L’agroalimentare è un settore strategico per la nostra vita e per l’economa italiana. Abbiamo, però, un problema con l’export.

Germania, Francia e Spagna esportano più di noi.

Nel caso del vino, poi, i nostri pur eccellenti prodotti sono commercializzati in media a un prezzo inferiore a quello francese:

Un esempio? Il vino francese imbottigliato viene venduto all’estero in media a 5,2 euro al litro. Il nostro vino italiano a 3,5 euro al litro (vino imbottigliato, s’intende).

Cosa fare? Occorre, ci dice una ricerca di Nomisma, puntare a svilupparci su mercati extra Unione Europea su cui siamo ancora dietro le più importanti nazioni produttrici della Vecchia Europa.

 

AGROALIMENTARE: I VALORI DI UN SETTORE STRATEGICO
Il settore agroalimentare rappresenta sempre di più una filiera strategica per l’economia italiana con un valore di 133 miliardi di euro (9% del Pil).

L’agroalimentare dà lavoro a 1,3 milioni di imprese (dall’agricoltura alla ristorazione) il 25% di tutte le imprese iscritte alle camere ci commercio; e a 3,2 milioni di occupati del settore (13% del totale.

L’export arriva al 9% del totale nazionale con 40 miliardi nel 2017.

A dirlo è uno studio di Nomisma presentato in occasione del convegno “La filiera agroalimentare al centro della nuova strategia per il Made in Italy” organizzato dalla casa editrice Edagricole a Roma.

Per quanto riguarda i consumi, quelli dell’agroalimentare ammontano a 243 miliardi di euro, il 23% della spesa degli italiani.

Quanto all’export, per Nomisma l’agroalimentare è stato il settore che dal 2007 al 2017 ha ottenuto la maggiore crescita, in 10 anni +68% contro il totale della manifattura italiana (23%), secondo solo alla farmaceutica (107%) e superando l’automotive (51%).

 

AUMENTA L’EXPORT ITALIANO, MA SIAMO ANCORA INDIETRO
In merito all’export secondo lo studio di Nomisma “cresciamo tanto ma il gap nei confronti dei top esportatori di agroalimentare è ancora rilevante”.

La Germania ci precede con un export di 72,2 miliardi di euro, la Francia con 60 e la Spagna con 47.

Per Nomisma “siamo molto concentrati nell’export nel Vecchio Continente e poco nei mercati emergenti come Asia e Sud America”, dove esportiamo rispettivamente 5 miliardi di euro di prodotti e 600 milioni.

Secondo Nomisma “le nostre imprese sono piccole e solo il 15% del totale riesce ad esportare”.

Per quanto riguarda il prezzo medio all’export dei prodotti made in Italy, lo studio evidenzia che l’Italia è leader in formaggi (6,2 euro al kg), olio di oliva (4,4) e salumi (6,3) denotando “una maggiore qualità e maggiori costi di produzione”.

Il prezzo medio all’export è invece solo dopo la Francia per quanto riguarda il vino: 3,5 euro al litro contro 5,2 euro (vini fermi imbottigliati) dei francesi.

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