Il Radicchio rosso di Casaleone e la pizza: un perfetto incontro tra prodotto tipico e “cultura” Gourmet

Il Radicchio rosso di Casaleone e la pizza: un perfetto incontro tra prodotto tipico e “cultura” Gourmet

Il Radicchio rosso di Casaleone, uno dei prodotti tipici più conosciuto e amato in tutta la provincia veronese.

Un prodotto che, se trattato con le dovute accortezze e la giusta attenzione e, perché no, passione è capace di regalare profumi e sapori degni di qualsiasi altro ingrediente pregiato.

Perché quindi non proviamo a rendere il radicchio il protagonista di una pizza?

Per la precisione di una pizza Gourmet, cercando di caratterizzare e dare la giusta importanza a un prodotto così particolare.

radicchio rosso di Treviso IGP

Un “tipico” esempio di radicchio tardivo

 

Le caratteristiche del radicchio

 

Prima di preparare una pizza Gourmet con il radicchio dobbiamo, come sempre, conoscere l’ingrediente con cui andremo a cucinare e che dovremo caratterizzare.

Il radicchio di Casaleone è un tipo di radicchio rosso che si può trovare in 2 diverse varianti: il radicchio precoce e il radicchio tardivo.

Il radicchio precoce è caratterizzato da foglie allungate rosse con nervature bianche, riunite in un cespo voluminoso e allungato che tende a chiudersi nella parte superiore, si conserva molto bene in frigorifero, con un leggero sapore amarognolo e una consistenza croccante.

 

Il radicchio tardivo, invece, si presta molto più alla cottura rispetto alla sua variante precoce, con cui condivide colori e croccantezza, anche se il suo sapore e un amaro molto più deciso e persistente.

Dobbiamo quindi tener conto dell’amarezza di questo ingrediente e, di conseguenza, dovremo controbilanciare utilizzando ingredienti per lo più dolci o comunque in grado di attenuare il forte amaro caratteristico del radicchio.

 

Tra dolce e amaro: il giusto equilibrio dei sapori

 

radicchio rosso di Casaleone

Radicchio rosso di Casaleone

 

Un trucco che ho imparato durante gli anni è quello di cuocere il radicchio al forno ricoprendolo con del miele.
In questo modo durante la cottura la dolcezza del miele penetrerà all’interno delle foglie di radicchio e tramite il processo chiamato caramellizzazione, donerà alle stesse foglie un particolare profumo di miele, oltre che a un leggero retrogusto dolciastro.

 

Tramite questa cottura il radicchio risulterà molto meno amaro e con una maggiore croccantezza esaltata dal miele.

Un altro modo per esaltare il sapore del radicchio su una pizza è quello di consumarlo direttamente crudo.

In questo modo è possibile gustare in tutta la sua “semplicità” questo prodotto.

 

Il radicchio, proprio a causa del suo sapore amarognolo è difficile da gestire per quanto riguarda l’equilibrio dei sapori.

Dobbiamo stare attenti a bilanciare bene il rapporto tra dolce e amaro, non dimenticandoci inoltre del giusto apporto di sapidità, molto importante se si preparano pietanze a base di pasta lievitata, come la pizza.

Prepariamo dunque, ricordandoci le caratteristiche elencate poche righe fa, due diverse pizze: una con il radicchio precoce e una con il radicchio tardivo.

 

Pizza con asiago e radicchio precoce “crudo”

 

Pizza con radicchio a crudo e asiago

Pizza con radicchio crudo e asiago

 

Per quanto riguarda la pizza gourmet con il radicchio precoce, prepariamo una pizza in cui non cuoceremo il radicchio, esaltando perciò le sue caratteristiche da crudo, limitandoci a un semplice filo d’olio extravergine.

Per il radicchio precoce opterei per una pizza a base bianca.

Il pomodoro andrebbe infatti a “rovinare” con la sua acidità il sapore tipico del radicchio crudo, coprendo il suo tipico amarognolo e non dando a questa verdura il ruolo da protagonista che gli spetta.

 

Al posto della mozzarella vi propongo, per non allontanarci troppo dal veronese, il formaggio Asiago.

L’Asiago, con il suo tipico sapore dolce, si sposa perfettamente con l’amarognolo del radicchio, controbilanciandolo e esaltandone il sapore.

Prepariamo dunque il nostro impasto, seguendo sempre le indicazioni riportate qui.

 

Prepariamo sulla nostra pasta per pizza un generoso strato di Asiago e, per dare quella leggera nota di sapidità, aggiungiamo una spolverata di grana e di pepe.

Cuociamo la nostra pizza fino a che la pasta non sarà diventata dorata e croccante e, una volta sfornata, aggiungiamo le foglie di radicchio precoce, condendo il tutto con un filo d’olio extravergine d’oliva.

 

Pizza rossa con radicchio tardivo al forno

 

Pizza rossa con radicchio al forno

Pizza rossa con radicchio al forno e salsiccia

 

Passiamo quindi alla pizza gourmet con il radicchio tardivo.

In questo caso prepareremo prima il radicchio, cuocendolo al forno con miele e noci.

 

L’importante in questo tipo di preparazione è nel taglio del radicchio.

Consiglio di tagliarlo a spicchi nel senso della lunghezza, in modo che non risulti troppo sottile e si bruci.

Condiamo il radicchio con miele, noci e sale.

 

In questo caso prepareremo una pizza rossa.

Prepariamo la solita pizza base (pomodoro e mozzarella), aggiungendo anche il radicchio al forno.

Ci troviamo davanti a una scelta adesso: infornare la nostra pizza senza aggiungere altri ingredienti, aggiungere della salsiccia per donare alla pizza una nota gustosa (sfruttando la parte grassa della salsiccia stessa) oppure aggiungere fuori cottura della pancetta dolce a fette.

 

L’abbinamento con i vini: radicchio e….

 

Come abbiamo visto il radicchio è sì un ingrediente un po’ “difficile” da trattare, forse proprio a causa della sua amarezza, ma non per questo ci ha impedito di far risaltare al meglio i suoi sapori e la sua croccantezza.

 

Un abbinamento perfetto per entrambe le pizze è con un vino aromatico, magari un bianco un po’ strutturato, oppure uno spumante o anche un rosso leggero.

Opteremo quindi per un Prosecco o un Soave Classico, sbilanciandoci anche su un Lugana e, perché no, su un ottimo Valdobbiadene.

La pizza possiamo consumarla in casa. O gustarla in una delle nostre ottime pizzerie.

In ogni caso, l’abbinamento azzeccato è fra pizza (rossa o bianca) e vini di qualità.

Articolo a cura di Andrea Braga
redazione@veronawinelove.com

 

 

 

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Menù natalizio e di Capodanno con ricette a base di pizza da gran gourmet. Scopri l’innovativa proposta del blogger pizzaiolo Andrea Braga

Menù natalizio e di Capodanno con ricette a base di pizza da gran gourmet. Scopri l’innovativa proposta del blogger pizzaiolo Andrea Braga

Un menù a base di pizza da gran gourmet per la cena della vigilia di Natale. O per il veglione di Capodanno.

In vista delle feste natalizie è giusto interrogarsi su come sia possibile proporre ad amici e famigliari un menù natalizio innovativo.

Una domanda rimbalza nella testa di tutti: cosa potrei preparare per il cenone della vigilia di Natale?

Oppure per il cenone di Capodanno?

Vado sul classico o provo qualcosa di innovativo? E per il pranzo di Natale invece? Cosa potrei preparare?

In quanto blogger pizzaiolo, mi sento di farti una proposta un po’ diversa per le ricorrenze e i pranzi e cene del periodo del Natale e del Capodanno.

Ecco allora la proposta di una “pizza da gran gourmet” per le feste natalizie.

 

La pizza come alternativa al “solito cenone” di Natale e Capodanno

La pizza ha conosciuto negli ultimi anni un’enorme evoluzione, sia dal punto di vista della diffusione all’estero, soprattutto negli Stati Uniti, dove di media un americano consuma 13 kg di pizza l’anno, sia dal punto di vista della qualità, grazie anche alla moda delle pizze Gourmet che negli ultimi 2 anni ha avuto un enorme successo.

Non vedo quindi il problema nel basare un tipico cenone della Vigilia proprio su uno dei prodotti che più ci ha reso famosi nel resto del mondo: la pizza.

La pizza, oltre a rappresentare l’Italia nel resto del mondo, è anche simbolo di condivisione, e lo reputo perfetto per una festività come il Natale.

Oggi quindi ti propongo 4 ricette che potranno accompagnare il vostro spirito gastronomico natalizio, ovviamente puntando su semplicità e qualità!

Immaginiamo di dividere il nostro cenone della Vigilia in 4 parti diverse ma essenziali: antipasto, primo piatto, piatto principale e dolce.

 

L’antipasto: pizza con salmone e zucchine

Pizza con Salmone, zucchine e rucola

Un antipasto leggero e gustoso, perfetto per iniziare il cenone

 

Partiamo dall’antipasto. Ci servirà una pizza che sappia “aprire” il nostro palato, stimolando il nostro appetito ma che non vada a “sporcare” troppo il nostro senso del gusto.

Dovremo quindi cercare di preparare una pizza che ci prepari al primo piatto, e dovremo quindi sfruttare i sapori di uno per esaltare l’altro e viceversa.

Per abitudine e tradizione, in casa mia l’antipasto del cenone della Vigilia è solitamente a base di pesce, preparando tartine e crostini con salmone, pesce spada e simili.

Perché non usare per la nostra pizza “antipasto” proprio il salmone? Magari accompagnandolo con delle zucchine e della rucola?

Una volta cotta la nostra pizza a base bianca, farcita prima della cottura con delle zucchine trifolate (quindi tagliate a rondelle e fatte saltare in padella con sale, pepe olio e aglio) ci basterà prendere qualche ciuffetto di rucola, su cui appoggeremo le nostre fettine di salmone affumicato.

Condiamo il tutto con un filo d’olio extra vergine d’oliva, per farne esaltare i sapori.

Un perfetto abbinamento potrebbe essere quello di gustare con questa pizza un bicchiere di Lugana DOC o Custoza DOC, potendoci anche sbilanciare su vini come il Pinot Grigio o, per rimanere sul classico, con un ottimo Prosecco.

Semplice no? Partendo da un ingrediente tipico del periodo natalizio, siamo riusciti a creare un elegante e gustoso antipasto perfetto per nostro cenone.

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Il primo piatto: la “pizza allo scoglio”

Passiamo quindi alla pizza che andrà a sostituire il primo piatto.

 

Pizza allo scoglio

Una gustosa rivisitazione di una ricetta classica, trasposta e rinnovata sulla più “moderna” pizza

Il tradizionale cenone a casa mia è basato sul pesce e, di conseguenza, la scelta del primo piatto non poteva che finire sul “classico” spaghetto allo scoglio.

La pizza che ti propongo ora è dunque una rivisitazione di questa semplice ricetta in chiave “pizza”.

A differenza dell’antipasto questa sarà una pizza a base rossa, con una salsa di pomodoro saporita e ricca di sapore.

Non dovremo quindi aver paura di abbondare con sale e pepe, magari aggiungendo anche un pizzico di peperoncino.

Attenzione però! Niente mozzarella! Vogliamo esaltare al massimo la nostra salsa di pomodoro, dando il ruolo di protagonista anche al pesce.

Per prima cosa prepariamo il pesce che, in una tipica pasta allo scoglio si riassume in: vongole, cozze, scampi e calamari.

In un sautè prepariamo quindi cozze e vongole, facendole aprire e filtrando quel delizioso sughetto che si ottiene da questa cottura.

Sgusciamo dunque cozze e vongole e continuiamo la cottura in umido nella salsa di pomodoro di cui ho parlato poco fa, aggiungendo anche scampi e calamari, aggiungendo anche capperi e origano per aumentare profumo e sapore della salsa.

Con questa salsa andiamo quindi a condire il nostro impasto e farciamo proprio con lo stesso pesce che abbiamo utilizzato per prepararla.

Anche qui un filo d’olio per esaltare il sapore e la nostra “pizza allo scoglio” sarà pronta.

Pinot Nero e Chardonnay risultano essere la carta vincente per esaltare il gusto della nostra “pizza allo scoglio”. Non meno importanti gli abbinamenti con il Soave, il Pinot Bianco e il Lugana DOC.

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Il piatto principale: la pizza con cruditè di gambero rosso e maionese artigianale

Passiamo alla pizza che andrà a sostituire il piatto principale per il nostro cenone di Natale, pranzo natalizio o cena di Capodanno.

 

Pizza gourmet con gambero rosso

Il piatto protagonista del Natale in chiave pizza: ecco la pizza con il gambero rosso

Di norma a casa mangiamo piatti di pesce semplici da preparare ma ricchi di sapore e gustosi al palato.

Qualche esempio? Gamberoni al forno o anche dei “semplici” filetti di salmone cotti al vapore, con un poco di maionese (ovviamente fatta in casa) e un po’ di spezie come maggiorana o timo.

La nostra pizza verterà dunque su questi tipi di ingredienti.

Dato che il salmone è stato il protagonista del nostro antipasto, sarà il gamberone, o meglio, il gambero rosso, il vero protagonista di questo nostro piatto.

Prepariamo anche qui una pizza bianca, con una dose abbastanza scarsa di mozzarella, per non coprire troppo il sapore del gambero.

Una volta preparata la base ci si para davanti una scelta che, dal punto di vista sia lavorativo che di gusto personale, trovo molto interessante.

Oppure utilizzare il gambero crudo, salando e pepando la polpa, oppure cucinare il gambero in padella, insaporendolo sempre con sale, pepe e olio.

Proviamo a utilizzare la polpa del gambero lasciandola cruda e andiamo dapprima a farcire la nostra pizza con la maionese fatta in casa.

Posizioniamo la nostra coda di gambero, condiamo con sale e pepe e, per finire in bellezza, il nostro solito filo d’olio extravergine.

Anche qui, il Prosecco risulta essere un ottimo vino d’accompagnamento, spostandoci però sul Prosecco Extra Dry, capace grazie alle sue caratteristiche di esaltare al massimo le caratteristiche del gambero.

Un’ottima scelta anche un vino come il Brut e lo Chardonnay.

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E il dolce natalizio? Una pizza con mascarpone e cioccolato

All’apparenza il nostro cenone delle feste natalizie a tema pizza sembra finita.

Basterebbe scartare il nostro pandoro preferito per concludere al meglio la serata ma…. se ti dicessi che non ho ancora finito?

Se ti dicessi che ho ancora una pizza da proporvi? Questa volta portandovi una pizza dolce?

 

La pizza dolce

Un’innovativa pizza dolce: il giusto tocco per concludere nel migliore dei modi il cenone della Vigilia

La pizza dolce che vi propongo può essere un’ottima alternativa al solito pandoro o panettone che ogni anno arriva sulle nostre tavole.

L’impasto rimane invariato, anche perché è molto più comodo dover preparare un solo impasto anziché 2.

Per quanto riguarda la farcitura ti lascio libera scelta.

Puoi utilizzare una crema al mascarpone (facilissima da fare, dato che ci serviranno solo mascarpone, tuorli d’uovo e zucchero). O anche della semplice ma gustosa ricotta zuccherata.

Andiamo poi a decorare la nostra pizza con fichi secchi tagliati a pezzi, che possiamo anche sostituire a datteri. Oppure, per rendere il tutto più gustoso, delle scaglie di cioccolato e del croccante alle mandorle (anch’esso tagliato a pezzi).

Una spolveratina di cacao in polvere e anche il nostro dolce natalizio è pronto.

Una scelta perfetta è abbinare alla nostra pizza dolce il Recioto della Valpolicella.

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Ecco pronto il nostro menù natalizio o di fine anno a base di pizza da gran gourmet. Che dire? Buon appetito. E tanti auguri!

Articolo a cura di Andrea Braga
redazione@veronawinelove.com

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La Pizza: orgoglio italiano dalle origini millenarie. Scopri la storia della pizza dal periodo Neolitico fino ai nostri giorni

La Pizza: orgoglio italiano dalle origini millenarie. Scopri la storia della pizza dal periodo Neolitico fino ai nostri giorni

La pizza è davvero uno dei simboli più importanti del nostro Paese in tutto il mondo; la sua è una favola che affonda le radici in una storia millenaria che per qualcuno risale addirittura al Neolitico.

Ma quando è nata la pizza? Qual è la sua storia? Oggi lo scopriremo insieme.

 

Le origini della pizza

ricetta pizza e vini veronesi. La pizza con il vino Bardolino Chiaretto Doc

 

Torniamo all’alba dei tempi, per essere più precisi durante il Neolitico.

L’uomo aveva appena padroneggiato l’uso del fuoco e, di conseguenza, iniziavano a comparire le prime (seppur semplici e appunto primitive) tecniche di cottura.

Tra le più importanti troviamo la cottura su pietra ed è proprio qui che possiamo collocare il primo  vero e proprio passo della nostra storia.

 

Pizza e Vicino Oriente

Artigiani egiziani durante la preparazione del pane

Alcuni artigiani egiziani durante la preparazione del pane

Con la nascita e la rapida diffusione delle prime tecniche dell’agricoltura e la scoperta della cottura sulla pietra, gli uomini del Vicino Oriente non tardarono a capire che l’unione di queste 2 scoperte rappresentava uno dei metodi più efficaci per la produzione di pane azimo e polente a base di cereali.

Ma la scoperta più importante la si deve agli Egizi.

Furono proprio loro infatti, seppur senza esserne consapevoli, a gettare le basi della panificazione, introducendo il lievito nella preparazione di pane, focacce e della pizza “antica”.

 

La storia della pizza e Roma

Mosaico dell'antica Roma

Un mosaico dell’antica Roma; salta all’occhio il disco di pane

 

Inventato il pane, le origini della pizza vera e propria si spostano nell’antica Roma.

I contadini dell’epoca, incrociando tra loro i vari tipi di farro allora conosciuti, diedero vita alla farina (“far” in latino significa proprio farro).

 

Impastando poi la farina con chicchi di frumento, sale e erbe aromatiche e dando a questa pasta la tipica, e per noi familiare, forma rotonda, diedero vita alla prima focaccia della storia.

 

Le origini della pizza tonda, o meglio, della focaccia farcita, si devono quindi agli antichi romani che, utilizzando il calore della cenere, erano soliti cuocere questi dischi di pane, utilizzati poi per racchiudere e condire le più diverse e gustose pietanze dell’epoca.

Mancano però numerosi ingredienti per arrivare alla pizza che tutt’oggi conosciamo, amiamo e gustiamo.

 

Contadino romano durante la lavorazione del farro

Un basso rilievo che raffigura un contadino romano intento a lavorare il farro

La parola pizza: un termine di origine Longobarda

 

Uno di questi è il vero e proprio termine pizza.

Fin’ora abbiamo infatti abbiamo utilizzato termini come pane, focaccia e polenta.

Il termine pizza quando è stato coniato per la prima volta? Da dove viene?

Nel VII dopo Cristo, con l’arrivo in Italia dei Longobardi, inizia a circolare un nuovo vocabolo gotico-longobardo: “bizzo”, talvolta detto “pizzo”. In tedesco “bizzen”. Ovvero morso.

Ci siamo quasi.
Da morso a boccone, da pezzo di pane a focaccia la sineddoche a catena è servita.

 

Affresco di una cucina tipica del 1300

Una tipica cucina del 1300

Verso l’anno Mille si trovano infatti i primi documenti ufficiali col termine “pizza”.

Come in uno datato 1195 e redatto a Penne, in Abruzzo. O quelli della Curia Romana del 1300, dove si parla di “pizis” e “pissas” riferendosi ad alcuni tipici prodotti da forno, di quel periodo, nel centro-sud della penisola. Abruzzo e Molise su tutti seguiti da Napoli.

Ci stiamo avvicinando sempre di più.

Finalmente la pizza arriva a Napoli

Nel 1535, finalmente, nella sua “Descrizione dei luoghi antichi di Napoli”, il poeta e saggista Benedetto Di Falco dice che la “focaccia, in Napoletano, è detta pizza”.

È ufficiale, nemmeno in Campania l’evoluzione della pizza si è mai fermata, tanto meno quella della tradizione.

 

Un esempio? La tipica schiacciata di farina di frumento, impastata con aglio, strutto e sale grosso che nonostante l’avvento della pizza nel ‘500 incontra il favore delle famiglie povere del Meridione.

In breve tempo però lo strutto viene sostituito dall’olio d’oliva, aprendo la via a ingredienti come formaggi e riscoprendo l’uso delle erbe aromatiche.

È così che, all’alba del XVII secolo fa la sua prima apparizione la pizza “alla Mastunicola” (in dialetto napoletano, del maestro Nicola), una ricetta dall’intenso profumo di basilico.

 

Il pomodoro dalle Americhe

 

L’impasto c’è, il formaggio e il basilico ci sono, all’appello manca solo una cosa: il pomodoro.

È solo nel 1600 che la pizza moderna inizia a prender forma. Pasta per pane cotta in forni a legna, condita con aglio, strutto e sale grosso, oppure, nella versione più “ricca”, con caciocavallo e basilico.

Con la scoperta dell’America, poi, arriva il pomodoro anche in Italia e tutto prende un sapore diverso.

Ma si dovrà aspettare il 1700 prima che il pomodoro abbandoni il suo ruolo di pianta ornamentale (considerata anche afrodisiaca), abbracciando così la sua vocazione culinaria.

Il pomodoro fu dapprima usato in cucina come salsa cotta con un po’ di sale e basilico, mentre più tardi qualcuno ebbe l’intuizione di utilizzarlo, inventando, così senza volerlo, la pizza come la conosciamo oggi.

Pur senza mozzarella, che invece completa questa storia solo nel 1800. Lo stesso secolo in cui, ormai, la pizza è diffusissima nel popolino, ma non solo.

 

La “reale” pizza napoletana

La regina Margherita e l'omonima pizza

Nemmeno i reali riuscirono a sottrarsi al gusto e al profumo della pizza

 

La prima ricetta della pizza come la conosciamo oggi è riportata in un trattato dato alle stampe a Napoli nel 1858, che descrive il modo in cui in quegli anni si prepara la “vera pizza napoletana”.

Francesco De Bourcard in “Usi e costumi di Napoli e contorni descritti e dipinti” arriva perfino a citare una sorta di pizza Margherita ante litteram, con mozzarella e basilico.

Il pomodoro, poi, è ancora opzionale, mentre per i condimenti, si legge, si può usare “quel che vi viene in testa”.

Si arriva all’approvazione ufficiale della pizza nel 1889, in occasione della visita a Napoli degli allora sovrani d’Italia re Umberto I e la regina Margherita.

Questo è davvero un capitolo prezioso per la storia della pizza e, forse, quello più conosciuto.

Durante la passeggiata nella città campana, i regnanti furono accolti da Raffaele Esposito.

Cosiderato il miglior pizzaiolo dell’epoca, che realizzò per loro tre pizze classiche: la pizza alla Mastunicola (strutto, formaggio, basilico), la pizza alla Marinara (pomodoro, aglio, olio, origano) e la pizza pomodoro e mozzarella (pomodoro, olio, mozzarella, origano), realizzata in onore della regina Margherita ed i cui colori richiamavano intenzionalmente il tricolore italiano.

La sovrana apprezzò così tanto quest’ultima da volerne ringraziare ed elogiare l’artefice per iscritto.

E l’unico modo per contraccambiare il gesto da parte del pizzaiolo fu quello di dare il nome della regina alla sua creazione culinaria: “Pizza Margherita”.

 

Prima l’Italia, ora il Mondo: la pizza come fenomeno globale

Tra Ottocento e Novecento, parlare di pizza è ormai cosa normalissima. E nel tempo ne nascono varianti di qualsiasi genere, per tutti i gusti.

La seconda ondata di diffusione, ad ogni modo, si ha dopo la Seconda Guerra Mondiale.

La pizza esce dai confini del meridione d’Italia per sbarcare al nord e col boom industriale nel triangolo Milano, Torino e Genova migliaia di emigranti si spostano con le loro famiglie con i modi, gli usi e costumi a loro pertinenti.

Negli anni Sessanta, poi, le pizzerie arrivano praticamente in tutto il Paese. E nel giro di qualche anno, in tutto il mondo.

Dalla Cina al Medio Oriente, dall’Europa dell’est all’America del sud.

Tutti non sanno più farne a meno. E, giustamente, è da non poco in campo la candidatura dell’arte dei pizzaioli napoletani come patrimonio dell’umanità dell’Unesco.

Difficile immaginare un riconoscimento diverso per un piatto con una storia del genere.


Articolo a cura di
Andrea Braga
redazione@veronawinelove.com

PIZZERIE, RISTORANTI E BAR A VERONA

Leggi anche l’articolo su PIZZA E ABBINAMENTO CON IL VINO

 

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Ristoranti, come attrarre i clienti con una strategia digitale di qualità. Dalla comunicazione all’uso dei social media: i consigli utili dell’esperto

Ristoranti, come attrarre i clienti con una strategia digitale di qualità. Dalla comunicazione all’uso dei social media: i consigli utili dell’esperto

La moda della cucina e della ristorazione ha ormai preso piede in modo ufficiale già da qualche anno.

Le esperienze che si possono, in tutti i sensi, “assaporare” sono facili da trovare e alla portata di tutti; che si parli di una degustazione di vini o anche una “semplice” esperienza gastronomica, il mondo del food&beverage è entrato a far parte delle nostre vite, con o senza la nostra consapevolezza.

Canali e programmi televisivi dedicati all’universo culinario hanno iniziato a comparire sempre più spesso sugli schermi delle nostre televisioni o sui monitor dei nostri portatili mentre applicazioni come TheFork e TripAdvisor fanno capolino dai nostri smartphone.

Cosa è cambiato nel concreto con questa “Rivoluzione Copernicana” del cibo? Innanzitutto la visione stessa dei lavori legati a questo mondo è cambiata in maniera radicale.

Se fino a qualche anno fa infatti i mestieri del cuoco e del cameriere non erano visti come lavori di un certo livello e nobili, al giorno d’oggi questi tipi di lavoro hanno acquisito notevole prestigio, diventando motivo di stima e, perché no, ammirazione.    

 

Gastronomia: l'attenzione alla materia prima, mai come oggi, rappresenta la vera essenza della ristorazione

Gastronomia: l’attenzione alla materia prima, mai come oggi, rappresenta la vera essenza della ristorazione

 


Secondo punto di svolta, ma non meno importante, riguarda la qualità e la ricerca delle materie prime che mai come oggi rappresentano l’essenza stessa della ristorazione.

Etichette come “DOC”, “DOP”, “DOCG” attirano la nostra attenzione e, se ritroviamo queste diciture all’interno di un menù, influiscono sulla scelta del nostro piatto.

La moda ”Gourmet” ha preso piede in tutto il mondo e anche in Italia, sempre più realtà ristorative creano e aggiornano in maniera continua le loro proposte gourmet, andando ad enfatizzare un ingrediente rispetto all’altro, seguendo inoltre la stagionalità delle materie prime.

Terzo ed ultimo punto è quello che riguarda la popolarità dei ristoranti stessi.

Moltissimi ristoranti hanno pagine Facebook e profili Instagram con cui tengono aggiornati clienti abituali e non, promuovendo i loro prodotti ed eventi o chiedendo ai clienti stessi se preferiscono un prodotto piuttosto che un altro.

Prima ho fatto riferimento ad applicazioni che permettono, ancor prima di andare in un ristorante o una pizzeria, di avere un’idea (poco precisa e basata su gusti di altri clienti) sulla realtà ristorativa da noi scelta.

Queste applicazioni hanno però un potere enorme, e possono, con poche righe e qualche stellina, influenzare in maniera positiva o negativa la nostra decisione.  

 

Ristoranti: la comunicazione condotta in modo professionale cambia il modo di relazionarsi al cliente - verona wine love

Ristoranti: la comunicazione condotta in modo professionale cambia il modo di relazionarsi al cliente. Occorre una strategia pensata nel dovuto modo e con la consulenza di addetti qualificati

 

Enogastronomia: come i ristoranti possono catturare l’attenzione dei clienti

Dal punto di vista pratico, come fanno i ristoranti a “catturare” i clienti? Esiste qualche tipo di strategia? O i ristoratori devono affidarsi in modo univoco al connubio social e fortuna?

Gary Vaynerchuk, presidente della società americana di media e comunicazioni VaynerX, tratta questo argomento in uno dei suoi articoli.

Questa strategia ci viene spiegata prendendo come esempio un ristorante specializzato in piatti a base di carne, situato a Lexington, in Kentucky. Per “catturare” nuovi clienti, ci spiega Gary, si deve adottare una particolare tecnica basata sul lungo periodo.

Una strategia digitale basata sul breve periodo risulta infatti inefficace perché nel cliente non nasce il desiderio di riprovare le sensazioni che ha provato durante la sua prima (e forse unica) visita.

La prima volta che il cliente entra in un ristorante, magari sfruttando una particolare promozione, ci viene spiegato che, se l’esperienza è stata positiva, c’è la possibilità del 40% che il cliente ritorni.

Una percentuale che rimane pressoché invariata anche dopo la seconda esperienza del cliente nello stesso ristorante, che dal 40% passa al 42%.

Quanto però il cliente vive una terza esperienza positiva nel nostro ristorante, le probabilità che ritorni si impennano fino al 70%. Nell’articolo ci viene poi spiegato punto per punto come rendere unica la prima esperienza del cliente nel nostro ristorante.

Importantissimo è quindi servire i clienti con un particolare tipo di servizio e informare il nostro staff di questo, per lavorare al meglio per far tornare il cliente, consigliando di tornare per provare un piatto tipico del ristorante, più saporito e gustoso oppure più delicato e complesso.

Un piccolo dettaglio potrebbe essere quello di utilizzare dei tovaglioli di colore diverso, oppure offrire un piccolo benvenuto per far iniziare al meglio l’esperienza del cliente. Incentivando il cliente a provare un piatto diverso da quello che ha ordinato durante la sua prima esperienza, si sta già facendo strada nella mente del cliente la possibilità di ritornare una seconda volta.

Altro consiglio che Gary fornisce è quello di instaurare un rapporto di fiducia con il cliente, domandando durante il servizio se i piatti sono stati di suo gradimento e consigliando eventuali abbinamenti.

Non si deve però esagerare con sconti o promozioni: i clienti potrebbero diventarne “dipendenti” e non dobbiamo in nessun modo sminuire il nostro prodotto.

Un aspetto da tener presente è quello che riguarda i tempi d’attesa per il servizio.

Questo è un punto critico che ogni ristorante (o realtà ristorativa) non deve sottovalutare. Sarebbe un vero peccato se un cliente, che per la prima volta entra nel nostro ristorante, si trovi ad aspettare per troppo tempo i piatti che ha ordinato.

 

Gastronomia e comunicazione. la moda del cibo non ha tardato a contagiare anche i social network - verona wine love

Gastronomia e comunicazione. la moda del cibo non ha tardato a contagiare anche i social network

 

Cucina e comunicazione: i social media come mezzo per fidelizzare i clienti

La comunicazione passa, anche per il mondo della cucina e della ristorazione, attraverso i social media.

Gary Vaynerchuk affronta così la parte “social” della strategia comunicativa. Ricordate che il ristorante preso d’esempio si trovava a Lexington vero?

Bene, Gary ci spiega che, per il prossimo passo di questa strategia è necessario informarsi sulla popolarità che la cittadina ha sui social.

Cerca quindi Lexington su Instagram e, basandosi sulle foto più recenti fatte proprio nella cittadina, inizia a valutarne la popolarità. Individua la foto di una ragazza abbastanza famosa, proprio di Lexington, con un discreto numero di followers (circa 3000).

Decide quindi di inviare a questa ragazza un messaggio “Abby, vedi che sei a Lexington. Amiamo far parte di questa comunità. Saremmo molto felici se decidessi di passare a mangiare un boccone da noi! Ecco un coupon di 20 dollari, un coupon da 10 dollari e del pollo gratis”.

Questo messaggio può esser visto solo dalla ragazza quindi nessuno dei clienti abituali potrà sentirsi offeso o in qualche modo sminuito rispetto alla ragazza.

Sfruttando la grande popolarità della ragazza sui social, unito all’effetto del passaparola che la ragazza stessa farà e alle eventuali foto che scatterà fintanto che sarà nel ristorante, avremo fatto un’enorme pubblicità alla nostra attività.

Articolo a cura di Andrea Braga

*** Andrea Braga studia Editoria e Giornalismo. Lavora nel campo della ristorazione e si occupa di blogging nell’ambito dell’enogastronomia  

Altri articoli utili per comunicare i tuoi servizi e prodotti e la tua attività:

COME GESTIRE UNA PAGINA FACEBOOK: 10 CONSIGLI UTILI

COME AVERE SUCCESSO SU INSTAGRAM

Vuoi comunicare la tua azienda o il tuo locale? Scopri i SERVIZI DIGITALI DI VERONA WINE LOVE (siti web, ufficio stampa, social media, business blogging, fotoservizi e video professionali)

 

Marketing Digitale - Comunicazione online - Brand Journalism - Verona Wine Love -

Strategia digitale, Siti web, Webmarketing, Brand Journalism, Social Media Management, Foto e Video professionali: sono alcuni dei servizi di Verona Wine Love

 

Gli strumenti e i metodi della comunicazione e del marketing digitale

Nella rubrica “Daily Communication” – dedicata al marketing digitale e alla comunicazione a 360 gradi – parliamo di tutti gli strumenti di comunicazione e dei metodi di lavoro che utilizziamo su questo portale web e con i nostri clienti:

  • social media management (la gestione professionale dei social network: da Instagram a Facebook, da Twitter a Pinterest);
  • brand journalism (il giornalismo professionale applicato alle aziende, per farle conoscere e diventare media company);
  • mobile marketing e mobile writing (la comunicazione e il marketing su smartphone, da cui passa ormai più del 70% delle visite ai siti web);
  • business blogging (la scrittura di articoli per un blog, fatta con l’obiettivo di farsi trovare sul web e di farsi leggere);
  • content marketing (gli articoli per promuovere e vendere prodotti e servizi);
  • realizzazione professionale di siti web (che è altra cosa dallo smanettare con wordpress o dall’improvvisarsi webmaster);
  • strategia digitale (ovvero il pianificare, realizzare e coordinare in modo consapevole le azioni di comunicazione che mettiamo in campo);
  • fotografia professionale (l’avere foto di livelli ben superiori rispetto alla pur simpatica passione del fare scatti con il telefonino);
  • video professionali (immagini in movimento ad alta cura, sorrette da una sceneggiatura, capaci di coinvolgere lo spettatore)

Tutti questi servizi con il dialogo e la consulenza sia dei professionisti che lavorano con noi. E sia di un professionista del settore commerciale che si occupa da parecchi anni di comunicazione pubblicitaria (tradizionale e digitale).

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Fondazione-Arena-Foto-Ennevi - L’Arena di Verona, sede della stagione estiva di opera lirica organizzata dalla Fondazione Arena di Verona e dei concerti di musica pop, rock e leggera (FotoEnnevi – Fondazione Arena di Verona)

L’Arena di Verona, sede della stagione estiva di opera lirica organizzata dalla Fondazione Arena di Verona e dei concerti di musica pop, rock e leggera (FotoEnnevi – Fondazione Arena di Verona)

 

 

Soggiornare a Verona, sul lago di Garda e in Valpolicella: come scegliere un hotel

Se vuoi soggiornare a Verona, sul lago di Garda, in Valpolicella o nella zona del vino Soave, puoi affidarti a Booking.com con cui Verona Wine Love è convenzionato da un programma di affiliazione. 

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Eccoti poi i link di Verona Wine Love ad alcune informazioni utili su come arrivare sul lago di Garda e a Verona, città dell’Amore, e come soggiornarvi:

IL LAGO DI GARDA: GUIDA AI PERCORSI
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COME ARRIVARE A VERONA: GUIDA PER CHI ARRIVA IN AUTO O MEZZI PUBBLICI
INFORMAZIONI UTILI PER CHI SOGGIORNA A VERONA
GUIDA TURISTICA ALLA CITTA’ DI VERONA
SCOPRI LA VALPOLICELLA. TERRA DI VINI, NATURA E CULTURA
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Pizza e olio extravergine d’oliva: binomio fondamentale per una Pizza con la “P” maiuscola. Leggi i consigli del blogger pizzaiolo Andrea Braga

Pizza e olio extravergine d’oliva: binomio fondamentale per una Pizza con la “P” maiuscola. Leggi i consigli del blogger pizzaiolo Andrea Braga

È possibile preparare l’impasto di una pizza senza olio? Oppure è fondamentale?

Che tipo di olio si presta di più all’impasto per la pizza?

Oggi cercherò di spiegare e soprattutto fare chiarezza sul binomio pizza e olio, uno dei binomi più classici e tipici del mondo della pizza, casereccia e non.

 

L’olio nella pizza

 

Olio su pizza

L’olio extravergine, uno dei maggiori vanti italiani a livello internazionale, capace di esaltare e arricchire i sapori della pizza

 

L’olio è uno dei prodotti simbolo della cucina mediterranea e, insieme a burro e strutto, è l’unico grasso che può essere utilizzato nei prodotti da forno.

Concentrandoci solo sull’impasto della pizza, l’olio più comune e utilizzato è quello extra vergine d’oliva in quanto, grazie alle sue caratteristiche, riesce ad innalzare le qualità organolettiche dell’impasto, facilitando la lievitazione ed esaltandone gli aromi.

 

L’olio extravergine: il suo ruolo nell’impasto

 

Olio extravergine come condimento della pizza

L’olio extra vergine dona, con il suo aroma tipico, un tocco in più sulle pizze

 

Ma a cosa serve l’olio extra vergine? I grassi contenuti nell’olio d’oliva migliorano le caratteristiche dell’impasto e agiscono come conservanti del prodotto finito.

L’olio svolge infatti un’azione emulsionante dei grassi, sull’amido e sulle proteine.

Tra i suoi vantaggi rende l’impasto più omogeneo e, grazie ai grassi, i vari ingredienti si distribuiscono meglio nell’impasto. Inoltre, migliora la lavorabilità della pasta, oltre che la sua lievitazione, facilita e migliora la struttura meccanica dell’impasto e “aiuta” l’azione del glutine, favorendo il mantenimento dello stato di idratazione.

Utilizzare l’olio d’oliva extravergine nella nostra pizza farà anche in modo che il volume sia maggiore, perché i lipidi si legano alle varie maglie del glutine e ne aumentano l’estensibilità, e di conseguenza il volume del prodotto finito.

Allo stesso modo, come anticipavo poco fa, anche la lievitazione ne guadagnerà, perché l’olio impermeabilizzerà la superficie della pallina, chiudendone i pori.

Il gas prodotto al suo interno, durante la lievitazione, verrà trattenuto e intrappolato meglio all’interno della maglia glutinica, dove eviterà il processo di disidratazione dell’impasto, grazie ad una leggera pellicola che si forma sulla superficie della pallina, trattenendo l’umidità all’interno e rallentando la formazione della crosta.

 

L’olio extravergine come migliore scelta

 

Olio extravergine

L’olio d’oliva, uno dei migliori prodotti offerti nella zona del lago di Garda

 

Per quanto mi riguarda, l’olio extra vergine è l’opzione migliore, grazie alla sua eccellente qualità e alle sue caratteristiche pregiate. L’olio non rappresenta però solo un ingrediente per la pizza, ma un vero e proprio condimento.

L’olio è infatti capace di esaltare, grazie alle sue proprietà e alle sue caratteristiche organolettiche, tutti i sapori presenti in una pizza, bianca o rossa che sia.

A qualunque scuola di pensiero tu appartenga, è chiaro che una volta sfornato l’impasto, occorre condire la pizza con un filo di olio extravergine a crudo che, senza dubbio, ne esalta la bontà e amalgama gli ingredienti.

Aggiungere poi un filo di olio a crudo prima che la pizza vada in forno sembra essere un’ulteriore sana abitudine di massaie e pizzaioli, arricchendo così l’aroma e i profumi già presenti sulla pizza.

Sull’olio extravergine di oliva, a Mezzane di Sotto (Verona) vi è tutti gli anni – ad autunno – la Festa dell’Olio della Valle di Mezzane.

 

Articolo a cura di Andrea Braga
redazione@veronawinelove.com

 

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