta che ti fa mettere in gioco e non in panchina. E’ necessario che alla base ci sia una mentalità aperta disposta anche a rischiare.

Se ti è piaciuto il mio articolo non esitare a condividerlo e se vuoi dei consigli, contattaci.

Vuoi “fare rete”? lasciami un commento, facci sapere il tuo punto di vista. Vorrei sentire cosa ne pensi.

Vorrei lasciarti con un’ultima frase, di Harry Ford:

“Quando tutto sembra andare male, ricorda che gli aerei decollano contro vento, non con il vento a favore”.

 

Articolo a cura di Nicole Rossignoli
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Gli stranieri guardano all’Italia. Invitiamoli al turismo esperenziale con lo Storytelling

Gli stranieri guardano all’Italia. Invitiamoli al turismo esperenziale con lo Storytelling

Il nuovo Bollettino Enit conferma quanto il Bel Paese sia una meta importante del turismo internazionale. Una tecnica di comunicazione come lo Storytelling potrebbe aiutare la ripresa.

“Una popolazione grande quanto l’Europa vorrebbe venire in Italia”. 

Questo il titolo che apre il testo dell’agenzia Nazionale del Turismo e che fa ben sperare al Bel Paese una ripresa turistica. 

Nonostante le regole ferree e i protocolli antivirus, i turisti non sembrano propensi alla rinuncia delle proprie vacanze. 

Segnali positivi giungono, anche grazie alle nuove disposizioni legate all’apertura delle frontiere regionali e alla ripresa di alcuni voli interni ed internazionali.

A quanto pare secondo i dati, il turista fuori confine non è spaventato dall’Italia. 

Uno scorcio del lago di Garda

Il porto desolato di Bardolino sul Lago di Garda, foto di Cesarino Consolini

A fine maggio sono state oltre 753,7mila le citazioni inerenti al viaggio nel Bel Paese:

  • 50 mila comparse online sul web;
  • 703,7 mila quelle provenienti dai social che sono state in grado di produrre 207,1 milioni di interazioni. 

Mentre diminuisce progressivamente lo spazio del tema Covid-19 sui principali quotidiani europei e americani, l’Italia spopola online con 618 mila reazioni di gradimento.

Il trend dell’epidemia non è più l’unico interesse tra le ricerche web inerenti al Bel Paese e 300 milioni di persone si interrogano sulla ripartenza.

L’Italia che riparte

L’Italia che riparte è sempre più un tema ricorrente e che attrae chi si sta organizzando le vacanze.

Nonostante un’estate alle porte con la convivenza del virus, molti viaggiatori non sembrano aver abbandonato l’idea di viaggiare.

Molte le sensazioni positive dal web. Per i viaggiatori l’Italia non spaventa, anzi è vista come un Paese: 

  • Covid free 
  • Iper monitorato
  • Luogo rassicurante 

Nonostante il Bel Paese sia una  tra le prime mete turistiche scelte, a livello mondiale il calo delle presenze straniere si sente e non poco.

Da inizio anno 2020 alla fine di aprile il volume d’affari per arrivi aeroportuali è diminuito del 64,5%. Lo scenario attuale non è del tutto roseo, ma ci sono anche buone premesse all’orizzonte.

Nel monitoraggio di Enit la speranza che le perdite si possano arretrare è elevata, grazie alla stabilizzazione delle prenotazioni dal 1° giugno al 12° luglio. 

Un ciclo di webdinar organizzati da Mibact, Turismè, sono in corso in questi giorni. La strada della promozione dell’Italia non si ferma, anzi continua ad essere battuta senza freni.

Nonostante le belle iniziative e le aperture regionali, si aspetta con ansia anche l’apertura dei confini e il ritorno dei turisti stranieri.

Siamo passati velocemente da un Paese che accusava i colpi dell’overturismo, ad uno desolato che risente dell’assenza delle presenze.

Non sei d’accordo con me che ci vorrebbe una via di mezzo?

Gli aiuti tardano ad arrivare ma la stagione bussa incalzante, senza concederci nemmeno troppe soddisfazioni.

Per ora i nostri paesaggi sono ancora desolati, le città vuote. Il che rende i territori tutti per noi, ma non è la stessa cosa poterli condividere.

Non so voi, ma io la mia bella Verona la preferivo gremita di gente. Non so il perché, ma sento la mancanza del vociare di turisti nelle piazze. 

Manerba sul Garda

Manerba sul Garda, foto di Nicole Rossignoli

 

Le carte in regola ci sono, mancano solo i turisti

Le carte in regola ci sono, la sicurezza c’è.

Nelle ultime settimane siamo stati bombardati di regole e protocolli, l’Italia è scalpitante sulle griglia di partenza, ha fatto i compiti per casa ed è pronta a partire.

Dispositivi di sicurezza, gel igienizzante, mascherine, distanziamento sociale, tutte le precauzioni sono state prese.

La nostra penisola è pronta ad accogliere, forse anche meglio di altri paesi. 

Ma dove sono i turisti? Ci si interroga come si potrebbe aiutare il Bel Paese a rialzarsi a ricominciare.

Come attirare i viaggiatori? Come possono muoversi gli operatori del turismo? 

La risposta ci viene data proprio da Enit, con i dati sopra riportati. Dobbiamo ripartire dagli studi dell’Ente Nazionale del Turismo, in particolare da dove hanno viaggiato le interazioni in questo periodo. 

L’Agenzia Nazionale suggerisce che mentre l’Italia era in lockdown il web gridava a gran voce Made in Italy.

Il nostro Paese non ha bisogno di rifarsi il trucco e l’immagine, perchè la sua fama precede il suo nome. I turisti amano già profondamente la nostra penisola.

Allora che cosa manca?

 

Cosa serve per attrarre i viaggiatori?

pizza

Il Made in Italy e l’italianità potrebbero essere d’aiuto alla ripresa. Del resto le interazioni sui social tifano per il Made in Italy. Foto di Nicole Rossignoli


Manca il Made in Italy
. Manca l’artigianalità, il lavoro, gli italiani con il loro modo di essere e il gesticolare per farsi capire, il calore dei gesti. Manca il nostro essere coloriti e buffi allo stesso tempo, manca l’italianità. 

Mi riferisco in particolare modo alle storie di artigiani, ai prodotti di eccellenza, alle tecniche taylormade che ci rendono famosi nel mondo e allo stesso tempo orgogliosi.

Inutile che stiamo qui a raccontarcela, perché l’attrazione migliore dell’Italia siamo noi. 

Italo Calvino ha scritto:

“Il racconto è un’operazione sulla durata, un incantesimo che agisce sullo scorrere del tempo, contraendolo o dilatandolo.” 

E aveva ragione, perché il racconto dura nel tempo, ci resta dentro, si imprime dentro sotto pelle.

Hai mai sentito parlare di storytelling?

Si tratta di una tecnica nota e molto efficace di comunicazione per le imprese.

Il termine è formato da due parole di lingua inglese: story e telling. Letteralmente significa: “raccontando una storia”.

Secondo il vocabolario dell’enciclopedia Treccani lo storytelling è “l’arte di scrivere o raccontare storie catturando l’attenzione e l’interesse del pubblico.”

Persuadere raccontando, questa è la chiave giusta.

Le storie sono essenziali nella vita di ciascuno, tanto da aiutare a definire la natura dell’umanità.

Fin dall’antichità si è utilizzata la narrativa, attraverso l’uso di miti, leggende e racconti popolari per condividere saggezza, conoscenza e cultura.

La narrazione non ha smesso di certo di esistere, ma è onnipresente nella nella quotidianità, basti pensare al testo di una canzone, ad un sogno. Non esiste vita senza storia. 

Solo che oggi, in chiave più moderna, basta una tastiera e un po’ di fantasia.

Il racconto è lo strumento che attuo per organizzare un pensiero e preservarne i ricordi. Lo si può condividere nel mondo dei social. 

La partita la si gioca in casa e il campo è la rete del web. Per attirare i turisti serve fare anche storytelling.

In un Paese dove le tradizioni familiari hanno dato vita a gran parte delle nostre imprese, il turista le deve conoscere, lo si deve invogliare a venire in Italia.

Il nostro patrimonio culturale è dato anche da questo.

Il viaggiatore che finora ha potuto viaggiare solo online a causa del Covid, deve assaggiare dallo schermo la nostra penisola.

Deve aver voglia di divorarne i contenuti, perché deve volerla assaporare dal vivo. E ce l’ha detto lui che finora se l’è già cercata online, la nostra Italia. 

Ma come si fa lo storytelling? 

Se hai pazienza di leggere le prossime righe te lo racconto. Non pensare che serva essere un mago del web, serve dimestichezza e ti devi armare anche di tanta pazienza.

Si tratta però di una tecnica che ha bisogno di tempo e dedizione, perché se non ne hai, se sei un tipo piuttosto sbrigativo che vuole i risultati subito lascia perdere.

Se vuoi noi possiamo aiutarti. Ciò che conta è che ci sia qualità di contenuti. 

Saranno immagini e video a raccontare, con le didascalie di narrazione, l’autobiografia, i ricordi, il territorio della tua struttura.

Deve scaturire curiosità a chi osserva i contenuti, ma anche far emozionare. Aggiungerei anche un briciolo di fantasia, quella non basta mai e ci distingue dagli altri.

Se già fai marketing, questa attività può essere accessoria a quello che già fai.

Da un punto di vista imprenditoriale, si sa che non sia semplice invogliare all’acquisto, i consumatori sono più attenti alla qualità dell’offerta e bombardati sempre di più di contenuti digitali, tanto da rendere la scelta sempre più complicata del previsto. 

I troppi stimoli ai quali si è esposti ogni giorno catturano l’attenzione, tanto da mettere in dubbio i pensieri e da dover talvolta ricontestualizzare valori e idee. 

Ecco perchè costruire un piano strategico di Storytelling, da un punto di vista aziendale può essere utile per una certa continuità, coerenza di comunicazione e ad essere più vicini all’ospite, affinché si vada a creare un rapporto di fiducia duraturo nel tempo. Dipende tutto da quale è l’obiettivo prefissato. 

Che cosa vuoi fare? Cosa vuoi raggiungere? 

Vuoi incrementare la generazione di contatti? Vuoi fidelizzare il cliente o migliorare l’esperienza? 

Lo Storytelling serve a trovare quell’appiglio emotivo che suggerisca al potenziale cliente: “Potresti essere tu”. 

L’importante è utilizzare un linguaggio semplice, chiaro e comprensibile. Facebok, Instagram e Blog possono essere dei mezzi utili di cui avvalersi.

Abbiamo visto che se non siamo diventati del tutto pazzi in questo periodo, ed è stato anche grazie ad Internet. Ci pensi ad una quarantena senza web? Avremmo dovuto utilizzare i piccioni viaggiatori per comunicare con zii nonni e congiunti.

Il mondo digitale è stato la nostra ancora di salvezza per non farci sentire soli. Siamo tutti sempre più connessi. Anche i dati Enit l’hanno confermato.  

I consumatori si connettono sempre più ai social media, condividono storie personali, vengono influenzati dai canali digitali, acquistano, comunicano, condividono contenuti, reperiscono informazioni. 

L’e-commerce è cresciuto notevolmente, hai letto il mio articolo “Vino, turismo e media: uno sguardo al futuro”?

Se non l’hai ancora fatto dai un’occhiata, ti racconto di quanto sia cresciuto il mondo digitale in questo periodo.

Da un punto di vista del settore del marketing, il web è un “mondo difficile da controllare” e il classico modello di marketing basato sul controllo e sulla prevedibilità non è più praticabile.

Comunicazione ai tempi dei social

L’emergere dei social ha richiesto un cambiamento fondamentale delle pratiche di comunicazione.

Si consideri ad esempio come lo storytelling dei consumatori di esperienze, condivisione di contenuti e opinioni personali possa stravolgere completamente l’identità di un brand.

L’utilizzo dei canali digital evidenzia che i racconti di viaggio online hanno il potente ruolo di essere in grado di influenzare un numero consistente di futuri visitatori, che si muovono alla ricerca di informazioni. Il settore del turismo è sensibile ai canali social.

Si deve fare storytelling perché mette al centro l’emozione, più che le caratteristiche del prodotto stesso.

Ricorda che le immagini sono più efficaci di qualsiasi altro mezzo. Basti pensare che un video di circa un minuto ha la stessa efficacia comunicativa di circa 1,8 milioni di parole.

Si stima che i contenuti multimediali ricoprano ad oggi il 79% del traffico dati globale, e tuttora sono i più condivisi sui social media. 

Quello che puoi fare è portare il turista nel film della tua azienda e indorare la pillola con la trama. 

I vigneti del Lugana sul Garda

I vigneti del Lugana sul Garda, foto di Nicole Rossignoli

La narrazione al servizio del settore enogastronomico

Rifletto su come una tecnica del genere potrebbe risultare interessante e proficua nel settore enogastronomico, a come l’elemento vino potrebbe essere narrato, al legame con il territorio d’origine.

Diventerebbe allora un racconto di cultura, da gustare e degustare. 

Del resto davanti ad un bicchiere di vino si sta involontariamente trattando anche di storie di lavoro, di professionalità, di qualità, di eccellenza, si stringono intese e si perpetuano tradizioni.

In definitiva, dietro ogni botte e per ogni bottiglia si nasconde un mondo da raccontare. 

Tanti possono essere i modi da utilizzare per attirare possibili acquirenti, questa è solo una delle tecniche che si possono utilizzare.

Non esiste una ricetta magica e standard per tutti, ma qualche suggerimento utile credo che non guasti mai. 

I vigneti del Lugana e l'assenza di turismo

I vigneti del Lugana sul Garda e l’assenza di turismo, foto di Nicole Rossignoli

La filiera del turismo si è fermata e ciò ha causato tanti guai a molti settori, forse non si immaginava nemmeno quanti.

Del resto è quando abbiamo a che fare con la sua assenza che ci rendiamo conto dell’importanza di qualcosa.

Ora che lo abbiamo capito facciamo ripartire questa macchina con tutti i mezzi possibili che abbiamo, perchè l’Italia è un paese meraviglioso se lo possiamo condividere e non tenercelo tutto per noi.

 

Articolo a cura di Nicole Rossignoli
veronawinelove.com
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Nicole Rossignoli è un’accompagnatrice turistica free-lance e si occupa di food&wine tour
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L’enoturismo è pronto per la ripartenza: gli spazi aperti sono la soluzione per accogliere i turisti del vino e della buona tavola

L’enoturismo è pronto per la ripartenza: gli spazi aperti sono la soluzione per accogliere i turisti del vino e della buona tavola

Il 24 Aprile 2020 il Governo Italiano pubblicava il Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro. Molte cantine hanno ricevuto via email le regole da seguire.

Una raccolta con 15 pagine di regole secondo il DPCM del 10 aprile 2020 affinché venissero assicurati le zone adibite al lavoro.

L’obiettivo prioritario: la continuità delle attività lavorative secondo la sicurezza.

Attualmente valide da continuare a seguire. E soprattutto utili per la ripresa.

All’ingresso deve essere presente un foglio informativo che segnala:

  • L’obbligo di non poter entrare in caso di febbre oltre 37,5°.
  • L’obbligo di non poter entrare in azienda se sussistano situazioni di pericolo, presentando sintomi influenzali, temperatura, provenienza da zone rosse o essere stati a contatto con persone con il virus nei 15 giorni antecedenti.
  • L’obbligo di mantenere la distanza da altre persone di almeno 1m .
  • Osservare le regole di igiene delle mani, utilizzando anche gel igienizzanti propri o quelli messi a disposizione dell’azienda.
  • L’obbligo di utilizzare dispositivi di protezione personali, secondo le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Possono essere utilizzate anche mascherine la cui tipologia corrisponda a quanto segnalato dalle Autorità di competenza.

All’ingresso in azienda può essere misurata la temperatura corporea, se superiore a 37,5 non sarà consentito l’accesso in azienda.

L’uscita e l’ingresso devono essere per vie differenti.

Chiunque si debba recare in azienda dovrà sottostare alle regole indicate.

I locali dovranno essere sanificati e la pulizia deve essere quotidiana. Numerose sono anche le regole indicate dal protocollo per i dipendenti, per gli spazi comuni dei dipendenti.

Sanificazione igiene personale, distanziamento sociale sono tutti termini che abbiamo dovuto imparare durante questa emergenza sanitaria, con i quali avremo a che fare ancora per un pò.

La pandemia ci ha costretto ad una chiusura totale. Siamo stati in Stand-by per più di due mesi.

Ed ora ci viene detto che, con tutte le precauzioni necessarie, possiamo tornare piano piano in punta di piedi a riprendere le nostre vite, le nostre attività.

Sembra impossibile da credere ma il turismo è sulle griglie di partenza in attesa del via.

Oggi, in Italia, si può circolare tra regioni. Tra pochi giorni apriranno le frontiere e anche gli altri stati europei sono pronti a ripartire.

Ristoranti, bar e quasi tutte le attività commerciali sono ripartite. Il turismo a km ZERO, quello da poter fare interregionale ha già iniziato a creare un pò di movimento.

L’edizione 2020 di Cantine Aperte

Il 30 e il 31 maggio 2020 è ripartito anche uno degli eventi più importanti di enoturismo: Cantine Aperte del Movimento Turismo del Vino, con una sua edizione sul Web.

Il weekend più atteso dagli enoturisti ha ripreso con un’Edizione del tutto Speciale e Virtuale.

In 25 anni mai era successa una cosa del genere. Quest’anno infatti l’evento si è svolto online, grazie anche alla collaborazione con Iorestoacasa.delivery, piattaforma di e-commerce che si offre di essere un punto di riferimento per tutti i commercianti. Si occupa infatti di garantire consegne a domicilio, ed è cresciuta di fama con l’emergenza sanitaria.

Durante questa occasione piuttosto particolare smart e social, le cantine associate a Movimento Turismo del Vino hanno avuto l’occasione di spedire e far assaggiare i propri vini direttamente a casa. Molti turisti si sono anche potuti recare in cantina dopo aver prenotato l’asporto diretto.

Tante anche le degustazioni in diretta e brindisi social grazie all’hashtag ufficiale #CantineAperteInsieme.

Un’edizione piuttosto innovativa per un inizio di ripresa.

enoturismo

Nel periodo estivo le cantine organizzano pic-nic o cene in vigna. Per rimanere sempre informato seguici sul Blog di VeronaWineLove.com

 

 

La ripresa delle abitudini: la teoria di Maxwell Maltz

Ci si domanda però: davvero vogliamo un turismo che rimanga via Web, anche ora che finalmente il lockdown è terminato?

Il dott. Maxwell Maltz, chirurgo plastico degli anni ’60 elaborò una teoria interessante sulla ripresa delle abitudini. Egli sosteneva che per convivere con il risultato ottenuto da una ricostruzione, ci volevano 21 giorni.

“Questi e molti altri fenomeni comunemente osservati tendono a dimostrare che solitamente si richiede un minimo di 21 giorni per trasformare una vecchia immagine mentale e creare una nuova abitudine”

Venne chiamato anche il “mito dei 21 giorni”.

In realtà studi successivi hanno dimostrato che sono circa 2 mesi il periodo medio prima che un nuovo comportamento diventi automatico. Quindi per un cambiamento radicale dovremmo scordarci i cosiddetti tempi brevi.

Gli studiosi hanno anche osservato che non importa se si sbaglia a fare delle scelte durante il processo di cambio. Costruire nuove abitudini non è una passeggiata e si deve tenere conto anche di possibili errori.

Questa premessa per metterci davanti al fatto che non dobbiamo scoraggiarci o abbatterci.

Non dobbiamo metterci fretta. C’è chi uscirà più volentieri, chi aspetterà.

Meglio abbracciare un percorso più lento. Dovremmo “abituarci” ad accettare che serviranno piccoli passi.

Con l’arrivo dell’estate riprendiamo le nostre abitudini e iniziamo a fare i turisti

L’estate è alle porte, il caldo riscalda già da molti giorni le nostre giornate. Il sole illumina i nostri territori. Non possiamo ancora dire con certezza che l’emergenza sanitaria l’abbiamo lasciata alle spalle. Ma da qualche parte dovremmo pur ricominciare.

Indicazioni per stare in sicurezza ce ne sono. Con ragionevolezza e un passo alla volta arriveremo ad una “pseudo normalità” di convivenza con il Covid-19.

Allora armiamoci di pazienza e riprendiamo le nostre vite, turismo compreso.

Gli esperti del Movimento Turismo del Vino Italia, coordinati da Roberta Garibaldi, hanno stilato delle linee guida per le aziende vitivinicole.

> Un approfondimento nell’articolo di Sara Soliman: “Presentato “Tranquillamente Enoturismo”, il nuovo protocollo internazionale per una forma responsabile del turismo del vino”.

Un decalogo interessante è stato pubblicato dalle Donne della Vite (Associazione che promuove e valorizza il ruolo femminile nel mondo del vino), il Movimento Turismo del Vino Lombardia e WineHospitality di Cristina Mascanzoni Kaiser.

Le Donne della Vite sono un punto di riferimento e di aggregazione per le operatrici di settore. Ricercatrici, agronome, giornaliste tanti i ruoli che si trovano all’interno di questa rete di donne.

Di pochi giorni fa è la pubblicazione de ”Covid-19 gestire il rischio di contagio nell’azienda vitivinicola. Ripensa a come lavorare”. Una serie di vignette divertenti che illustrano il comportamento corretto da tenere in cantina.

> Pagina web di riferimento: www.donnedellavite.com

Dalle regole per i fornitori in arrivo e in partenza con diversi percorsi di carico e scarico. Procedure sicure per il reperimento di materiale.

Come lavorare in ufficio, preferibilmente utilizzando lo smarkworking e dove non possibile, ricorrere al distanziamento sociale. E ancora sanificazione e igiene.

Donne della vite con il vademecum

Il Vademecum COVID-19 per le aziende vitivinicole delle Donne della Vite in collaborazione con il Movimento Turismo del Vino Lombardia e WineHospitality di Cristina Mascanzoni Kaiser (Foto dal sito donnedellavite.com)

 

Si prosegue con l’informativa del protocollo del Governo (Dpcm del 14/03/2020 e integrazioni del 24/04/2020) da affiggere in bella vista all’ingresso della cantina o dell’agriturismo.

Favorire l’uso esclusivo dei mezzi come i trattori. Lavare spesso le mani, utilizzare i dispositivi di sicurezza.

 

Come gestire l’Accoglienza con i NCC, noleggio minibus o autobus-pulman

Quindi ricapitolando, dipendenti e turisti possono stare tranquilli perché le informazioni non mancano.

L’accoglienza la si può gestire a piccoli gruppi.

E se i nostri ospiti non venissero con i loro mezzi e servisse un NCC?

Niente paura, perché il Ministro delle infrastrutture e dei Trasporti ha pubblicato delle nuove linee guida per la tutela dei turisti “a bordo” di vari mezzi.

Sono presenti anche delle regole per il servizio con NCC, noleggio minibus o autobus-pullman.

Oltre alle regole note già citate come:

  • Obbligo di sanificazione dei mezzi.
  • Obbligo al distanziamento sociale di un 1m. Possibilità di deroga se vengono utilizzate sedute verticali sia in linea, un posto dietro l’altro, sia in diagonale, tipo scacchiera. Ovviamente nessun problema per le persone della stessa unità abitativa.
  • Obbligo di indossare la mascherina.
  • Misurazione della temperatura.

Con auto NCC è possibile il trasporto di 2 persone sedute dietro, per i minivan da 6-8 posti si possono trasportare massimo 4 passeggeri.

E’ necessario verificare la composizione del gruppo prima. I mezzi vanno sanificati prima e dopo, ma potremmo continuare a portare i turisti in cantina.

Due casi da tenere presente: Argentina e California

Anche all’estero le cantine si stanno organizzando per l’accoglienza. Tanti gli esempi interessanti nel mondo.

Due casi esemplari in particolare. In Argentina un protocollo simile a quello dell’Italia, è stato pubblicato dall’associazione di categoria delle Bodegas de Argentina. Si tratta di una serie di regole igienico-sanitarie per la sicurezza di dipendenti e ospiti.

Inoltre si invita le aziende a creare una sorta di database degli ospiti. Oltre che ad essere un ottimo elemento utile per il marketing, è indispensabile per questioni di sicurezza.

Un altro caso interessante è quello della Napa Valley in California. L’idea è quella di invitare i vignaioli a sfruttare maggiormente gli spazi aperti.

Degustare in ambienti open air, oltre a garantire una maggiore sicurezza di dipendenti e clienti, sembra riduca notevolmente lo stress degli ospiti, ed è quindi preferibile rispetto a luoghi chiusi. Diversamente da come accadeva prima del Coronavirus.

Lo spazio aperto è dunque in qualche modo una sorta di garanzia utile oltre che per il distanziamento sociale, anche per quello psicologico, così da far rilassare il turista che degusta.

Le associazioni di categoria californiane invitato gli imprenditori a non scoraggiarsi in quanto per rendere le aziende sicure non sono necessari grandi investimenti.

Invece di modificare o ristrutturare le cantine è più conveniente sfruttare gli spazi a disposizione. Utilizzando ad esempio tavoli all’aperto, terrazze o costruire tettoie in legno.

E perchè no? Dividere l’area destinata all’accoglienza con piante e fioriere può dare un senso di sicurezza all’ospite.

In questo modo si possono accogliere piccoli gruppi in sicurezza e gli ospiti potranno sentirsi maggiormente a loro agio.

Enoturismo

Lo spazio aperto è una garanzia utile per il distanziamento fisico. Il turista così si puo’ rilassare e degustare vini e piatti locali in piena tranquillità

 

Guardiamo al turismo del vino e della gastronomia

L’enoturismo ha le carte in regola per ripartire, soprattutto grazie ai grandi spazi.

Si può lavorare all’aperto sfruttando lo sfondo scenografico dato dalle vigne, che potrà rendere più intensa e memorabile la visita.

Quest’estate non sarà fatta di numeri, di introiti, di grossi guadagni.

Stiamo mettendo le basi per un nuovo turismo del futuro.

Forse ci serviranno più di 21 giorni o forse no, ma di passi ne abbiamo fatti rispetto a febbraio.

Piano piano e giorno dopo giorno ci riprenderemo le nostra routine, anche se dovremo convivere con il rischio del Coronavirus.

Riusciremo ad abituarci anche a queste regole.

 

Leggi anche: Come cambierà la ristorazione dopo il Coronavirus?

 

Articolo a cura di Nicole Rossignoli
veronawinelove.com
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Nicole Rossignoli è un’accompagnatrice turistica free-lance: si occupa di food&wine tour
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Foto di copertina di Mauro Magagna (Quercia Belvedere Relais di Bardolino – Lago di Garda – Verona)

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