L’Amarone Valpolicella affonda le sue radici nella storia e nella tradizione d’eccellenza dei vini veronesi.

E guarda avanti, affidandosi alle nuove generazioni di produttori.

La Masterclass “Dalla library delle Famiglie, la storia dell’Amarone e dei suoi territori”, a Vinitaly 2019, alla fiera di Verona, ha confermato come il Grande Rosso Veronese si inserisca nel solco di tradizione e artigianalità, con un impegno costante all’innovazione.

A Vinitaly, che si è concluso una settimana fa, Romano Artoni, vicepresidente di Verona Fiere: nei saluti istituzionali ha parlato di passione.

La passione dei produttori per un vino di grande qualità, l’Amarone Valpolicella.

Ma anche la passione che ogni anno muove e crea l’evento di Vinitaly, grazie in particolare all’area manager Gianni Bruno.

A introdurre la Masterclass Maria Sabrina Tedeschi, presidentessa delle Famiglie Storiche:

“L’Associazione conta oggi tredici soci, tredici famiglie storiche, che da più generazioni tramandano l’arte di produrre Amarone.

E che oggi sono pronte a preparare le nuove leve, per tenere sempre alta l’immagine del prodotto.

Essere famiglia vuol dire essere presenti in tutte le fasi, dalla vigna alla promozione nel mondo”.

 

Famiglie Storiche dell'Amarone a Vinitaly 2019

Le Famiglie Storiche dell’Amarone a Vinitaly 2019

 

È Sandro Boscaini, Presidente e AD di Masi Agricola, primo Presidente dell’Associazione, a raccontare le motivazioni che hanno portato le Famiglie a riunirsi:

“Crediamo che l’Amarone debba trovare un suo collocamento, di qualità, di prezzo e di originalità di prodotto.

E su questi temi abbiamo ragionato al momento di metterci insieme.

Mettendoci insieme abbiamo richiamato l’attenzione su quello che l’Amarone è.

E continueremo a farlo perché si tratta di un prodotto iconico dell’Italia”.

Marilisa Allegrini, presidente dell’associazione negli anni 2013-2016, parla di “importanza e bellezza della promozione” del Grande Rosso Veronese, nel contesto storico e artistico che lo caratterizza.

E della peculiare tecnica dell’appassimento che rende questo vino “unico ed esclusivo”.

 

La tecnica produttiva dell’Amarone 

Le zone vitivinicole della Valpolicella

Le zone vitivinicole della Valpolicella. Foto: Famiglie Storiche dell’Amarone 

 

Tra i fattori chiave della produzione di Amarone innanzitutto l’importanza del terroir, di quel territorio d’eccellenza da cui nascono vini e grandi complessi, la collina.

Altro fattore fondamentale, la tecnica dell’appassimento delle uve.

Consiste nel fare appassire le uve sane e mature, selezionate dai migliori vigneti al momento della raccolta manuale, prima della pigiatura.

I grappoli scelti sono adagiati in cassette e impilate in un ampio locale areato detto “fruttaio” e periodicamente controllate per la buona riuscita dell’appassimento.

Terzo elemento è l’importanza delle escursioni termiche, che arricchiscono il vino dal punto di vista fenolico e aromatico.

All’appassimento segue la vinificazione e l’affinamento in botte, di almeno due anni secondo il disciplinare. Un periodo che aumenta a quattro anni, nel caso delle riserve.

Sono tempi che le Famiglie scelgono di aumentare a tre anni per l’Amarone, a anche sei o sette anni per le riserve.

Affinamenti e appassimenti non veloci si rendono necessari per la complessità del prodotto finale.

L’Amarone è un vino che insegna la pazienza.

Un vino che richiede tanta ricerca, tanto lavoro in campagna e in cantina.

Un vino che è un’eccellenza del territorio e come tale va salvaguardato, anche come prezzo sul mercato.

 

Amarone Valpolicella: le forme di allevamento delle uve

Il sistema tradizionale di allevamento delle uve in Valpolicella, da cui poi si ricava l’Amarone, è la pergola.

Uve di Amarone Valpolicella

Vigneti in Valpolicella

Una forma di allevamento composta di pali robusti e resistenti, una serie di fili per appoggiare la vegetazione e pali intermedi per impedire il danneggiamento della struttura.

Esiste anche un sistema più innovativo, detto a guyot, di allevamento e potatura della vite, che permette di migliorare la crescita della pianta per adattarla agli obiettivi per cui è coltivata.

Ogni azienda racconta il proprio metodo di l’appassimento e il proprio sistema di impianto.

 

Amarone della Valpolicella Docg 2013 di Torre d’Orti

Torre d’Orti si trova nella parte più a ovest della Valpolicella, nel centro abitato di Marcellise.

È il punto dove la terra rossa tipica della Valpolicella Classica lascia spazio allo scoglio bianco e calcareo.

“Un terreno che” secondo Franco Piona, titolare dell’azienda, insieme al fratello Luciano “condiziona ciò che si trova nel bicchiere:

è un vino adatto all’invecchiamento, dal basso ph e dal grande equilibrio”.

L’azienda dispone di impianti a guyot, con circa 700 piante per ettaro.

Le uve dopo la vendemmia sono riposte in una cella, a circa 300 metri di altezza, dove l’appassimento ha la possibilità di essere controllato abbastanza bene in modo naturale.

Un’operazione – quella dell’appassimento – che si protrae fino a Gennaio.

E a cui segue vinificazione, svinamento e fermentazione in barrique di rovere francese, quasi tutte nuove, per i primi diciotto mesi.

Segue un’ulteriore fermentazione di sei mesi in bottiglia.

L’acidità spiccata dell’annata in degustazione ne fa un vino molto elegante.

“E dalla solida struttura, anche grazie alla presenza del vitigno Oseleta, responsabile inoltre del colore intenso di questo Amarone” aggiunge Ian d’Agata, direttore scientifico di Vinitaly International Academy.

 

De Buris Amarone della Valpolicella Doc Classico Riserva 2008 di Tommasi

Secondo la Famiglia Tommasi, ogni vigna merita un particolare progetto.

Per la collina del monte della Groletta, la parte più occidentale della Valpolicella Classica, nasce nel 2000 il progetto De Buris, dal nome della più antica villa veneta della Valpolicella.

Scopo di De Buris è produrre vini da bere, non solo da degustare, che rispettino il territorio da cui nascono.

Peculiarità del progetto: l’altitudine delle vigne, a 300 metri, ventilazione, escursione termica, vigne vecchie, basse rese.

Tutto ciò che serve per creare un vino di stile e qualità.

L’appassimento dura circa 120 giorni, l’affinamento in legno circa 5 anni, esclusivamente in botti di rovere di Slavonia.

L’annata in degustazione, il 2008, è la prima annata ufficialmente prodotta con il progetto De Buris.

Presentata durante la Masterclass, a Vinitaly, con già quattro anni di affinamento in bottiglia.

Vini che sono il risultato di una combinazione di fattori complessi e interscambiabili, non riducibili a sola tecnica.

Queste le parole con cui Ian d’Agata termina la presentazione di Tommasi Family Estates e cede la parola a Giuseppe Rizzardi, della Azienda Agricola Guerrieri Rizzardi.

 

Calcarole Amarone della Valpolicella Doc Classico 2006 di Guerrieri Rizzardi

I vigneti di Amarone Calcarole si trovano nella Valpolicella Classica, a circa 180 metri s.l.m.

Le vigne sono coltivate a spalliera e collocate sopra i caratteristici muretti a secco della Valpolicella, le “marogne”.

La collina è quasi interamente coltivata a Corvina. Il terreno è argilloso-sabbioso, di roccia calcarea.

L’appassimento delle uve raccolte è fatto in fruttaio, in cassette, senza metodi di controllo artificiali.

Necessaria dunque la selezione delle uve al momento della vendemmia.

L’Amarone Calcarole è un vino prodotto solo nelle annate migliori, con quantitativo limitato e bottiglie numerate.

L’annata presentata è la 2006: le uve sono pigiate, diraspate e fermentate.

La fermentazione avviene in tonneaux. Dopo 12 mesi, il vino viene messo per due anni in botti di rovere francese.

Viene imbottigliato, e fa circa un anno di affinamento in bottiglia.

Prende la parola nuovamente Ian d’Agata: “Pur essendo tre Amaroni della Valpolicella, sono tre vini nettamente diversi fra loro. Non potrebbero essere più dissimili.

Il primo – l’Amarone Torre d’Orti – presenta una acidità spiccata ma armoniosa, una spiccata struttura dei tannini.

Dell’Amarone De Buris colpisce la nettezza, la pulizia, la grande eleganza.

Il terzo presenta un velo di dolcezza accattivante che rende morbido il vino, con sentori e profumi che virano verso il terziario, verso sentori speziati e tostati.

Tre vini che raccontano ciascuno un angolo e un aspetto della Valpolicella”.

 

Serego Alighieri Vaio Armaron Amarone della Valpolicella Doc Classico 2006 di Masi

Masi presenta una riserva di Costasera, coltivata in un terreno dei Conti Serego Alighieri: una proprietà acquistata dal figlio del poeta Dante, antenato della famiglia.

Una collina particolarmente scoscesa, intorno ai 300 metri di altezza, nella zona Ovest della Valpolicella.

Peculiari nel vino le uve: 65% Corvina, Rondinella e Molinara.

Ma una Molinara particolare, nota come “Molinara Serego Alighieri”.

Proviene da undici ceppi, ancora esistenti, piantati nel cortile storico della villa nel 1875.

Altra caratteristica unica proviene dal tipo di affinamento in legno.

La seconda fase di affinamento avviene in botti di ciliegio, per un massimo di quattro mesi, secondo la tradizione della famiglia.

Questo conferisce al vino nel calice una spezia evidente e un sentore di ciliegia matura ulteriormente sottolineato.

Per Ian D’Agata si tratta di “un vino di rimarchevole suadenza”.

Dato da una combinazione di fattori, in un vino “dalla grana tattile”.

Grazie alla presenza della “Molinara Ciara”, è un vino di generosa potenza, gentilezza, dolcezza e buona beva.

È un vino molto diverso dai precedenti che ancora una volta mostra la ricchezza dell’Amarone Valpolicella e la sua diversità.

 

Amarone della Valpolicella Doc Riserva 2006 di Musella

L’Azienda Agricola Musella, la più a sud della Valpolicella, è in un luogo particolare: circondata da un bosco, che protegge la tenuta e i vigneti stessi.

La protegge anche da agricolture diverse: dal 2009 infatti l’azienda realizza una agricoltura biologica certificata.

Per la maggior parte possiede vigneti a spalliera, con reinserimento della pergola veronese.

L’appassimento avviene in maniera non forzata: a seconda del grado di umidità vengono aperte o chiuse le finestre del fruttaio, locale dove le uve sono poste ad appassire.

Anche la muffa nobile, quella bianca, è un elemento positivo nelle caratteristiche e nella complessità dell’Amarone.

Le uve selezionate al momento della raccolta, dopo una lunga fermentazione, sono inserite in botti grandi e lasciate lì per 2-3 anni.

 Ian D’Agata sottolinea che la 2006 è un’annata calda. L’annata calda si avverte nei sentori di ciliegia sfatta, di miele e di resina.

“È un vino delizioso, che ricorda bene la zona di produzione, quella più meridionale della Valpolicella, dove le uve maturano velocemente”.

 

Monte Ca’ Bianca Amarone della Valpolicella Doc Classico 2005 di Begali

12 ettari a San Pietro in Cariano, nel cuore della Valpolicella Classica: questi i possedimenti dell’Azienda Agricola Begali.

Nel 1993 iniziano a lavorare i vigneti di Monte Ca’ Bianca, di proprietà dal 1995. 

E dal 1995 iniziano a selezionare il proprio cru di Amarone.

Definiscono l’annata in degustazione, il 2005, “l’annata perfetta” secondo la loro idea di Amarone cru:

  • finezza, eleganza e acidità del vino;
  • allevamento tradizionale a pergola veronese;
  • moderno affinamento di circa 40 mesi in barrique.

Ian D’Agata lo definisce un vino elegante, armonioso. Di un’annata sottovalutata ma che ha saputo dare vini ben equilibrati.

Un vino che inizia suadente, si equilibra e torna dolce sul finale.

Un vino che porta la firma di Begali: come tutti i vini Begali, ha un tocco di gentilezza e di grazia.  

 

Campo dei Gigli Amarone della Valpolicella Doc 2004 di Tenuta Sant’Antonio

La Tenuta Sant’Antonio, dei fratelli Castagnedi, tra le vallate di Illasi e Mezzane, possiede vigneti collocati a 350 metri di quota, in un terreno molto calcareo.

In questi terreni, di ardua coltivazione proprio per la componente calcarea, coltivano Corvina, Corvinone, Rondinella, Croatina e Oseleta.

Peculiarità della produzione di Amarone è che la prima fermentazione (di circa un mese) non avviene in acciaio, ma in botte.

Le stesse botti dove, dopo il lavaggio, avviene la seconda fermentazione, dalla durata di circa tre anni.

L’utilizzo delle stesse botti arricchisce il vino dal punto di vista fenolico e aromatico.

Il sistema di allevamento è misto: in parte pergola veronese, in parte guyot.

Il vigneto più antico piantato è detto “il campo dei gigli” per la per crescita spontanea di questi fiori.

È il vigneto che dà anche il nome al vino in degustazione.

Interessanti al naso le spezie, più accentuate nei vini ricavate dalle zone orientali della Valpolicella.

Ian D’Agata rileva nell’Amarone Campo dei Gigli una complessità data dalla vigna vecchia da cui è ottenuto.

Ne deriva un vino suadente, aggraziato ma al tempo stesso potente.

 

Amarone della Valpolicella Doc Classico Riserva 2001 di Venturini

Venturini è la più piccola tra le Famiglie Storiche dell’Amarone.

Possiede circa 15 ettari di vigneti allevati a pergola in collina e a guyot nella zona pedemontana, nel cuore della Valpolicella Classica.

In essi coltivano le principali varietà autoctone: Corvina, Corvinone, Rondinella e Molinara.

Il vino in degustazione, annata 2001, è una riserva.

Prevede una doppia selezione delle uve, la prima in vigna, 11 anni di lavorazione e un anno di fermentazione in bottiglia.

Ogni anno producono 1400 bottiglie.

Secondo Ian D’Agata, è un vino fresco, leggero, nel senso buono del termine.

Peculiarità dell’azienda è anche la manutenzione e il ripristino dei 300 muretti a secco presenti nei loro vigneti, le già citate “marogne”.

 

Amarone della Valpolicella Doc Classico 2000 di Allegrini

L’Azienda Allegrini, a Fumane di Valpolicella, è oggi guidata dalla settima generazione della famiglia: Marilisa Allegrini, responsabile marketing, e Franco, winemaker, con Caterina, Silvia e Francesco.

Leggi anche La Famiglia Allegrini a Vinitaly 2019

I vigneti si trovano nei cinque comuni della Valpolicella Classica, con altitudine dai 2 ai 500 metri di altitudine:

  • Fumane
  • Marano di Valpolicella
  • Negrar
  • San Pietro in Cariano
  • Sant’Ambrogio di Valpolicella.

I vigneti più antichi sono quelli di altitudine più bassa, di recente acquisizione le più alte altitudini.

Buone annate di raccolta venivano in passato “rovinate” da condizioni meteo sfavorevoli, come inverni rigidi.

Si è cercato dunque di replicare le condizioni meteo ideali per ottenere buoni risultati.

Per salvaguardare il patrimonio portato in cantina dopo la vendemmia.

Il fattore chiave è l’umidità, che soprattutto nel primo periodo dell’appassimento può causare muffe.

Essenziale a tal proposito il controllo delle uve, con tecniche di monitoraggio:

l’appassimento mantiene la stessa durata ma si svolge in condizioni ideali. Garantendo la perfetta sanità delle uve.

L’Amarone Allegrini è un Amarone che punta su eleganza e finezza. Per questo obiettivo è fondamentale avere uve sane.

L’annata 2000, pur riflettendo le caratteristiche di un’annata calda, rimane comunque un Amarone che ha qualcosa da raccontare.

 

Amarone della Valpolicella Doc Classico Vigneto Monte Sant’Urbano 2000 di Speri

L’azienda vinicola Speri ha 60 ettari di proprietà nelle zone più vocate della Valpolicella Classica.

Non acquista uve altrui, vinifica solo le proprie, le uve autoctone della Valpolicella.

Il vigneto Sant’Urbano, da cui ha origine il Grande Rosso Veronese, si colloca nel cuore di Fumane, sul crinale di una collina. È un terreno di origine vulcanica, complesso da lavorare ma ricco nel caratterizzare il vino che se ne produce.

L’allevamento è a pergola veronese, con un’apertura centrale che mantiene le uve sane.

L’affinamento avviene in grandi botti di rovere di Slavonia, secondo la tradizione: l’obiettivo è infatti seguire la natura delle uve, non andare a coprirle.

Il 2000, l’annata in degustazione, è stata un’annata caldissima.

La presenza del terreno vulcanico mostra tuttavia come si possa creare un vino fresco, elegante e che rimanga asciutto.

“I vini migliori delle annate calde” sostiene Ian D’Agata “sono prodotti da quelle aziende che tradizionalmente lavorano meglio. È anche una questione di tecnica”.

 

Amarone della Valpolicella Doc Classico 1999 di Brigaldara

Brigaldara è introdotta nella Masterclass da Stefano Cesari, prima generazione dell’azienda.

Una azienda di circa 50 ettari, a Marano di Valpolicella, a circa 250 metri di altezza.

Esposta a ovest, in una zona calda della Valpolicella, caratterizzata prima da allevamenti tradizionali – a pergola trentina – poi anche da allevamenti a guyot.

In un’epoca in cui gli ettari vitati della Valpolicella erano 5000, contro gli 8000 attuali.

E la produzione di Amarone, si attestava intorno alle 4 000 000 bottiglie, contro i 13 000 000 di adesso.

Era molto più alta la selezione, e si faceva Amarone solo quando lo si poteva fare.

L’annata in degustazione è il 1999: un’annata fredda, caratterizzata da piogge nei mesi di Giugno e Luglio, una scarsa piovosità in Agosto.

Un’annata fredda, in una zona calda.

Ian D’Agata lo definisce “un vino potente suadente, che porta la firma di Brigaldara”.

E conclude: “Aver ottenuto un vino così, in un’annata difficile come quella in degustazione, è un grande successo. Un vino che dice del successo dell’azienda”.

Capitel Monte Olmi Amarone della Valpolicella Doc Classico 1999 di Tedeschi

Situata a Pedemonte, l’azienda Tedeschi porta in degustazione l’Amarone Classico Capitel Monte Olmi.

Nel 1964, grazie a Lorenzo Tedeschi, le uve del vigneto Monte Olmi iniziano a essere vinificate separatamente, con l’indicazione del nome in etichetta.

Già si era intuita l’importanza e la differenza del terroir.

Nasce così uno dei primi cru di Amarone; è una delle colline più basse dell’azienda, con una forte pendenza.

Altra peculiarità dell’azienda è quella di produrre parecchi cru: due di Amarone e tre di Valpolicella.

Il Capitel Monte Olmi è un terreno che presenta carbonato di calcio e argilla in grandi quantità.

L’argilla è importante per dare struttura al vino e per portare gli aromi.

La struttura calcarea, unita ai minerali e agli ossidi di ferro e manganese, porta note fruttate, di frutta rossa, come ciliegia marasca.

La parte sabbiosa del terreno porta con sé le note di ribes. In questo vigneto c’è anche una nota balsamica particolarmente spiccata.

Nelle annate difficili, come anche il 1999, è importante la conoscenza tecnica, data dalla storicità.

Occorre però anche sapersi innovare, continuare a studiare e conoscere sempre meglio il territorio.

La tecnica di Tedeschi prevede appassimento controllato e affinamento in botte grande per almeno tre anni.

Oggi il Capitel Monte Olmi è diventato Riserva. Con nove anni di affinamento in botte grande e uno in bottiglia

Dulcis in fundo, chiude la Masterclass Zenato, con un vino del 1993, un “vino antico” nella definizione di Ian D’Agata.

 

Amarone della Valpolicella Doc Classico 1993 di Zenato

Zenato: “L’anima nel Lugana e il cuore nella Valpolicella”. Nata in territorio di vini bianchi, negli anni Novanta Sergio Zenato decide che, per completare l’offerta dell’azienda, ci voglia un grande rosso.  

Acquista così la Tenuta Costalunga, a Sant’Ambrogio di Valpolicella, nella zona più a Ovest.

I vigneti si trovano a 300 metri s.l.m., in un terreno calcareo, composto di rocce antiche e da 70-80 cm di terra rossa argillosa.

Sono minerali che, attraverso la necessità delle radici di trovare refrigerio in profondità, caratterizzano il vino nel bicchiere.

Inizialmente si utilizzava il sistema di allevamento a pergola, oggi il guyot, più produttivo.

Dalle originali 3000 piante si è passati alle attuali 5500.

L’annata in degustazione è un Amarone della Valpolicella Doc Classico 1993, una annata storica

Imbottigliata nel 1999, dopo sei anni di affinamento in botte grande, è un ottimo esempio di come il Grande Rosso Veronese possa migliorare nel tempo e andare oltre ogni sfida.

Un vino definito da Ian D’Agata come “elegante e fine”: un vino “di delizia, che invecchia assolutamente bene”.

 

“Dalla library delle Famiglie, la storia dell’Amarone e dei suoi territori”. Le Famiglie Storiche dell’Amarone a Vinitaly per i dieci anni dell’Associazione

Il logo dell’Associazione Famiglie Storiche dell’Amarone

 

Biologico, enoturismo e mercati esteri. Intervista alla presidente Sabrina Tedeschi

Presidente Sabrina Tedeschi, a Vinitaly si è parlato molto di bio e di sostenibilità. Quale è la vostra posizione in merito?
“Poco prima di Vinitaly abbiamo ottenuto la certificazione di sostenibilità secondo il protocollo Equalitas per quanto riguarda l’azienda.

Poi abbiamo avviato – dico avviato, perché ovviamente serve del tempo – anche la sostenibilità dei nostri prodotti. Ci crediamo, seguiamo il protocollo biologico ed eravamo peraltro in conversione, bloccata però con la difficile annata 2014.

Crediamo che sia necessario lavorare per l’ambiente, perché poi l’ambiente regala grandi emozioni. È l’ambiente in cui viviamo, in cui lavoriamo, e bisogna in qualche modo essere a difesa dell’ambiente”.

Sabrina Tedeschi - Famiglie Storiche - Amarone Valpolicella

Sabrina Tedeschi

Mercati esteri, come vi ponete come strategia di penetrazione, specie in Cina?
“Noi esportiamo da parecchi anni dall’80 all’85% della nostra produzione. Conosciamo abbastanza bene i diversi mercati e stiamo lavorando anche in Cina.

La stiamo affrontando in modo del tutto diverso rispetto ad altri mercati. Siamo supportati anche da specialisti di quel territorio perché bisogna anche conoscere quella che è la cultura di un mercato per affrontarlo al meglio.

“Oggi, in Cina è importante essere nel mercato Ho.Re.Ca. Ma soprattutto bisogna raggiungere il mercato del consumatore finale, l’appassionato che acquista la bottiglia di vino. E che non necessariamente la abbina con​ il cibo.​

“L’abbinamento con il cibo è un carattere proprio della cultura occidentale. Il consumatore cinese apre una bottiglia di vino semplicemente per stare in compagnia. Proprio per questo si rende ancora più necessario un intermediario”.

A Vinitaly si è parlato molto di enoturismo. Quali sono le vostre iniziative nella promozione del territorio?
“Nell’ultimo periodo abbiamo creato una nuova struttura, adiacente all’azienda, per accogliere al meglio anche l’enoturista. Ci stiamo adoperando con le diverse agenzie sul territorio, per poter accogliere sempre più turisti.

Puntiamo a fare qualità anche in questo senso. Cerchiamo di portare gli appassionati di vino e di far conoscere sempre di più quello che è il nostro territorio”.

 

Le Famiglie Storiche dell’Amarone a Vinitaly

Le Famiglie Storiche hanno così voluto far conoscere a Vinitaly la loro produzione di eccellenza dell’Amarone Valpolicella con la prestigiosa Masterclass “Dalla library delle Famiglie, la storia dell’Amarone e dei suoi territori”.

Occasione preziosa per approfondire i diversi e variegati terroir della Valpolicella, e degustare annate eccezionali del Grande Rosso Veronese.

Cecilia Bay

 

 Leggi anche la pagina sulle CANTINE DELLA VALPOLICELLA

Leggi anche la pagina sulle proposte di ENOTURISMO

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